i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Caro lettore e o cara lettrice, innanzitutto spero che il racconto che stai per leggere sarà di tuo godimento e ti prego di inviare alla mia e-mail perseoercole17@yahoo.it i tuoi commenti, critiche e opinioni, sia positive che negative, in modo da aiutarmi a migliorare sempre più la qualità dei miei scritti.
Ci tengo a ricordare, inoltre, che tutto ciò che è riportato nel racconto è un fatto realmente accaduto e non frutto della mia immaginazione. Lascio comunque ed ovviamente la scelta al lettore di crederci o meno, dato che questo è un sito di racconti e di conseguenza, egli è sovrano.

Ciò che mi accingo a scrivere è lo svolgersi di quella che è stata, senz'ombra di dubbio, l'esperienza più bella ed emozionante della mia vita, almeno per quanto riguarda un ambito puramente carnale.
Erano gli anni della mia adolescenza, i migliori. Il proprio corpo è al massimo della forma fisica e nella mente di ragazzi e ragazze vi è soltanto una cosa: il sesso. Avevo un fisico alto e muscoloso, come quello di un atleta olimpionico (ho sempre denigrato la palestra), con arti snelli e flessibili. Avevo anche un bel viso, abbastanza abbronzato, denti bianchi, occhi di un verde scuro molto intenso e lunghi capelli castano scuro. Tipica bellezza mediterranea.
Frequentavo la terza del liceo scientifico della mia città. Non ero mai stato uno studente con voti molto alti, ma mi mantenevo stabilmente su una media più che decente e quindi mi stavo godendo le ultime rilassate settimane di scuola.
Solitamente, durante l'anno, non frequento molte persone a causa degli impegni scolastici e sportivi, ma ultimamente ero diventato molto amico di una mia compagna di classe, Andrea, ripetente, che mi aveva presentato ai suoi amici della classe superiore con cui aveva passato le lezioni degli anni precedenti.
Andrea non era brutta; aveva un bel viso e occhi luminosi, ma fisicamente non era granché attraente e io le ero oramai abbastanza affezionato, di conseguenza non la osservavo da un punto di vista sessuale. Le sue amiche, cui mi aveva presentato, al contrario, erano molto più degne di nota. O al meno, lo erano loro tre: Sara, Licia e Veronica.
Ricordo le pausette tra una lezione e l'altra passate con gli amici a lamentarci di quanto fosse ingiusto che nella nostra classe “ci fosse così poca figa tanto quanta ce né nell'altra classe”. Le tre ragazze infatti, erano considerate tra le più belle della scuola (tralasciando il fatto che in un liceo scientifico non vi si trovano moltissime ragazze come in un liceo linguistico).
Si può immaginare, quindi, quanto fossi soddisfatto di essermi avvicinato a loro e quanto fossero invidiosi i miei amici vedendomi uscire con quelle tre dee.
Sara aveva un viso elegante, con guance piene che però lasciavano il suo volto nobile e sottile, occhi scuri e profondi che venivano risaltati dai lunghi capelli neri e mossi che le arrivavano alle spalle, accarezzandogliele dolcemente.
La sua bocca era larga, con carnose labbra rosse che facevano risaltare ancora di più il suo nasino all'insù, per il quale io e buona parte dei ragazzi impazzivamo.
Aveva un seno piccolo, una seconda probabilmente, ma che sul suo corpo magro risaltava e le donava una silhouette molto attraente. Aveva un'altezza media per una giovane donna come lei, intorno al metro e settanta. Era solita indossare vestiti tipici delle adolescenti, con comode magliette di cotone leggero e leggings molto aderenti che le mettevano in risalto il bellissimo fondo schiena, alto e pieno e bello sodo, il quale poggiava su due gambe, non snellissime ma con un po' di quella carne che piace. Sara aveva un carattere molto simpatico e gioviale, ed era colei a cui mi sentivo più vicino come amico.
Licia, molto affezionata a Sara, era invece il suo contrario, sempre con la battuta spudorata e cinica pronta. Più alta, almeno un metro e settantacinque, lunghi e capelli biondi, chiari come il sole, che le arrivavano fino a metà schiena. Non possedeva un volto aggraziato come quello dell'amica, ma era comunque molto carina, con per di più una spruzzata di lentiggini intorno agli occhi di un azzurro profondo, contornati da un eyeliner nero, che incantavano chiunque li guardasse. Licia giocava a pallavolo e di conseguenza aveva un fisico degno di quello sport: gambe lunghe ed affusolate che terminavano in un sedere scolpito, solitamente avvolto in corte minigonne che non scendevano mai sotto la metà della coscia. Come Sara invece, non aveva un seno molto grande, ma faceva comunque la sua bella figura con le magliette semi scollate, giocando sul vedo-non vedo. La sua carnagione bianca la faceva apparire come una modella, con un sguardo di un azzurro così intenso da mettere quasi a disagio.
Pur essendo le due ragazze molto belle, accanto a Veronica quasi scomparivano. Anche lei era molto alta, più di Licia e quasi quanto me (un metro e ottantacinque). Il viso era molto luminoso, con zigomi alti e ben pronunciati che incorniciavano una grande bocca dotata di grandi labbra rosso chiaro, che si aprivano spesso in un sorriso a mostrare la dentatura perfetta. Aveva inoltre una folta chioma di capelli castano chiaro, con alcune ciocche quasi bionde. Sotto i grandi occhi marrone chiaro da cerbiatta vi era un naso sottile e ben modellato, che dava al volto un'aria da furbetta sbarazzina. Le sue origini iberiche le conferivano una pelle liscia come quella di una pesca e più scura rispetto a quella delle altre due, che la faceva apparire sempre più abbronzata. Se Licia era una modella, lei era una dea greca. Aveva un fisico da nuotatrice: snella e soda, con gambe lunghe due metri ed un culo incredibile, il seno più grande che avessi visto, una terza abbondante, come minimo. Tutte le sue curve sensuali che non avevano niente da invidiare ad una donna adulta erano messe in risalto da jeans aderenti che incorniciavano perfettamente il suo didietro e magliette elastiche con scollature vertiginose, talmente strette che spesso le tette rischiavano di strabordare di fuori. Camminava come un vera diva, ondeggiando sui proprio passi, ogni volta che la si vedeva avvicinare si rimaneva impietriti davanti a tanta leggiadra e grazia.
Veronica era quella più staccata dal gruppo delle quattro amiche, non perché non si volessero bene ma perché Veronica preferiva sperimentare esperienze con nuove persone e vedere nuovi posti, e non veniva limitata dai legami emotivi che aveva con le amiche.
Si può solo immaginare l'effetto che le tre ragazze, o per meglio dire donne, dato che il termine “ragazze” è riduttivo, facevano su tutti coloro che si trovavano nelle loro vicinanze. Si diceva addirittura che ci fosse stato un susseguirsi di professori che si erano offerti di... diciamo “alzare la media dei voti” di una ragazza, piuttosto che un'altra, in cambio di un piccolo “favore”. Sul fatto che qualcuna avesse accettato però, vi erano solo voci e speculazioni, basate principalmente sullo strano caso della media di fisica di Veronica che alla fine della terza si era alzata dal quattro al sette il giorno prima degli scrutini finali.

Tornando alla storia principale, era un degli ultimi giorni di scuola: si fa più caldo, l'aria è profumata di centinaia di fiori e tutti sono più tranquilli. Come ogni anno, il mio liceo aveva organizzato l'attività di “porte aperte”, durante la quale le normali lezioni vengono sospese e gli studenti si organizzano in vari gruppi che presentano o offrono servizi che vengono mostrati a chiunque abbia voglia di entrare nella scuola, solitamente genitori o parenti. Come sempre inoltre, vi erano vari banchetti sparsi per i corridoi, presidiati da due o tre studenti ciascuno, che avevano offrivano cibo e bevande in cambio di pochi spiccioli, in modo da raggruppare un poco di denaro per i più svariati motivi. Tra questi vi era il banco, per ciò che più avanti si rivelò per me un'incredibile coincidenza fortuita, proprio di Sara, Licia e Veronica.
La giornata passò lentamente ed in modo noioso, col caldo di fine maggio che affannava le masse di ragazzi e studenti che si riversavano per i corridoi. Io passai la maggior parte del mio tempo passeggiando tra le varie classi, senza una metà precisa, limitandomi a chiacchierare con varie persone che conoscevo. Ogni tanto tendevo a farmi vedere allo stand delle tre ragazze che affollavano i miei pensieri, parlavamo e ridevamo un po' e poi tornavo al mio vagare, mantenendo però fissi gli stessi pensieri.
Verso le cinque di pomeriggio la situazione si fece più leggera: il brusio della folla stava velocemente fluendo verso le uscite dell'edificio, con l'eccezione solo di qualche gruppetto di famiglie che si attardava a discutere con professori o conoscenti. Era quindi il momento di mettere in ordine tutto ciò che era stato improvvisato per quella giornata. Ovviamente io andai al bancone in cui avevo passato più tempo quel giorno.
Le trovai lì, si erano vestite tutt'e tre in modo molto simile, con delle sorte di divise, come per dare un'impressione di una sorta di professionalità che però non traspariva un granché. Portavano shorts di jeans corti, quasi inguinali, Veronica e Sara li avevano bianchi, mentre Licia li aveva in tessuto aderente e nero. Sulla parte superiore del corpo indossavano delle magliette senza maniche, Sara bianca, Licia arancione, con tre bottoncini sulla scollatura, di cui due sbottonati e Veronica una maglietta di pizzo, con un profondo taglio a V, che definire vertiginoso per quella scollatura sarebbe dire poco. Sarà ormai chiaro nella mente del/a lettore/trice quanto risaltassero i corpi e le forme delle tre ragazze, e anche quale fosse la mia impressione.
Veronica stava consegnando una delle poche fette di torta rimaste all'ultimo cliente, un semplice uomo sulla quarantina con nessuna peculiare caratteristica fisica, sicuramente un padre di qualche alunno, che più che per la torta sembrava avere un enorme interesse per la fessura tra i due seni che, quando la ragazza si allungava sul tavolo per consegnare i dolci, balzava così facilmente allo sguardo di chiunque. Quando si voltò per mettere i soldi ricevuti nella cassa mi vide e mi salutò sorridendomi “Ciao Ale! Vieni qua”. Un sorriso che, come sempre, smosse i miei ormoni adolescenziali, facendomi subito diventare di umore migliore. A chi non succederebbe vedendo quella dentatura bianchissima, quelle labbra rosse e quegli occhi luccicanti?
A quel punto si accorsero di me anche le altre due che mi salutarono allo stesso modo, ottenendo lo stesso invisibile effetto interno. Mi avvicinai al bancone chiedendo se potevo aiutare a mettere a posto le varie cose.
“Certo” rispose Licia ironicamente “ma sei sicuro che questo non sia un lavoro troppo da donne? Non dovrebbe essere adatto ad un maschiaccio duro e puro come te!”
“Sì, forse hai ragione” ribattei, stando allo scherzo “in effetti dovrei starmene di là a guardare la partita sul divano, un'attività molto più consona al mio sesso, sì” ridendo, cominciai a raccogliere i piatti di plastica.
In quattro ci mettemmo solo pochi minuti a sistemare il tutto e a buttare le immondizie. La scuola era ormai deserta, gli insegnanti e perfino i bidelli erano andati a casa. Soltanto il custode era ancora presente, come indicava il suono della radiolina che veniva dal suo ufficio, un piano più sopra, in cui era praticamente sempre chiuso.
Non era la prima volta che mi capitava di rimanere praticamente solo a scuola, succedeva spesso alla fine di giornate del genere. Ci sedemmo sui divanetti dell'aula professori, ovviamente deserta. Vi era un largo e comodo divano per tre persone ed una poltrona comoda per una, entrambe in feltro rosso. Sara si sedette con la schiena appoggiata sul morbido bracciolo e fece stendere Licia fra le sue belle gambe, in modo che si potesse appoggiare sul suo ventre. Io mi sedetti sulla poltrona rimasta, stravaccato, e Veronica non si fece problemi a sedersi sulle mie gambe, appoggiandosi sul mio petto. Respirai così l'odore dei suoi lunghi capelli castani, un odore morbido e riposante, che sapeva d'estate. Percepii il suo formoso e sodo sedere sul mio membro e mi morsi i denti per non farlo evolvere in un'erezione spropositata. Conoscendo le mie misure sapevo che non sarebbe passata inosservata
Passammo un po' di tempo a parlare del più o del meno, dalla scuola alla vita privata e poi di nuovo alla scuola, lamentandoci di quanto fossero pesanti le ultime settimane scolastiche. Le tre ragazze erano in quinta, gli esami di maturità erano alle porte per loro, di conseguenza dovevano ripetere una mole di argomenti enorme, e non avevano mai un attimo di relax. Lentamente cominciammo a parlare di argomenti sempre meno impegnativi, tirando fuori spunti di conversazioni a ruota libera, quasi nessuno ascoltava più cosa diceva l'altro, saltavamo di palo in frasca ridendo e scherzando. Io in realtà non riuscivo a rilassarmi più di tanto, anzi, ero un bel po' sotto pressione perché dovevo far attenzione a non lasciarmi andare troppo, non volevo nemmeno immaginare cosa sarebbe successo se Veronica si fosse accorta della mia... reazione. Lei, da parte sua, non era certo di aiuto, teneva il busto appoggiato al mio petto e dondolava le gambe, movimenti che si ripercuotevano di conseguenza fino al mio pene, che veniva continuamente massaggiato e cullato da quel culo che, se fosse stato di marmo, sarebbe stato senza alcun dubbio considerato come un capolavoro scultoreo al pari del Bernini.
Note finali:
Arriveranno presto le continuazioni del racconto!
Segnalatemi tutte le critiche (o non) all'e-mail perseoercole17@yahoo.it