i racconti di Milu
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L’ultimo raggio di sole del tardo pomeriggio bucava la sottile tela dell’ombrellone, rimbalzando sui suoi folti capelli, facendogli assumere, in quell’ora, una tonalità più vicina all’oro liquido che al biondo chiaro che sfacciatamente ostentava.
Era seduta di profilo rispetto a me e, pur portando degli scuri occhiali da sole, riuscivo a intravedere il leggero velo di trucco “verde tiffany” (solo e unicamente quel colore si intestardiva a mettersi addosso nelle più svariate forme) delle palpebre.
Non portava rossetto, non lo metteva mai. Chissà perché.
Pochi minuti prima era venuto il cameriere, quello giovane (Daniele??? avevo capito bene??), quello “ grandissimo gnocco” (come da mesi lo definiva) e ci aveva chiesto con un sorriso mellifluo se prendessimo sempre il solito.
“Si, grazie, due Aperol” aveva detto lei, precedendomi, piegando leggermente la testa su un lato e increspando impercettibilmente le labbra. L’avevo notato comunque. Tecnica di seduzione da due soldi, trita e ritrita, specie per una 50enne. Mi ero infastidita.
Proprio un istante prima che Daniele si allontanasse con un sorriso che sapeva di intesa tra loro due, Teresa aveva accavallato le gambe. Non aveva una coscia snella, anzi, aveva i fianchi e il sedere piuttosto grossi, ragion per cui, per farlo, era stata costretta a girarsi quasi del tutto di lato. Il pantaloncino era salito di qualche centimetro, scoprendo il polpaccio solido e consistente.
Aveva finto di sistemarsi la canotta a una sola spallina, lisciandola all’altezza della vita, evidenziando così il seno prosperoso.
Aveva armeggiato brevemente con il cellulare, maledicendo sottovoce la figlia 17enne che per l’ennesima volta le chiedeva di accompagnarla a casa del ragazzo che si scopava in quel periodo, anche se non l’avrebbe ammesso mai.
“Carpe Diem” era diventato il suo motto.. non faceva che ripetermelo.
Io francamente disapprovavo. Sarà perché nella mia vita non avevo mai “carpito” nessun “dia”, ma quell’espressione mi metteva a disagio. Tuttavia capivo anche che quel “contrattempo” che le aveva di fatto imposto la figlia, avrebbe mandato a monte chissà che piani.
In quella era tornato Daniele, con il vassoio con i nostri due aperitivi. Lei doveva averlo visto già di lontano, perché aveva scostato i capelli da davanti a una spalla, mettendo bene in mostra il tatuaggio con la farfalla con le iniziali sua e dei due figli che portava al seno sinistro.
Aveva sottolineato con enfasi il gesto, di modo che al giovane cameriere non potesse passare inosservato. C’era riuscita, anche se sospettavo che lui l’avesse in qualche modo previsto. O che il tatuaggio lo conoscesse già.
Mi ero allungata sulla scomoda sedia del bar e avevo socchiuso gli occhi, osservando il ghiaccio sciogliersi all’interno del bicchiere. Poi avevo lasciato che la voce di Teresa mi riempisse le orecchie. E lei non si era risparmiata nulla.

...


“L’ho conosciuto su Lovoo. E’ stato lui a contattarmi e a chiedermi di chattare. Del resto io non potevo, poiché lui ha l’account VIP e solo lui può decidere con chi parlare tra i membri non VIP del sito. Mi ha detto che è rimasto molto colpito dalla mia foto in bianco e nero, quella a mezzobusto, quella in cui sono nuda e mi tengo le mani a coprirmi il seno.. si.. quella che mi ha fatto il cretino di Alberto la sera in cui sono andata nel suo studio, nascostamente alla moglie.. La sera in cui dopo avermi fotografata nuda, ci siamo ubriacati e non so nemmeno io perché, sono finita a prenderglielo in bocca e a farmi riempire di sperma il viso come se non avessi fatto altro.. a me che succhiare un cazzo non è mai piaciuto…
Mi ha detto che abita a un km e mezzo da casa mia, anche se era di origini siciliane e che avrebbe desiderato vedermi giusto il tempo di un caffè.
Ci sono andata la sera dopo. La sua foto mi aveva attratto come una calamita. Faccia pulita, spalle larghe, petto villoso e abbronzato. Braccia da lavoratore , fianco stretto e cosce importanti, quasi da calciatore e una certa prestanza anche lì.. si.. all’altezza del pube.. gli slip non riescono a nasconderlo.. o magari non vogliono..
Sono scesa dall’auto giusto davanti al suo cancello. Lui mi aspettava giù e già dalla prima occhiata mi è stato chiaro che il caffè non l’avrei preso nemmeno tra due ore… e che invece avrei preso qualcos’altro..
Non ha nemmeno perso tempo a presentarsi. Mi subito passato una mano dietro la schiena, sotto la maglietta, mentre con l’altra mi ha afferrato e stretto forte il culo e me lo ha premuto contro di sé.
Aveva un buon odore di pulito. Non si era rasato, ma quel velo di barba lo faceva sembrare ancora più intrigante.
Nella sua stretta mi sono lasciata andare. Del resto sono una 50enne ancora piacente e di uomini che mi fanno la corte ne ho parecchi, quindi perché non usare questo mio fascino per me stessa prima di tutto, visto che per anni mi sono negata ogni piacere?
Ad ogni modo mentre mi stringeva mi sussurrava all’orecchio “sei mia.. sei il mio amore… ricordati che sei solo mia..” e io sentivo che lui era già eccitato, lo sentivo perché la tela del mio vestito era piuttosto leggera e i suoi pantaloncini non arrivavano a mascherare il suo membro già duro.
Ha incollato le sue labbra alle mie immediatamente dopo. La sua lingua ha iniziato a cercare insistentemente la mia, me l’ha passata tra i denti, spingendola giù fino quasi alla gola. Sentivo la barba che mi pungeva le labbra e per un attimo mi è mancato il respiro.
Subito dopo mi ha stretto forte il polso e sospingendomi davanti a sé, mi ha invitata, anche se adesso direi piuttosto “costretta” a precederlo attraverso lo stretto portoncino d’ingresso del suo palazzo.
All’interno regnava un vago odore di chiuso e di polvere, ben poco rassicuranti.
Mentre salivo le scale, sempre sospinta da lui che nel frattempo aveva iniziato a palparmi il culo, avevo iniziato a percepire un senso di disagio.
Ci siamo fermati al primo piano, davanti a un portone piuttosto anonimo, senza nome sul campanello.
Lui mi ha posto una mano sulla bocca e mi ha sussurrato all’orecchio “ora zitta… che il mio coinquilino dorme.. “
Ha aperto il portone e con movimento del bacino contro il mio sedere mi ha sospinto all’interno del piccolo appartamento.
Era un bel'uomo eh.. Molto più giovane di me, ma il suo fare mi inquietava, anche se allo stesso tempo l’idea di una scopata clandestina mi eccitava.
Dopo aver richiuso con un piede il portone dietro di sé, mi ha cinto la vita con le braccia, attirandomi strettamente e nel contempo iniziando a baciarmi sul collo e leccandomi i lobi delle orecchie.
Un forte pizzicore alla nuca si stava impadronendo di me e lentamente scendeva lungo la schiena.
L’ingresso, come del resto tutto l’appartamento era immerso nel buio. Solo un sottile brusio che sembrava di una televisione proveniva da una stanza alla mia sinistra, dalla cui fessura sotto la porta trapelava una sottile falce di luce.
Senza mai lasciare la presa su di me mi ha spinto dentro a una stanza di fronte a quella in cui sembrava ci fosse qualcuno.
Ha subito chiuso la porta a chiave e in un unico gesto mi ha abbassato la cerniera posteriore del vestito, lo ha fatto scivolare giù dalle spalle e lo ha lasciato cadere a terra. Poi ha infilato la mano sotto al reggiseno, palpandomi forte e con l’altra ha slacciato il gancetto dietro.
Io guardavo fisso i suoi occhi bramosi mentre iniziava a salirmi la voglia di spogliarlo, anche se ancora non osavo.
Con la mano con cui mi strizzata la tetta destra ha afferrato il reggiseno, sfilandomelo veloce dalle braccia. Poi, proseguendo lungo il mio corpo con entrambe le mani, si è insinuato nell’elastico del perizoma e si è abbassato sulle ginocchia, baciandomi e succhiandomi a mano a mano che scendeva, i capezzoli, l’ombelico, il pube, la fica depilatissima .
Una volta completamente nuda, mi ha fatto stendere sul letto a una piazza e mi ha intimato, appoggiandosi l’indice alla punta del naso, di non fiatare.
La cosa non mi piaceva, del resto a 43 anni uno poteva o no portarsi a letto chi voleva? Specie se dichiaratamente single.
Iniziavo francamente a sospettare che mi nascondesse qualcosa, ma non volevo turbare un’atmosfera che si stava già scaldando, quindi ho preferito tacere.
L’ho osservato mentre si sfilava la maglietta e i pantaloncini e successivamente gli slip aderenti.
Velocemente. Senza sensualità alcuna.
Forse è stato per questo che nudo mi ha fatto una certa impressione.
Devo riconoscere, a onore del vero che fisicamente è comunque un bell'uomo, ma tutta quella fretta mi faceva pensare che mi avesse contattata solo perché lo attraevo sessualmente… E la cosa non mi andava giù… sentirmi trattata come una oggetto… anche NO, grazie.
Mentre mi si avvicinava cercavo di capire cosa volesse veramente da me. Poi ho deciso di chiudere la mente; troppo pensare mi avrebbe portato a non godere né di me, né di lui, né della circostanza.
Sapevo solo che era esattamente quello che mi ero aspettata vedendolo in foto: abbronzato, fisicamente asciutto, gambe leggermente arcuate.. pene grosso e rigidissimo…
Lui mi si è posto subito sopra, schiacciandomi sotto di sé e iniziando a succhiarmi e a mordermi i capezzoli, tirandone ora uno, ora l’altro con le dita, massaggiandoli e premendolo, mentre a me iniziava a solleticarmi qualcosa nello stomaco.
A tratti si staccava dal mio seno e mi sussurrava “sei mia.. Sei tutta mia.. Ti ho cercato tanto e adesso sei mia e non mi scappi.. “
Mi ha poi penetrato con violenza, prima ancora che potessi rendermi conto di quello che stava accadendo… Si … mi ha cacciato forte il cazzo nella fica… Era davvero duro e grosso… mi faceva male.. altro che godere… iniziavo davvero a sentirmi trattata come una prostituta!!
Ad un tratto mi ha infilato le mani dietro la schiena e mi ha afferrato saldamente i glutei. Poi ha iniziato ad allargarli. Ho sentito un brivido percorrermi la schiena.
Temevo me lo avrebbe chiesto. Il sesso anale proprio no..
Come un presagio, la sua voce mi arriva immediatamente dopo… quasi lugubre… “girati… voglio il tuo culo”
Ho anche tentato di oppormi… ma mi sovrastava di 10 cm in altezza e di almeno 10 kg di peso.. mi avrebbe rivoltato comunque come un calzino.
“Salvo.. non me la sento… già mi hai fatto male qui…”
“Sei mia… e non ti opponi”
Mi ha sfilato il cazzo dalla fica… incredibile quanto poteva rimanere ancora duro, dopo tutto quel movimento su e giù..
Mi ha afferrato un braccio e torcendolo con violenza mi ha costretto a girarmi su un fianco. Poi con tutto il peso del suo corpo mi ha premuto a pancia in giù contro il letto.
“Salvo… no..” imploravo… Ma nulla .. lui sembrava non sentirmi.
Mi ha infilato prima due dita nel culo, poi ha iniziato ad allargarmi il buco.. Io sentivo dolore, un senso di bruciore diffuso…
Gli ho chiesto di nuovo di smetterla, ma in risposta ho avuto solo il suo respiro ansante.
All’improvviso ho sentito la punta del suo membro appoggiarsi un istante al mio culo… e poi .. giù. Un unico fascio di dolore. Mi deve essere sfuggito un gemito, perché mi sono trovata la sua mano davanti alla bocca. “zitta.. che ci sentono”
Ho iniziato a non capire più cosa stava succedendo. Sentivo solo le sue palle che ad ogni movimento mi sbattevano contro il culo e il cazzo che mentre entrava ed usciva mi procurava lancinanti fitte che mi arrivavano fino alla nuca.
“Salvo… mi fai male.. levati..” . non avevo quasi più fiato.. sentivo solo le lacrime pungermi gli angoli degli occhi.
Ma lui continuava.. e continuava a muoversi dentro e fuori di me, ritmicamente.. sempre più veloce… e anche il suo respiro cresceva, assieme ai suoi gemiti .
“ Si… ahh…. sei così stretta… aaahhh… ohh.. come mi piace…”
Poi finalmente è esploso… è venuto dentro il mio culo. Si è fermati con un grido unico, liberatorio. Si è fermato contro di me, opprimendomi col suo peso… Avvertivo nettamente il pulsare del suo pene che si liberava di tutta la sborra finora trattenuta.
Finalmente si è staccato. Avevo tutta la schiena sudata e addosso ancora il suo odore e la sua saliva sul collo. Avevo pure il segno di un morso su un capezzolo.
Mi ha passato il perizoma e il reggiseno, mentre lui si rimetteva gli slip e i pantaloncini. Non si è nemmeno degnato di aiutarmi a riallcciare il vestito.
Mi ha accompagnato alla porta, tenendomi una mano appoggiata al fianco, come se nulla fosse successo… fregandosene quindi di chiedermi come stessi.
Mi ha baciato su una guancia, con tenerezza, mentre io lo guardavo con odio.
Mi ha aperto il portone e mi ha sospinto fuori con un semplice “ti richiamo io”. Poi ha richiuso.
Ti giuro che sono rimasta a fissare il vuoto come una cretina per diversi minuti”

...



L’ho guardata con un’espressione perplessa… Mi stava dicendo il vero?
Il ghiaccio nel mio bicchiere si era completamente sciolto. Avevano anche acceso le luci all’esterno del locale. Tuttavia non avevo ancora toccato il mio aperitivo.
“ E Mario invece??” le ho chiesto, pentendomene immediatamente.

...


“Ah… Mario è Mario “ ha ripreso lei…. “ e Mario non ha bisogno di tante presentazioni.
Lo conosco da cinque anni. Lavora come tecnico per le moto da corsa, quindi ha un fisico davvero notevole.
Quando l’ho conosciuto mi doveva portare un frigorifero nuovo a casa mia. Faceva caldo e lui si è presentato senza maglietta. E nonostante i 15 anni di differenza lui mi ha fatto capire chiaramente che era interessato a me. Tanto è vero che prima di uscire da casa mia con un gesto eloquente mi ha detto “mmmhh… hai un materasso unico sul letto matrimoniale… anche a me ne servirebbe uno di comodo”
All’epoca gli avevo risposto” pensa te… io volevo cambiarlo e prenderne due di singoli,,, Se vuoi passa domani così vedi se per te è comodo abbastanza”
E infatti il giorno dopo lui era tornato.. e non ci eravamo fatti mancare davvero niente su quel materasso.
Poi non lo avevo più sentito per cinque anni. Sapevo che aveva una compagna e due figlie piccole gemelle tra loro e che era sempre in viaggio con il suo lavoro.
Solo che una settimana fa mi ha telefonato dicendomi che sarebbe stato in zona perché doveva partecipare a un funerale e mi ha chiesto di vederci.
Mario è Mario… come potevo dirgli di no?
E’ venuto a prendermi in auto il pomeriggio stesso.
Sono salita in macchina e mi ha subito preso il viso tra le mani, spostandomi di lato i capelli e baciandomi sulle labbra con delicatezza, quasi sfiorandole. Poi mi ha chiesto dove volessi andare e io gli ho risposto “ a casa tua, qui non possiamo. Ci sono i miei figli. “
Lui abitava a circa quaranta minuti di strada. Tempo sufficiente per iniziare con qualche preliminare.
Intanto che guidava lo osservavo. Non era cambiato per nulla. Era rimasto tale e quale lo ricordavo: muscoloso, curato…
Guidava lentamente, accarezzandomi di tanto in tanto le cosce e insinuando la mano fino al mio inguine. Avevo appositamente indossato un abito lungo con lo spacco sul fianco sinistro.
A tratti mi guardava di sottecchi; sembrava fosse in imbarazzo, dopo tutto quel tempo.
Non ho più resistito. Mi sono voltata verso di lui , ho slacciato la cintura di sicurezza e gli ho sciolto il nodo dello spago del pantaloni che indossava.
Ho infilato una mano dentro i boxer e ho preso il pene tra le mani. Era caldo, già parzialmente irrigidito
“no Terry.. non mentre guido…”
Ma a me non importava. Ho abbassato l’elastico dei pantaloni fino a dove sono riuscita e ho accostato la mia bocca al suo cazzo.
Mi è tornato subito alla mente l’odore della sua pelle.
Ho iniziato lentamente a leccargli la punta del pene con la lingua, sfiorandolo appena. Ho sentito i suoi muscoli tendersi , poi la sua mano posarsi sui miei capelli e accarezzarmi la testa.
Il suo respiro cresceva a pari del ritmo con cui io scendevo dalla punta del cazzo verso il giù. Tenevo una mano sull’elastico dei pantaloni, mentre con l’altra lo masturbavo piano.
Il pene stava davvero diventando rigidissimo. Per carità.. non era certo delle dimensioni di quello del siciliano, ma mi aveva dato comunque notevoli soddisfazioni..
Ho smesso solo quando ho percepito in bocca le prime gocce di quello che poi poteva essere un orgasmo colossale. Mi sono alzata lentamente, gli ho risistemato i pantaloni e mi sono riallacciata la cintura senza guardarlo. Ho percepito un suo respiro mozzato.
Appena arrivati davanti alla sua villetta mi ha fatta scendere con grazia dall’auto, poi mi ha sollevato da terra e mi ha portata tenendomi tra le braccia fin dentro casa.
L’ingresso era illuminato quasi a giorno.
Il portone si è richiuso da solo dietro di noi e lui mi ha portata direttamente nella sua camera da letto. Le lenzuola odoravano di pulito ed erano tirate alla perfezione. Non credo fosse lui a occuparsi della cosa, ma mentre mi faceva stendere delicatamente al centro del grande materasso unico, ho invidiato la sua compagna.
Mi ha chiesto come stessi e se avessi bisogno di qualcosa, interrompendosi ogni due parole per baciarmi i piedi, le caviglie, le cosce, per leccarmi l’ombelico, afferrando coni denti il piercing ad anello che porto..
Ma io non avevo bisogno di nulla, solo che mi facesse sentire tutto quello che mi aveva fatto sentire in passato: le sue mani dappertutto e il suo cazzo nella fica.
Glielo devo anche aver detto, anche se non ho un ricordo preciso di cosa sia successo.
So solo che non mi ha spogliato. E nemmeno lui si è spogliato del tutto. Si era limitato a togliersi i pantaloni e a sollevarmi il vestito quel tanto che gli bastava per arrivare a scoprirmi fino all’inguine. Mi aveva però letteralmente strappato gli slip e li aveva buttati in un angolo del letto.
All’improvviso mi sono sentita toccare tra le cosce.. ho sentito due dita che si facevano strada dapprima nella mia fica, entrando dentro con decisione e poi salendo al clitoride, toccandolo, stimolandolo, solleticandolo e riempiendomi di desiderio. Sapevo di essere bagnatissima, il ricordo di quello che tra noi era stato, era riaffiorato tutto in un colpo.
L’ho guardato, sperando mi dicesse cosa desiderava lui, ma lui è rimasto muto.
Ha iniziato a baciarmi, sul collo, accarezzandomi il viso e contemporaneamente invitandomi, premendo con un ginocchio a aprire del tutto le gambe, per fargli spazio dentro di me. Ho obbedito senza fiatare, il suo corpo era bollente e il suo bacino ancora di più.
Poi mi ha penetrato dolcemente, senza fretta, senza violenza.
Io l’ho circondato stringendolo in una morsa con le mie ginocchia e i piedi dietro i suoi lombari .
Piano piano il suo cazzo si è fatto strada dentro di me. Inizialmente, sono sincera, non l’ho sentito molto. Probabilmente ero così bagnata che lui è semplicemente scivolato dentro con estrema facilità. Sentivo però la sua bocca costantemente sul mio collo, che anzi, aveva iniziato a mordermi e leccarmi in un unico punto, come se volesse farmi un succhiotto che rimanesse ben visibile.
A poco a poco ho iniziato anche a percepirlo davvero dentro di me. Il movimento ritmico, cadenzato, lento, i colpi sul mio bacino perfettamente assorbiti dal morbido materasso su cui eravamo stesi… tutte le frequenti scosse di piacere, il formicolio allo stomaco, alle ginocchia.. tutto ciò mi faceva aumentare il ritmo del respiro.
“Ti prego Mario … un po’ di più..” E lui aveva obbedito.. aveva iniziato a muoversi un po’ più velocemente e bruscamente; sentivo il risucchio causato dai miei umori vaginali ogni volta che usciva da me e uno sfregamento delizioso ogni volta che rientrava col pene nella mia fica.
Anche lui aveva iniziato ad ansimare, sentivo che tendeva i muscoli della schiena e delle gambe, la maglietta gli si appiccicava addosso per il sudore.. fino a che ho raggiunto un orgasmo potente, doloroso. I tendini e i nervi delle gambe mi si sono contratti, ho sentito il cuore che aumentava le pulsazioni, una sensazione di calore diffuso si è impadronita di me e io ho chiuso gli occhi, in un’estasi bruciante e completa.
Contemporaneamente ho avvertito, ma molto da lontano il suo sussurro palpitante e accelerato “si… vengo… oddio… si….” e poi due colpi più forti al bacino.
Era venuto anche lui, quasi simultaneamente a me. Poi si era staccato dalla mia presa, mi aveva guardato a lungo e mi aveva passato la lingua da un lato all’altro della bocca. E aveva sorriso.
Era andato in bagno a lavarsi e cambiarsi, lasciandomi esausta sul letto con il suo sperma caldo che iniziava a colarmi tra le cosce.”


...

Ero rimasta zitta a quel racconto. Mi chiedevo ancora una volta se fosse sincera o se parte delle sue confessioni non fossero inventate più che altro per “darsi un tono” da 50enne ancora piacente ma che in realtà dopo un matrimonio fallito alle spalle e una recente relazione finita letteralmente a botte, non cercasse nulla di più di qualche piacevole scopata senza impegno.
Lei aveva finito il suo drink e anche le patatine che l’avevano accompagnato, io ero nemmeno a metà.
Daniele ci si è avvicinato, con la scusa di prendere il bicchiere vuoto di Teresa.
“Allora ragazze, tutto bene finora??”
“Altrochè… non ci vedi come siamo, belle come il sole?” gli ho mentito.
Ma lui non stava guardando me. Con una mossa che voleva essere casuale, ma che invece ho subito notato, il giovane cameriere ha fatto il giro dietro Teresa e gli ha accarezzato il collo. L’ho vista subito socchiudere gli occhi e mordersi il labbro inferiore, nel tentativo di dissimulare il fatto che tra loro ci fosse , o fosse stato, qualcosa di più.
Appena il ragazzo si è allontanato ho guardato la mia amica con fare piuttosto eloquente.
“Eeehhh quanto figo è questo tipo?? A dirl tra me te, Aurora, un’altra bott… “ E poi è zittita di colpo. Si era tradita da sola.
“Teresa… non ti farai mica di questi problemi con me? Mica sto qui a giudicare con chi vai a letto… “ gli ho risposto.
La realtà era però che quei racconti mi innervosivano. La mia esperienza in merito erano ben diversa e mi turbava che per lei, come per altre mie amiche, fosse tutto così frivolo, così poco sentito. D’ogni buon conto non stava a me stabilire chi fosse nel giusto e chi no.
Così lei aveva continuato




“E’ stata mia figlia a farmelo notare, un mesetto fa. Lei in realtà mi ha detto che lo disprezza, che lui se le scopa tutte, che tutti sanno con chi va a letto Daniele e che anzi, i camerieri di quel locale fanno a gara per vedere chi si porta a letto più clienti.
A me però è sempre piaciuto… Ha un fisico.. lo vedi… più dell’allenatore di pallacanestro, oltre che il cameriere, non poteva fare…
Ti dirò.. il sospetto che lui volesse semplicemente aggiungermi a una lista già piuttosto nutrita di “trofei”, mi inquietava, senza però riuscire a dissuadermi dall’idea che una scopata con lui me la sarei fatta volentieri.
Poi una sera mi ritrovo la sua richiesta di amicizia su Facebook. Mi chiedevo come avesse fatto a sapere come mi chiamavo, poi ho notato che la mia parrucchiera, già cliente abituale del locale e, come mi ha detto lui in seguito, anche amica di vecchia data, era un contatto che sul social avevamo in comune.
Ho accettato subito, pensando nel contempo che comunque non avrei potuto mandargli io per prima un messaggio, anche in virtù del fatto che lui ha 33 anni e io 49.
Se non che, dopo mezz’ora mi arriva un suo messaggio piuttosto lapidario. “Se vuoi stasera dopo il lavoro ci prendiamo qualcosa da bere e facciamo due chiacchiere… e se ti va ho anche l’olio per i massaggi. Sono molto bravo a farli. Abito a due passi dal bar” Il tutto corredato da una foto che o ritraeva nudo con un asciugamano blu sulle spalle.

Ho dovuto subito imbastire una scusa per i miei figli … ho detto loro che venivo da te…
Invece mi sono precipitata senza tanto pensare all’appuntamento.
Mi ha ricevuto direttamente dentro casa sua. Aveva acceso delle candele e dei bastoncini di incenso che rendevano l’aria molto speziata, quasi opprimente.
Mi ha ricevuto con lo stesso asciugamano della foto allacciato alla vita e con un sorriso a metà tra il compiaciuto e il bramoso.
“Se sapessi da quanto è che ti guardo… Tutte le volte che vieni con la tua amica..”
“Eh… Lele… potrei essere non dico tua madre, ma quasi… che ci fai con una del mio calibro? Con tutte le fighe che ti girano sicuramente attorno..”
“Ma a me piaci tu… Ho un debole per le donne più grandi di me…. e anche se c’è una ragazzina con cui una volta al mese ci vediamo, tra me e lei siamo consapevoli che si tratta solo di una scopata passeggera. E poi tutto questo succede fino a che non mi innamoro…”
E nel dire questo mi ha sfilato la maglietta e il reggiseno passandoli sopra la mia testa, poi ha sbottonato i jeans e me li ha abbassati assieme agli slip, fino a terra, piegandosi anche lui sulle ginocchia.
Ero nuda e anche se anche con Mario la differenza d’età era più o meno la stessa, con Daniele mi sentivo vagamente a disagio. Lui deve averlo notato perché mi ha fatta stendere sul suo letto e mi ha detto “Ora rilassati.. Ti faccio un massaggio con un olio particolare, ma tu devi lasciarti andare..”
Mi sono stesa sulla pancia a gambe divaricate e ho chiuso gli occhi, tenendo le braccia a sostegno della fronte. Ho sentito un vago pizzicore fresco quando mi ha spalmato una buona dose di olio alle mandorle sulle spalle. Poi ho sentito le sue mani iniziare ad accarezzarmi dal collo alla schiena, molto lentamente, premendo sui miei nervi irrigiditi dall’imbarazzo con sapiente maestria, fino a raggiungere i lombari, zona in cui il solletico mi monta l’eccitazione. Poi è risalito col massaggio, fino al collo, di nuovo alle spalle e di nuovo al collo. Mi stavo bagnando, lo sentivo…
E’ poi passato a massaggiarmi le cosce e il retro delle ginocchia, i polpacci e le caviglie, per poi risalire, sempre molto lentamente. Sentivo la pelle umida, profumata e le sue mani calde non fermarsi neanche per un istante. E poi un fruscio pesante. Ho immaginato che si fosse levato di dosso l’asciugamano che lo avesse lasciato cadere a terra.
E’ poi salito sul letto anche lui, in ginocchio, tra le mie gambe.
Si è riempito di nuovo le mani di olio e ha preso a massaggiarmi i fianchi, scivolando sopra la mia schiena e raggiungendomi il seno, un, due volte. Alla terza volta ha smesso con il massaggio e si è steso completamente sopra di me, afferrandomi i polsi.
Il suo cazzo era duro. Fisicamente il meno dotato dei tre, ma esteticamente di gran lunga il più bello.
Ora io, lo sai, non amo essere sodomizzata, anzi, ne ho proprio il rifiuto. Glielo ho spiegato, ma la sua voce tranquilla mi ha colmato.
“Lasciami fare, non temere non ti farò male”
E male non me ne ha fatto.
Con una sola mano mi ha divaricato i glutei e tenendoli fermi con due dita soltanto, ha usato le altre tre per appoggiare il pene al mio culo, scivolando con attenzione e calma al suo interno.
Effettivamente non ho sentito dolore, forse perché ero talmente piena di olio da essere immune da ogni attrito fastidioso. O forse perché non era poi così sessualmente prestante.
“Daniele, per favore, mentre sei li, toccami… mi piace se mi tocchi il clitoride mentre ti muovi..”
E lui lo ha fatto. Si è puntellato sui polsi per sollevarsi e per permettermi di fare altrettanto quel tanto che bastava a fargli passare le mano al di sotto della mia pancia, fino a toccarmi la fica e il clitoride.
E mentre lui si muoveva avanti e indietro nel mio culo.. io mi stupivo del fatto che non lo sentissi quasi, con la mano mi accarezzava insistentemente il clitoride, scivolando spesse volte da quanto ero bagnata.
Il suo respiro era pesante sul mio collo. Aveva appoggiato la fronte sulla mia nuca e mi sentivo tutta appiccicosa, un po’ a causa dell’olio, un po’ per il sudore che la nostra vicinanza stava favorendo.
Improvvisamente lui, senza apparente preavviso, ha emesso due sospiri più forti dei precedenti e gli ho sentito emettere un gemito soffocato, poi alcuni sospiri più brevi e veloci e infine ho avvertito una serie di colpi forti al culo. Ho cercato di rimanere ferma il più possibile… sapevo che stava per venire perché aveva anche smesso di toccarmi la fica.
E infatti il mio presagio era giusto. Lui è venuto, abbondantemente, lungamente dentro di me… e io glielo ho lasciato fare…
Forse temendo che la rilassatezza del dopo orgasmo lo facesse sembrare più pesante, si è subito allontanato da me. E’ rimasto in piedi un attimo a guardarmi, mentre io mi giravo su un fianco e guardavo lui.
Figo è figo, nulla da dire, lo ripeterò sempre. Ma sono rimasta lì per lì stupita e anche un po’ delusa che il suo cazzo stesse già tornando piccolo e molle. Mi ero immaginata chissà che, con lui…
Era sudatissimo e ancora un po’ ansante,
“ora stenditi sulla schiena, che ti finisco il massaggio”. Ho obbedito subito.
Ho steso le braccia lungo i fianchi, afferrando il lenzuolo che stava assumendo lentamente lo stesso odore dell’olio.
Ha preso la bottiglietta scura e mi ha versato una abbondante dose sul seno e ha iniziato ad accarezzarmelo… fermandosi sui capezzoli e strizzandoli tra le dita.
“Dimmi Teresa… dimmi che non hai nessuno accanto a te in questo momento…”
Gli ho mentito. “No… non ho nessuno.. te l’assicuro...” anche se in realtà avevo avuto, come ti ho appena detto, ben più di un altro flirt…
Chinando la schiena verso di me mi ha afferrato il capezzolo sinistro in bocca, succhiandolo forte e mordendolo… Ecco… non credevo mi sarebbe piaciuto così tanto… sentivo solleticarmi la nuca e le spalle. Istintivamente ho inarcato la schiena, avvicinando così il pube al punto in cui lui teneva la mano destra.
Deve aver captato il mio desiderio, perché senza staccare la bocca dal capezzolo, ha messo immediatamente la mano sulla mia fica, spingendomi due dita dentro chiudendo le altre tre quasi a pugno, stringendomi il pube .
Sarei potuta rimanere così chissà per quanto, in estasi beata… La lingua e i denti sul seno mi stavano solleticando dappertutto…
…. e alla fine è arrivata lei… quella disgraziata di mia figlia a telefonare per sapere se tutto andasse bene, perché era passata più di un’ora e non mi vedeva tornare.
Mi son freddata. Ho guardato Daniele che mi ha rimandato un’occhiata rassegnata e sconsolata.
“Non ti preoccupare… Sai dove abito e sai dove lavoro. Quando vuoi mandami un messaggio” Mi ha detto in un sorriso divertito “del resto i figli prima di tutto…”
E prima di aiutarmi a rivestirmi mi ha preso il viso tra le mani baciandomi l’angolo della bocca.
Capisci, Aurora, perché un’altra botta gliela devo dare??”



“Altrochè che capisco” penso tra me e me… capisco soprattutto che è ora di cena, che sono ancora con mezzo aperitivo nel bicchiere e che anche io un figlio ce l’ho che, anche se non mi telefona, è meglio che mi sbrighi a rincasare.
Sfoggio il miglior sorriso che mi viene.
Mi alzo dal tavolo e mi avvio alla cassa per pagare.
C’è Daniele che mi guarda con un vago sospetto.
Fingo indifferenza e gli allungo la banconota.
Poi esco a salutare Teresa.
“Fammi sapere gli sviluppi, mi raccomando” le grido allontanandomi. Le faccio solo un breve cenno con la mano.
Chissà.. magari sono anche riuscita a farle credere di essere realmente interessata a quello che mi ha detto…