i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
La passione scoppiata tra me e mia suocera non accenna a diminuire, a smorzarsi dopo l'impeto iniziale come invece spesso succede nelle relazioni esplose improvvisamente. Immaginavo che andasse in crisi dopo la prima irruenta scopata la sera del compleanno del marito invece da allora è stato un crescendo di voglie lussuriose e folli, sia da parte mia che, con mia grande sorpresa, da parte sua. La mia vecchia cara suocera alla bella età di 65 anni si mostra così la più assatanata e impudente zoccola che abbia mai conosciuto. Una sorta di vaso di Pandora le alberga tra le cosce, un vaso ficcato nel pube, un vaso con l'apertura proprio nella fica da cui, una volta scoperti i piaceri del sesso, libera tutta la sua lascivia.
Ogni occasione ci si presenti viene sfruttata come meglio possiamo, spesso rischiando anche, rasentando la pazzia, con me che la tocco e la palpo voluttuoso e lei che si sfrega e struscia anche se non siamo soli in casa. Approfittiamo dei momenti concessi dalle circostanze per sfogare l'intensa brama che pare essersi completamente impossessata di noi.
Mia suocera ha organizzato delle finte visite specialistiche e insieme abbiamo pianificato i giorni e gli orari in modo che la soluzione più semplice sia quella che mi vede suo accompagnatore. I giorni delle visite sono quelli in cui io faccio lezione nella scuola della cittadina dove il medico specialista ha lo studio e così abbiamo preso in affitto un modesto appartamento da quelle parti, in una palazzina abitata da famiglie di extracomunitari, gente poco integrata e molto chiusa e diffidente quindi non c'è nessun problema se ci vedono entrare e uscire dal palazzo, non si fanno domande e poi potremmo benissimo sembrare madre e figlio che controllano periodicamente il loro appartamento, anche se da qualche espressione captata di sfuggita in diversi hanno intuito ci sia del torbido in quelle nostre sortite nell'appartamento. Comunque il problema dei rumori che possiamo fare mentre ci impegniamo in scopate più focose non si è mai presentato in quanto quelle famiglie fanno così tanta caciara da coprire tutto anche se portassi mia suocera a urlare come una scrofa, e confesso che ci andiamo vicino quando mi accosto a lei particolarmente eccitato e la faccio mettere a pecorina penetrandola con foga fino a svuotare in lei tutto lo sperma che mi riempie le palle e tutto l'ardore accumulato nell'attesa di incontrarla.
Gli incontri domenicali per i conviviali pranzi in famiglia sono invece diventati per noi due solo l'occasione per mettere alla prova il desiderio reciproco di saltarci addosso, tenendolo a bada e allo stesso tempo stuzzicandolo con un intrigante gioco di ammiccamenti, sguardi, sorrisi e battute e, come già accennato, arrivando a sfiorarci e palparci appena possibile, ormai è consuetudine ogni domenica ritrovarmi a girare per la villa dei suoceri con il cazzo grosso e intostato; per fortuna la tenuta è vasta, oltre all'abitazione c'è un ampio giardino tutto intorno e poi il box per le auto, la rimessa per gli attrezzi e, soprattutto, un piccolo magazzino con dentro il forno a legna con cui lei prepara le pizze per la gioia dei grandi e dei piccoli; ed una vera gioia è anche per me potermi appartare lì dentro e, quando mia suocera si presenta, toglierle dalle mani pacchetti di farina e scodelle, avvinghiarmi a lei, sollevarle la gonna, sfilarle le grosse mutande di lana, palparle la figa bella calda e slabbrata circondata dal folto cespuglio della sua peluria grigia e guidare dentro il mio cazzo sempre più grosso, duro e voglioso.
Questo è successo già due volte e la prima è stata un caso. E' stata alla fine di agosto e mi aggiravo per la proprietà dei suoceri mentre avevo appena lasciato i miei due cognati nella rimessa a trafficare con gli attrezzi da giardino con nostro suocero; le nostre mogli erano in città a far compere di abiti per un imminente matrimonio e i bambini piazzati davanti alla playstation. Io e mia suocera avevamo preso a fare le nostre porcate da due mesi e ogni volta che la vedevo interpretare il ruolo della perfetta moglie del patriarca, della madre saggia e decisa e della nonna adorabile e tenera mi eccitavo da matti, perché accostavo quella immagine di gran brava e onesta donna a quella di infoiata e lussuriosa amante del mio cazzo, che non era un cazzo qualunque, ma il cazzo di suo genero!
Quel pomeriggio quindi passeggiavo nei dintorni della loro tenuta con una grossa erezione che spingeva nei pantaloni a pinocchietto, con solo la voglia matta di poterle schiaffare il mio uccello nel buco tra le morbide e grosse chiappe bianche, e quando sono passato vicino al piccolo magazzino ho sentito dei rumori provenire da lì dentro: era lei che preparava qualche impasto per la cena. Ho sbirciato un po' dalla finestrella in legno e l'ho vista di spalle, delle spalle larghe che sussultavano per via del lavoro di mattarello nel quale era impegnata, un sussultare che si irradiava lungo il largo prendisole agitandolo e le faceva tremolare il grosso culo, non ho potuto resistere a lungo a quella visione e sono entrato nel magazzino come una furia ma stando anche attento a non richiamare l'attenzione di nessuno.
Appena mia suocera ha sentito la mia presenza è sobbalzata per lo spavento e per la fulminea realizzazione che tale presenza comportava, ha mormorato un ''santuzza bedda'' e quando mi sono addossato a lei ha sollevato la testa e rivolto lo sguardo verso l'alto, gli occhi poi li ha chiusi quando le ho sfregato il cazzo teso come un bastone contro il culo -proprio all'altezza del solco tra le natiche- ed ha iniziato a sospirare quando ho preso a sollevarle la gonna e palparle le cosce, con le dita che affondavano nel morbido della cellulite e che salivano frenetiche e avide fino a strapparle le mutande ed entrarle nella fica che iniziava a colare. La sua espressione rivelava il contrasto fra la paura per il rischio che correvamo ed il desiderio -sempre più difficile da gestire- di scopare anche lì, anche in quel momento. Lo sguardo contrito e combattuto implorava verso l'alto la forza per non cedere alla tentazione, mentre le cosce che si divaricavano e le grandi labbra che si irroravano di umori decretavano la resa e la voglia di sentire il mio cazzo nella fica che, più o meno inconsciamente, mi stava offrendo inclinandosi in avanti per appoggiarsi sul piano infarinato del tavolo. Gliel'ho infilato così, standole dietro mentre le palpavo le grosse e pesanti tette che tastavo e soppesavo come fossero morbide pagnotte da impastare; il mio cazzo dotato di una discreta circonferenza scivolava una meraviglia strusciandosi tra le pareti bagnatissime della sua fica bella calda e pelosa. Che goduria e che soddisfazione scopare mia suocera come se scopassi mia moglie, anzi di più, come se scopassi con una vera troia; perché era questo che ho preso a sussurrarle mentre spingevo e ritraevo ritmicamente il mio cazzo dentro di lei: quanto fosse troia! Quanto fosse finalmente uscita la parte da infoiata sessuomane, da svergognata zoccola che giaceva nascosta in lei e che nessuno prima aveva mai stuzzicato e liberato. E lei, come godeva, come gemeva, ansimava e sobbalzava facendo cigolare il tavolo nel farsi fottere dal genero, dal marito della propria figlia, incitandolo con i suoi: ''Sì sì sì, ancora e ancora e ancora!''.
Ho continuato a fotterla e il mio cazzo sempre più irruento sfondava la sua figa enorme, slabbrata, pelosissima e matura procurandole sussulti e mugolii sempre più marcati, a quel punto ci eravamo pericolosamente arresi alla voglia di raggiungere l'orgasmo al più presto incuranti del rischio che qualcuno della famiglia potesse sentirci, se ci avessero scoperti sarebbe scoppiato uno scandalo che, conoscendo mio suocero, si sarebbe risolto solo a colpi di lupara contro i due pervertiti adulteri colti in flagrante, ma nonostante questo o forse inconsciamente aiutato anche da questo non ho rallentato le spinte di bacino fino a che non sono venuto nella sua fica, con mia suocera che si ritrovava ora piegata a novanta gradi e con la veste strappata sul davanti e le tette oscenamente pendenti e impiastrate di farina così come la faccia e parte dei capelli. Non appena le ho svuotato nelle viscere la mia sborra ci siamo distaccati e lei raffazzonandosi nel vestito strappato è sgattaiolata fuori dal magazzino ed ha raggiunto la casa dal retro, io dopo essermi sistemato l'uccello nei pantaloni ho fatto il giro più lungo accomodandomi sulla poltrona di vimini in veranda attendendo pacioso e soddisfatto il ritorno di mia moglie dallo shopping, tutta la famiglia si è poi ritrovata riunita quella sera a gustare le pizze preparate con amorevole dedizione dalla cara massaia di casa, la stupenda signora Assunta; moglie irreprensibile e devota, madre attenta e disponibile, nonna tenera e affidabile, e una gran suocera affamata di cazzi, o meglio, del mio cazzo!
FINE
Per commenti scrivere a: pensieriosceni@yahoo.it