i racconti di Milu
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"...Amore, ti ricordi che domani è il compleanno di Monica, vero?
Mi avevi promesso che ti saresti fatto sentire con un video-messaggio. Qui non abbiamo notizie di te da una settimana. E ogni settimana è sempre la stessa storia.
Ho parlato con Marge, lei riceve notizie da Harry ogni tre giorni! Penso che voglia conforto da me. Ma dimmi, Io sarei quella forte?"

Ronnie stava sospirando, seduta sul divano del salotto. Il video-messaggio era in definizione sorprendente. Si aggiustò la coda e riprese a parlare.

"Io non sono quella forte. Qui tutti credono che io sia quella forte. Quella che sopporta più di tutte la vostra distanza.
Nessuno capisce come mi sento! E tu mi ignori. Mi aggiorni sempre degli esperimenti che fate a bordo. Dei programmi per il week-end successivo. Di cosa mangi e di quale pianeta o Sole o stella o, non so, Buco nero schivate!
Che cosa cazzo mi frega dei buchi neri? A me...Che sono una povera pazza che parla ad una V-Cam rivolgendomi a un uomo che non vedo da due anni e che neanche mi degna di un video-messaggio in cui mi dice che mi ama!"

Edward stoppò il video. Si staccò le cuffie, si tolse gli occhiali e si massaggiò i bulbi oculari con le dita.
Dopodiché fece ripartire il video. Ronnie stava piangendo.

"Scu...scusa. Scusami. Il fatto è che qui sono sola, Eddy. Io non ho te al mio fianco e - ok, qui nessuno ha al suo fianco il proprio marito o la propria moglie - ma io sono stanca.
Stanca all'idea che tu debba stare ancora un anno lontano da me. Lontano da casa. Vorrei solo che mi mandassi una conferma. Confermami, dimostrami che sono quì ad aspettarti perché ne vale la pena! Aiutami a ricordarti. Stammi vicino! Dimmi di te!
Ora devo andare...Monica esce da Scuola alle Due e quì sono già meno un quarto. Un bacio."

Il video-messaggio (VM) si concluse. Edward sfiorò lo schermo e ritornò al catalogo dei VM ricevuti. Erano almeno un centinaio, ormai.
Chiuse la finestra dei VM e spense il desk.
Si adagiò con la schiena sulla sedia girevole della sua cabina.
Continuò a massaggiarsi gli occhi e le tempie, sospirando.
Era indeciso sul da farsi.
Si alzò.

Uscì dalla stanza e percorse il corridoio lungo il quale lui e gli altri membri della sua equipe avevano alloggio.
Arrivò al quadrivio e girò a sinistra. Continuò a camminare e giunse alla Sala dei livelli. Un immenso Hangar nel cui fondo vi erano mezzi di ricognizione, di soccorso e di difesa. Lungo tutta l'altezza dell'hangar sorgevano concentrici i differenti livelli della Nave. Lui si affacciò dal livello 25 e guardò in basso.

Lo sguardo rimase perso nel vuoto fino a quando il suo cercapersone non squillò.
Era Il Tenente Colonnello Jillian.

-Allo Skills-Lab, tra 5 minuti.- Potè leggere sul visore.

Sorrise in modo malinconico. Fece apparire un tastierino olografico e fece scorrere le dita vorticosamente.

-Sarò lì tra 2 minuti. Tenente- Rispose.

Percorse a passo svelto in senso radiale il lungo-hangar da cui poteva ammirare la maestosità della nave intera insieme a tutti i suoi 34 livelli. Lo skills-Lab era il laboratorio del livello 25 ed era dedicato alle attività di praticandato, esercizio e progettazione per i membri dell'equipe scientifica.
Era sempre aperto tranne che nelle ore di sonno (La Nave, pur non possedendo giorni e notti scanditi da un sole, manteneva comunque l'orario di veglia e l'orario di sonno per garantire la serenità dei viaggi di lungo periodo).
In quel momento, tuttavia, era orario di sonno.
Si introdusse nel corridoio che portava allo Skills Lab, giunse davanti la porta del laboratorio e la aprì.

"Tenente colonnello!" Disse Edward con una voce vagamente sorpresa. Quasi ironica.

"Maggiore Capitano!" Rispose Jillian.

Lo sguardo ammaliante, la bocca leggermente storta in un sorriso vispo, seduta sul tavolo in vetro-resina opaco con le gambe incrociate. Completamente nuda.
Il seno sobbalzava ad ogni escursione della gabbia toracica. Morbido, sinuoso e bianco latte. Jillian non faceva nulla per nascondere le sue mammelle abbondanti. Anzi, ogni tanto le faceva dondolare.
Le cosce lisce e curate, una sull'altra, formavano delle figure areodinamiche stupende che impattavano con la superficie dura e piatta del tavolo, lasciando intendere il soffice fondoschiena che ne attutiva il contatto.

Edward richiuse la porta toccando con noncuranza il pulsante dietro di lui e si avvicino con passo lento e steppante.
Jillian lo seguiva con lo sguardo mentre lui si toglieva la maglietta, lasciandosi a petto nudo.
La raggiunse e le si fiondò alla bocca con un bacio intenso che portava con sé tutti i sospiri della serata.
Con una mano dolcemente massaggiava il seno sinistro mentre con l'altra sfiorava il contorno della gamba destra.
Jillian, dal canto suo, non mosse un dito ma iniziò a divaricare le gambe, permettendo allo scienziato di inoltrarsi in mezzo.
Edward pose uno sguardo in basso, mentre conficcava la lingua quasi fino all'ugola di Jillian. Notò la sommità del pube, perfettamente depilato. Notò la leggera opacità dovuta al sudore che le gambe ora aperte di Jillian avevano lasciato sul vetro-resina. Se ne compiacque.
La superficie del tavolo era umida. Gli umori della fica di Jillian stavano cominciando a colare. Il pene di Edward sbatteva già sullo spigolo da qualche minuto e Jillian avvertì premere sull'interno coscia.

"Ci vai giù duro, Maggiore Capitano" Disse Jillian.
"Quando ho davanti un tenente, mi si alza il colonnello!" Disse Edward.
"Ahahah. Per questo mi hai dato questo nomignolo? Perché ti "tengo il colonnello??" Rispose Jillian.
"Eh Si! Tu perché hai deciso di chiamarmi Maggiore Capitano?" Chiese Edward.
"Perché sei stato il maggiore divertimento per il mio ano, ovvio!" rispose Jillian.

Edward e Jillian scoppiarono in una risata fragorosa e quasi stavano scivolando sulla superficie umida del vetro-resina.

"Era davvero pessima." Disse Edward.
"Lo so... in realtà anche tu lo sei stato quella volta!" Disse Jillian.
"Quale, per l'esattezza, la prima o la quarta volta che ti sono venuto dentro?" Chiese Edward.
"La quarta, cioè la prima in cui mi hai chiesto se mi era piaciuto!" disse Jillian.
"Le tue urla di piacere credo fossero abbastanza eloquenti!" Rispose Edward.
"E come sai che non fingevo?" Disse Jillian mentre lentamente slegava il laccio della tuta di Edward.
"Non si può fingere così bene." Disse lui.

Lei si chinò sulle gambe e tenendosi con una mano sul fianco di lui cominciò a roteare e massaggiare il cazzo già turgido di Edward.
Lo guardava con sguardo di sfida.
"E se in questo momento stessi fingendo che mi piaccia?" Disse lei leccandosi le labbra.
"Se fingendo bevi comunque tutto io non mi offenderò per nulla." Rispose lui.

Lei strinse l'asta e ringhiò serrando i denti a pochi millimetri dal glande rosa. Edward sussultò.

"Non ci provare, stronza!" Disse lui.
"Te lo stacco e me lo porto in cabina... mmm!" Disse lei mentre poggiava la lingua sul frenulo, titillandone la punta.

"Oh...si. Che meraviglia." Commentò lui.

Jillian fece letteralmente scomparire il pene di Edward. Con le labbra sfiorò i peli pubici e l'attaccatura dello scroto. Poi lentamente, succhiando, riportò indietro la testa. Il leggero sottovuoto che si era creato nella bocca era tale da creare una tensione lungo tutta la lunghezza dell'uccello. Il calore e la morbidezza della bocca rendevano l'esperienza unica ed esemplare.
Arrivata sul rilievo del glande, Jillian tornò in avanti e ripetè l'operazione altre tre o quattro volte. Senza mai riprendere fiato.
Alla quinta suzione completa la bocca si aprì tirando la cappella diventata rossa scarlatta e producendo uno schiocco potente.

"Aaahhhhh!" Sospirò lei, ingoiando una boccata d'aria necessaria.

"Sei una maiala" disse lui.
"La prima volta mi stavi facendo vomitare, ricordi? Hai sborrato quando sono andata giù per la seconda volta. Mi è arrivato uno spruzzo sull'ugola!" Disse lei.

"Ero colto di sorpresa" rispose lui.
"Mi stava uscendo pure dal naso." disse Jillian.

La parola naso suscitò un ricordo in Edward. Si avvicinò al tavolo ancora umidiccio e cercò con gli occhi il disegno lasciato dalle chiappe della pompinara stellare.
Riuscì ad inquadrare la zona precisa su cui il succulento sfintere anale toccava il vetro-resina opaco. Era circoscritto da un alone di sudore e si trovava al centro esatto della forma delle natiche.
Avvicinò il viso e annusò. Aveva un odore secco. Pungente. Era estremamente inebriante.

"Che fai, Ed?" Chiese curiosa Jillian.
"Sto annusando dove eri seduta" disse lui.
"Sei lo schifo assoluto." Commentò Jill.
"Continua a succhiare, tu! Mi deconcentri!" disse Ed.

Leccò la superficie umidiccia e sudata del tavolo, che ora si impregnava della saliva lasciata dal passaggio della lingua.
Dopodiché fece staccare Jill dal suo cazzo e la fece mettere a pancia in giù piegata sul tavolo.

"Stai ferma, devo controllare una cosa" Disse Ed.
"Ed, che fai? Bastardo." Rispose Jill.
"Sssh... poggia le mani sul tavolo, ecco così!" disse Ed.

Allargò le natiche. Il culo di Jill, riproposto a 90°, ancora leggermente sudato, era qualcosa di magistrale.
Poggiò il dito medio sulla chiappa sinistra e il pollice sulla destra, lasciando scoperta la rosa anale, leggermente dilatata.
Era carica di umori vaginali, che intanto erano colati.
Annusò profondamente e scoprì che quell'odore pungente era anche più forte di come l'aveva immaginato.
Poggiò la punta del naso sullo sfintere e sentì quasi richiudersi sulle narici i margini stessi della parete interna delle natiche.
Dopodiché iniziò a massaggiare l'ano con la punta del dito indice.

"Uhmmmm... porco." Disse Jill. Ormai inerme.

Allargo dolcemente, roteando con il dito, e dopodiché assaggiò con la lingua. Il sapore era salato. Pungente, umido, caldo.
Era maestoso.
Slinguazzò beatamente per circa 5 minuti. Jill intanto iniziò a godere e con una mano cercava di torturarsi il clitoride.

Edward afferrò l'asta e ne poggiò la sommità sulle grandi labbra.
Jill ebbe un sussulto e vibrò.
Lui premette sulla superficie bagnaticcia della fica e allargò l'ingresso.
Lo avvolse un calore strepitoso, che sul glande appariva quasi cocente mentre sul corpo dell'uccello era delicato. Entrando sentiva le pareti adagiarsi sulle forme del cazzo che scompariva inesorabile.
Jill iniziò a gemere.

"Oh, si! Maledetto!" disse lei ansimando.
"Sembrano 60 gradi! Cazzo" Rispose lui.

Arrivò fino a toccare con le palle lo spigolo del tavolo, freddo.
Rimase fermo assaporando il momento in cui era tutto dentro di lei. Chiuse gli occhi e azionò il muscolo pubococcigeo, che fa irrigidire il pene verso l'alto.

"Oddio! Rifallo ti prego" Jill sospirò.

Ed ripetè l'azione e contrasse il muscolo pubococcigeo, facendo sentire di nuovo il cazzo turgido che esplodeva potente.

"Oddio, è una cosa fantascientifica." Jill gridò con voce spezzata e occhi rivolti verso l'alto.

Ed quindi uscì delicatamente e rientrò con potenza.
Poi uscì. Poi rientrò. Poi uscì. Dentro fuori, dentro fuori. A più riprese.
E intanto con il pollice spingeva sul buco del culo per farlo socchiudere.

"Che mi dici, adesso? Eh? Riesci a fingere ancora adesso?" Chiese Ed sussurrando all'orecchio di Jill.
"Zitto e scopami. Fetente." Disse lei con l'affanno.

Ed chiuse gli occhi e aumentò la frequenza. Il pollice vinse la resistenza dello sfintere anale e penetrò per tutta la sua lunghezza. Sentiva la pressione del muscolo che si contraeva attorno. Cercava quasi di mozzarlo. Lui quindi lo faceva roteare dentro l'antro anale, arrivando a sentire il movimento che il suo stesso cazzo compiva andando avanti e indietro lungo il canale vaginale.

La tempesta era in arrivo. Le grida di Jill diventarono quasi delle implorazioni.

"Ti prego! Non ti fermare! Tieni fermo quel dito! Così!" diceva Lei.

E lui al contrario lo titillava e lo muoveva.

Il cazzo sfondava e rimpolpava quella fica fino a sfinimento. Durò per circa 15 minuti senza mai cambiare frequenza.
Sulla nave Edward imparò a controllare il proprio corpo in modo esemplare e questo si riperquoteva anche sulla fisiologia dei suoi orgasmi.

Il suo sesso era passionale, tumultuoso e impetuoso. Eppure riusciva a resistere per molto prima di potersi liberare in un getto liberatorio.
Questo Jill lo sapeva perché una volta con lo sperma si stava quasi affogando.
Adesso non gli capita più.

Il dito uscì fuori dal culo con un leggero rumore. Jill fece una smorfia.
Ed lo annusò con orgoglio.
Uscì dalla fica e fece riposare quel corpo sudato e ansimante per qualche secondo.

"Che c'è, ti sei già stancato?" Chiese la scopatrice galattica.
"No! Aspetto che tu ti riprenda!" Rispose Ed.
"Ah ma io sono già pronta!" Disse Lei, alzandosi e avvicinandosi a lui.

Lo invitò a sdraiarsi sul tavolo, a pancia in giù.
lei si sedette con le tette rivolte verso di lui, inginocchiandosi per beccare la punta del suo cazzo.
Lui lo direzionò verso il sedere, opportunamente preparato dal movimento di pollice.
Entrò con relativa facilità, invocando una grossa manifestazione di sorpresa mista a dolore da parte di Jill.
"Oh cazzo." disse lei.
"Oh, merda" disse lui.

Era strettissimo. Lei opponeva quasi inconsciamente una grande resistenza quando veniva inculata. Dovevano sempre mantenere l'antro anale continente. Dote necessaria per i viaggi di lungo periodo nello spazio.
L'uccello entrava a fatica e usciva a stento. Lei andava su e giù con aria sconvolta, cercando di trovare appiglio con le mani.
Ed raggiunse le mani di Jill con le sue e si tennero per tutto il tempo.
Lei stantuffava e lui, fermo, ansimava e godeva.

"Oh, porca troia! Vaffanculo. Porco. Porco." Imprecava in continuazione lei, gemendo.
"Oh si! Maledizione, Jill! Jill! Maledizione. Che culo stretto che hai! Neanche mia moglie ce l'ha così stretto!" Disse Edward, senza più riuscire a controllarsi.
"Lurido bastardo, non pensare al culo di tua moglie, scopami e basta. Stronzo, figlio di una troia lurida!" Ribattè lei.
"E tu non pensare al culo di mia madre invece!" Disse Edward.
"E tu neanche, porco pervertito!" Disse Jill guardandolo con perfidia.

Edward sentì una pressione violentissima alla base del perineo. La contrazione della prostata era tale da risucchiare quasi pure il suo ano.
L'ultima stantuffata diede il colpo di grazia e il calore si diffuse ancora prima che Edward potesse gridare l'allarme.
Jill tuttavia lo avvertì.
"Bastardo, vieni! Vieni, lurido porco. Dentro il mio culo!" Gridò lei guardando Edward con decisa rabbia.
"Sono venuto, sono venuto! Oddio...sono venuto!" Disse Edward ad occhi chiusi.

La stantuffata procedette con lentezza, fino ad arrestarsi del tutto.
Entrambi ansimavano e si guardavano negli occhi, con sguardo serio e stanco.
Jill dunque si alzò e liberò il suo ano dalla verga che l'aveva allargato.
Una colata bianca pallida colò leggermente sull'inguine di Edward, che non se ne curò.
Jill si adagiò accanto al suo uomo e si piegò in posizione fetale. Lo sperma ora colava leggermente sulla chiappa destra.
Ed rimase supino, con il pene afflosciato e fradicio.
Erano entrambi estremamente provati e sudati.

"Edward..." disse Jill.
"Si?" rispose Ed.
"Dovresti parlare con tua moglie." disse lei.
"Lo so." rispose lui.
"Ti manca, vero?" chiese lei.
"Perché me lo chiedi?" chiese lui.
"Perché so cosa ti impensierisce." rispose lei.
"Mi impensierisce perché forse provo un senso di colpa. Non è vero che mi manca." rispose lui.
"Io ti conosco ormai da tempo, Ed. Mi sento amata e gratificata. Lavoro al progetto insieme a te e scopo con te. Amo scopare, amo parlare e amo lavorare con te. Amo il tuo cazzo nella mia bocca, nella mia fica e nel mio culo. Ma so di non amarti davvero. E so che anche per te è così." disse lei.
"E' una brutta cosa da dire, Jill. Io sento di amarti..." disse Ed.
"Eheh, puoi dirlo quanto ti pare! Non puoi autoconvincerti per sempre. Tu hai Ronnie. Io ho Philip. E sappiamo entrambi quanto tremendamente ci mancano." Disse Jill.

Edward si perse con lo sguardo sul soffitto dello Skills Lab. Il cuore batteva ancora moderatamente forte.
Strinse la mano di Jillian e si girò a baciarle la fronte. Lei ricambiò con un tenero bacio sul mento. Si abbracciarono.


Edward era in cabina. Accese il desk e aprì la finestra "Nuovo VM"

"Auguri Monica! Mia dolce Monica! Più tardi Papà ti manda un VM al tuo computer, ok?
Ciao, tesoro.
Sono quì e mi manchi da morire. Scusami per tutte le volte che non te l'ho detto...
Tesoro... Ronnie... ti amo... e sappi che..."


Video-messaggio inviato.
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Note finali:
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