i racconti di Milu
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Indice
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Erano gli anni in cui non c'era la tv satellitare e i film si noleggiavano in videocassetta, l'ultimo anno delle superiori in cui io e Marco eravamo appena maggiorenni e ci si sentivamo fichi perché andavamo a scuola con la macchina. In realtà ad avere la macchina era lui, io non avevo ancora preso la patente ma facevamo la strada assieme e dividevamo la benzina, sempre meglio che alzarsi alle 6 per prendere il pullman.
Eravamo proprio appena tornati da scuola, i suoi non c'erano perché lavoravano e lui mi aveva invitato a mangiare una pasta asciutta assieme, poi al pomeriggio avremmo studiato un po' per la maturità fra un video su mtv e una partita a videogame.
Mentre eravamo sul divano del suo salotto a guardare mtv c'era una canzone nel video della quale cantava una ragazza dai lineamenti orientali, era molto bella e lui non faceva che ripetere quanto gli piacesse, sinceramente piaceva anche a me e di li a poco ci siamo trovati a fantasticare su cosa avremmo fatto nell'improbabile occasione che ce la fossimo ritrovata nel letto.
Nessuno di noi due aveva ancora assaggiato la figa, quello che sapevamo veniva dell'immaginazione e dai giornaletti porno che all'epoca erano molto rari e quando c'erano erano vecchi, scoloriti e particolarmente appiccicosi. Lui ha cominciato a dire che gliel'avrebbe messo nel culo e io gli rispondevo: “ma scusa, hai la figa li a pochi centimetri e glielo metti nel culo?” e lui: “beh, se mi faccio una sega pensando al culo ho un'idea più reale di cosa si prova”.
Io gli ho risposto: “perché scusa? Tu hai mai provato a metterlo nel culo a qualcuno?”
E lui: “no ma il culo ce l'ho anch'io, so com'è fatto”
“Ma che c'entra?” dico io, “mica te lo sei messo nel culo da solo, che ne sai?”
E lui: “beh vuoi dirmi che tu non hai mai provato a infilarti un dito per sentire com'è?”.
Dopo aver negato un po' di volte alle sue insistenti richieste di dire la verità ho ammesso che si, avevo provato anch'io a infilarmi un dito nel culo ma che più che per sentire com'è l'avevo fatto per sentire se davvero fa male come dicono e se è così spiacevole.
L'atmosfera è cambiata ed abbiamo iniziato a confidarci, a raccontarci le cose più intime fra cui i nostri pensieri mentre ci segavamo. La cosa che ci ha sconvolti è che lui spesso si segava pensando di incularmi e io mi segavo pensando di essere inculato da lui.
“Dai facciamo un patto”, mi dice lui: “se mai uno di noi due deciderà di provare un'esperienza reale con un maschio lo chiederà all'altro e resterà il nostro segreto”.
Io ho accettato e gli ho stretto la mano per suggellare l'accordo, abbiamo continuato per un po' a guardare la TV in silenzio ma ogni uno di noi due sapeva benissimo a cosa pensava l'altro.
A un certo punto io ho rotto il silenzio dicendo: “e se giocassimo un po'? Senza arrivare fino in fondo, dico, qualche strofinata, qualche toccatina, che ne pensi?”.
Mentre ancora lo dicevo lui era già in mutande ed anch'io mi sono spogliato rimanendo solo con gli slip. I nostri cazzi erano già duri e io mi sono seduto in braccio a lui strofinando il culo contro il suo cazzo che sembrava di marmo, a un certo punto lui se lo è afferrato con una mano e sempre facendolo stare nelle mutande lo ha allontanato dal pube invitandomi a sedermici sopra, io ho fatto in modo che la sua punta arrivasse a premere proprio contro il mio buco e ad impedire la penetrazione c'erano solo le sue mutande e le mie.
Siamo rimasti li un bel po', a giocare con me che mi strofinavo sul suo cazzo premendo come se volessi impalarmici sopra prendendo dentro tutta la stoffa dei nostri slip, poi ho iniziato a sentire che qualcosa inumidiva la stoffa delle mutande e il mio buco del culo.
“Cazzo, sono venuto!” mi dice lui.
“No, mi hai sborrato sul culo?”
“Non volevo, non sono riuscito a controllarmi, scusa”.
Lui era visibilmente imbarazzato e lo ero anch'io, che inoltre mi sentivo sporco e violato in qualcosa per cui non ero pronto, non avevo ancora scopato una ragazza e già della sborra di un altro aveva bagnato il mio culo.
Lui si è alzato ed è andato in bagno a pulirsi, nel frattempo io mi sono rivestito e con il culo tutto bagnato sono uscito senza dirgli niente e sono andato a casa, avevo bisogno di farmi una doccia, mi sentivo sporco.
Ci ho pensato tutto il giorno e come se non bastasse per tutta la notte non ho fatto che sognare lui che mi prendeva con la forza sul divano di casa sua.
La mattina successiva è passato a prendermi a casa per andare a scuola, salgo in macchina e lui mi saluta come se niente fosse, per tutto il viaggio nessuno dei due dice una parola e nemmeno in classe ci parliamo, mi accorgo che ogni volta che mi alzo in piedi o gli passo davanti lui mi guarda il culo e so benissimo a cosa sta pensando (e anch'io ci sto pensando).
Le lezioni finiscono, risaliamo in macchina per tornare a casa e quando siamo quasi arrivati gli dico: “pranziamo assieme anche oggi?”.
Lui: “non sei arrabbiato con me?”
Io: “non potremo mica rimanere arrabbiati per sempre” e gli sorrido.
Lui ricambia il sorriso e mi dice: “però questa volta se ci mettiamo a giocare le mutande te le tolgo, così non te le sporco” e io: “dubito che accada di nuovo, non ti illudere”.
Siamo in cucina che apparecchiamo e prepariamo pasta e sugo e ogni scusa è buona per incrociarmi nei punti più stretti e strofinare la sua patta contro di me, io vorrei che mi prendesse e mi inculasse senza pietà, la voglia di provare è tanta, poi penso che potrei prenderglielo in mano oppure in bocca, o ancora abbassarmi i pantaloni e le mutande, mostrargli il culo e vedere cosa fa, i pensieri di ieri e i sogni di questa notte mi hanno fatto venire un sacco di voglie.
Così a un bel momento cerco io una scusa per incrociarlo in un passaggio stretto della cucina e strofinare il culo sulla sua patta, quando accade non mi sposto, mi fermo li e gli sculetto davanti, lui mi afferra per i fianchi e iniziamo a simulare un coito con ancora i vestiti addosso.
Allungo la mano al fornello e spengo il gas, poi gli dico che abbiamo di meglio da fare che mangiare la pasta e lui sempre tenendomi per i fianchi mi spinge nella sua camera e mi butta a pancia in giù sul letto.
Mi sale sopra e continua la simulazione del coito, io inarco il sedere indietro per fargli capire che mi offro volentieri poi lui mi dice: “se continuiamo con i vestiti addosso ci sporcheremo tutti come ieri”, così ci togliamo pantaloni e mutande e rimaniamo solo con le magliette.
Mi allargo le natiche, sempre stando a pancia in giù sul letto e mi raccomando di appoggiarlo e basta, lui sale sopra e guida il suo cazzo con la mano fino ad appoggiare la cappella al mio buco, è tutta umida, preme, vuole entrare insistentemente e io continuo a dire di no, si sta palesemente masturbando strofinando la cappella fra le mie natiche e premendola contro il mio buco, a un certo punto sento che il ritmo aumenta e lui inizia ad ansimare, “non vorrai mica venirmi addosso?” gli dico, ma lui non sembra nemmeno sentirmi, continua a strofinare e spingere con più forza finché sento che la sua sborrata calda mi bagna il buco e mi cola giù fino ai coglioni, in quel mentre il mio culo e la sua cappella sono particolarmente lubrificati e in uno dei colpi che mi sta dando lui entra, io sento un dolore lancinante e urlo, lui mi mette la mano sulla bocca e mi dice: “taci, mia zia di sotto altrimenti ci sente”, è dentro, a me sembra un metro, lui dice che è solo la punta, gli chiedo di toglierlo e invece lui mi da un altro colpo secco e capisco che aveva ragione, prima era dentro solo la punta.
“Sei appena venuto, possibile che non ti si ammosci?” gli dico, e lui: “ma non sono venuto del tutto, era una schizzata così, senza controllo ma ne ho ancora”.
Gli chiedo di tirarlo fuori promettendogli una sega, non mi sento ancora pronto ad arrivare fin qua, ma lui prende a muoversi dentro di me a ritmo sostenuto e il dolore di prima adesso è piacere.
Rimane li a sbattermi per un'altra decina di minuti poi sento un brivido lungo la schiena e una sensazione sconvolgente che non saprei descrivere, il mio cazzo spruzza sul suo letto senza che ne io ne lui lo meniamo, è chiaramente un orgasmo ma molto più intenso e lungo di quelli che si provano con le seghe, all'epoca non sapevo della stimolazione della prostata ma dopo quell'orgasmo, che non sono più riuscito a raggiungere per molto tempo, ho voluto rifarlo praticamente tutti i giorni.
Sono li sul letto, inerme, incapace di ogni reazione ancora sconvolto dall'orgasmo che ho appena avuto, non men e frega niente se gli ho sporcato le lenzuola, se ho urlato e sua zia potrebbe aversi sentito, niente di niente, lui intanto è ancora sopra di me col cazzo dentro che mi scopa e aspetta di venire, finché a un certo punto sento il liquido caldo che mi invade dentro, lui ansima e il ritmo dei colpi cambia, siamo li sul letto tutti e due stanchi e privi di forze, io col culo rotto e pieno del suo sperma, rotoliamo su un fianco e lui mi abbraccia da dietro mentre il suo cazzo è ancora dentro di me, ma lo sento che si sta ammosciando.
Pian piano si rimpicciolisce e il mio culo lo sputa letteralmente fuori, stiamo li un po' poi ci alziamo stando attenti a non sporcare in giro e andiamo in bagno a pulirci.
Io vorrei sedermi sul water per scaricare tutto ma mi vergogno davanti a lui, così mi tengo tutto dentro e solo una volta tornato a casa mi siedo sulla tazza e lascio andare tutto, guardo giù e vedo nell'acqua le striature del suo sperma misto a qualche goccia di sangue; cazzo! Sangue! Mi spavento e decido che non lo farò mai più rimanendo fermo su quell'idea fino al giorno dopo, quando mi invita nuovamente a pranzare da lui e lo facciamo di nuovo, questa volta però per lubrificarci abbiamo usato il burro, l'avevamo visto fare nel film “ultimo tango a Parigi” ed effettivamente ancora oggi secondo me è il miglior lubrificante che si possa trovare in giro.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it