i racconti di Milu
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36 anni, appena compiuti, sposata da 2, la noia coniugale era già sopraggiunta e incominciavo ad aver bisogno di emozioni, diversivi, stimoli.
La mia amica Francesca, un giorno mi dice “ho scoperto una cosa nuova, una figata. Sono entrata in un internet e ho cominciato a chattare. Sai cos’è?”. Era la fine degli anni 90, avevo da poco comperato un p.c. e arrancavo sulla tastiera solo per la posta elettronica, per le ricette di cucina e poco altro. Una sera viene a casa mia che ero sola, lui aveva cominciato ad uscire per i fatti suoi, aveva allenamento di calcio, diceva. Francesca mi dice “ti spiego, apri la chat, ti dai un nick name e aspetti che qualcuno apra la tua finestra di conversazione e cominci a parlare” . E così facemmo.
Entrammo col mio nome di battesimo ed immediatamente venimmo sommerse di richieste di dialogo. Per lo più maleducati e volgarotti che non esitavamo a prendere in giro, ma a volte c’era anche qualcuno interessante ed intrigante. Era divertente, nascosta dallo schermo del p.c. potevi lasciarti andare a qualsiasi discorso, confessione, fantasia. Da allora, diventò quasi una droga. Tutte le sere che lui mi lasciava sola, e succedeva spesso, mi connettevo e attendevo che mi contattassero.
Cominciai a conversare abbastanza regolarmente con Marco, un uomo separato di qualche anno più di me. Simpatico, affabile, dolce. Iniziai ad idealizzarlo, mi interrogavo su come avrebbe potuto essere, volevo dare un volto alle parole. Una sera gli feci una sorpresa, mi ero comperata una webcam, lui mi diceva che chattava da un portatile con la cam incorporata; pertanto gli dissi che quella sera avremmo potuto vederci. Fu una grossa emozione. Dopo un po’ di manovre sul pc per predisporre il tutto, sullo schermo mi apparve un volto simpatico, allegro, tutto sommato un bell’uomo dall’aspetto maturo. Il passo successivo, dopo serate di conversazioni clandestine, ma innocenti fu quello di organizzarci per vederci. Lui viveva piuttosto distante, ma per un giorno di quella settimana aveva organizzato un appuntamento di lavoro vicino a me; mi invitò a pranzo.
Mi presi una mezza giornata di permesso dal lavoro e uscita dal lavoro, ci vedemmo ad un ristorante lì vicino dove aveva prenotato un tavolo per il pranzo. Cercai di presentarmi nella mia forma migliore; ero stata il giorno prima dalla parrucchiera, dall’estetista; anche se mai avevamo fatto espliciti riferimenti ad argomenti erotici, era sottointeso che un pensiero come ce l’avevo fatto io, ero sicura ce l’avesse fatto anche lui. Insomma ritenevo di essere molto carina quel giorno, tanto che anche al lavoro, mi avevano chiesto dove andassi quel pomeriggio. Lui, dal vivo mi ha colpito. Molto elegante, atteggiamento di una persona molto sicura di sé, anche se non bellissimo aveva fascino! Ci salutiamo affettuosamente e cominciamo a conversare amabilmente come mai avevo fatto con una persona dell’altro sesso, mi sentivo tanto a mio agio; c’era intesa, complicità. A pranzo, cominciammo ad entrare sul personale. Lui si era separato da un’arpia succhia soldi, 2 figlie che vedeva meno di quanto avrebbe voluto, ma ora, dopo 15 anni, stava riassaporando la libertà. Io gli confessai invece che di libertà ne avevo fin troppa, lui non c’era mai e mi scappò anche detto che non facevo troppo sesso. Sorrise, abbozzò e cambiammo argomento. Finito il pranzo, lui doveva rientrare; aveva impegni di lavoro. Ci salutammo dandoci appuntamento per la sera successiva in chat.
La sera dopo, la conversazione prese subito una piega inaspettata. Esordì dicendomi che dal vivo ero molto più carina che in webcam, mi disse che ero proprio una bella donna e che non capiva mio marito che mi lasciava sempre sola, facendo un riferimento non troppo velato sul fatto che facessimo anche poco sesso. A dire il vero ci speravo mi dicesse queste cose, gli chiesi: “perché non me le hai dette ieri quando eravamo insieme?” “per pudore, non volevo rovinare un’atmosfera che pensavo perfetta, stavo troppo bene in quel momento e una frase che avrebbe potuto essere indelicata non la ritenevo opportuna per quell’occasione. Ho fatto male?” rispose. Apprezzai tantissimo la delicatezza, ebbi la conferma che avevo incontrato una persona particolare. Gli risposi a bruciapelo “mi sarebbe piaciuto che mi avessi baciata”, “provvederemo al più presto. Domani cosa fai?” mi rispose.
L’indomani era sabato, non lavoravo e mio marito mi aveva già detto che avrebbe avuto una trasferta con la squadra di calcio e sarebbe stato via tutto il giorno, tanto per cambiare ero sola. Sarebbe arrivato nella tarda mattinata.
Mi elettrizzava il pensiero di quello che sarei diventata, andavo incontro al tradimento e ne ero eccitata, fortemente eccitata. Quella mattina, appena lui fu uscito di casa, ancora nel letto, prima di alzarmi, mi masturbai pregustando ciò che sarebbe avvenuto nel corso della giornata. Sorprendentemente ero già bagnata dal primo momento che mi sono toccata. Ultimamente capitava così di rado…. Consapevole che in quel giorno si sarebbe creato uno spartiacque tra quello che ero e ciò che sarei diventata, mi preparai adeguatamente. Misi un intimo mozzafiato, un coordinato nero trasparente con un miniperizoma ridottissimo. L’avevo comperato per risvegliare qualche interesse su di me da parte di mio marito, ma l’avevo indossato una sola volta con scarsi risultati; non se n’era nemmeno accorto. Mentre mi guardavo allo specchio con indosso solo quello, mi facevo a me stessa i complimenti. Tra i 30 e i 40 anni, dicono che sia l’età in cui le donne sono nel massimo della loro sensualità. Non lo so, io penso che una donna sia sensuale ed attraente a prescindere dall’età. In ogni caso, ciò che vedevo, mi inorgogliva. Mora, un bel seno su un corpo snello, gambe snelle e un fondoschiena allenati da un’infanzia e un’adolescenza di giocatrice di volley, tondo stretto un po’ all’infuori, insomma vedevo ciò che a un uomo avrebbe fatto molto effetto. Misi un paio di sandali bianchi col tacco un paio di jeans bianchi elasticizzati ed un top rosso con le spalle scoperte molto aderente un po’ scollato sul davanti. Trucco adeguato, profumo, bracciali, cavigliera e borsa. Ero pronta!
Mi recai al luogo dell’appuntamento, era il parcheggio di un centro commerciale non lontano da casa mia. Lui era già arrivato. Scese dalla macchina e quando mi vide, dall’espressione del suo viso, capii che avevo fatto colpo! Ancor di più di quanto avessi immaginato. Senza dir nulla, mi baciò lì davanti alla macchina. Io lo lasciai fare incurante del fatto che fossimo vicini a casa mia, che avrebbe potuto vederci qualcuno che mi conosceva. Sentivo, mentre mi baciava appassionatamente come fossimo adolescenti, che gli cresceva la voglia di me. Appoggiato a me, lo sentivo duro che mi premeva contro. Ero eccitatissima, mi eccitava da morire essere così desiderata. Sapevo di essere carina, ero consapevole che qualche volta si giravano a guardarmi quando ero in giro per strada, ma mai avevo provato tanta eccitazione nell’essere desiderata così. Salimmo sulla sua macchina, mise in moto. “dove andiamo?” gli chiesi. “ho prenotato una stanza qui vicino. Sei uno schianto! Voglio fare l’amore con te” mi rispose.
Lungo le scale che salivano nella stanza dell’albergo, ci baciavamo selvaggiamente. Lui mi metteva le mani dappertutto, mi premeva con le dita sulla figa, da sopra i jeans: mi sentivo colare, lo sentivo duro che mi si strusciava contro, non vedevo l’ora di afferrarlo, di gustarlo. Nella stanza, con le bocche incollate, con le lingue che si intrecciavano ci spogliammo di tutto, l’intimo supersexy che avevo messo per l’occasione è volato via in un istante. Il rossetto che poco prima mi ero così meticolosamente messo sulle labbra era tutto sulla sua bocca; quella bocca rossa del mio rossetto mi eccitava, era sensuale, affamata di me. Nudo era ancor meglio che vestito, un fisico atletico, spalle larghe, non tanta pancetta, ma soprattutto aveva un cazzo fra i più larghi che avessi mai visto in vita mia; non è che ne abbia visti tantissimi, anche se prima di fidanzarmi e di sposarmi poi, alcune soddisfazioni me le ero prese. Non era tanto lungo, piuttosto tozzo, ma largo. Mi ipnotizzava quel largo pezzo di carne durissima, non lo mollavo, lo stringevo nella mano. Vedo che lui se ne accorge, se ne compiace, si stende e me lo offre torreggiante su di lui. Comincio col leccarglielo, la mia mano alla base fatica a cingerlo completamente, per far entrare la cappella in bocca devo allargarla, mi inebria, mi eccita, adoro ciucciare quel bellissimo cazzo. Mi metto sopra di lui,gli offro la mia figa fresca di depilazione di 3 giorni prima, mi accovaccio sulla sua faccia e ci lanciamo in un appassionantissimo ed eccitantissimo 69. Vengo quasi immediatamente, ci sa fare con la lingua! Negli spasmi dell’orgasmo mi sposto, lo voglio. Lo voglio dentro. Tutto quel pezzo di carne dura pulsante, me lo voglio godere. Gli salgo sopra, a cavalcioni, lo afferro con la mano, duro pulsante, largo e lo guido dentro la figa fradicia dei miei umori e della sua saliva. Sono sopra di lui, lo guardo, mi guarda. Devo essere un po’ sconvolta, ha un’espressione di uno che sta giocando col suo giocattolo preferito. Gli chiedo: “ti piaccio?”, lui: “dal primo momento che ti ho vista in cam”. Comincio a muovermi sopra di lui, rassicurata, anche se non ne avevo bisogno, sono consapevole di essere una bella donna. Sapevo già di piacergli, ma le donne amano sempre sentirselo dire. Lo sento, lo sento benissimo che mi riempie, che scivola tra le pareti della mia figa fradicia, adoro sentirmelo dentro. Lui lo capisce, comprende che è ora di cambiare ritmo, mi sposta, mi gira, mi mette in ginocchio sul letto e da dietro mi prende sempre più forte. Impazzisco, lo sento fino in fondo, mi sbatte fortissimo, sento i colpi del suo bacino contro le mie chiappe, vengo di nuovo rumorosamente, gemiti, sospiri. Si ferma, lo estrae, è bellissimo, sto cazzo largo, umido dei miei fluidi vaginali, lo lecco assaporandomi, mi è sempre piaciuto il mio sapore. Un attimo di tregua col fiato corto, ansimante io e lui. Ci scambiamo un’occhiata, la sua più affamata della mia, avevo già avuto 2 orgasmi! “sei sensibile” mi dice. “mi fai impazzire” gli rispondo, “era parecchio tempo che non facevo una scopata così!” aggiunsi. “anche tu mi fai impazzire, sei molto sensuale e portata per scopare, te l’hanno mai detto?”. No, non me l’avevano mai detto e, sinceramente, non so cosa volesse dire quella volta. Lo capii più avanti. Ritenevo semplicemente di essermi comportata in conseguenza a come venivo stimolata, lo vedevo molto naturale il mio comportamento. Evidentemente ero stata stimolata molto bene. Mi stendo supina, ansimante, col fiatone dopo essere stata cavalcata così selvaggiamente. Lui non ha ancora eiaculato, lo vedo voglioso di me, quel pezzo di carne ancora durissimo che merita tutte le mie attenzioni. Con tutto l’appetito che ancora avevo ricomincio ad assaporare quel bellissimo cazzo. Mi chino su di lui steso supino , stavolta con meno foga, ero già in parte appagata. Inizio a lavorarmelo con tutto l’impegno e l’esperienza che avevo ed evidentemente la mia passione per quell’attività faceva il suo effetto. Mugolava, sospirava di piacere. Mi diceva che ero fantastica a ciucciare i cazzi, voleva sapere come avessi imparato a fare certi bocchini e che nessuno glielo aveva mai leccato così. Certe frasi fanno effetto! Mi sentivo porca, tanto! Sposata, a letto con uno che avevo conosciuto 2 giorni prima, mi sentivo tanto troia! La cosa mi eccitava da morire ed evidentemente aveva ragione lui, ero davvero brava con la bocca. Dopo poco comincia ad uscire copioso il liquido, tanto tanto sperma che mi riempie la bocca e mi esce dalle labbra mentre continuo affamata a ciucciarglielo fino a che non sento che l’ho svuotato completamente. Ci stendiamo entrambi sulla schiena esausti, col fiatone; gli odori della nostra cavalcata saturano l’aria della stanza, mi piace quell’odore. Mi sento veramente troia.
Il resto della giornata è proseguito con un pranzo fatto arrivare in camera oramai fuori orario a cucina quasi chiusa, il tempo era passato senza accorgercene, consumato nudi sul letto, fra giochi, coccole e carezze. Abbiamo continuato ancora fino al tardo pomeriggio, anche se in maniera meno selvaggia, più dolcemente, fino a quando l’ora del rientro è arrivata senza quasi rendersene conto. Una telefonata di mio marito che voleva sapere dove fossi perché avevamo un impegno a cena con degli amici, mi distolse dall’estasi di una giornata che a distanza di anni ricordo ancora come lo spartiacque di ciò che ero ciò che sono e mi fece ritornare alla realtà di tutti i giorni.
Note finali:
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