i racconti di Milu
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Scesi dal treno sotto una fitta pioggia, maledicendo me stessa per non aver deciso di mettere un ombrello nello zaino. Il manto delle nuvole nascondeva all'occhio l'ultimo spiraglio di Sole ormai tramontato quasi completamente, e il vento sferzava i miei vestiti bagnati. Mi incamminai di buon passo verso un ostello di cui mi ero segnata l'indirizzo mentre arrivavo in stazione, pensando che anche senza prenotazione sarei riuscita a trovare un posto dove trascorrere la notte. La strada bagnata rendeva impossibile correre, quindi mi rassegnai presto all'idea di arrivare completamente inzuppata. Bussai alla porta e il proprietario mi accolse calorosamente, parlandomi in un inglese reso difficile dal pesante accento. Poco importava, ero finalmente al riparo dalla pioggia e il tepore dell'atrio mi restituiva gradualmente il mio buonumore lavato via dall'acqua gelida.
Scherzammo insieme sul fatto che avrebbe dovuto di nuovo lavare il pavimento, mentre con una penna scorreva l'elenco delle camere. Non ce n'erano di vuote. Del resto me lo aspettavo, non sarebbe stato di certo un problema. Alla fine mi consegnò la chiave di una doppia. Per qualche motivo pensò che sarei stata turbata dalla compagnia maschile, per cui mi informò che la mia compagna di stanza si chiamava Lara. Sorrisi, lasciando il mio documento sul bancone e avviandomi verso la stanza, al secondo piano, per posare i miei pochi bagagli, asciugarmi e cambiarmi. Bussai piano alla porta prima di inserire la chiave. La stanza in penombra ospitava un solo letto, matrimoniale. Non sarebbe stato un problema, ma pensai che il proprietario avrebbe dovuto almeno informarmi. Lara, seduta sul letto, mi sorrise con calore e alzandosi in piedi si presentò e mi invitò ad accomodarmi. Aveva lunghi capelli biondi e profondi occhi castani. Mi superava in altezza di almeno venti centimetri; del resto ci sono abituata, essendo abbastanza minuta. Labbra sottili, viso armonioso e leggermente appuntito: provai istintivamente un filo di invidia verso di lei. I suoi vestiti, affatto provocanti, nascondevano un corpo contemporaneamente snello e dalle forme generose.
"Io sono Patrizia, sono appena arrivata e mi hanno..."
Mi interruppe allegramente.
"Dai, parleremo più tardi, se non ti cambi ti beccherai un raffreddore!"
Ridemmo insieme e pensai che aveva ragione. Mi infilai rapidamente sotto la doccia, lasciando che l'acqua bollente coccolasse il mio corpo tremante. Ne uscii rigenerata. Dopo un colpo di phon ai capelli ed essermi rivestita, uscii dal bagno. Era seduta nello stesso posto in cui la avevo trovata, e digitava pigramente sullo schermo del suo smartphone.
"Non c'è un attimo di riposo nemmeno in vacanza!"
Come me, scoprii, era là per visitare la città e soprattutto la Torre. Conoscendola appena, mi resi conto di trovarla molto simpatica, così le proposi di prenderci qualcosa da bere insieme dopo aver cenato. Accettò con gioia, e pensai che almeno avrei avuto qualcuno con cui scambiare due chiacchiere in quella notte da lupi.
La pioggia rendeva impossibile lasciare l'ostello, così ci accomodammo al bancone e ordinammo uno shot.
"Per scaldarci un po'", commentò lei ammiccando al proprietario.
La serata trascorse fin troppo velocemente. Avevamo un'intesa che raramente avevo provato, perfino con le mie amiche più strette. Non mi sentivo minimamente a disagio a parlare di questioni abbastanza personali con Lara, una perfetta sconosciuta. Probabilmente era anche l'effetto dell'alcol, visto che altri shot avevano seguito il primo. Nonostante la bufera fuori dalle finestre, ridevamo e scherzavamo insieme come vecchie compagne di scuola che non si vedono da troppo tempo. Quando il bar chiuse lentamente risalimmo le scale. Entrambe sentimmo gli effetti di ciò che avevamo bevuto, limitati però ad un'allegria eccessiva. Non eravamo affatto ubriache, solamente felici. Arrivate in camera scherzammo entrambe sul fatto di essere solite dormire nude. Io mi sfilai velocemente i vestiti e non mi preoccupai vedendo i suoi occhi indugiare sul mio corpo. Un lieve rossore le dipinse gli zigomi.
"Io sono un po' più timida... Non ti dispiace se spengo la luce prima di spogliarmi, vero?"
Non c'era motivo per cui dovessi essere dispiaciuta. Mi infilai sotto le lenzuola e lei schiacciò l'interruttore. Sentii il fruscio dei suoi vestiti che scivolavano a terra, poi il letto muoversi quando lei si sdraiò accanto a me. Pensai che sarei stata curiosa di vedere il suo seno, che fino a qualche minuto prima gonfiava il top che lei indossava. Mi voltai verso la parete e fu più o meno allora che accadde. Muovendomi, sfiorai il suo corpo e sentii qualcosa di inconfondibile. La mia mente era confusa, anche per via dell'alcol, eppure non avevo nessun dubbio: quello che avevo sentito era un membro maschile. Un cazzo. Un signor cazzo, a giudicare dalle dimensioni della cappella che aveva sfiorato le mie natiche. Eretto, duro, gonfio di desiderio. La sentii sobbalzare per la sorpresa e l'imbarazzo.
"Patrizia, io... Io... Scusami."
Ecco perchè aveva spento la luce. Voleva tenermi nascosto quel dono. La avrei giudicata male, pensava? No, no. Niente di più lontano dalla realtà.
"Lara, non c'è niente di cui scusarti."
"Io pensavo che..."
"Che?"
"Non lo so, non è facile... Cerca di capirmi"
"Vuoi sapere cosa penso io, invece?"
"Che cosa?"
Non risposi. Invece, iniziai a strusciarmi su quel cazzo enorme e durissimo, eccitato almeno quanto lo ero io.
Gemette. Mi voltai, lo presi in mano. Era davvero enorme, riuscivo a masturbarlo solamente usando entrambe le mani. Se prima ero bagnata per la pioggia, ora lo ero per la voglia. Se ero arrivata in quell'ostello per vedere la Torre, adesso era un'altra la torre che volevo. Una torre di carne pulsante. Una torre che volevo cavalcare, baciare, succhiare, che volevo dentro di me in tutti i miei buchi. Tolsi rapidamente il lenzuolo e la feci sdraiare sulla schiena. Se la luce fosse stata accesa, mi avrebbe visto scendere piano con la testa verso il suo pube. Avrebbe visto i miei occhi incendiarsi mentre facevo scorrere piano la lingua dalle palle fino alla cappella, prima di prenderne in bocca soltanto la punta. Non sarei riuscita a spompinarla come avrei voluto, la mia bocca non era abbastanza grande. Dopo pochissimo non resistetti più e mi sedetti su di lei. Sentii il suo cazzo entrare dentro di me, mentre la mia fica, bagnatissima, si allargava come mai prima per riuscire ad accoglierlo. Saltai, saltai, saltai. Gridavo di piacere ed eccitazione. Cambiammo più volte posizione, si mise sopra di me e mi sfondò mentre tenevo ben larghe le gambe per sentirlo fino in fondo, sentii la sua lingua entrarmi dentro in un 69 che non scorderò mai, finchè dopo qualche minuto a pecora, mi spostai in avanti. Lo presi in mano, spostandolo leggermente in alto. Non ero mai stata inculata da niente di così grosso. Lara spinse piano, dilatandomi dolorosamente il buco. Fin troppo piano. Iniziai a muovermi sempre più velocemente, mentre con una mano mi masturbavo furiosamente. Venni. Una, due, tre, quattro, non so quante volte. Era un'estasi mai provata. La sentii rallentare, pensai che forse anche lei stava per venire, ed era proprio quello che volevo. Accelerai di nuovo, gridando porcate e penetrandomi con le dita.
"Inculami più forte", "sborrami dentro", "dimmi che sono una puttana". Non ricordo cos'altro dissi. Ricordo che però cambiai idea. Non appena sentii il suo cazzo pulsare per l'orgasmo, lo sfilai e la feci sborrare con una sega. Gridò, mentre una doccia di sperma finiva ovunque sul mio corpo. Viso, seno, pancia, perfino sui capelli. Era una fontana che non finiva mai, e mentre sborrava di nuovo venni anch'io. Urlammo insieme, dopodichè lei crollò vicino a me e ci abbracciammo forte, baciandoci teneramente, mentre sentivamo quella venuta fantastica appiccarsi ai nostri corpi. Ci addormentammo abbracciate. Quando mi svegliai, Lara se n'era già andata. Trovai un bigliettino con disegnato uno smile sorridente e sorrisi anch'io. Prima che me ne accorgessi, le mie mani erano di nuovo tra le mie gambe e la lingua puliva dalle mie labbra ciò che ancora era rimasto, mentre sottovoce sussurravo il suo nome e mi perdevo nell'ennesimo orgasmo.