i racconti di Milu
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La mia amica Cristina mi aveva invitata a casa sua per festeggiare il carnevale.
— Faccio una festa in maschera… no non preoccuparti amica mia… Solo una decina di persone tra tutti — mi aveva detto.
Mancavano ancora una decina di giorni ed io mi stavo scervellando su cosa potessi indossare. Al centro commerciale i costumi in vendita erano solo per bambini e non avevo il tempo per cucirne uno. Avrei dovuto comprare la stoffa e gli accessori, e lavorando tutto il giorno non avevo il tempo per andare nei negozi.
Poi mio fratello mi suggerì di andare al nuovo negozio aperto da poco e gestito da cinesi. Una sera mi fermo e trovo un costume davvero bello e, visto che costa poco più di 20 euro, lo compro. È un costume da fata-farfalla, con tanto di ali da indossare con degli elastici attorno alle spalle. Il copricapo invece è una specie di cuffia con molte piumette colorate e iridescenti e lascia libera solo la bocca. Sono compresi anche i cosmetici per terminare con un trucco colorato.
La sera in questione, truccata di tutto punto e irriconoscibile, mi presento a casa della mia amica, sola.
— Ciao!! Dimmi che sei Viola! Sei Viola, vero?
— Mah, forse…
— Comunque stasera niente nomi. Tu sarai solo la Fata Colorata. Entra, mancano ancora un paio di persone tra quelle che ho invitato.
La festa è bella allegra e nessuno sembra infastidito dal fatto che non si riconoscono l'un l'altro.
Ad un certo punto mi si avvicina uno. È l'Indiano Tinto. È davvero a torso nudo. Il corpo è completamente dipinto con la tecnica del body painting, con motivi maya. La metà superiore del viso è coperto da una maschera fatta con fili di lana che lo fanno assomigliare ad un animale peloso. Attorno alla vita porta un gonnellino di paglia.
Cerca di fare lo spiritoso, cercando di comunicare a gesti, ma poi mi ritrovo a chiacchierare con lui. La voce mi sembrava di conoscerla… Forse è un amico di Cristina.
Ad un tratto mi dice — Vieni un attimo di là, ti devo chiedere una cosa. Qui c’è troppa gente.
Mi prende per mano e mi porta in una delle camere.
— Dimmi, cosa c’è? Cosa volevi dirmi?
— Che ne dici se ti chiedo di scopare?
— Eh!!! Sei tutto matto, tu!!! Ma se neanche ci conosciamo!!
— È questo il bello! Io non so chi sei tu e tu non sai chi sono io. Niente coinvolgimenti amorosi. E finito tutto siamo amici come prima. Solo una bella e piacevole scopata.
— Ma…
— Dai! Non farti pregare! Ho notato che non facevi altro che guardarmi!
— È solo perché mi sembra di conoscerti, ma non riesco a ricordare esattamente…
Il ragazzo mi si avvicina e comincia ad accarezzarmi il corpo.
— Dai, lasciati andare… Non te ne pentirai. Promesso!
— Ah, va bene. Però usi il preservativo. E non voglio che mi vieni dentro anche se te lo metti.
— Fidati!
Detto questo mi si avvicina ancora e comincia a baciarmi, senza togliermi la maschera, né togliersela lui. In compenso mi toglie le ali e comincia ad abbassare la zip del mio costume.
Per non essere da meno gli tolgo il gonnellino e… sorpresa! Non porta neanche le mutande! È completamente nudo sotto!!!!
Gli accarezzo il cazzo, che si allunga nella mia mano. Non è esageratamente dotato per quanto riguarda lunghezza e diametro, ma è incredibilmente rigido. Sembra di avere in mano un corno, da tanto è duro.
Lo sego ancora per un po'. È un piacere averlo tra le mani.
— Come avrai capito, mia piccola fata, non ho le tasche. Quindi non ho nessun preservativo con me.
— Ah, va bene… fa come vuoi — rispondo totalmente eccitata dall'idea di avere quell'affare dentro di me.
Mi toglie lo slip ed il reggiseno.
— Ehi che capezzoli giganteschi che hai! Sai… conosco un'altra persona che li ha così.
— Ah sì? E chi è?
— È solo mia sorella — mi dice disinvolto.
— E come fai a sapere che li ha così grandi? La spii?
— Ovvio… ha un corpo da favola, tanto per restare in tema…
Subito dopo si mette in bocca un capezzolo e inizia a succhiare con forza. Lo sento indurirsi sotto l'azione della sua lingua.
Una mano, intanto, scende all'inguine. Alterna andirivieni di taglio su tutta la lunghezza della fica allo sfregamento del clitoride. Ha delle mani molto grandi.
Dopo un po' mi spinge verso la scrivania e mi ci fa sedere.
— Mi spiace ma non posso mettermi sul letto. Sporcherei dappertutto — cerca di giustificarsi.
— Fa nulla. Va bene anche qui.
Mi siedo a gambe aperte sul tavolo mettendogli in mostra la fica…
Si inginocchia a terra e mette la testa tra le mie cosce. La lingua lecca delicatamente le labbra della fica fino a farle diventare fradice della sua saliva e dei miei umori, per poi salire a mordicchiarmi il clitoride.
— Oh sì… così…
Stringo e spingo con le mani la sua testa tra le mie cosce.
— È dolcissima la tua fica. Uhm che buona.
— Sì leccala, mangiala tutta, oh sì…
Lo invito ad alzarsi. Voglio il suo cazzo nella fica, voglio sentirmelo tutto dentro… voglio essere montata… lo scappello, facendo poi scorrere la cappella lungo la fica… fino ad imboccarla sulla fessura… e con un colpo di reni lo infila tutto dentro di me…. facendomi mugolare di piacere.
— Mi fai impazzire. Sì come sei forte sì… così, scopami, montami.
— Sì, però apri di più le gambe così entro meglio.
Apro più che posso le gambe mentre continua a sbattermi e a spingere con forza il cazzo dentro di me facendomi sobbalzare ad ogni affondo, sento le palle sbattermi contro, mi riempie tutta, godo come una pazza…
Il suo respiro ad ogni affondo si fa più affannoso, sento il cazzo gonfiarsi sempre più dentro la fica… è prossimo a sborrare… sta per venire…
— Fermati, non così, fermati…
— Vengo… sì, vengo…
— No esci… esci!
— Sborro… sì…
Gli schizzi di sperma invadono la mia fica fino ad arrivare all’utero...
Continua ad ansimare e schizzarmi nella pancia tutto il suo piacere fino a che si svuota completamente dentro di me…
— Ti avevo detto che non dovevi venirmi dentro, cazzo — sibilo tra i denti.
— Scusami ma non ho saputo resistere. La tua fica è così calda e accogliente.
— Bella scusa… È che non prendo la pillola. Spero solo che tu non mi metta incinta!! Cazzo!
— Oh. Perdonami, non immaginavo…
— Eh… ormai l'hai fatto e non c'è niente che tu possa fare ora.
Ci rivestiamo e torniamo alla festa. In tutto saremo stati assenti una ventina di minuti sì e no.
Verso l'una ce ne andiamo tutti. E non saluto nemmeno quella testa di cazzo dell'Indiano Tinto.
Appena arrivata a casa mi faccio una doccia per levarmi il trucco e poi guardo sull'agenda quando ho avuto l'ultima volta il ciclo. Per fortuna non sono in un periodo fertile. Tiro un sospiro di sollievo per lo scapato pericolo.
Certo però che è stata una scopata fenomenale… Chissà chi era…
Dopo più di mezz'ora sento mio fratello che rientra. Sento che entra in bagno, ma ne esce quasi subito per entrare nella mia stanza senza nemmeno bussare e poi richiudere subito la porta dietro di sé.
Ho addosso solo una canottierina lunga che mi copre a malapena.
— Quindi tu eri la fata? — mi chiede tenendo in mano la maschera del mio costume che avevo lasciato in bagno.
— Perché? C'eri anche tu alla festa di Cristina? Ma lei non è una tua amica…
— C'ero. Sono venuto con Dario e lui sì che è amico di Cristina.
— Non ti ho riconosciuto. Chi eri?
Mi mostra la maschera pelosa che teneva nascosta dietro la schiena.
La prima reazione è di inorridire. Poi lo guardo con maggiore interesse. Ripenso al suo cazzo dentro di me. Arrossisco.
— Già — fa lui.
Poi si avvicina.
— Gran bella scopata, però! Ero sicuro al 99% che eri tu quando ho visto il tuo seno. I tuoi capezzoli sono inconfondibili.
Ora mi incazzo.
— E mi hai scopato lo stesso!!!! Anche se sapevi che ero io?
— Era l'unico modo. Se ti avessi detto chi ero non l'avresti fatto. Era una vita che volevo scopare con te…
Mi accarezza i capelli.
— Io ti voglio bene, lo sai.
Mi accarezza i fianchi. Mi sento eccitare di nuovo.
— Ma… sei mio fratello… — piagnucolo.
Mi sospinge verso il letto.
— E allora? Non hai forse goduto mentre ero dentro di te?
Si toglie la maglia. Non ha più la pittura addosso.
— Sì, ma…
Si siede sul mio letto.
— Avvicinati di più. Lasciati amare.
Mi tolgo la canottiera e mi sdraio sul letto. Sono completamente nuda.
— Sia quel che sia. Scopami ancora, dai. E puoi ancora venirmi dentro senza problemi. Non sono fertile — gli dico con voce roca per il desiderio.
— Ah, tesoro… non hai idea di quanto ami i tuoi capezzoli… — mi sussurra prima di prendere in bocca un capezzolo e succhiare forte.