i racconti di Milu
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Ci sono giorni particolari o precisi e specifici momenti d’un giorno di battaglia, nel luogo in cui qualsiasi e insignificante atto è troncato e viene irrevocabilmente perfino posticipato e respinto, giacché globalmente deve iniziare o purchessia circostanza deve recuperare e ripigliarsi. Vi siete mai trovati per caso a effettuare oppure nel cercare di compiere del sesso per mezzo del telefono senza consultare né interpellare sennonché una di quelle chat-line in cui sentite solamente di continuo delle voci registrate, ma su d’una musica invereconda e provocante? No, badate bene, io mi riferisco solamente a delle conversazioni con una persona di vostra conoscenza, perché a me personalmente è capitato con un individuo sensuale provvisto peraltro d’un bellissimo timbro di voce, in quanto mi sono fatta cullare eccitandomi in ultimo fino all’inverosimile, perché quella voce ammaliante e invitante vibrava pressappoco così nel mio orecchio:

“Toccami piano, sì, accennato, appresso laddove le nubi nell’aria tingeranno il mio profilo e amami lentamente fino nel fondo. Amami e mentre lo fai rasentami la bocca, tocca delicatamente la mia epidermide, comprimi e impugna la mia polpa escludendo la bruttura e la sconcezza, sì esatto, in questo modo accarezzami e serrami, cediamo agli estranei e lasciamo adulare loro il silenzio, perché io e te esplodiamo di sensi e di pura bellezza e comprensione”.

Nel frattempo sento le mie dita percorrere il corpo, poiché le percepisco di continuo più bagnate di me, intimamente nella mia carnalità a erodere scanalando insanabilmente il mio piacere. Io penso intanto a come mi strofinerebbe lentamente nei punti giusti su e giù, inumidendosi dei miei succhi, in seguito mi viene voglia di mordermi le labbra per unire il piacere a quel leggero dolore per poi continuare a giocare con la mia carne, perché ho voglia di sentirmi leccata, succhiata, tenuto conto che ho una vorace bramosia di stringere le gambe e infilare le mie dita sempre più a fondo, sempre più velocemente a fondo, iniziare a godere, mentre i denti stringono le labbra così forte. In questo modo io inarco la schiena, mordo le labbra rilassando i muscoli, in quanto sento le mie dita un po’ fredde a contatto con la mia stessa carne fin troppo ribollente.

Le mie dita diventano sempre più veloci, visto che immagino quell’individuo con la testa tra le mie cosce che succhia comodamente il mio intimo godimento, dato che è quasi come un’ossessione, in quanto ho voglia in ugual modo d’un bacio umido ripieno di lingua. Io ho voglia di sfioramenti, di tocchi più o meno audaci, capto in modo energico il desiderio di ricominciare, la bramosia di leccare la pelle, di succhiare l’essenza di quest’individuo, l’avidità d’ingoiarne il suo sapore e il suo odore accompagnati da orgasmi infiniti, da giochi proibiti in un aumento e in una progressione di tormenti, di masse fameliche e desiderose d’acqua, poi avvinghiati e stremati su d’una panchina in un parco e in conclusione immaginare le lenzuola impregnate di sesso e di noi due.

Alla fine io ho chiuso gli occhi e il godimento si è sparso in delle onde distribuendosi, partendo dalle mie gambe per finire dentro il mio cervello. In quell’attimo io raccolgo il godimento sulle mie dita con la lingua perdendo ogni controllo, qualsivoglia pudore e ogni senso morale, finché i suoi tangibili gemiti s’uniscono ai miei, perché veniamo ambedue nello stesso istante, lui sulle sue mani, io sulle mie dita godendo con gli occhi chiusi con l’immagine del nostro orgasmo nella parte posteriore delle pupille. Io resto ancora qualche istante immobile con gli occhi sbarrati per assaporare degustandomi globalmente il piacere, intanto che l’individuo mi vezzeggia io tolgo prontamente la mano dalla sua tana.

Quest’ultima sensazione però m’avverte preannunciandomi, dato che è come avere dei fili di seta che scivolano sfuggendomi sulle gambe.

{Idraulico anno 1999}