i racconti di Milu
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Perfetto. Sembrava lo sapessi. Anche stasera il termometro segna 38.2. Magnifico.
Un’altra splendida serata in solitaria compagnia di Tachipirina e plaid. Ed è la quarta di fila.
Non sono mai stata una che si ammala facilmente, o con una ripresa lenta. Invece stavolta il mio corpo mi sta castigando di brutto. Evidentemente avrei dovuto calcolare che tre ore e mezza immersa nella bruma mattutina di metà settembre, con addosso solo una stretta maglietta di cotone e degli short, aspettando chi poi di fatto non s’è presentato, sarebbero state decisamente fatali.
Tanto vale rassegnarmi.
Riempio il bollitore e lo accendo. Chissà che la tisana arancia e cannella mi dia un po’ di calore almeno fisicamente.
Mentre aspetto che l’acqua bolla, faccio il giro della casa e chiudo le finestre. Il silenzio surreale che regna in ogni stanza mi mette vagamente a disagio. Mio figlio è da suo padre e non tornerà prima di domani sera.
Penso che si, insomma, quella è casa mia, dovrei sentirmi per lo meno coccolata dalla familiarità di mobili e disordine variamente disposti; invece un leggero pizzicore mi si diffonde dalla nuca alle spalle.
La camera di mio figlio è, come al solito il regno incontrastato del caos. Le MIE scarpe col tacco ai piedi del letto, il MIO abito lungo tutto appallottolato sopra il cuscino, la stampante del pc ancora accesa… tutto così. Tutto sempre così.
Sospiro, spengo la luce e chiudo la porta.
Afferro il cardigan sintetico che lascio sempre a portata di mano, per i casi come questi e mi accoccolo nell’angolo del divano con le gambe raccolte e gli occhi chiusi.
Sento le tempie pulsare e la fronte madida di sudore. Il resto del corpo però mi rimanda un pungente senso di freddo gelido.
Mi abbraccio forte e inconsapevolmente lascio che la mia mente inizi i suoi consueti voli pindarici.
E lui è sempre l’immagine più vivida. Lui ha sempre lo stesso bellissimo sguardo che l’assenza non riesce a scolorire, gli stessi occhi di quell’indefinito colore tra il verde e il blu che mettono a soggezione chiunque li fissi, le stesse mani curate ed eleganti, la stessa sensuale curva dei fianchi, la stessa pelle calda dall’odore che conosco a memoria, la stessa voce calda in grado di farmi rabbrividire di piaceri sottili e prementi…
Un vago tremore mi contrae la mascella. Cerco di scacciare quel ricordo… No, adesso non è proprio il caso; non stasera almeno.
Ma lui insiste, non se ne vuole andare.
E mi riabbraccia, forte, come la prima volta in cui gli sono corsa incontro, forse incredula che colui che finora era stato confinato nella mia mente, esista davvero.
Le sue mani percorrono ancora le mie cosce, mentre sto seduta respirando a fatica accanto a lui in macchina. Le sue dita delicate sfilano di nuovo il mio corto vestito in lana e slacciano in un unico gesto il gancetto del reggiseno, mentre la sua bocca si appoggia soave al mio capezzolo, baciandolo e stringendolo lievemente.
Quasi a risposta di questo flashback, il seno sinistro mi solletica realmente. Inconsciamente, o forse no, mi porto una mano nell’esatto punto in cui solo pochi mesi prima il mio corpo aveva incontrato le sue labbra per la prima volta.
Un respiro breve e mozzato mi serra la gola mentre me lo tocco, me lo massaggio premendolo e pizzicandolo dapprima piano, poi con maggior forza.
Mi abbandono con la testa all’indietro e gli occhi chiusi a quella piacevole sensazione solleticante. Un impercettibile sorriso mi increspa le labbra.
Il fischio del bollitore mi strappa a quel momento. Sussulto.
Mi rialzo in fretta e verso l’acqua calda in una tazza e ci immergo la bustina del the. Per un attimo fisso l’alone colorato che si allarga verso il bordo della tazza, pensando che, similarmente, anche ciò che avevo provato con lui, con il mio corpo a stretto contatto col suo, seguiva la stessa “procedura”: un calore intenso e bruciante che partiva dal centro del petto e arrivava fino alla nuca e alle ginocchia, facendole tremare.
Scaccio con forza quel ricordo e nel contempo penso che dovrei davvero prenderla quella maledetta Tachipirina, anche se non mi va, anche se solo l’idea di cacciarmi nello stomaco qualcosa di freddo mi fa rabbrividire di disgusto.
Opto per la soluzione più scellerata e testarda. Mi accontento di scaldarmi con la sola bevanda che tengo tra le mani.
Sospiro rumorosamente e sempre con la tazza bollente che quasi mi brucia i palmi, vado a sedermi nella nicchia da cui, nel mio salotto, è stata ricavata la grande finestra che dà sul terrazzone esposto a sud-ovest.
Il mio palazzo è stato il primo ad essere costruito così come è ora. Quello che è stato innalzato giusto davanti circa una decina di anni dopo, è solo una moderna scopiazzatura in quanto a stile. L’unica cosa che invidio di quello stabile sono i grandi terrazzi, più grandi del mio e disposti in modo che, se mai qualcuno avesse avuto la tentazione di prendere il sole ( e d’estate non era raro che i proprietari lo facessero), avrebbe potuto soddisfarsi senza incappare nel pericolo che i condomini sopra o sotto potessero bearsi di uno spettacolo di nudo o altro. Sopra o sotto. Per quelli di fronte, tutto gratis. Magie dell’architettura moderna.
Appoggio la fronte che ancora scotta di febbre sul vetro fresco e umido delle sere settembrine. Un immediato quanto effimero sollievo si impadronisce del mio corpo.
Mi alzo solo un attimo, giusto per spegnere la luce del soggiorno e accendere la tv, regolando il volume a un mormorio indistinto. Poi torno a sedermi dove ero pochi istanti prima.
Cerco di sorseggiare un po’ di thè, senza soffermare la mente su nessun pensiero in particolare. Poi un breve movimento alla mia sinistra attira la mia attenzione.
Scruto incuriosita fuori della finestra e poi mi rendo subito conto di cosa sia. E’ la giovane donna che da sei mesi abita di fronte a me, solo un piano più in basso.
Non la conosco molto bene, ci ho parlato assieme solo poche volte, ma se di carattere sembra piuttosto schiva e riservata, esteticamente è una bellissima donna.
E’ più alta di me di almeno 5 cm, il che significa che si attesta sul metro e settanta, qualcosa di più. Ha i capelli tagliati corti, neri, due occhi profondi color nocciola dal taglio spigoloso, gli zigomi rialzati e il naso vagamente sporgente.
Non è particolarmente snella, ma a dispetto del suo sedere piuttosto grosso e delle cosce importanti, riesce sempre a mantenere una signorilità nelle movenze davvero esemplari.
Era anche successo in diverse occasioni, durante l’estate, che offrisse il suo sfacciato topless nelle ore più calde del pomeriggio, senza particolarmente curarsi di poter essere vista. Anzi, vista l’insistenza con cui lo faceva, avevo iniziato a sospettare che si mostrasse appositamente.
Ciò di cui sono fermamente convinta, comunque, è che in un certo senso la invidio. Ha una pelle liscia e senza il benché minimo difetto. Scommetto anzi che riesce a essere bellissima anche sotto la luce impertinente di un neon, dove, se non altro, vengono esaltati i dettagli che normalmente sfuggirebbero.
La mia pelle invece è tutto l’opposto. Sembra una mappa in 3D della cordigliera delle Ande: non mi mancano le smagliature e le cicatrici e altri difetti… ed è inutile che tento di mascherarne qualcuno con dei piccoli tatuaggi; sempre difetti rimangono.
Non capisco nel dettaglio cosa stia facendo, ma deduco che si stia spogliando, dato che nell’ombra velata che mi rimanda la tenda in toulle con cui ha coperto la finestra, la vedo passare lentamente le braccia sopra la testa e poi riabbassarle.
Ho un lieve fremito. Se fossi un uomo, darei davvero due anni di vita per essere in sua presenza in questo momento. La calibrata sensualità con cui si muove è sempre eccitante e il fatto che la luce interna della sua stanza non sia poi così vivida, mi costringe inconsciamente a fissare quel quadrato velato distante da me forse una decina di metri.
Sorseggio un alto po’ di thè, che nel frattempo si sta intiepidendo, senza mai staccare gli occhi dalla sua finestra. Mi chiedo cosa mi spinga a insistere con lo sguardo. Alla fine è come se violassi un momento che dovrebbe essere solo suo, come se volessi appropriarmi della sua gestualità, della sua bellezza.
Non ho mai avuto un buon rapporto con la nudità, né altrui, né tantomeno, data la mia pochezza in termini “estetici”, mia. Ecco perché non mi spiego il motivo per cui quella sagoma mi attiri così tanto.
Uno strano pizzicore, come di un brivido, mi fa stringere la testa tra le spalle. E’ momentaneo, ma mi riporta alla mente l’unica occasione, l’unica persona con la quale mostrarmi spogliata del tutto e DI TUTTO non è mai stato un problema.
Ed è sempre lui, da un tempo così recente che pure si perde all’indietro fino a non farmi ricordare l’esatto momento in cui è cominciato. Lui, capace di fissarmi fino a farmi vacillare, lui per il quale toccarmi, scendere con le mani dai seni all’ombelico, accarezzarmi il clitoride, leccarlo, succhiarlo, era stato di una naturalezza disarmante… Come per me era stato disarmante e spossante lasciarmi andare a un orgasmo completo, forte, totale.
Scuoto la testa con forza. Chissà che quell’immagine svanisca.
Più per darla da bere a me che per dissimulare invece una strana e inaspettata curiosità morbosa, mi fingo indifferente mentre, dopo aver appoggiato la tazza ormai fredda a terra, mi giro nuovamente verso l’esterno.
E mi accorgo che lei non è più sola nella stanza. Un’altra sagoma le si è affiancata. Non posso percepirne i dettagli reali, ma almeno i contorni sono piuttosto nitidi.
E’ sicuramente un uomo. Più alto di lei, spalle larghe, vita stretta, gambe leggermente arcuate; forse gioca a calcio.
Mi chiedo chi sia. Da quanto ne so, lei è uscita da una disastrosa relazione con un pseudo-intellettuale incapace della benché minima passione e chissà perché mi ero fatta l’idea che almeno per il momento lei non volesse altre storie o legami.
D’ogni modo le movenze di lui sono abbastanza eloquenti.
Le si avvicina e la cinge con le braccia. Non sono in grado di dire se si tratti di un abbraccio frontale, o se invece la stia prendendo da dietro, però osservo che a un certo punto lei inarca la schiena all’indietro e lui le appoggia la bocca sul collo, facendo scivolare quella che deve essere la sua mano destra verso i glutei.
Immagino quanto debba essere bello sentire una carezza leggera sfiorare la pelle della schiena, sentirla solleticare la curva dei lombari, sentire la forte stretta della mano sul sedere, bearsi di due labbra che accarezzano la pelle tra il collo e le spalle…
Istintivamente chiudo gli occhi e appoggio la testa che non smette di farmi male all’angolo tra la finestra e il muro. Poi, prima ancora che io riesca a realizzare quello che sto facendo, mi tolgo il cardigan e infilo una mano sotto la t-shirt, iniziando di nuovo a toccarmi un capezzolo, che è già turgido.
La stessa sensazione sfarfallante di poco prima, torna a impossessarsi di me. Solo che stavolta è più impellente.
Mi lascio andare a un profondo sospiro tremante, ma stavolta non stacco la mano dal mio seno.
Torno a osservar cosa stia succedendo di fronte.
La coppia ha cambiato posizione. Ora lei si è inequivocabilmente piegata in avanti e lui la sta inequivocabilmente sodomizzando.
Li vedo benissimo. Anzi, E’ come lui la stesse inculando proprio davanti a me.
Le mani di lei afferrano strette la struttura in ferro battuto del letto, le sue braccia brillano di sudore … Ha la schiena curvata e la testa piegata leggermente verso l’altro, a fissare con gli occhi socchiusi il lampadario in vetro colorato appeso giusto in centro alla stanza.
La pelle della schiena è liscia e compatta e pur non essendo decisamente magra, riesce a disegnare col corpo un perfetto angolo retto.
Lui le sta dietro, in piedi. E’ nudo e come avevo immaginato ha un fisico scultoreo.
E’ molto eccitato lui, ha il membro rigidissimo e pure grande.
Ha una gran voglia, lo vedo dal suo sguardo serio e voglioso. La donna che ha davanti a sé respira rumorosamente e velocemente: è altrettanto smaniosa di sentire dento di sé quel cazzo che promette di farla davvero godere.
Nella mia mente lo vedo molto nitido. Lui si inumidisce di saliva le dita e le passa dapprima sulla fica di lei, che trasalisce e geme piano.
Poi con la stessa mano le bagna la piccola porzione di pelle intorno all’ano e si piega verso di lei a sussurrarle qualcosa.
La vedo stringere ancor più forte la struttura del letto e stringere gli occhi, mordendosi il labbro inferiore.
L’uomo le appoggia una mano sull’anca e con l’altra guida la punta del suo pene verso il suo culo. Poi entra forte. In un unico colpo.
Le strappa un forte gemito sospirato.
Il gemito però non è il suo. E’ il mio.
Mi accorgo con imbarazzo che la mia mano, dal mio seno è scesa a dentro i pantaloni di cotone della leggera tuta che indosso e si è infilata dentro gli slip.
Il contatto tra la mia mano fredda e la calda pelle della mia fica bagnata è morbosamente eccitante.
La tolgo subito. Ma la sensazione fremente che mi pervade lo stomaco e l’inguine non se ne va.
Guardo nuovamente la coppia. La leggera tenda offusca i dettagli, ma la mia fantasia li vede ugualmente.
Lui la sta tenendo solidamente per i fianchi e la sta sodomizzando con un rapido e forte movimento del bacino.
Lei continua a tenere gli occhi chiusi. Ogni volta che il suo cazzo la penetra, sussulta e geme, assecondando ogni colpo e piegando di poco le ginocchia, per assaporarlo meglio.
L’ uomo si stacca per un attimo e la invita a mettersi carponi e, standole dietro in ginocchio segue la curva della schiena di lei e le si appoggia contro, stringendole i seni e reinfilando senza grazia il cazzo nel suo culo. Ma a lei piace. Lo si vede dal rossore diffuso sul suo viso e dalla smorfia contratta ma beata della sua bocca.
La mia mano, intanto è tornata a frugarmi dentro gli slip. Sono sudata di un sudore gelido. E smaniosa di una voglia spasmodica.
Probabilmente in questo momento la mia vicina non è più lei… sono io.
Sono io qualche mese fa, con addosso solo una camicetta aderente, con le mani di lui sulla mia fica calda e col suo cazzo che mi penetra veloce e forte, senza darmi tregua, ma riempiendomi ogni muscolo, ogni fibra di piacere; col suo respiro sul mio collo, con il suo sudore che si mescola al mio, con l’eccitante odore dello sperma che permea la stanza…
Torno rapidamente in me. La mia mano continua a toccarmi il clitoride, mossa da una atavica voglia propria, come non fosse la mia.
La passo un po’ più giù, verso la fica e d’un colpo mi penetro con due dita. Effettivamente sono molto bagnata. Ma sono sola e non mi imbarazzo più.
Mi sorprendo a gemere piano. Sono sola, mi ripeto. E so cosa fare.
Mi alzo rapidamente e raggiungo la mia camera. Infilo la chiave nel cassetto del settimanale accanto al letto e con mano tremante afferro il vibratore con stimolatore per il clitoride che ho comprato su internet poco tempo fa assieme al grosso cuneo anale acquistato su suggerimento di colui che scherzosamente ( ma forse nemmeno tanto) continuo a definire “il mio signore”.
Torno un po’ infreddolita e con le ginocchia vagamente tremanti a sedermi dove ero. guardo fuori.
I due alla mia sinistra intanto si sono spostati.
Ora è lui che è appoggiato al letto, a gambe leggermente divaricate e lei le si è inginocchiata davanti.
S’è passata la lingua a inumidirsi le labbra e tenendosi strettamente aggrappata ai glutei di lui, gli prende il cazzo in bocca, iniziando a accarezzarlo con la punta della lingua, con dei movimento lenti e calcolati.
Lui ha chiuso gli occhi e respira profondamente e lentamente.
Anche questo le piace. Le piace l’idea che quell’uomo di fronte a lei goda per quello che gli sta facendo. Le piace sentire il suo respiro farsi più rapido, le piace immaginare il suo cuore aumentare la velocità del battito, le piace immaginare la sensazione leggera e mordente che riempie il suo ventre…
Si.. le piace… Come piace a me, nel ricordo di quando l’ho fatto, di quando ero io, con la mia bocca a succhiarlo, a leccarlo, a baciargli l’inguine , le cosce, le palle.. ad assaporare lo sperma che mi colpiva la faccia, le labbra, mentre le mie orecchie si riempivano dei suoi sospiri…
Mi sorprendo ad accarezzare voluttuosamente il vibratore.
Lo avvio, per sincerarmi che le batterie siano cariche. Lo sono. Molto bene.
La posizione che ho non è delle più comode, ma per quanto io sia tentata di andare a stendermi a letto per questo momento che ho deciso di riservare a me, la voglia di stare a guardare quali altre immagini potesse riservarmi la finestra di fronte, mi impedisce di spostarmi.
Inizio davvero ad avere freddo, ma solo superficialmente. Dentro il petto mi si è accesa una sensazione di calore quasi opprimente.
Mi sfilo i pantaloni. Il contatto della pelle del sedere con la fòrmica fredda di cui è rivestita la rientranza in cui sono seduta, mi fa trasalire.
Mi appoggio con la schiena contro il muro e scostando gli slip mi tocco la fica. Bene.. è bagnata. Non ho lubrificante con me e questo è utile per non farmi soffrire troppo quando mi fossi infilata il vibratore dentro fino a che avessi potuto.
Sorrido ironica. A lui chiedo sempre di non usarlo il lubrificante.
Mi piace quando il suo cazzo mi entra nel culo, senza preavviso e senza delicatezza. Mi piace sentire quel bruciare sordo che piano piano si trasforma in qualcosa di ben più piacevole… Mi piace quando il dolore via via mi fa tendere i nervi delle gambe e mi fa pizzicare la nuca, mi piace stringere forte le lenzuola nel pugno, mentre la sua mano mi tappa la bocca e le sue parole oscene mi riempiono i sensi…
Riguardo la finestra di fronte. Lei è sempre li, con il cazzo del suo uomo stretto tra le labbra, mentre lui le sta chiedendo di prepararsi a ricevere il suo sperma in bocca. E la vedo socchiudere gli occhi e tirare fuori la lingua di poco.
Io invece con un movimento rapido passo per un istante il vibratore su tutta la fica e me lo infilo dentro.
Il gesto mi strappa un gridolino soffocato.
Sistemo lo stimolatore a stretto contatto con il clitoride e lo avvio.
Il tremolio improvviso mi fa provare una immediata sensazione di calore. E si impadronisce del mio corpo un benessere che mi pervade dal bacino allo stomaco e mi solletica la nuca.
Inizio a percepire l’odore del mio sudore e degli umori della fica.
La cosa mi eccita.
Il vibratore diventa all’improvviso il suo cazzo duro e lo stimolatore si trasforma nella sua lingua delicata e nelle sue labbra che mordono con delicatezza il clitoride, succhiandolo… e portandomi via i pensieri; lasciandomi sola con le sensazioni del mio corpo.
La vibrazione che ho impostato non mi basta più. La voglia sale e , sebbene io non desideri un orgasmo così presto, ne aumento l’intensità, portandola quasi al massimo.
La mia vicina intanto si è spostata sul letto.
E’ stesa sotto il suo compagno.
Vedo abbastanza precisamente il bacino di lui che si muove su e giù. Vedo il suo pene che le entra e le esce dalla fica, sento il suo ansimare, so che ha la bocca completamente asciutta e so che ogni volta che il corpo di lui le sbatte contro, il suo clitoride riceve una carezza istantanea quanto breve, ma che la porta sul filo dell’orgasmo una infinità di volte.
Proprio come me.
Un formicolio mi sale dalle ginocchia verso il pube. Mi si ferma il respiro.
Stacco per un attimo lo stimolatore dalla fica e mi concentro respirando affannosamente. Riesco ad acquetarmi.
Lo riappoggio e subito la stessa sensazione mi rende vittima del mio stesso desiderio. Ora ho deciso che non mi fermo.
Chiudo gli occhi, assaporando in quel buio tutti i ricordi che galoppano liberi.
La sua bocca che cerca la mia, la sua lingua che mi fruga a forza spingendosi in una danza frenetica con la mia, le sue mani dappertutto, il gusto un po’ salato della sua pelle, i suoi capezzoli che morderli è una tentazione irresistibile, il suo sperma tra le mie cosce, sul mio viso, l’odore selvaggio e indecifrabile del suo orgasmo…
… e poi il mio di orgasmo. Forte. Violento. Doloroso.
Lo stomaco che freme, la testa che pulsa, i tendini delle gambe che ancora vibrano, il cuore che galoppa.
Sento il mio stesso gemito soffocato.
Mi tolgo il vibratore dalla fica in un gesto affrettato e me lo appoggio vicino al seno.
Appena riesco a calmare un po’ i sensi lo guardo.
Sulla punta e fino a metà è letteralmente ricoperto da un velo vischioso e umido.
Mi viene la tentazione di fare una cosa che lui aveva fatto realmente con me , dopo che ero venuta con le sue dita nella fica.
Mi porto il vibratore alla bocca e ne annuso l’odore. Ricordo quando era stato lui a portarmi e sue dita alla bocca, ricoperte di me, del mio orgasmo e me le aveva fatte leccare.
Lo faccio anche ora. Passo un dito sulla punta di quel cazzo finto e poi me la porto alle labbra. Lo succhio piano. E’ il mio odore e sebbene sia molto diverso, non è dissimile da quello di cui era stata pregna l’aria quando a farmi godere non ero stata io.
Mi sento improvvisamente stanca, con la testa pesante e le spalle dolenti.
La mia vicina ha spento la luce. La vedo lo stesso, anche nel buio, mentre si addormenta finalmente paga a fianco del suo uomo, accoccolata nell’incavo del suo braccio, ad accarezzargli il petto con una mano.
Mi alzo dalla finestra e passo per un attimo in bagno a sciacquare il vibratore.
Lo ripongo nel cassetto e lo chiudo a chiave. Vado in salotto e spengo la tv. Poi mi stendo a letto e spegno anche la mia mente. Dormo un sonno lungo e senza sogni. Ristoratore.