i racconti di Milu
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Che cosa dire al proposito? La donna puttana, la donna santa, la donna da scopare, la donna da sposare e da sostenere, ebbene sì, malgrado ciò attualmente contesta, dissenti e opponiti fermamente di finire per mano tua in queste assurde, dissennate e sconclusionate divisioni. Tu m’hai chiesto di guardare, eppure m’hai già visto, m’hai già avuto, m’hai già toccato, m’hai già abbracciato, m’hai già tutta interamente intorno a te. Questo lo sai vero? Però ne vuoi ancora, sì, ma ancora quanto? Fino a dove? C’è un limite, non trovi? Vuoi guardarmi negli occhi mentre mi rilasso?

Il tutto comincia partendo da piccole pulsazioni tra le gambe, giacché è il segnale che qualcosa m’ha toccato, ancora prima che le mie mutandine inizino irrimediabilmente a bagnarsi, il fremito sul sesso è inconscio, è involontario, poiché arriva imprevedibile e inaspettato, mentre il piccolo scorrere del liquido è la reale e l’osservabile presa di coscienza. A dire il vero mi piace tantissimo vederti stupito di quanto stia succedendo, mi piace sentire che tu ansimi un po’ al telefono, mi va a genio apprendere che t’abbeveri, mi piace percepire quando aspiri appieno e intimamente la sigaretta.

Io t’immagino al momento che sei seduto sulla sedia, eppure non riesco ad avvertire se sei abbandonato sullo schienale, se guardi fuori dalla finestra, oppure se sei in attrito, in manifesta tensione per l’eccitazione delle mie parole che ti giungono all’orecchio dal ricevitore. Tu vuoi guardare e vedere il mio viso: io sto imparando a fare tutto molto lentamente, poiché rilasso la mente e invio il mio sguardo immaginario tra le gambe, lascio che l’addome non si contragga, regolarizzo il respiro e inizio ad accarezzarmi, perché inizio prima con le parti vicine, le cosce, il basso ventre, il pube in superficie, poi con un dito inizio a esplorare questo che è il mio nuovo mondo e penso cosa sia stato a eccitarmi.

Può essere la tua voce, il tuo viso, una frase letta da qualche parte, un messaggio di posta elettronica ricevuto da una ragazza che mi chiede se mi piaccia guardare un’immagine d’una donna con il cazzo del suo compagno in bocca, può essere pure la fantasia d’una stanza buia, giacché tu bendato ascolti il mio silenzio e successivamente i miei concreti gemiti. In definitiva possono essere tante cose, queste sono quelle che mi vengono in mente attualmente. Il dito nel frattempo continua a muoversi, indaga i piccoli punti della mia pelosissima fica alla ricerca del punto preciso che mi permetta di non avere spasimi, quel punto da cui nasce e in cui finisce tutto, sì, è vero, è difficile perché ci vuole tempo, non ci vuole fretta, ci vuole applicazione e concentrazione per non distrarsi. La ricerca del piacere è quasi gradevole quanto il piacere stesso, questo perché è lunga, tenera, richiede molto amore, cura e dedizione, posso anche smettere un attimo per evitare che la troppa tensione irrigidisca il mio corpo, per poi iniziare senza aver perso niente di quello che avevo lasciato.

E’ in special modo doveroso e necessario cominciare con calma, al momento abbasso le palpebre e la luce potente che si trova vicino a me non mi disturba, gli occhi si chiudono sempre di più, man mano che il piacere aumenta, io rilasso tutto il viso e il buio della vista aumenta anche senza dover strizzare gli occhi, giacché è come chiudere un sipario sul mondo esterno, simile a una tenda che scende lenta su tutto quanto non sia me stessa. C’è poi un brivido che si sviluppa dietro la nuca e un’onda che scende dalla testa, lungo tutto il busto, sul sesso e ancora più giù sulle gambe, avverto un fremito che mi mette sottosopra, che mi sconvolge la mente e il corpo, che mi fa quasi paura dall’intensità che porta con sé, perché è un forte, incontrollabile e irrazionale pulsare del sesso, ed ecco che sto godendo. Lo dico a me stessa, senza parlare e al mio corpo con le seguenti parole: godo, vengo.

Il respiro attualmente è affannato ed esausto, finalmente posso anche contrarmi un po’ e muovere la testa per il piacere raggiunto, adesso posso muovere le gambe, posso aprire di nuovo i contatti con il resto, posso lasciare che succeda quello che deve succedere, posso fare quello che voglio.

Alla fine mi riprendo un attimo, in seguito m’asciugo, sollevo gli slip e i pantaloni, m’osservo allo specchio, cerco di riprendere una maschera accettabile e discreta per chi è vicino a me, in conclusione mi ributto nella giornata che va avanti.

Nel frattempo io continuo a godere intensamente, profondamente e totalmente, sì, però dentro.

{Idraulico anno 1999}