i racconti di Milu
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E’ lui, è precisamente il vento che mi fa ragionare facendomi riflettere, nel tempo in cui affacciata alla finestra mi lascio concedere e investire deliziosamente dal suo soffio. Io sono pazza, là di fuori ci sono appena due gradi e quasi si gela, però non rientro, perché mi piace questo silenzio che m’avvolge circondandomi assieme alla brezza leggera che mi scombina i capelli, perché li fa aderire al mio viso, dal momento che io non li scosto e rimango lì immobile, sì, perché mi lascio accarezzare, poiché la sensazione mi provoca brividi impercettibili.

Quest’appuntamento per così dire avviene ormai ogni sera, tenuto conto che io aspetto con impazienza che i miei genitori vadano a dormire per chiudermi nella stanza, nel mio piccolo mondo, per restare da sola in pace e come unica fonte di comunicazione mi faccio lusingare lasciandomi trasportare da lui, sì, proprio il vento. Accendo la mia piccola candela posta sopra il davanzale della mia finestra, prendo il mio bastoncino d’incenso e ripongo anch’esso sul davanzale, perché tutto mi porta a compiere il mio solito rito: affacciarmi alla finestra e fumare, sì, certo, rilassarmi mentre mi riempio la bocca, la testa e i polmoni di questa fusione alimentata dall’atmosfera e soprattutto dal vento, perché sono questi i momenti che ho a disposizione per rilassarmi e me li godo appieno e fino in fondo.

Tutto quello che avviene intorno a me mentre sono alla mia finestra è un misto di sensazioni che la fusione mi provoca. Io abito in un paesino abbastanza tranquillo e la mia strada non è molto frequentata dalle macchine, tanto meno la notte, l’aria è vivace, un po’ pungente ma sopportabile, al punto di poter rimanere chinati alla finestra per circa mezz’ora. Desidero poter far capire ai lettori quello che sento, quando la fusione si mescola alla brezza dolce del vento, perché quest’aspetto m’induce a lasciarmi andare, a togliermi le inibizioni più di quanto già non lo sia, perché essendo chinata sul davanzale automaticamente il mio corpo assume la posizione d’un quasi angolo retto e lo stare nella posizione della pecora mi permette d’allargare le gambe anche per stare più comoda. In tal modo, difatti, assumo sempre quella posizione che regala il mio viso al vento e il mio corpo alla dimensione parallela della fusione, per il fatto che tutto questo si mescola con il calore della mia stufa a muro, che posizionata sotto la finestra porta questa sensazione piacevole di caldo alla mia dolce ninfa tra le mie gambe. Le mie mani non stanno di certo ferme, beh, in effetti, voi direte una è impegnata a tenere il mio oggetto di fusione e l’altra? Lei è libera, liberissima di frugare, di giocare e di osare come vuole.

Io ho imparato a vivere totalmente le mie sensazioni e le esprimo sempre al meglio senza divieti né tabù. Attualmente ho quasi trent’anni e in effetti ho un buon rapporto con la vita sociale e sessuale, per il fatto che il mio più grande tabù è di non avere “restrizioni”. Ho scoperto il desiderio sessuale all’età di quindici anni circa, tuttavia è normale sentirsi imbarazzati e insicuri nel parlare di sesso, però io non ho mai provato sconcezza né vergogna per questo, all’opposto, la voglia di capire e di scoprire il mio corpo, di conoscere come soddisfare le mie voglie sessuali m’ha indotto alla masturbazione, che da quando ho scoperto non ho più abbandonato.

Io provo e trovo che perdersi nelle proprie mani è fantastico e lo ammetto, perché adoro toccarmi e godere con le mie mani, giacché è così difficile trovare chi ci riesce meglio di me. In questi anni mi sono adeguata, ho avuto le mie storie, eppure non ho mai smesso nel mio piccolo mondo di continuare a sognare con le mie mani e di scoprire giorno per giorno nuovi espedienti, tanto che da due anni a questa parte adoro farlo mentre sono alla mia finestra, perché immancabilmente m’aiuta lui, il vento. Lui mi corrompe, mi sussurra dolcemente all’orecchio che mi terrà compagnia, che m’inciterà e mi stimolerà mentre godrò di me stessa. Questo mi fa impazzire, non posso fare a meno d’ascoltarlo, di perdermi nella sua fresca scia che mi prende con sé, allora continuo a prendere boccate di fumo e la mia mano nel frattempo comincia il suo gioco, il suo cammino.

Mi piace accarezzarmi il viso, scendere lentamente sul collo e pizzicare i miei seni, in questo modo mi sollevo un po’ dal davanzale per afferrarli meglio e li stuzzico, i capezzoli s’induriscono un po’ per il freddo e un po’ per averli stimolati, dato che mi piace questa situazione. Talvolta mi eccito ancora di più pensando che potrebbe vedermi chiunque se soltanto potesse affacciarsi, giacché potrebbe godere gratuitamente osservando quello spettacolo così insolito, tuttavia nello stesso tempo coinvolgente ed eccitante. Ebbene, forse una volta è successo, in quanto possono avermi visto anche se era assai tardi, però non ci ho fatto caso, visto che non potevo interrompere il mio gioco. In tutto questo, mentre i miei pensieri scorrono veloci, sempre in combutta con il vento, così dispettoso e provocante faccio scorrere la mia mano giù per il ventre e un brivido mi pervade mentre sfioro i peli del mio pube, morbidi e profumati. Al presente ho proprio voglia d’impazzire, di giocare per assaporare in pieno la mia fica bagnata, infatti lo è, eccome. Che dispettosa, sono una monella, non mi tocco subito, non mi penetro subito, mi sfioro e lo faccio con dolcezza, mentre quel complice del vento mi ridacchia dietro e m’accompagna in questo viaggio.

Io continuo a massaggiarmi e nel frattempo la fusione sale prendendo il sopravvento, sento i miei fluidi mescolarsi al profumo dell’incenso e allargo per bene le mie grandi labbra, mentre con il dito medio sfioro roteando il mio clitoride. Dio che sensazione, le gambe mi tremano, per un attimo ho un mancamento e le gambe ne risentono, però mi riprendo subito, ho la bocca asciutta e semichiusa, ho voglia di bere, tolgo la mano dalla mia ninfa e la porto in bocca, avverto la dolcezza delle mie secrezioni e succhio per bene le mie dita, prendo la bottiglia d’acqua accanto e mi disseto. L’ultimo sorso lo lascio in bocca, perché faccio penetrare il mio dito medio in bocca e lo bagno con l’acqua fredda, deglutisco e lascio riprendere il suo cammino, sfioro il clitoride caldo e bagnato, in quanto quel contrasto mi fa mordere le labbra. Peccato, la mia dolce amica sta finendo, io tra poco godrò anche per merito suo. Gli ultimi tiri, la mia mano che incalza dentro di me, perché mi sento eccitata da impazzire. Tu continua a investire il mio viso, a lasciare che i capelli si fermino in bocca, fra le mie labbra. Lo so, questo è il tuo modo per farmi sentire che sei presente e mi stai aiutando, ciononostante conduco io il gioco, giacché mi penetro con due dita e lascio che i liquidi scivolino ponderatamente sul mio buco.

Butto il mozzicone della sigaretta per terra dedicandomi a me stessa, giacché lo faccio con fervore, continuo a penetrare la mia fica e l’altra mano scivola sul mio sedere, sul suo buco bagnato, in verità ci gioco, poggio il dito medio, però non spingo. I miei gemiti non sono più sospirati, ansimo e ho voglia di farti vedere quello che m’hai provocato, sì ecco, sei stato tu, impertinente, provocante e scortese a stimolarmi, tu continua a soffiare e vedrai che godrò anche di te. In seguito m’alzo, spalanco la finestra e lascio che il vento s’impossessi occupandosi interamente di me, vado nel mio comodino, apro il cassetto e prendo le mie palline. Mi rimetto nella posizione della pecorina alla finestra, le bagno con la mia saliva, infilo la prima, è calda, è quasi risucchiata, rimango un po’ lì con il dito medio della mano destra, ci gioco, la spingo dentro con il dito e la faccio uscire con i muscoli, in quanto è tutto viscido. L’altra, invece, accarezza da fuori l’altra pallina appoggiata al clitoride, sento il bagnato sul mio sedere, manca ed entra anche la seconda. Ho perso il cordino, accavallo le gambe per bloccare l’eccitazione, perché non voglio venire subito. Io ti sento addosso e i muscoli continuano a lavorare, ma non resisto ancora per molto, sono tutta grossa e viscida, basta veramente poco, allora sempre con la mano sinistra cerco di portare i miei fluidi dietro, però non è facile. Ho voglia di goderti, il dito medio muove la pallina, l’anulare è appoggiato dietro però non entra, in quanto rimane soltanto appoggiato, giacché sento le contrazioni, adesso con questa mano mi toccherò il clitoride, perché so che godrò.

In maniera decisa le tiro fuori di scatto e l’orgasmo mi pervade annientandomi, io m’irrigidisco e urlo singhiozzando, mentre ancora trepidante la mia dolce fica bagnata e corrotta pulsa per mezzo dal tuo ululare delirante, impetuoso e travolgente. Molto bene, ecco fatto, mio compagno d’avventura e di fortuna, perché anche per questa sera la mia dose di piacere me la sono procurata.

“Grazie d’essermi stato vicino. Adesso sento un po’ di freddo e rientro dentro velocemente. Buona notte, ci ritroveremo di certo domani”.

{Idraulico anno 1999}