i racconti di Milu
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Note dell'autore:

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Altri capitoli del racconto sono sul mio blog, 
assieme a molti altri racconti personali 
http://iraccontieroticidilupoartico.blogspot.com/

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Antonio non aveva mai visto sua moglie così bella, così desiderabile. Stesa sul loro lettone matrimoniale, nuda, con i seni gonfi e abbandonati in totale libertà, i capezzoli già eretti per la trepidante attesa, Laura le sembrava come la realizzazione concreta del sogno erotico di ogni uomo. I suoi occhi erano socchiusi e le sue gambe divaricate. La vagina era bagnata di umori dopo il piacere delle stimolazioni datele dal preparatorio lavoro di lingua di suo marito.

C'era un'unica nota stonata in quel quadro perfetto: Antonio non era l'unico uomo in quella stanza. Pochi passi più in là, un altro uomo aveva osservato tutta la scena appena consumatasi: un venticinquenne col fisico atletico di un tuffatore olimpionico e con un membro che ne avrebbe potuto fare una star in qualsiasi spogliatoio femminile. Gianni era pronto per scopare Laura, e Antonio aveva dato il suo consenso.

Antonio e Laura erano sposati da sei anni e il loro era un matrimonio ancora pregno di romanticismo. Non c'era anniversario - di nozze, o del loro primo incontro, o addirittura del loro primo bacio, o di qualsiasi altra data che fosse stata importante per la loro coppia - che non venisse puntualmente ricordato e adeguatamente festeggiato. Tanti piccoli teneri gesti quotidiani sottolineavano continuamente a entrambi l'idea che la loro unione sarebbe durata per sempre.

La sola cosa che mancava al loro mondo era un bambino. Per i primi anni usarono metodi anticoncezionali, poiché desideravano consolidare il loro legame prima di introdurre una

terza presenza. Ma quando furono psicologicamente pronti e Laura tentò di farsi mettere incinta, non accadde nulla. Dopo un anno di inutili tentativi, dovettero ammettere che c'era qualche problema. E accurate analisi mediche ne diedero la conferma: Antonio era sterile.

La notizia gettò l'uomo in un profondo sconforto. Per diversi mesi fu irascibile e incline all'alcol, fino a raggiungere unilateralmente la decisione di divorziare da sua moglie, perché lei potesse sentirsi libera di ricostruirsi una vita con un altro uomo capace di darle un figlio. Ma la reazione di lei riuscì a scuoterlo dal suo torpore.

Alla proposta di divorzio, sua moglie Laura reagì prima deridendo la ridicola autocommiserazione del marito, poi si infuriò con lui e infine scoppiò in lacrime al pensiero di perdere Antonio e vedere andare in frantumi la loro unione.

Nel vedere piangere sua moglie, l'uomo provò un senso di colpa tanto intenso che gli si appesantì il cuore con una sensazione quasi fisica. Subito dopo venne travolto da un'altra, del tutto inaspettata, reazione fisica: il suo membro si irrigidì prepotentemente. Stava sperimentando un desiderio sessuale improvviso, intenso e urgente verso sua moglie (la donna che aveva appena detto di voler lasciare) come non ne aveva avvertito mai da quando aveva appreso della propria sterilità.

Si avvicinò alla moglie, la spinse selvaggiamente sul divano e si stese sopra di lei, baciando il suo volto bagnato di lacrime. Un minuto dopo lui la stava scopando con vigore, senza che nessuno dei due si fosse nemmeno denudato. Il suo membro tirato fuori dalla zip abbassata, la gonna di lei sollevata quel tanto che bastava per esporre la sua intimità. La prospettiva di perdere la moglie, diede a Antonio una carica di virilità esplosiva che lo portò a possedere Laura con furia animale.

Dopo l'amplesso selvaggio, Antonio e Laura restarono abbracciati strettamente per lungo tempo,

sussurrandosi dolci parole di riappacificazione e di rinnovo della promessa del loro eterno amore.

Quando l'estasi del momento fu del tutto svanita, la realtà si affacciò di nuovo prepotente nella coscienza dell'uomo, colpendolo come fosse un pugno. Antonio disse alla moglie: "Sto pensando che potremmo ricorrere all'adozione." Ma ecco che Laura freddò subito la sua vana speranza di aver individuato una soluzione.

- "Non voglio il bambino di qualcun altro," - disse lei - "Voglio il mio bambino. Voglio vivere la sensazione di essere incinta. Voglio l'esperienza di avere un bambino che cresce dentro di me e la gioia di partorirlo. Voglio sentirmi i seni gonfi di latte e il mio bambino che succhia la vita dai miei capezzoli."

Afferrò la testa di Antonio fra le mani, ruotando lentamente i pollici sulle le sue tempie.- "Vorresti negarmi tutto questo? E’ questo che vuoi?"

Antonio raddrizzò la schiena, ergendosi nel pieno della sua statura, e con un gesto un po' brusco, di rabbia appena trattenuta, afferrò i polsi di Laura per farla smettere con i suoi movimenti sulle tempie.

- "Come posso negarti ciò che non sono in grado di darti?" - le chiese.

Lei non replicò. Distolse lo sguardo da lui e fissò il vuoto per qualche istante, stizzita. Toccava a Antonio capire cosa volesse dire.

- "Stai parlando dello sperma di un altro uomo?" - disse lui infine, rompendo il silenzio. - "Stai parlando di rivolgerci alla banca del seme?"

- "Sì per quanto riguarda la prima cosa, no per la seconda." - disse lei - "Non voglio

l'inseminazione artificiale. Non voglio un bambino che è stato conservato in una provetta, dentro un frigorifero, per mesi o anni, per poi essere impiantato dentro di me."

Antonio era sconvolto. Laura sembrava del tutto irragionevole, anche se da un punto di vista puramente emotivo, ciò che diceva sembrava avere una sua logica. I due si fissarono l'uno con l'altra per lunghi attimi. Gli occhi di lui esprimevano panico puro nel cogliere tutte le implicazioni di ciò che lei gli stava dicendo.

- "Stai parlando di scopare con un altro uomo!"- esclamò, con un tono carico di orrore.

Le settimane successive trascorsero fra accese tensioni e conflitti nella coppia, anche se Antonio si era definitivamente lasciato alle spalle lo stato depressivo. Questa volta fu lei a offrirgli il divorzio, per lasciarlo libero di trovare una donna che non avanzasse "richieste così terribili", per usare le sue stesse parole. Ma non appena lei ebbe pronunciato la parola "divorzio", il significato di quel termine le si concretizzò davanti come fosse un oggetto solido sospeso nell'aria.

La donna smise di parlare, del tutto incapace di proferire altra parola. Per la prima volta si rendeva conto di tutte le conseguenze emotive di ciò di cui stavano discutendo. Era la prima volta che nel loro matrimonio si affacciava l'eventualità, niente affatto remota, che la loro favola d'amore potesse non durare in eterno come entrambi avevano sempre sperato.

Fu in quell'istante che Antonio decise che avrebbe fatto qualsiasi cosa per non perdere Laura. Qualunque cosa lei le chiedesse! Ma nonostante la decisione appena presa in fondo al suo cuore, non si arrese così tanto facilmente alle richieste della moglie.

- "Nessun divorzio," - le disse - "Se io non posso usare quella parola, neanche tu puoi".

- "E allora... cosa...?" - chiese lei, lasciando la frase la frase sospesa.

- "Quindi, presumo che dovremo andare al bar di qualche night club e agganciare un tipo... e poi andare in una stanza di hotel… e... "

Non aveva neanche finito la sua frase che dovette acchiappare al volo il libro che Laura aveva afferrato da sopra una scrivania per lanciarglielo addosso rabbiosamente.

- "Non in questo modo, idiota" - disse - "Andremo alla banca del seme e troveremo qualcuno con dei buoni geni. E lui verrà qui, non in una camera di albergo. E tu starai con me

quando... quando... quando lui lo farà."

- "Non se ne parla" - replicò Antonio.

- "Deve essere per forza così" - disse lei - "Non capisci il perché? Lui sarà dentro di

me e tu mi abbraccerai e mi bacerai per tutto il tempo. Lui mi donerà lo sperma ma per fare un bambino ci vuole anche amore. Ho bisogno di essere amata mentre lui mi scoperà."

- "Ma? Un trio?" - disse lui.

Lei gli sorrise in un modo molto speciale, un modo che sciolse la costernazione che lui provava e che gli gonfiò il petto facendogli improvvisamente fluire più veloce il sangue in tutto il corpo. Lei si avvicinò a lui, dicendogli:

- "Non pensavo affatto a un trio... ".

E serrò le sue labbra a quelle di lui, premendogli forte i seni sul petto e circondando con la mano a coppa il suo membro e le sue palle.

- "Il pensiero del trio ti ha fatto eccitare, vedo..." - disse lei ridacchiando.

La donna si inginocchiò ai suoi piedi e gli tirò giù la lampo dei pantaloni. Afferrando

con le labbra il suo cazzo, lo fece uscire dagli slip. Sotto l'azione delle esperte succhiate della oglie, i dubbi e le paure di Antonio svanirono temporaneamente, ma l'uomo non poteva certo cancellare la consapevolezza che tutto ciò che le stava proponendo Laura andava contro la sua inclinazione naturale e poteva anche diventare potenzialmente molto pericoloso."

-"Beh..." - pensò - "meglio rischiare il matrimonio fregandosene del pericolo piuttosto

che mandarlo in pezzi per vigliaccheria."

Dopo che Antonio ebbe riempito di sperma la bocca della moglie e Laura ebbe ingoiato ogni

goccia del suo seme, lui le espresse di nuovo i suoi dubbi.

Lei rispose con logica, o almeno con un equivalente femminile molto emotivo della logica e

che Antonio trovava ancora poco convincente. Gli argomenti di lei andavano dal "Sarà una cosa veloce" a "L'uomo dovrà anzitutto essere approvato da te o non se ne farà niente".

E infine la donna se ne uscì anche con un "Potremmo rivolgerci alla banca del seme e farci dare una lista di possibili candidati. Chiedere di incontrarne qualcuno. E tu potresti incontrarli, spiegare cosa vogliamo esattamente e cominciare a prendere confidenza con l'idea. E solo quando ti sentirai del tutto a tuo agio, potremmo procedere."

- "Del tutto a mio agio nello scegliere un uomo per scoparti?" - disse Antonio.

- "E' solo sesso. Perché tutta questa gelosia?" - disse lei - "Quando lui se ne sarà

andato, resterà solo il nostro amore. Voglio solo il suo sperma dentro di me, nient'altro."

- "Sì, ma essere presenti tutti e tre?" - Antonio cominciava a accettare l'idea di concedere sua moglie a un altro uomo, ma essere presente durante l'atto era ancora troppo da mandar giù - "Non sarà un po' troppo affollato?"

- "Scemo!" - replicò lei - "Lui sarà là per fare un lavoro ben preciso; e tu sarai là perché quello è il tuo posto. Il tuo posto è affianco a me. Sempre."

- "Sei sicura che in bambini nascano sani se concepiti in mezzo alla presenza di

estranei?" - chiese lui. Le sue domande erano sempre più bizzarre, ma era il modo in cui reagiva alla stranezza della situazione.

- "C'è sempre un rischio, non importa quanti sforzi tu possa fare." - disse lei.

Infine Antonio dovette venire a patti con l'idea e accettarla. Era pronto non solo a dare il suo assenso ma anche a prendere parte attiva all'organizzazione. Si sarebbe occupato di cercare un soggetto adeguato agli scopi.

Due giorni dopo, la coppia venne contattata dalla banca del seme e Antonio e Laura andarono a un appuntamento presso la sede. Dopo che l'impiegato della banca del seme ebbe mostrato loro un certo numero di candidati, con schede di descrizione fisica, foto, cartelle mediche, schede di storia personale e altro - ma nessun nome né indirizzi o numeri telefonici - l'impiegato chiese ai due di fare la loro scelta.

Antonio e Laura, di comune accordo, individuarono un donatore di sperma che avrebbe potuto essere un candidato ideale, ma quello che occorreva loro era una informazione qualsiasi per poter contattare il donatore direttamente, senza intermediazioni. Con una cospicua banconota consegnata sottobanco, Antonio riuscì a corrompere l'impiegato e ottenere le informazioni che gli servivano.

Il donatore si chiamava Gianni. Antonio gli telefonò e lo incontrò, la prima volta da solo senza la presenza di sua moglie Laura. Gli parve un ragazzo sui venticinque anni, piuttosto piacevole, ben dotato fisicamente e un po' sempliciotto mentalmente.

Gianni era un po' diffidente, inizialmente sospettoso che dietro quella richiesta di Antonio ci fosse qualche inganno, ma poi si mostrò sinceramente disposto a collaborare. Antonio avvisò Gianni che Laura sarebbe stata nel pieno dell'ovulazione fra una decina di giorni, per cui concordarono che si sarebbero risentiti presto per stabilire i dettagli dell'appuntamento.

- "Che impressione ti ha fatto? Che ne pensi?" - le chiese Laura quando Antonio tornò a casa.

- "Sembra in salute, e sembra una persona decente." - rispose Antonio - "Penso che non ci sia altro che si possa dire di lui o che ci serva sapere."

Quanto si sbagliava.

 

(Continua...)

Note finali:

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