i racconti di Milu
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Elena guardò per l'ennesima volta il telefonino, sia per vedere se ci fosse qualche messaggio, sia per controllare l'ora.

Monica era mezz'ora in ritardo, e lei era da dieci minuti che l'aspettava in strada.

Ad  averlo saputo prima, avrebbe potuto cenare con maggiore calma, anziché ridursi a sbocconcellare un panino mentre si stirava capelli e si truccava. 

 La faceva arrabbiare soprattutto il fatto che lei non usciva mai e le poche volte che le capitava l'occasione odiava aspettare.

La bimba - che proprio un mese prima aveva compiuto cinque anni - le aveva a lungo  precluso la possibilità di divertirsi la sera, e anche adesso questa uscita estemporanea era stata resa possibile solo dal fatto che suo marito era andato in pensione tre mesi prima e in quei giorni aveva deciso di andare con la bimba al mare.

Elena cercò di ricordare quando fosse stata la volta precedente che era uscita, e concluse che era stato quasi un anno prima, quando aveva compiuto trentadue anni. 

Provò a chiamare Monica, ma il telefono squillò a vuoto fino a quando non si innescò la segreteria telefonica. Probabilmente era in auto con il telefonino nella borsa e la radio accesa.

Una Panda grigia mise la freccia e puntò verso di lei 

Era l'auto di Monica? Non lo sapeva, ma Elena si augurò di sì.

Scese dal marciapiede e si avviò verso l'auto, la quale nel frattempo stava abbassando il finestrino.

Forse Monica voleva dirle qualcosa.

Si affacciò e vide che alla guida non c'era la sua amica, ma un uomo di circa sessant'anni .

"Quanto?", le chiese questo.

"Quanto cosa?", rispose lei.

"Quanto vuoi?", chiarì lui. 

Ci mise qualche secondo a rendersi conto dell'equivoco. Diventò rossa e si allontanò subito dall'auto, come se scottasse.

"Ma come ti permetti? Per chi mi hai presa?", sbraitò.

L'uomo non rispose neppure, ingranò la marcia e si allontanò.

Dal finestrino ancora aperto Elena lo sentì bofonchiare: "Si vestono come delle zoccole e poi si lamentano pure....".

Vestita come una zoccola?

Elena si guardò.

E' vero, aveva un vestito corto che le lasciava le gambe e la schiena scoperta, ma era estate e faceva caldo.

Poi era un modello di Trussardi, improbabile che una prostituta se lo sarebbe potuto permettere.

Andasse a cagare, lui e le sue zoccole.

Un'altra auto rallentò, ma questa non poteva sicuramente essere quella di Monica, visto che era una Mercedes.

Il mezzo passò lentamente accanto ad Elena e l'uomo alla guida si girò a guardarla.

Era un ragazzo di circa trent'anni, il fisico di chi ama frequentare le palestre e una barba corta molto curata. Forse anche occhi azzurri, per quanto le fosse concesso cogliere con una scarsa illuminazione.

L'auto superò Elena e proseguì oltre.

Ecco, quest'ultimo non era per nulla male, mica quello di prima!

Il pensiero della donna non potè che andare ad Alfredo, suo marito.

Si erano conosciuti una decina di anni prima, quando lui era in servizio per l'esercito come top gun e il suo allenamento non rendeva visibili i vent'anni che passavano tra loro.

Si erano sposati dopo un paio di anni e subito dopo lui aveva chiesto trasferimento per essere più vicino a lei, accettando anche un demansionamento.

Lei aveva incoraggiato entrambe le cose: preferiva vivere con lui e non era dispiaciuta di saperlo dietro ad una scrivania piuttosto che su un aereo che sfrecciava oltre la velocità del suono.

Inevitabilmente il passare degli anni e il calo dell'attività fisica avevano però impietosamente enfatizzato la differenza di età che c'era tra loro, e ora suo marito era un cinquantacinquenne con la pancia  e gli occhiali bifocali.

Elena sentì il telefono vibrare nella mano. Era un messaggio di Monica.

"Scusami, mi è capitato un casino!".

Rispose digitando rapidamente.

"Cosa significa? non vieni più?".

Sentì il bisogno di una sigaretta, anche se non fumava più da quando era nata sua figlia.

"Samuele sta vomitando da un'ora, non so cosa fare".

Era il figlio di Monica, coetaneo di quella di Elena.

Un'auto accostò ancora al marciapiede. Era la Mercedes di poco prima.

Si abbassò il finestrino e l'uomo si rivolse ad Elena.

"Scusa, sei italiana?".

Non ci aveva visto male, aveva bellissimi occhi azzurri e dalle maniche della polo sporgevano due bicipiti allenati.

"Sì", rispose rigida Elena, dicendo a se stessa che stava solo rispondendo ad una banale domanda.

"Quanto vuoi per stare con me senza guardare continuamente l'orologio?", domandò il ragazzo.

Quegli occhi azzurri la stavano possedendo.

La domanda sarebbe stata anche accattivante, non fosse che quell'uomo stava pensando di parlare con una prostituta.

"Io...", cominciò a dire Elena, ma venne interrotta da un nuovo messaggio di Monica.

"Samuele ha la febbre, mi dispiace. Facciamo domani e pago io scusa ancora".

"Trecento vanno bene?", la incalzò il ragazzo.

 

"Mille", sparò Elena.

 

Il ragazzo le sorrise.

"Va bene. Per tutta la notte, però".

Elena deglutì. E adesso?

"Dobbiamo andare lontano o posso parcheggiare?", chiese lui.

La donna non riusciva a pensare.

"No, parcheggia qui".

Trasse un lungo sospiro mentre l'uomo accostava al marciapiede e metteva la retro.

 

L'uomo scese dall'auto.

"Dove andiamo?".

Elena accennò al portone dietro di sé.

"Qui dietro. Seguimi".

Infilò le chiavi nella toppa, sperando di non incontrare nessun vicino.

 

Note finali:

spero vi piaccia, come sempre.

fatemi sapere le vostre impressioni e venite a trovarmi sul mio blog:

http://iraccontidiclaudia.blogspot.it/