i racconti di Milu
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Mi vengono in mente senza preavviso, i ricordi di un pomeriggio di molto tempo fa.
Marco ed io eravamo a casa sua, una giornata estiva di un caldo agosto milanese.

Mentre i nostri genitori passavano le ultime giornate lavorative prima delle ferie, noi, in vacanza già da giugno finita la scuola, passavamo i pomeriggi a giocare alla sua playstation,una partita a pallone con gli amici, un giro per la città ed in generale a goderci il “dolce far nulla” estivo.

Dopo un mese passato in questo modo le giornate cominciavano ad assomigliarsi sempre di più, e l’iniziale entusiasmo legato a quell’estrema libertà si attenuava di giorno in giorno, di partenza di un amico in un altro.

Così ci ritrovammo solo lui ed io.
Eravamo a casa di marco a giocare alla playstation, dopo un bel po’ di bibite ed acqua in abbondanza per combattere il caldo avevo bisogno di andare al bagno.

Marco condivideva il bagno con la sorella, mentre i genitori ne avevano uno per loro.
La sorella di marco, Chiara, era qualche anno più grande di noi, una ragazza bellissima che spesso guardavo con sguardo sognante nonostante lei non avrebbe mai nemmeno considerato le timide e imbarazzate avance di un ragazzino come me.

Nel bagno si trovava anche la cesta della biancheria sporca e appena entrato il mio sguardo si focalizzò sulle mutandine di Chiara. Con timore reverenziale mi avvicinai per esaminarle, inizialmente senza nemmeno toccarle. Era il mio primo incontro con dell’intimo femminile, non so cosa, ma c’era qualcosa che trovavo estremamente eccitante. Presi coraggio e le presi dalla cesta con due dita e le esaminai con cura: Erano mutandine bianche, forse un perizoma, con dei fiorellini sopra e del pizzo che le incorniciava. La parte interna era coloratadi un tenue alone giallino a testimonianza del loro utilizzo. Così vicino ne sentivo l’odore, acro e intenso ma irresistibile.

D’improvviso la voce di Marco mi riporta alla realtà chiamando il mio nome, il mio viaggio in bagno si è protratto troppo a lungo.
Sto per rimettere le mutandine dove le ho trovate, ma mi fermo. Mi blocco per un attimo indeciso, poi appallottolo il perizoma e me lo metto in tasca. Con il cuore ancora a mille ritorno in camera di Marco, teso come un corda di violino. E se mi scopre? cosa gli dico? cosa mi invento? le avrò messe bene in tasca? non è che sporgono? No! Non guardare che si accorge! Appena si distrae le riporto a posto. Si ma le hai viste? figurati se Chiara si accorge, e marco mica mi guarda in tasca! Questi pensieri affollavano la mia mente combattuta tra l’eccitazione del furto e la natura del bottino, ma vengono interrotti da Marco: “Cos’hai in tasca?”.
Il cuore quasi si ferma, porto lo sguardo verso il basso per capire dove e cosa ho sbagliato: un lembo delle mutande spunta dalla tasca palesemente gonfia.

Pietrificato dalla paura cerco uno scusa qualsiasi, anche la meno credibile, ma non riesco a trovare nulla.
“Niente…non ho niente” dico mentre metto la mano in tasca cercando di nascondere l’evidenza.
Marco si avvicina.
“Dai fammi vedere!”
“No!”
“Daiii!” grida sorridendo, senza rendersi conto di cosa siano, ma piuttosto incuriosito dal mio palese imbarazzo.
Mi piange sul letto e si mette sopra di me con tutto il suo peso bloccandomi il corpo ed il braccio la cui mano si trova ancora nella tasca. Blocca l’altro braccio con il suo.” Forza! Sei bloccato, non puoi fare nulla! tira fuori!” Cerco inutilmente di ribellarmi ma la sua posizione mi impedisce qualsiasi cosa e per di più è riuscito a mettere anche l’altro braccio sotto alle sue cosce.
“Dai..Tira fuori..” Dice mentre mi solletica il collo.
“Ok! OK! VA BENE!” cedo alla tortura immediatamente.

Tiro fuori dalla tasca le mutandine mentre Marco rimane nella sua posizione di predominio. Con il suo braccio libero le prende e subito si rende conto. Mi guarda sorpreso e divertito allo stesso tempo “Che schifoso! rubi le mutande a mia sorella! le volevi sniffare??”
e me le mette sotto il naso. Imbarazzato combatto muovendo la testa e rispondendo negativamente:
“No! dai smettila! No!!”.
“Beh allora le volevi mettere!!AHAH!! finocchietto! adesso ti accontentiamo” e mi slaccia i pantaloni e fa per abbassarmeli.
Il mio combattere è piuttosto vano visto che Marco mi impedisce ogni tipo di movimento e mi ritrovo con i pantaloni alle caviglia.
La situazione di impotenza, le mutande, il corpo di Marco sul mio mi avevano in qualche modo eccitato, quindi ero duro.
“Guardalo! ti piace allora!” mi prende in giro. Mi libera dalla morsa alzandosi, mi lancia le mutandine mi ordina “Mettile” guardandomi con aria di sfida. Io rimango perplesso “No!” rispondo secco mentre faccio per tirarmi su i pantaloni.
“O on le buone o con le cattive…e poi se non lo fai lo racconto a tutti, mia sorella per prima..”.

Mi trovo in una situazione scomoda e sono impaurito dal tono severo della sua voce.
“Forza, guarda che chiamo mia sorella!”
Riabbaso i pantaloni, lo guardo un’ultima volta come a supplicarlo, ma il suo sguardo deciso mi fa perdere ogni speranza.
Allora tolgo i boxer e raccolgo le mutandine. le metto cercando di far stare dentro il mio cazzo ancora abbastanza duro.
Marco sorride.
“La maglietta, toglila..”
Obbedisco, ormai sono sotto il suo controllo.
“Sei carina..”
“Grazie” le parole escono dalla mia bocca senza che io me ne renda conto.
“Aspettami qui..”

Va in camera di sua sorella e torna con una magliettina e una gonnellina corta che mi chiede di indossare e un elastico per raccogliere i miei capelli e fare un mini codino.
“Sei molto carina..”
Mi bacia a stampo. Mi accarezza. Io divento tutta rossa.
Si toglie la maglietta e appoggia le mie mani al suo petto mentre mi bacia di nuovo. Sento la sua mano sul mio culo e il suo cazzo diventare duro contro il mio.
Gli slaccio i pantaloni e porto la mano sul suo cazzo ancora nelle mutande.
Mi gira e mi appoggia il cazzo al culo mentre mi mette una mano sul collo e si fa succhiare le dita dell’altra. Muovo il culo sul suo cazzo. Tutti i movimenti mi vengono naturali e femminili.
Mi fa inginocchiare e lo tira fuori: è molto più grosso del mio, sia in lunghezza che in diametro.
Rimango un attimo immobile, alzo lo sguardo per cercare conferma. Lui sorride e mi spinge la testa.
Apro la bocca e prendo la cappella, sento il sapore acre di seme in bocca, il calore del suo membro. Lo scappello e appoggio la lingua sul frenulo, nel frattempo succhio. lo tolgo dalla bocca e lecco la cappella, poi l’asta e le palle, come ho visto fare dalle attrici dei porno. Ritorno a prenderlo in bocca e con la mano gli accarezzo i coglioni.
Sento il suo respiro farsi pesante e il suo bacino andare avanti indietro, intensifico. Mi viene in gola, qui mi soffoca il primo colpo.
Lo pulisco per bene.
Note finali:
Prossimo capitolo a breve
Per commenti e suggerimenti encolpio.gitone@libero.it