i racconti di Milu
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Parte I
L'INCRESCIOSO EPISODIO
Un giorno stavo rientrando dal lavoro e vidi mia zia Adelina arrancare lungo il marciapiede portando due grosse e pesanti buste piene di spesa, rallentai con l'auto e mi accostai a lei invitandola a salire. All'inizio non voleva, disse che non ce n'era bisogno perché non erano così pesanti e aggiunse che era quasi arrivata ma non era vero: sapevo bene dove abitava e anche lei capì subito di avere accampato una pessima scusa e inoltre si vedeva benissimo che quelle buste erano pesanti e lei faticava a portarle.
Sbuffai e le dissi che quell'episodio doveva ormai metterselo alle spalle e dimenticarlo; che allora ero solo un adolescente in piena tempesta ormonale e lei una donna (non certo bellissima, zia Adelina è una sessantenne bassa e grossa dalla forma che ricorda una botte, ma questo non glielo dissi) e così in un momento di debolezza ho ceduto e le ho fatto delle avances.
Era la vigilia di Natale ed eravamo tutti a casa dei nonni paterni come da tradizione, c'era il solito fermento dovuto alla preparazione del cenone. Io ero in fregola da un po' di giorni e inoltre ero scazzato perché tutti i cugini e le tre cugine avevano un partner mentre io mi ero lasciato con Alessia da un paio di settimane, e così tutti loro erano intenti a sfruculiare i propri smartphone in un continuo e frenetico scambio di messaggini amorosi mentre a me non restava che girare sui siti porno dal cellulare. Mi avviai verso il bagno per spararmi una sega, avevo il cazzo duro e carico pronto a sborrare e proprio in quel momento vidi zia Adelina uscire dal bagno e, non accorgendosi del mio avvicinarmi, si stava sistemando il reggiseno con una mano infilata nella scollatura. Zia era brutta di faccia; buona di carattere, sempre pacata e benevola ma, per uno scherzo della natura, con un grugno accigliato perennemente stampato in volto, delle folte sopracciglia ed una leggera pelurietta scura sopra il labbro superiore. Aveva però un paio di tette molto grosse e pesanti tenuti stoicamente su da un'ottava di reggiseno rinforzato e notare quella mano ravanare nascosta in quel ben di dio mi fece arrapare ancor di più. Mi avvicinai a lei e la salutai festoso come se non la vedessi da chissà quanti anni, e nel farlo la abbracciai forte proprio per sentire bene il contatto con le sue tette (che infatti sentii appieno) e anche perché, ormai in pieno furore libidinoso, volevo farle sentire quanto fosse duro il mio cazzo. E così oltre ad addossarmi a lei, e con il mio petto premere sul suo, spinsi sfacciatamente il bacino contro il suo che pingue e morbido com'era avvertì subito un affare rigido premerle addosso. Agitai i fianchi giusto un po' per strusciare il cazzo, il tempo di stamparle un ruffianissimo bacio tra la guancia e il collo (che in lei erano praticamente un tutt'uno) che lei mi scostò sorpresa, infastidita e scandalizzata, non sollevò un polverone per non creare casini e guastare l'atmosfera festosa però a bassa voce me ne disse di tutti i colori e per lungo tempo non mi rivolse la parola e se era costretta lo faceva in modo freddo e brusco e in più mi lanciava spesso occhiate di disgusto. Un giorno poi la vidi sola, presi coraggio e mi avvicinai a lei chiedendole scusa con un'espressione contrita e amareggiata e finalmente abbozzò un sorriso e da allora il rapporto tra noi due riprese normalmente, come un sano e rispettoso rapporto tra zia e nipote.
Quella volta che rientravo dal lavoro però la sua ritrosia nell'accettare il mio aiuto per portare la spesa mi fece credere che fosse ancora dovuta a quel vecchio episodio e lei nel sentirlo tirare in ballo sorrise rassicurandomi che non ci pensava più, accettò quindi il passaggio e mi confidò che a renderla così indisposta e distante era la pena per la figlia Ana Laura.

Parte II
LA CUGINA BRASILIANA
Ana Laura era l'unica figlia di zia e la ebbe prima del matrimonio, quando viveva in Brasile ed aveva circa vent'anni. Lui la mise incinta e sparì e poi i genitori di zia ripararono a quella che per quei tempi era una sciagura organizzandole un matrimonio con un vecchio italiano che accettò di fare da marito a lei e da padre alla creatura. Zia rimase vedova e senza più neanche i genitori e tornò in Italia con la figlia che aveva quindici o sedici anni e tutti noi del parentato accogliemmo questa ragazza con affetto restando poi conquistati dal suo slang brasiliano e dalla spigliatezza che esibiva a sprazzi, mentre per la maggior parte del tempo mostrava malinconia e inquietudine.
Il Natale in cui ci fu l'episodio raccontato prima Ana Laura era tornata in Brasile per passare le feste dagli amici a cui era rimasta legatissima, e forse questo rese zia Adelina ancora più indisposta facendola reagire troppo eccessivamente alla mia sciocchezza da adolescente. Comunque adesso non importava più, era un episodio passato. Adesso aveva pensieri molto più importanti per la testa. Ana Laura aveva vissuto un'adolescenza turbolenta, procurando molti grattacapi a zia Adelina e dando a tutti i bigotti e i pettegoli del paese un continuo e goloso argomento di cui chiacchierare, era comunque riuscita a terminare gli studi diplomandosi e trovando lavoro come segretaria da un geometra. Il geometra era più grande di lei di una ventina d'anni ed era single e così, tempo qualche mese, dopo essersi messi insieme decisero di sposarsi.
In paese giravano voci secondo le quali questa mia cugina si faceva scopare da tutte le autorità del posto. Stando a quel che si diceva se la passavano tranquillamente sia il sindaco che il suo oppositore politico (giusto per una sorta di 'par condicio') poi il capo dei vigili, il medico condotto e l'avvocato più in vista del paese. Una ''carriera'' da vera troietta iniziata quando era ancora una ragazzina; la strana, inquieta e ribelle ragazzina venuta dal Sudamerica. Pensai che fu proprio per la sua provenienza che si riversarono su di lei quelle dicerie tanto maliziose. Il Brasile era terra di libertà sessuali, di divertimento sfrenato e di succinti e facili costumi e ritenni che tutti quei pettegolezzi erano dettati solo dall'immaginario estremamente libertino che quella terra ispirava ai miei compaesani.
Quelle dicerie naturalmente giunsero anche alle orecchie del marito di Ana Laura che, approfittando di una opportunità di lavoro fuori, si trasferì con lei in Veneto e nell'arco di tre anni sfornarono due bambini, Andrea e Sandro, che furono la gioia della ora nonna Adelina che prese con regolarità a fare la spola tra il nostro paese del Sud e Padova. Ai due bambini seguì, cinque anni dopo, una femminuccia, Adelaide, che mandò in visibilio mia zia e il giorno che le diedi il passaggio in auto mi annunciò che Ana Laura aspettava di nuovo. Le feci gli auguri e le chiesi perché fosse così disturbata e lei mi confidò che tra sua figlia e il marito la situazione si era fatta molto pesante, la causa di tutto era l'asfissiante gelosia con cui lui, Beppe, tormentava Ana Laura. Zia disse che già da tempo la figlia le esternò l'idea di lasciarlo e tornare da lei coi bambini ma poi inspiegabilmente si faceva nuovamente mettere incinta, era la seconda volta che la storia si ripeteva. ''Quella benedetta figlia non sa tenere le cosce chiuse!'', sbottò in un momento di fastidio poi aggiunse che avrebbe prenotato un posto sulla corriera che due volte a settimana, salendo verso i paesi dell'Est, faceva tappa in Veneto.
Vederla così in pena mi spinse ad offrirmi di accompagnarla e lei acconsentì, anche perché avrebbe dovuto portare su molti bagagli, e così, tempo un paio di giorni, sfruttai delle ferie ancora non godute e partimmo.

Parte III
TENSIONI A CASA DI ANA LAURA
La situazione che trovammo lì non era effettivamente molto idilliaca anzi, la tensione che c'era tra Beppe a Ana Laura era palpabile e il nostro arrivo non migliorò le cose perché l'antipatia che il geometra Gastini provava per la suocera era evidente. Zia Adelina me ne informò durante il viaggio e disse che quell'antipatia era pienamente ricambiata ma che, per amore della figlia e di quelle povere creature dei nipotini, sopportava il genero senza creargli nessun contrasto.
E così mi ritrovai lì a impersonare il ruolo del mediatore fra i tre ''litiganti''. Zia come ho detto evitava il più possibile ogni alterco col genero che, dal canto suo, avendo capito che la suocera per amore dei nipotini non avrebbe reagito ne approfittò per trattarla sempre più male; zia Adelina a sua volta, pur subendo il disprezzo di Beppe mantenendo la calma, non perdeva però occasione per denigrarlo quando si trovava sola con la figlia; a sua volta poi la figlia, pur trovandosi ai ferri corti col marito, pareva non gradire affatto l'interferenza della madre nei suoi affari sentimentali e sbottava intimandole di farsi gli affari suoi. In mezzo a quell'intreccio di rancori e divisioni io passavo il tempo dedicandomi ai tre bambini cercando di distrarli rendendogli meno pesante possibile il clima carico di tensione che si respirava tra quelle mura domestiche. Ana Laura mi ringraziò e più volte sottolineò che essere salito insieme a zia Adelina era stata un'ottima idea.
Fino ad allora, nonostante tutte le dicerie che da anni giravano sulla moralità di mia cugina, non avevo mai avuto testimonianze dirette circa i suoi proverbiali appetiti sessuali; Ana Laura si comportava grossomodo come faceva da ragazzina, era cioè la solita affabile e spigliata, attraversata da momenti di malinconia durante i quali si isolava da tutto assumendo un tono dimesso e triste, oppure si mostrava nervosa, arrogante e intrattabile, anche se non faceva mai ricadere sulle sue creature i suoi stati d'animo. Era sempre dolce, amorevole e giocosa con loro; li portava all'asilo e al parco giochi e partecipava alle attività insieme alle altre mamme, prodighe nell'organizzare festicciole, gite e recite, e al contempo svolgeva il suo lavoro di segretaria presso lo studio che il marito aveva in società con altri del luogo.

Parte IV
LA PRIMA OCCHIATA A MIA CUGINA
Una mattina, forse incautamente, mentre facevo colazione mi soffermai a fissarla e tra me e me convenni che mia cugina era una bella donna, certo non una di quelle fighe che se incontri per strada ti fermi a guardarla ammirato però era sicuramente una donna che in fatto di sesso ''dava soddisfazioni''. Era intenta ad armeggiare ai fornelli, indossava ancora il pigiama, un pigiama in cotone elastico, ed il mio sguardo si posò sul suo culo bello rotondo e generoso. Mi chiesi quanto potesse averlo morbido, mi immaginai a palparglielo e mi spuntò un sorrisino malizioso proprio mentre lei si voltava beccandomi. Mi scossi e abbassai subito lo sguardo ma mi accorsi che lei, dopo l'attimo di sorpresa nel sapersi sbirciata sul didietro, si mise a sorridere.
Quell'episodio, seppur così innocuo, modificò l'atteggiamento di Ana Laura nei miei confronti e parve innescare in lei una serie di atteggiamenti maliziosi. Iniziò a lanciarmi occhiate sempre più frequenti ed eloquenti, addirittura lo fece un paio di volte mentre era in piena lite col marito. Beppe non si faceva problemi a fare scenate alla moglie davanti a noi e Ana Laura, una volta stuzzicata, non si tirava poi indietro nel tenergli testa. Lui era di una gelosia divenuta ormai ossessione. Considerava la moglie una vera e propria ninfomane; la vedeva come una malata di sesso incapace di frenarsi e disposta ad ogni perversione e depravazione pur di soddisfare le sue brame lussuriose. Naturalmente presi per assurde e farneticanti le sue parole, quell'uomo arrivò a farmi pena e diedi la colpa a tutte quelle malignità sulla condotta di mia cugina messe in giro per anni in paese, dicerie a cui, ai tempi, lui mostrava di non dare alcun peso ma che evidentemente hanno scavato nella sua mente, lente ma inesorabili, rendendolo così insopportabile. Riguardo mia cugina, pur constatando -col passare dei giorni e con l'incrociarsi dei nostri sguardi- quanto potesse risultare affascinante ed attraente, non arrivai mai a pensare che fosse l'assatanata sessuomane dipinta dal marito. Fino ad allora.
Quello che mi toccava fare quando lui innescava una lite nel mezzo di una cena o quando si stava tutti davanti alla TV era prendere i bambini, insieme a zia Adelina, e portarli nella loro cameretta e distrarli con i Lego o con i suoni della ''Allegra Fattoria'' mentre io e zia ci scambiavamo ogni tanto un'occhiata avvilita e contrariata. Fu durante una di queste liti che sentii il marito di mia cugina accusarla di non farsi problemi nemmeno a scoparsi i propri parenti. ''Anche dal cugino che ti fa da bambinaio ti fai sbattere, eh? brutta troia!'', sbottò lui, facendomi scuotere il capo mentre in un'altra stanza distraevo i pargoli con una trottola che lampeggiava girando su se stessa. Quel che però mi lasciò di stucco fu sentire mia cugina replicargli stizzita un: ''Sì, me lo scopo! e allora? e mi fa godere come tu non sei mai riuscito a fare!''.
Sentirmi tirare in mezzo nelle loro beghe mi fece incazzare parecchio, così in quello stesso momento decisi che avrei preso la prima corriera e sarei tornato ai miei affari, al mio paese.

Parte V
LA DECISIONE DI PARTIRE E ''L'INVITO'' A RESTARE
Il mattino seguente mi alzai e feci colazione insieme ad Andrea e Sandro, come feci ogni giorno da quando ero lì, scherzando con loro mentre affondavamo i fiocchi di cereali nel latte poi Ana Laura -in pigiama e vestaglia premaman- preparò i due bambini per la scuola ed io sistemai il borsone e lo posai accanto l'ingresso, pronto a farmi dare uno strappo alla stazione dei pullman.
Mia zia e mia cugina fissarono sorprese il borsone quindi alzarono uno sguardo interrogativo su di me che mi giustificai accampando la scusa di essere stato richiamato al lavoro e mi avevano avvisato la sera prima e così chiesi ad Ana Laura, visto che usciva per portare i bambini a scuola, di accompagnarmi a prendere il Pullman delle nove. Rimase qualche istante in silenzio a scrutarmi, immagino si prese quel minimo di tempo necessario per accamparla lei ora una scusa, poi si strinse la vestaglia di stoffa pesante addosso annodando la cinta alla vita come se avesse freddo all'improvviso e si portò la mano chiusa a pugno davanti alla bocca dando dei colpetti di tosse. Era malata, disse; aveva nausea, mal di testa e brividi di freddo e non sarebbe uscita. I bambini li avrebbe portati zia Adelina, aggiunse con un tono sbrigativo mentre si rannicchiava sulla poltrona. Mi disse però che entro le nove il marito sarebbe rientrato e mi avrebbe portato lui alla stazione dei pullman. Zia Adelina guardò la figlia con un'espressione stupita, presa alla sprovvista dalla reazione di Ana Laura, poi prese per mano i nipotini e uscì di casa abituata a quei suoi comportamenti bizzarri.
Era una giornata fredda ma assolata e i bambini bene imbacuccati si avviarono a piedi con la loro nonna, cosa che facevano spesso nei periodi che lei passava lì.
Mancava più di un'ora alle nove ed avendo già preparato la roba nel borsone non avevo altro da fare, Ana Laura sfogliò distrattamente una rivista poi la buttò scocciata sul tavolino basso dove l'aveva presa, la vidi fissare il vuoto come ad esitare un attimo poi da sotto altre riviste sparpagliate cercò e trovò un pacchetto di sigarette e se ne accese una. La fissai stranito e lei pur non vedendomi disse sfacciata che non dovevo dir nulla e anzi mi invitò (quasi ordinandolo) a spalancare la finestrona della sala così da far disperdere la puzza di fumo. Fui colto di sorpresa dal suo modo di rivolgersi a me, i suoi atteggiamenti che diventavano improvvisamente impertinenti e sfrontati non erano una novità, però era la prima volta che mi usava così tanta -troppa- confidenza, andai comunque ad aprire le imposte e guardai un po' fuori spaziando tra i palazzi, il viale alberato e il viavai di auto, poi nel voltarmi guardai l'orologio; fu più un gesto meccanico che la necessità di sapere l'ora ma a mia cugina quel gesto non sfuggì e sbottò: ''Proprio non vedi l'ora di andartene, eh? Cos'è che ti ha messo tanta fretta?''. Ribadii la balla detta poco prima, cioè che dovevo tornare giù per via del lavoro ma lei tirò una boccata dalla sigaretta e scosse la testa quasi infastidita dal doversi sorbire quella che, giustamente, considerava una scusa.


Parte VI
ANA LAURA PARLA CHIARO E SI SVELA...
''Cugino,'' mi fissò con un'espressione che era insieme franca e strafottente, ''nel dire palle sono una vera esperta credimi, e so riconoscerle quando le sento,'' fece un altro tiro mi soffiò il fumo in faccia, sghignazzando soddisfatta e divertita mentre dopo l'iniziale stupore ed un certo fastidio stava montando in me una rabbiosa eccitazione. Stavo rivedendo la cugina pazza e impertinente dei tempi adolescenziali e a quell'immagine si aggiunse quell'alone di trasgressione e lussuria che ormai da anni la avvolgeva; un velo intessuto di voci e bisbigli sulla sua presunta e sfacciata libertà sessuale che prese a stuzzicarmi. Il pensiero che fosse davvero la ninfomane così celebrata dalle dicerie di paese e dal disprezzo che le mostrava il marito mi portò ad aumentare il ritmo del respiro e la consistenza del cazzo che sentii spingere contro i pantaloni. Avevo capito che Ana Laura era in vena di fare giochetti e deglutii all'idea che, per la prima volta, avrei visto mia cugina nella parte della puttana; l'avrei vista lasciarsi andare e mostrarsi come la lussuriosa e disinibita ragazza che le ''malelingue'' dipingevano da anni.
Il mio volto arrossato e il respiro corto tradirono la mia eccitazione, e lei doveva essere ben abituata a notare quei segnali, infatti senza distogliere gli occhi dalla mia faccia posò decisa una mano sul cavallo dei pantaloni e mi palpò il cazzo che diventava sempre più duro. ''T'è piaciuto parecchio guardarmi il culo in tutti questi giorni eh...'', me lo sussurrò mentre prese a sbottonarmi la patta. ''L'ho notato il gonfiore qui (strinse l'asta attraverso la patta) quando me lo guardavi...''. Continuava a incalzarmi, era eccitata anche lei e mi si addossò dandomi il fianco e strusciandosi come una cagna in calore. Mentre ancheggiava infilò la mano dentro i pantaloni e le mutande. Io la lasciai fare, ero paralizzato dalla sorpresa e dal terrore dell'arrivo di Beppe ma allo stesso tempo eccitatissimo, ed il mio cazzo prendeva vigore drizzandosi sotto il tocco delle dita di Ana Laura. ''Rilassati,'' disse lei accorgendosi del mio timore, ''il cornuto non torna, ho detto una balla per non farti andar via con tua zia e i bambini. Pensavi che ti avrei lasciato partire dopo che per giorni ti sei eccitato guardandomi?''. Adesso mentre continuava a masturbarmi infilò l'altra mano nel suo pigiama e prese a strofinarsi le labbra gonfie e bagnate. Restai impietrito e col respiro mozzato mentre il cazzo s'induriva sempre più ed io non mi capacitavo del perché succedesse; del perché invece di provare sconcerto o disgusto per le moine da ninfomane di mia cugina che mi si strusciava addosso, per di più con tanto di pancione, provassi tanta eccitazione. Dovetti ammettere che sì, mia cugina Ana Laura era una gran zoccola, ed inoltre constatai che in quanto a lussuria e depravazione andava molto oltre le fantasie che giravano su di lei in paese. Decisa a fare di me il ''giocattolo'' con cui sollazzarsi quella mattina Ana Laura si sfilò l'accappatoio lasciandolo cadere ai suoi piedi e poi si tolse la maglia del pigiama e un reggiseno rinforzato, liberando due seni gonfi che caddero pesanti pendendo lungo la perfetta rotondità della pancia gravida.

Parte VII
LA SCOPATA CON MIA CUGINA GRAVIDA
La vista di quelle tette belle grosse e dei capezzoli appuntiti e dalla areola bruna e molto larga mi procurò una scarica di eccitazione che mi sorprese, sapevo che tra le innumerevoli perversioni maschili ci fosse il fare sesso con donne incinte, ma era questa una pratica alla quale non avevo mai rivolto la mia attenzione, fino ad allora, fino al vedere la mia cugina brasiliana sbattermi sotto gli occhi quelle mammelle piene e quella pancia voluminosa che unite a quel suo corpo nudo che si muoveva lento, e che lei mi stava offrendo in modo così vergognoso, mi fece perdere la testa portandomi all'eccitazione più selvaggia e sfrenata.
Mi scrollai di dosso quella immobilità che lo sconcerto e l'incredulità mi avevano imposto e sbuffando ingrifato iniziai col passare anch'io all'azione piazzando le mani aperte sulle tette che trovai morbidissime e che presi a palpare e strizzare bramosamente. Mentre mungevo quelle polpose mammelle lei continuava a menarmi il cazzo con foga, sembrava fosse intenzionata a smanettarmelo fino a farmi sborrare lì, in piedi nel suo salotto. Quando io le strinsi i puntuti e turgidi capezzoli tra il pollice e l'indice lei allentò sia la presa sull'asta che l'irruenza con cui me lo scappellava. Gemette di piacere, reclinò il capo e si mordicchiò il labbro quando delle gocce di latte stillarono da quei capezzoli bruni scorrendomi tra le dita. Continuai a tastargliele ancora per un bel po' liberando spruzzi bianchi in giro mentre lei sussurrava parole in portoghese con le quali -ne afferrai qualcuna- affermava il suo gradimento e mi incitava a continuare. Strusciò il suo pancione contro il mio cazzo che intanto si era drizzato e indurito al massimo, l'asta era solcata da una vena che l'erezione aveva ingrossato evidenziandone la linea contorta e la cappella si era gonfiata e pulsava prendendo un colore più scuro. Ana Laura si abbassò goffamente e con cautela, mantenendosi il pancione di ormai sette mesi con un abbraccio mentre con l'altro braccio si appoggiava al mio e dopo essersi sistemata ginocchioni prese la mia grossa cappella tra le labbra prima di farvi scorrere lenta e sinuosa la lingua. Iniziò con dei tocchi leggeri come teneri bacini poi imboccò tutta la cappella e dopo averla fatta uscire completamente insalivata prese a stuzzicarla con delle golose leccate fino a dare al pompino un ritmo regolare, muovendo la testa avanti e indietro imboccando, succhiando e rilasciando il mio cazzo per una bella manciata di minuti. Accompagnai quel sublime lavorio di risucchi e leccate afferrandole i capelli dietro la nuca e spingendo il suo viso contro il mio inguine poi, a quel punto entrambi irresistibilmente vogliosi di scopare, mi scostai ed invitai mia cugina a gattonare fino alla poltrona dove, aiutandola, la feci salire sulle ginocchia e dopo averle massaggiato la fica bagnata di voglia gliela penetrai con un lento ma deciso colpo dell'asta.
Il proposito di partire mi era ovviamente passato di mente, assestavo dei vigorosi colpi con la verga sempre pulsante e mia cugina stando piegata in avanti si lasciava stantuffare in mezzo alle cosce che teneva divaricate, con i gomiti poggiati sul bordo dello schienale della poltrona e le ginocchia piantate sulla seduta; la schiena era paffuta, bianca e tutta macchiata da lentiggini e si inarcava all'altezza dei lombi per il peso del pancione che doveva sostenere e che, in quei frangenti, dondolava per via dei colpi che il mio grosso cazzo le assestava.

Parte VIII
MIA CUGINA INCULATA
Mettimelo nel culo!, sbottò lei ad un certo punto, con la voce bassa e arrochita per l'eccitazione e rotta per i sussulti che il mio cazzo sbattendole fin dentro al ventre le procurava. Continuò per diverse volte, tra un sospiro ed un gemito, a ripetermi l'invito fino a farlo diventare un ordine. Voglio che mi sfondi l'ano! Dai cugino ti prego inculami... Voglio che mi ficchi dentro al culo tutto il tuo bello e grosso cazzone! Su, ti imploro, fammi sentire anche dietro quanto ce l'hai duro... Muoviti, lo voglio!
Sentire la mia cara cuginetta alternare implorazioni a imposizioni, con la voce tremante per il godimento che stava provando, mi diede una bella soddisfazione. La feci penare un altro po' prima di accontentarla; naturalmente non c'era nessun bisogno che lei mi spingesse a scoparla anche nel culo: era stata proprio la vista del suo culo bello grosso e rotondo a procurarmi quel desiderio e quelle erezioni che lei stessa ha notato subito, ricambiando le mie sbirciate vogliose con dei sorrisetti maliziosi e divertiti e muovendo lentamente il bacino all'indietro per far esaltare le chiappe. Prese a farlo ogni volta che ero seduto a tavola o stavo lì attorno, e lei, trovandosi davanti al lavandino della cucina impegnata a sciacquare stoviglie, si sporgeva in avanti con estrema disinvoltura; si sporgeva non in maniera esagerata ma quel tanto che bastava per dare l'idea di offrire quel bel culo; lo agitava con un paio di scatti veloci e quasi impercettibili ma che sapevano tanto di offerta, come di un invito a palparglielo, magari proprio lì, in quel momento, davanti ai suoi bambini che inzuppavano i biscotti nel latte!
Fu dunque con estremo piacere che dopo aver stantuffato a lungo il mio cazzo lo sfilai dalla sua fica bagnato dai suoi umori per infilarglielo finalmente in quel gran bel culo che tante erezioni mi aveva provocato e tanti pensieri osceni mi aveva suggerito in tutti quei giorni, e quelle notti. Prima però scostai il bacino allontanandolo dal suo fondoschiena e mi chinai arrivando a darle una leccata che partì dalle grandi labbra gocciolanti, scorse lenta e golosa lungo il perineo e continuò decisa fino a passare sul buco del culo, lì sostai inumidendo per bene il bordo poi la ritrai nel palato assaporando l'orgasmo di mia cugina che intanto accompagnò quella leccata mugugnando di piacere. Adesso ero pronto per realizzare la fantasia che da giorni mi eccitava da matti, adesso potevo affondare le dita nelle natiche di mia cugina e distanziandole tra loro avere davanti quel buco scuro che fremeva nell'attesa di ricevere il mio cazzo teso al massimo. Mi avvicinai dirigendo la cappella verso l'orifizio e prima di infilarlo il glande lo premetti contro la pelle strusciandolo su e giù lungo il solco tra i glutei, la mia cappella era davvero molto più grossa di quel buco eppure la sua elasticità gli permise di allargarsi e inghiottirla tutta, mi procurò un enorme piacere sentire il cazzo venire accolto e avvolto stretto dalle pareti del retto. La penetrazione avvenne lentamente e agevolmente, mia cugina -sempre ansimando- mi disse che prendeva cazzi nel culo da quando aveva quattordici anni; iniziò grazie ad un amico lì a Rio, un ragazzo mulatto di qualche anno più grande; del gruppo di amici che frequentava assiduamente facevano parte altri quattro giovanotti tra i diciassette e i ventun'anni e nel giro di un paio di settimane anche loro la incularono bellamente.
Venire a sapere quanto fosse porca la cugina che tanta ammirazione mi suscitò da adolescente mi fece provare un moto di rabbiosa eccitazione. E così quando io ed i miei cugini le ronzavamo tutti intorno affascinati dal suo fare sbarazzino e molto più di classe rispetto a noi; e quando provavamo soggezione dovuta alla differenza nel porsi tra lei cresciuta in una tra le più grandi metropoli del mondo e noi, ragazzini di un anonimo paesino del sud Italia, che non osavamo nemmeno fare una battuta o un apprezzamento un po' più ardito temendo una sua reazione irritata, lei, a soli quattordici anni, si era già fatta inculare da tutti i suoi amichetti brasiliani! Riflettere su questa cosa mi caricò ulteriormente e dopo avere stantuffato nel suo bel culo grassoccio fino a sborrarci dentro un fiume di sperma promisi a me stesso che gliela avrei fatta pagare, come una sorta di risarcimento per le esperienze che una puttanella così poteva regalarci ma che il pudore e la soggezione ci impedì di provare a proporle.

Parte IX
CONFIDENZE DI UNA TROIA
Quando ci risistemammo e ci mettemmo al tavolo a berci un caffè Ana Laura mi raccontò di tutte le porcate a cui si prestò da ragazzina in Brasile. Il dover stare a pecorina per il tempo delle scopate nella fica e nel culo le procurò un forte dolore alla schiena per via dell'enorme e pesante pancione che le aveva dondolato pendente tutto il tempo, quindi dovetti aiutarla tirandola su e dopo averle raccolto e fatto infilare la vestaglia la accompagnai al tavolo, riempii due tazze di caffè caldo e mentre lo sorseggiavamo snocciolò con estreme disinvoltura le avventure trasgressive vissute e le perversioni sessuali imparate là negli anni dell'adolescenza. Mi confessò che i primi approcci ci furono quando non aveva ancora compiuto i dieci anni, grazie (disse proprio così) al vecchio patrigno che in diverse occasioni la toccava solleticandole la fessurina tra le cosce e facendole provare degli strani ma piacevoli brividi che le salivano lungo la pancia e la schiena; poi vennero le amicizie della scuola e, tra queste, quella con una sua coetanea, procace in bellezza, intraprendenza e impudenza, che la introdusse in una cerchia di altri ragazzi che oltre a sollazzarcisi la fecero entrare in un giro di filmini a luci rosse realizzati da persone più adulte, e attraverso queste persone venne a conoscenza delle tante depravazioni con cui ci si poteva divertire, e la cara cuginetta in effetti prese a divertirsi davvero un mondo; tanto che non si creò, una volta costretta a stabilirsi in Italia, nessun problema nel mostrare a chi provava un approccio con lei le perversioni delle quali era capace.

Parte X
NUOVO PROGRAMMA
Passai una buona mezzora ad ascoltare mia cugina che molto compiaciuta mi raccontava quanto fosse porca. Mi diede molto fastidio sentirla vantarsi di tutte le sue performance lussuriose e di quanti uomini e donne avesse conquistato rendendoli schiavi suoi e delle sue depravazioni; ma allo stesso tempo le raccontava con trasporto; come a volermi trasmettere la passione per quelle perversioni, invitandomi a metterle in atto con lei e la prospettiva di intrattenermi ancora lì per altri giorni si fece allora un richiamo irresistibile, ora che mi fu rivelato in pieno quanto fosse infoiata e troia questa mia cuginetta. Così svuotai nuovamente il borsone e quando zia Adelina rientrò le dissi che al lavoro era stato tutto sistemato e che quindi potevo restare qualche altro giorno, e lei reagì con sollievo all'idea di non dover fare da sola il viaggio a scendere.
La situazione ''climatica'' che regnava in quella casa non cambiò affatto: il marito di mia cugina non smise di manifestare fastidio per la presenza della suocera, in più prese a mostrarsi insofferente anche alla mia, le sue velenose allusioni alla relazione sessuale con sua moglie si fecero sempre più dirette e pesanti, ma adesso invece che imbarazzarmi e ferirmi non facevano che riempirmi di compiacimento e soddisfazione, dandomi ancora più gusto nel fottermi Ana Laura.

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