i racconti di Milu
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Mercoledì 15 aprile 2015
Antonello strinse la mano al suo capo che si complimentò per l’ottimo lavoro svolto.
Stava a Parigi da sei giorni e non vedeva l’ora di tornare a casa ed abbracciare la moglie.
Aveva lavorato notte e giorno, ma era riuscito a terminare l’affare e poteva tornare nella propria città con qualche giorno d’anticipo.
Prese il telefonino e richiamò dalla memoria il numero di casa. Prima di dare l’ok si fermò. Avrebbe fatto una sorpresa a Mary (la moglie).
Prima di tornare in hotel, si fermò nel centro della capitale francese a comprare un piccolo pensiero per la sua donna. In quei giorni non aveva fatto altro che lavorare, telefonando a casa nei pochi e brevi ritagli di tempo.
Sentiva storie di donne da altri suoi colleghi. Lui non riusciva mai a trovare un attimo per sé. Comunque non avrebbe mai cornificato la sua compagna.
Erano sposati da quasi nove anni e mai aveva avuto occhi per un’altra donna.
Era sicuro che lo stesso valesse per Mary.
Tornò in hotel. Telefonò in agenzia e si fece portare il biglietto aereo per quella sera stessa.

Erano le dieci di sera, quando aprì la porta di casa.
Poggiò per terra il borsone e prese il regalo da dare alla moglie.
Sentì delle voci provenire dalla cucina, o almeno così gli sembrava. Si avvicinò in silenzio.
Arrivò sull’uscio della stanza e vide la moglie seduta al tavolo con un bicchiere d’aranciata davanti. In piedi stava suo fratello Alessandro ed il cognato (il marito di una sorella di Mary) Aldo. Seduti al tavolo stavano, invece, suo padre Giuseppe e l’altro cognato (il marito della seconda sorella della moglie) Domenico. I quattro maschi ridevano ed incoraggiavano Mary a finire di bere l’aranciata.
Antonello non capì, né si sforzò di farlo. Appena lo videro rimasero tutti zitti ed impietriti.
Mary rimase bloccata sulla sedia. Non ebbe la forza di alzarsi. Il marito si avvicinò e la baciò sulle labbra. Non dette segni di aver riconosciuto l’odore che campeggiava sulla pelle della moglie: un miscuglio di piscio e sborra.
I quattro uomini si ripresero in fretta dalla sorpresa e cercarono di riportare i toni della conversazione sulla via più naturale possibile.
Antonello chiese come mai fossero tutti lì.
Rispose Alessandro che raccontò di aver cenato tutti insieme per fare compagnia a Mary ed ora stavano facendo quattro chiacchiere prima di andare via. A quel punto Antonello chiese del figlio e questa volta Mary fu pronta a raccontare che il ragazzo era dalla madre perché l’indomani si sarebbe svegliata molto presto per fare delle analisi.
L’atmosfera si fece più serena.
Antonello apparve felice di quella compagnia. Prese il regalo e lo dette alla moglie. Mary lo aprì. Si alzò dalla sedia e ringraziò il marito. Antonello non fece commenti sul vestito della moglie. Infatti Mary indossava un abito molto corto e scollato oltre che estremamente aderente. Sembrava anche bagnato, e calzava un paio di scarpe con un alto tacco a spillo. Per fortuna Antonello si dimostrò uno scarso osservatore e lungi dal formulare pensieri maligni, disse agli ospiti di rimanere.
Chiese a Mary cosa ci fosse nel bicchiere perché aveva sete. Mary si affrettò a prendere il bicchiere in mano e con la scusa che aveva miscelato una medicina per le analisi dell’indomani, trangugiò il contenuto. Non era aranciata; era pieno di piscio. I quattro uomini guardarono la donna svuotare il bicchiere e sorrisero. Antonello non poteva nemmeno immaginare che quello fosse il quarto bicchiere d’urina che Mary aveva svuotato nel giro di pochi minuti.
Antonello si assentò per andare a darsi una sciacquata in bagno.
Appena sentirono la porta chiudersi ed il rubinetto aprirsi, Alessandro prese la cognata e le disse:
- “Adesso continuiamo. Mentre tuo marito è in bagno, tu ci farai divertire ancora”
Così dicendo prese la donna e la fece piegare a novanta gradi sul tavolo. Si sbottonò i pantaloni e le alzò la gonna facendola rimanere in calze e reggicalze. Quindi se la scopò per pochi minuti, lasciando il posto agli altri tre maschi presenti.
Mary sorrise. Si stava facendo chiavare, mentre il marito era chiuso in bagno.
Com’era arrivata a quel punto...

Sabato 11 aprile 2015
Quel sabato Mary era rimasta a casa. Il figlio era andato da un amico e ne aveva approfittato per dare una sistemata alla casa.
Antonello era partito qualche giorno prima e la donna stava pensando a cosa poter fare quella sera. La sua amica non era in città, quindi si prospettava la possibilità, tutt’altro che invidiabile, di trascorrere l’intera serata tra le mura domestiche. Peccato. Quella sera il figlio sarebbe rimasto a dormire dall’amico. Ormai il marito era diventato completamente dedito al lavoro e quando aveva un po’ di tempo libero lo trascorrevano a casa. Uscivano raramente. Mary era perfettamente cosciente d’essere insoddisfatta.
Squillò il telefono. Era Alessandro. Il fratello del marito.
Alessandro non aveva avuto una vita facile. Scosso dalla separazione dei genitori, non era riuscito a trovare gratificazioni nella propria vita. In quel periodo, poi, si era lasciato con la ragazza e cercò conforto nelle parole della cognata.
L’idea fu proprio di Mary. Stavano entrambi da soli. Perché quella sera non uscire insieme? Alessandro accolse l’idea con entusiasmo e disse alla donna che sarebbe passato a prenderla verso le nove.

Mary terminò i servizi domestici. Si ritrovò ad essere contenta per aver risolto positivamente il dilemma di quella sera.
Verso le otto si preparò. Si sorprese da sola della cura che mise nel prepararsi.
Dopo la doccia, si pettinò con cura, passando l’olio sui capelli in modo da donare un particolare effetto bagnato.
Sparse la crema sulle gambe rendendo la pelle molto liscia al tatto. Cosparse il profumo sul collo con qualche goccia sul resto del corpo.
Si trasferì in camera da letto. Aprì il cassetto e vide un paio di calze autoreggenti. Perché no?, si disse. Le prese e le calzò. Si guardò allo specchio. A trentacinque anni poteva ancora dire la sua. Sfiorò le grandi labbra della fica con due dita: era eccitata. Non si dette alcuna risposta.
Prese un perizoma nero dal cassetto, stava per infilarlo, quando cambiò idea e lo rimise al suo posto. Si chiese che cosa stava facendo e, soprattutto, perché.
Nascose a se stessa ciò che era evidente e continuò nei preparativi.
Da qualche parte doveva avere un reggicalze nero con il pizzo. Dopo aver rovistato nei cassetti ed aver perso la speranza di trovarlo, lo intravide sotto una canotta che non usava da tempo. Lo afferrò come fosse un trofeo olimpico. Lo aprì sul letto e lo fissò chiedendosi se fosse il caso di indossarlo.
Al diavolo. Lo prese e lo infilò.
Impiegò del tempo per bloccare i quattro bottoncini alle calze. Finalmente ci riuscì. Si guardò nuovamente allo specchio. L’immagine riflessa non poteva essere la sua.
Prese una gonna a portafoglio, corta e con uno spacco molto ampio. La indossò. Si mise a camminare e poi si sedette sul letto.
Se rimaneva in piedi non si vedeva nulla. Se camminava doveva prestare attenzione al movimento delle gambe. Un passo appena scomposto e la gonna si sarebbe aperta offrendo una visuale piacevole. Se, però, si sedeva, la naturale piega della gonna faceva sì che la stessa si aprisse, esponendo in modo più che generoso le cosce di Mary e la lingerie che aveva scelto di indossare.
Per un momento usò la ragione e decise di cambiarsi.
L’istinto ebbe, però, subito il sopravvento.
Prese un top nero e l’infilò. L’assenza di reggiseno era ben visibile. Il capezzolo sembrava voler rompere la stoffa aderente del top.
Mary si spostò nello sgabuzzino. Aprì la scarpiera e decise che era giunto il momento di indossare le scarpe che aveva acquistato per le occasioni importanti. Un paio di scarpe nere, con il tacco a spillo alto dodici centimetri.
Le prese e le portò nella camera da letto.
Si sedette sul bordo del letto e calzò prima la sinistra, poi la destra.
Si alzò in piedi e dovette trovare il giusto equilibrio.
Fece qualche passo cercando di guardarsi allo specchio. Stava davvero bene!
Tolse le scarpe e tornò nel bagno. Si mise un po’ di fard in faccia, si truccò gli occhi e spalmò il rossetto sulle labbra carnose.
Aggiustò la piega dei capelli, quindi si andò a sedere sul divano.
Le nove erano trascorse da dieci minuti, quando Alessandro suonò il citofono. Mary si precipitò a rispondere, dicendo che stava scendendo.
Andò nella camera da letto e s’infilò le scarpe. Si guardò allo specchio: era perfetta.
Prese il cappotto, lo infilò ed aprì la porta. Chiuse a chiave e chiamò l’ascensore.
I tre piani che la dividevano dal portone passarono troppo in fretta, ma Mary ebbe il tempo di darsi un’ultima sistemata davanti allo specchio dell’ascensore.
Uscì dal portone. Alessandro la stava aspettando in macchina.
Mary si avvicinò con passo un po’ incerto. Stava montando in lei una sensazione strana. Un misto d’eccitazione, paura e tensione. Salì in macchina e se il cognato notò qualcosa di strano in Mary non lo dette a vedere.
Alessandro aveva detto di aver prenotato in un posto non lontano da lì.
Entrarono nel locale. Mary aveva ancora indosso il cappotto, ma quando lo tolse, notò lo sguardo stupefatto d’Alessandro.
Si sedettero al tavolo. Il cognato le disse di essere lusingato di uscire con una bella donna come lei.
Mary sorrise al complimento, ma non riuscì a rispondere. Era ancora troppo tesa. Forse non sapeva nemmeno lei cosa volesse.
Disse di dover andare a lavarsi le mani. In verità voleva stare qualche minuto da sola.
Si alzò e chiese al cameriere dove fosse la toilette. Alessandro seguì con lo sguardo i passi della cognata. Non fu l’unico. Nella sala più uomini si voltarono osservando incanti l’incedere di Mary.
Alessandro, nel guardare la cognata, si eccitò. L’abbigliamento non dava adito a dubbi: Mary quella sera era una vera bomba.

Dopo qualche minuto, Mary fece ritorno e la cena finalmente iniziò ed anche l’atmosfera si fece più serena.
Mary era riuscita a trovare il controllo della situazione. Giocava con il cibo portandolo in bocca con movimenti ambigui.
Alessandro era eccitatissimo.
Passarono quasi due ore e la cena terminò.
I due si alzarono dal tavolo e, recuperati i cappotti, si diressero verso la macchina.
Il parcheggio era molto buio. Mary si avvicinò al cognato mostrandosi un po’ intimorita per la mancanza di luce. Prese la mano d’Alessandro per avere un appiglio amico; l’uomo l’attirò a sé e la baciò.
Mary si lasciò andare tra le braccia del maschio.
Nel parcheggio non c’era nessuno. Alessandro cinse i fianchi della donna e la baciò con una passione che Mary non aveva mai subito. Sentì le dita dell’uomo affondare in ogni centimetro della sua pelle. Alessandro le sollevò la gonna scoprendole il culo. Prese le chiappe in mano, stringendole tra le sue dita. Mary sentì l’eccitazione maschile andarle a sbattere contro il proprio pube.
Sentirono dei passi e s’infilarono in macchina.
La luce interna dell’abitacolo illuminò lo stato della donna: aveva un seno scoperto, la gonna completamente sollevata ed il rossetto che si era trasferito sulle labbra d’Alessandro.
Ci fu un attimo d’imbarazzo.
Mary si sistemò, mentre Alessandro mise in moto e si diresse verso la casa della cognata, del fratello...
Superati i primi attimi di tensione, la passione tornò prepotente tra i due.
Alessandro allungò una mano sulle cosce della cognata. Mary allargò le gambe invitando la mano del maschio a salire verso il pube.
L’uomo guardava avanti la strada, ma con le mani cominciò a sfiorare il sesso di Mary. La masturbò sentendo il piacere della donna invadere ogni anfratto della figa.
Mary si lasciò scivolare sul sedile, chiuse gli occhi ed assaporò i movimenti delle dita. Raggiunse quasi l’orgasmo, quando riacquistò lucidità, fermò il cognato e gli disse che voleva godere, ma non così presto.
- Abbiamo tutta la serata per noi, aggiunse maliziosamente
Mise la propria mano sulla patta dei pantaloni dell’uomo: rimase impressionata per la consistenza del cazzo. Sembrava dovesse scoppiare da un momento all’altro. Provò un incredibile quanto inaspettato desiderio di succhiarlo. Non perse tempo. Si accovacciò tra le gambe d’Alessandro, tirò fuori il cazzo dal pantalone e iniziò a spompinarlo.
Era già enorme, ma la sua lingua provvide a farlo crescere ancora di più.
Fece un pompino fantastico ed Alessandro dovette faticare per non venire.
Finalmente arrivarono a casa.
Mary si sollevò, cercò di sistemarsi e scese dalla macchina.
Alessandro cacciò il cazzo dentro i pantaloni, provò ad aggiustare la camicia e, sceso dalla macchina, la chiuse con il telecomando. Raggiunse la cognata già sulla soglia del portone. Mary non riuscì a trovare subito le chiavi e le mani d’Alessandro cominciarono ad ispezionarla sotto la gonna. La donna lo fermò per paura di essere vista da qualche vicino.
Mary finalmente trovò le chiavi e quando infilò quella giusta nella toppa della serratura, il cognato le sollevò la gonna sino a bloccarla sui fianchi, esponendole completamente il culo.
Mary cercò di ribellarsi, ma Alessandro la bloccò e le sussurrò nell’orecchio:
- “Vai così sino all’ascensore...ti voglio troia”
Lo volle accontentare e sculettò per l’androne del portone con le chiappe al vento. Pregò che nessuno entrasse o uscisse in quel momento e le sue preghiere furono ascoltate.
Vide dal display che l’ascensore era fermo al quarto piano. Premette il tasto per farla scendere. Alessandro la raggiunse quando Mary si era già sistemata nuovamente la gonna in giù. Il cognato si ribellò, ma la donna lo calmò con una forte palpata sul cazzo.
- “Appena entriamo in casa...non immagini quanto sarò troia”
A queste parole l’uomo non chiese più nulla ed attesero i pochi secondi necessari perché l’ascensore giungesse al piano terra.
Entrarono e si abbracciarono selvaggiamente. Si baciarono strusciandosi l’uno con l’altro. Rimasero qualche secondo avvinghiati anche quando l’ascensore raggiunse il terzo piano. Poi fu Alessandro ad aprire la porta, ancora abbracciato alla donna.
Mary prese le chiavi ed aprì la porta di casa.
Entrarono velocemente e chiusero altrettanto frettolosamente la porta d’ingresso. Alessandro prese la cognata per i fianchi e la fece sbattere contro il muro. Le infilò la mano attraverso l’ampio spacco della gonna; la sollevò sino ai fianchi e strusciò il proprio membro, ancora imprigionato nei pantaloni, contro la vulva della femmina. Continuando a sbattere il proprio pube contro la fica di Mary, la prese con entrambe le mani per il collo e l’attrasse a sé per un prolungato bacio.
Le loro lingue s’intrecciarono. Alessandro scese con le mani sino a sfilarle la gonna che cadde lentamente tra i piedi di Mary. Quindi le alzò le braccia e le sfilò il top nero. La donna rimase nuda con indosso soltanto le calze, il reggicalze e le scarpe con il tacco alto.
Mary si lasciò toccare un altro po’, quindi s’inginocchiò di fronte al cognato. Accarezzò delicatamente la patta dei pantaloni ed abbassò la cerniera.
Infilò la mano dentro, lo tirò fuori e lo masturbò fissandolo con lo sguardo colmo di desiderio.
Liberò il pantalone dall’unico bottone e lo fece scivolare ai piedi dell’uomo.
Abbassò di scatto gli slip e leccò con la punta della lingua la cappella della verga. Sentiva il desiderio d’Alessandro crescere sempre più ad ogni sua leccata. Aprì le labbra e fece sparire il cazzo all’interno della propria bocca. Si aggrappò ai fianchi dell’uomo e si mise a pompare avanti ed indietro. Sentiva il cazzo arrivarle sino alla gola. Lo teneva per qualche secondo completamento infilato in bocca, giocando con la lingua lungo la verga, per poi tornare indietro sin quasi a sfilarlo dalla propria cavità orale.
Quando capì che stava per godere, si fermò. Lo prese in mano, sollevò lo sguardo verso il cognato e gli disse:
- Scopami
L’ingresso della casa di Mary presentava, appena entrati, un muro che separava l’ingresso dal salotto. Il muro terminava con un’alzata, ma la parte bassa misurava all’incirca un metro.
Alessandro prese la donna per i capelli facendola alzare in piedi. La girò e la spinse verso questo basso muro. Mary appoggiò le mani sopra, inarcando la schiena ed offrendo il proprio sesso.
Alessandro la prese per le chiappe, le divaricò e conseguentemente allargò l’ingresso della vulva. Prese con una mano il cazzo e lo diresse verso l’origine del mondo; la penetrò facilmente ed inizio a stantuffarla.
Il maschio sbatteva violentemente il proprio sesso facendolo sparire all’interno della donna. Mary si sentì sbattere e le tette assecondarono il movimento imposto dal membro maschile.
Alessandro si piegò sulla cognata, palpandole le grosse tette e stringendo tra le dita i turgidi capezzoli. Quindi allungò una mano verso i capelli della donna, raccolse una consistente ciocca e tirò la testa verso di sé, riempiendola d’insulti:
- Sei una vacca...una lurida puttana...ti fai fottere dal primo cazzo che ti capita...zoccola.
Mary si eccitò ancor di più ricevendo quelle offese, raggiungendo un intenso e prolungato orgasmo.
Quando il picco del piacere passò, la donna si accasciò esausta. Alessandro intanto continuava a scoparla senza dare segni di cedimento. Mary rimase immobile per alcuni secondi, sentendo il cazzo continuare a stantuffarla. Voleva farlo godere, ma capì che l’uomo non era dello stesso avviso.
Infatti Alessandro la chiavò per qualche altro minuto sin quando non lo sfilò dalla vagina, aprì le chiappe della cognata ed esaminò il buco del culo:
- Non mi dirai che dietro sei vergine? le chiese
- Non ho mai avuto il coraggio di farlo
- Adesso ci penso io...
Lo lubrificò a lungo con la propria saliva; Mary mugugnava, ma rimase con le cosce oscenamente aperte
- No. Per favore...non voglio
- Non preoccuparti farò piano
- Prometti che se sento dolore inter... ahhhhhhhhh.
Mary urlò per il forte bruciore. Alessandro con abile esperienza, l’aveva sodomizzata in un solo colpo. La donna chiuse gli occhi per il dolore, ed Alessandro iniziò ad incularla prima dolcemente poi sempre con più forza.
Mary strinse i denti ed il forte, iniziale, dolore, cessò. Adesso sentiva il piacere montare dentro di sé. Era un piacere diverso; più violento e più coinvolgente. Non c’era terminazione nervosa che non era investita da quella piacevole sensazione.
Alessandro continuò a penetrarla nel culo e, contestualmente, a solleticare il grosso clitoride della cognata.
Mary esplose in un orgasmo che non avrebbe mai pensato di poter provare.
Era completamente spossata...totalmente in balia del proprio piacere e pensò che in quel preciso momento avrebbe fatto qualsiasi cosa Alessandro le avrebbe chiesto.
L’uomo era evidentemente esperto e sapeva di dover sfruttare quei momenti. Si avvicinò all’orecchio di Mary e le chiese:
- Dopo aver goduto, voglio pisciarti in bocca.
- Siii...fai tutto quello che vuoi
- Me lo prometti?
- Siiii...ti farò pisciare nella mia bocca
Alessandro continuò ad incularla sino a stancarla del tutto.
Sfilò il cazzo dal culo della cognata e le disse:
- Fammi godere
Mary si voltò per guardarlo e per chiedergli:
- Come vuoi godere?
- Voglio riempirti la bocca di sborra
Mary si girò e s’inginocchiò. Prese il cazzo in mano e lo leccò per tutta la sua lunghezza. La mano dell’uomo la prese da dietro la testa e la obbligò ad infilarsi il cazzo completamente in bocca. Si mise a pompare e dopo qualche minuto fu invasa da un’ondata di calda sborra che le scivolò, lentamente, lungo la gola. Le ci volle un po’ per deglutire tutto quello sperma.
Mary aveva ancora il cazzo tra le labbra, quando sollevò lo sguardo verso il cognato. Alessandro era ancora con gli occhi chiusi e le mani dietro la testa della donna, anche se aveva completamente allentato la presa. Mary continuò a succhiare il membro ed a pulirlo dagli ultimissimi residui di sborra. Lo sentiva ammosciarsi tra le sue labbra e dopo un po’ mollò la presa.
Si alzò in piedi ed abbracciò l’uomo.
Alessandro le palpò le chiappe e le sussurrò nell’orecchio:
- Adesso devi mantenere la promessa
Mary non ricordò cosa aveva promesso e lo guardò con aria interrogativa.
Alessandro le rammentò che aveva accettato di farsi pisciare in bocca.
Mary fu colta di sorpresa. Aveva creduto fosse una richiesta dettata dall’eccitazione del momento, ma non pensava che la sua risposta affermativa fosse stata presa sul serio.
Sorrise, sostenendo che aveva cambiato idea. Ma Alessandro non era dello stesso avviso.
Le rammentò quanto fosse in suo potere, in quanto lui era libero, mentre lei era sposata e, per di più, con il fratello.
Mary lo guardò incredula. S’inginocchiò e prese il cazzo, ormai moscio, del cognato in bocca. Alessandro le tenne la testa tra le mani e si mise a pisciare. Mary sentì il sapore acido dell’urina scorrere in bocca sino alla gola e faticò a reprimere i continui conati di vomito.
Alessandro rimase a pisciare per quasi un minuto che alla donna parve non terminare mai.
Finalmente anche l’ultima goccia giunse nella propria gola e Mary riuscì a deglutire l’intera pisciata.
Rimase in ginocchio ed Alessandro le accarezzò il viso rassicurandola e dicendole che non era stato poi così terribile.
Mary sentiva in bocca un sapore terribile e desiderava bere qualcosa per farlo andare via.
Si alzò e si precipitò in cucina, con lo stomaco in subbuglio. Prese l’acqua e la bevve direttamente dalla bottiglia. Il sapore del piscio, però, non abbandonò le proprie papille gustative.
Alessandro la chiamò. Mary lo raggiunse in camera da letto.
Si sdraiarono e l’uomo le accarezzò i capelli.
- Ce l’hai con me?
- Un po’ si. Non dovevi ricattarmi
- Non avrei mai detto nulla, ma era l’unico modo per farti rompere il ghiaccio. Ti voglio completamente disinibita
- Però è stato brutto. Ti prego non chiedermelo più
- No Mary. Continuerò a chiedertelo e sono certo che alla fine ti piacerà farti pisciare in bocca.
Si baciarono, preludio di una nuova scopata.
Infatti Alessandro si mise sulla donna, le divaricò le cosce e strusciò il proprio membro sul suo pube. L’eccitazione crebbe e l’uomo era nuovamente pronto. Alessandro prese il cazzo in mano e lo puntò verso la fica. La penetrò dolcemente e quando fu completamente dentro iniziò a fotterla con vigore. Mary chiuse gli occhi assaporando quella nuova scopata.
Alessandro fu molto bravo a portarla in pochi minuti sulla soglia del piacere. Prima di farla godere, sfilò il cazzo dalla fica con le vibranti proteste della cognata. A quel punto l’uomo le disse che se voleva che continuasse doveva sottostare ad ogni sua richiesta. Mary era talmente infoiata che accettò la proposta, pur di godere. Alessandro la penetrò nuovamente e furono sufficienti pochi colpi per farla gridare di un intenso godimento.
Superato l’orgasmo Mary si rilassò. Alessandro continuò a fotterla per qualche minuto, quindi la fece mettere carponi e la sodomizzò nuovamente. La prese per i capelli e la fece voltare verso lo specchio.
- Guardati come godi, mentre ti fai inculare
Mary vide il proprio volto estasiato ed il proprio corpo, a quattro zampe, sul materasso mentre si faceva inculare dal cazzo del cognato. Si sentì porca.
Alessandro le sfilò il cazzo dal culo e si sdraiò sul letto. Mary si accovacciò per prenderlo in bocca, ma l’uomo la fermò. La donna non capì, ma si sistemò al suo fianco. Alessandro attese qualche momento sin quando il cazzo perse vigore. Si alzò dal letto ed andò in bagno per pisciare. Quindi chiamò la cognata. Mary lo raggiunse nel bagno. Stava in piedi, completamente nuda, con la sola lingerie e le scarpe indosso. Alessandro le disse di mettersi carponi. Mary obbedì anche quando l’uomo le disse di avvicinarsi al cesso.
Le mise il cazzo in bocca, ancora sporco degli ultimi residui di piscio; quando tornò nuovamente duro, le andò dietro e riprese ad incularla. Si piegò sul dorso della cognata, le prese la testa da dietro e la spinse dentro il gabinetto. Mary oppose resistenza, ma la forza dell’uomo era, naturalmente, superiore. Sentì la mano spingerla sempre più giù e la voce d’Alessandro intimarle di leccare il piscio nel cesso. Mary stette ferma, ma la presa si faceva sempre più forte. Cedette e tirò fuori la lingua. Leccò le pareti del water per poi immergere la lingua nella pozza d’urina. Alessandro continuò a sodomizzarla, intimandole di leccare sino a far sparire ogni traccia di piscio.
Finalmente Alessandro la prese per i capelli e le sollevò la testa fuori del cesso. Mary tirò un sospiro di sollievo.
Alessandro continuò ad incularla con vigore sino a farla godere.
Mary abbassò la testa, tenendo le mani sul bordo della tazza ed urlò dal piacere. Il culo le bruciava, ma era un bruciore d’assoluta gioia.
Per finire Alessandro le sfilò il cazzo dal deretano, si portò davanti a lei e se lo fece leccare; qualche istante prima di godere, lo sfilò dalle sue labbra, si segò e le inondò il volto di caldo ed abbondante sperma.
Mary era una maschera di liquido seminale. Si alzò in piedi, dopo aver ripulito il glande del cognato, passando davanti allo specchio vide la propria immagine riflessa: la faccia era piena di schizzate di sborra, i capelli erano completamente scomposti, ma lo sguardo la impressionò. Era da zoccola!
Prese una spugna e si pulì il volto.
Disse ad Alessandro che voleva farsi una doccia. Si liberò di scarpe, reggicalze e calze e s’infilò sotto l’acqua.
Cercò di rilassare ogni parte del proprio corpo. La fica, il culo e le mandibole erano particolarmente sofferenti.
Terminò di lavarsi ed allungò una mano verso l’accappatoio.
Si asciugò in bagno ed uscì completamente nuda. Trovò il cognato disteso sul letto che stava dormendo. Lo svegliò convinta di farlo andare via, ma Alessandro si voltò dall’altra parte. Mary non voleva dormire con lui. Avrebbe voluto che andasse via e la lasciasse sola. Ma Alessandro non intendeva alzarsi dal letto. Mary si rassegnò, infilò una maglia e si addormentò al fianco del cognato.