i racconti di Milu
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Note:
Da una storia di JLRemora2. Ho cominciato questo breve racconto con entusiasmo, ma poco a poco mi sono reso conto che sarebbe finito per assomigliare ad altri che avevo scritto. Infatti non mi piace, ma ormai l'ho scritto e mi spiace buttarlo via. Giudicate voi.
L'uomo entrò nel bar, si guardò intorno e si avvicinò al tavolino in fondo, in un angolo oscuro, dove lei era seduta aspettandolo. In un altro angolo due ragazzi assistevano alla partita del Milan trasmessa da un piccolo televisore.

Lei era vestita in modo molto elegante, un tantino provocante, ed era bellissima anche se aveva partorito da poco. L'uomo non la vedeva da mesi ed improvvisamente aveva ricevuto una chiamata nella quale lei lo pregava di volerla incontrare. Per parlare, diceva, per chiarire, per superare le difficoltà, per tornare insieme, in definitiva.

Ed ora era lì, seduto a un tavolino davanti alla donna che aveva amato come nessun'altra, completamente, senza limiti, alla follia.

Finché lei non gli aveva spezzato il cuore.

La bar-woman servì i cappuccini che aveva ordinato e per un momento nessuno parlò mentre versavano lo zucchero e rimescolavano in silenzio.

Poi finalmente lui prese l'iniziativa:
- Hai detto che volevi parlarmi. E allora parla, forza.
Lo sguardo della donna rivelava il suo sconforto per il tono rude e sbrigativo del suo interlocutore.
- Non t'è ancora passata la rabbia?
Ignorando con freddezza la domanda della donna, continuò come se non l'avesse sentita.
- E perché vorresti che tornassimo insieme?
Colta di sorpresa, la donna ebbe quasi un fremito, fece per rispondere d'istinto, ma si bloccò, come se volesse capire bene la domanda, parola per parola. Alla fine lasciò che cadesse il silenzio tra loro.

Lui interpretò l'espressione della donna come irritazione, o anche disapprovazione. Lasciò che la sua rabbia trapelasse e fece per alzarsi.
- Come vuoi. Io allora me ne vado. - Afferrò il cappotto che aveva appoggiato sulla sedia accanto e fece per andarsene.
- No, aspetta! Sei appena arrivato, perché te ne vuoi subito andare?
- Rispondi alla mia domanda, e vedrò se vale la pena di restare.

Lo guardò negli occhi. Era sempre stata capace di capire cosa gli passasse per la testa, che emozioni stesse vivendo solo fissando i suoi occhi. Anche questa volta vide passare l'ombra di una profonda irritazione, quasi una furia sorda. E anche qualcos'altro che non riuscì ad identificare, ma che non era certo a suo favore.
- Mi... Mi manchi. Sono infelice senza di te. Penso spesso al passato e vorrei che tutto tornasse come prima. Ho bisogno di te.

L'uomo parve come leggermente ammorbidito dalle parole della sua interlocutrice e tornò a sedersi davanti a lei, appoggiando il giaccone sulla sedia.
- Però non ti mancavo quando stavi insieme a lui, vero? Come puoi dire di aver bisogno di me quando mi hai tradito e mentito in continuazione per anni!? Per tutto il tempo che siamo stati insieme te la facevi anche con lui! Ci andavi a letto! Gli dicevi di amarlo! Che cazzo mi stai raccontando ora? Guarda che non sono scemo! - L'uomo, quasi senza accorgersene, stava alzando la voce, al punto che lei gli fece cenno di calmarsi.
- Hai ragione! - disse in un sussurro, quasi vergognandosene. - Lo capisco. Capisco il tuo stato d'animo. Io pensavo... credevo... Non so cosa pensavo, in verità. Forse non pensavo niente. Ma mi dispiace, perdonami! Non lo farò più! Riprendimi con te!

L'uomo scosse la testa disgustato. Una volta quella donna supplicante davanti a lui sarebbe riuscita a intenerirlo al punto da fargli dimenticare tutto, ma ora... Ora non più: la rabbia era l'unico sentimento che provava.
- Pensavo che tu fossi diversa, che la nostra storia contasse qualcosa per te. Pensavo che quanto ci dicevamo e i sentimenti che provavamo l'uno per l'altra fossero importanti per te quanto lo erano per me. E invece sei infida e bugiarda come tutte le altre.
- No! Non è così! Io ti amo! Amo solo te! Ho fatto un gravissimo errore e vorrei non averlo fatto, vorrei poter disfare ciò che ho fatto, ma purtroppo non posso. Ma mi farò perdonare se mi riprendi con te, vedrai! - Piangeva disperata.

Fece fatica a contenere uno scatto di nervi alle sue parole. Respirò a fondo e contò fino a dieci, finché non riprese il controllo.
- Quando t'ho conosciuta pensavo di aver trovato la donna perfetta. Eri la mia anima gemella sotto tutti gli aspetti, quella che avevo cercato tutta la vita. Avevo un lavoro infame che mi faceva star male e tu sei riuscita a infondermi la fiducia nei miei mezzi e a farmelo piacere. E poi spingermi a trovarmene un altro migliore. Da quel momento, ogni giorno passato con te era come camminare sulle nuvole. Finché non ho saputo di quell'altro. Tu mi dicevi che con lui era finita e ti ho creduta! Niente è stato più come prima, ma credevo che avremmo superato la crisi e saremmo stati felici di nuovo. Continuavo ad avere i miei sospetti, ma mi fidavo di te. Invece mi stavi raccontando delle gran balle! Non era finita proprio per niente! Mi hai ingannato per mesi! Anni addirittura!

La donna si torceva le mani, scuotendo la testa. Avrebbe voluto negare, impedire all'uomo di continuare a parlare, avrebbe voluto ignorare la verità, seppellirla sotto terra. Ma lui procedeva implacabile:
- Ci hai fatto un figlio, con lui! Non si può parlare di errore, no? E nemmeno di incidente! Tu ti sei lasciata mettere incinta da lui! Hai pianificato tutto: quando smettere la pillola, identificare i tuoi giorni più fertili e ti sei fatta fottere! Più volte! Fino a che non sia stata sicura di esserci riuscita! Ma quale errore!? Un errore è quando danneggi un parafango in retromarcia, o quando fai bruciare l'arrosto. Non questo!
- Io non volevo. Mi ha praticamente obbligata.
- Ah! bella questa. Ti ha violentata, vuoi dire? T'ha obbligata a interrompere la pillola e poi ha aspettato fino all'ovulazione per cominciare a violentarti? E nell'attesa cosa faceva? Si esercitava allo stupro? È così che vuoi farmi credere che sia andata?
- Sì! No, Insomma... era molto autoritario e non accettava scuse. Voleva fare sesso sempre, tutto il tempo. E poi voleva fortissimamente un figlio. Ha trovato le mie pillole e le ha buttate via. Credimi, ho provato a...
- Non ti credo! Neanche una parola!
- Ma certo. È andata proprio così. Non dico bugie. Io...
- Ti rendi conto di quello che dici, almeno? Scuse, bugie, frottole! Ti ricordi quante volte hai inventato una scusa per non venire a letto con me? Me lo ricordo io. Quindici! E una volta addirittura mi hai fatto una mezza scenata per spiegarmi che quando dici di no vuol dire proprio NO. Sono state più le volte che ti sei negata che quelle in cui l'abbiamo fatto! Perché non hai usato gli stessi ragionamenti con lui? Rispondi a questa domanda, se sei capace!

La donna si guardò in giro, la fronte corrugata. In realtà non stava osservando nulla, solo cercava di raccogliere i pensieri. Le obiezioni dell'uomo non erano prive di fondamento. Si chiese perché infatti non fosse riuscita a evitare i rapporti con l'altro come aveva fatto con lui.
- Non lo so. Ti giuro. Forse perché lui è così autoritario. - Disse quasi con timore.
- Ah, è per questo? È perché io non sono abbastanza autoritario? - La furia dell'uomo era palpabile.
- No! Tu sei un amore! Tu non prendi, tu dai! Sei gentile, affettuoso. Mi ascolti e non pretendi di importi. Per questo ti amo così tanto!
- Che me ne faccio del tuo amore quando tu sei nel suo letto e non nel mio!? Avresti potuto lasciarlo, no? Ti tiene con lui con la forza contro la tua volontà? No! Ti ha minacciata o abusata in qualche modo? No, cazzo! Sei tu che hai deciso di stare con lui! Coscientemente! È stata una tua scelta!
- Basta! Non trattarmi come una criminale! Mi sento sotto accusa, come se fossi sul banco degli imputati e tu fossi il sostituto procuratore! Non vedi il male che mi stai facendo?

L'uomo parve come sgonfiarsi. Forse si era reso conto di aver esagerato e cercò di appoggiarsi allo schienale della sedia e darsi qualche secondo per calmarsi, per tenere la sua rabbia sotto controllo.
- Io SONO un avvocato, lo sai bene. Non c'è da stupirsi se mi comporto così. Tu non hai infranto nessuna legge a stare con lui e a generare suo figlio, ma hai infranto le promesse che mi avevi fatto. Come credi che mi stia sentendo in questo momento? Dicevi di volermi bene! Dicevi che avresti voluto mettere su famiglia con me! Di avere dei figli da me, di invecchiare insieme! E io, stupido che sono stato, ti credevo! Così, dimmi tu, come dovrei reagire ai tuoi tradimenti? Eh? In che senso ti starei facendo del male: perché non voglio riprendermi una sgualdrina infedele?

A queste parole i bellissimi occhi della donna divennero lucidi e un brivido (o forse un singhiozzo?) le scosse le spalle. Che dire? L'uomo aveva ragione. Non poteva negarlo. Non poteva negare di avergli detto quelle parole e quel che è peggio di averle pensate. In fondo le pensava anche il quel momento.
- Dammi un'altra possibilità, ti prego. Ti giuro che non lo vedrò più, mai più. Sarò tua, solo tua. Ti supplico. Non avevo realizzato quanto fossi legata a te e quanto ti amassi finché... Finché hai chiuso con me e non mi hai più voluta vedere. Mi sei mancato così tanto che ho un dolore al petto costante, come una morsa gelida che mi stringe il cuore. Tesoro, ti prego, ora so che tu sei l'unico uomo per me e che lo sarai per sempre.
- Un'altra possibilità, dici? Bene. Perché no? Facciamo così, prendi il telefono e chiamalo. Digli che lo lasci e che gli lasci anche il figlio. Digli in faccia che non sopporti quello che ti ha fatto fare, bambino compreso. Che non lo vuoi più vedere, né lui né il suo bambino. Che lo odi e lo diffidi a cercarti e ad avere anche un minimo contatto con te. - Disse con veemenza, quasi alterandosi. - Fai così e forse, dico forse, ci potrà essere una piccola speranza per la nostra coppia. Ce ne andremo via, lontano, insieme. Magari al Sud, magari all'estero. Cominceremo tutto daccapo. Ho qualche risparmio, conosco il mio mestiere, troverò lavoro dovunque, non c'è da preoccuparsi per l'aspetto economico.

Le parole dell'uomo la lasciarono agghiacciata. Abbandonare il figlio? Il suo piccolino? Il pensiero le era intollerabile, la faceva star male fisicamente: sentiva un crampo allo stomaco, un'oppressione al petto, un giramento di testa. No, non avrebbe mai potuto. Rinunciare al suo bambino era fuori discussione. E la consapevolezza di questa decisione improvvisamente le fece vedere le conseguenze con chiarezza: l'uomo l'avrebbe lasciata. Se ne sarebbe andato via, per sempre. Non l'avrebbe più visto. Una sorda disperazione si impadronì di lei. Era senza speranza.

Scosse la testa con forza, quasi a rifiutare la realtà. Come aveva fatto a ficcarsi in quella situazione senza uscita? Sapeva di aver rovinato tutto, ma in cuor suo era quasi sicura che sarebbe riuscita a venirne fuori, a farsi perdonare. Scoppiò in singhiozzi disperati.
- Basta! Non fare scene. Smettila o me ne vado immediatamente! - minacciò l'uomo.
- Hai ragione, scusa... È che non credevo...
- Allora, hai deciso? Lo chiami o no?
- Non posso! Non ce la faccio a lasciare mio figlio! Non importa chi sia il padre, lui è mio! Mio! Non posso abbandonarlo, non me lo chiedere! Tutto, ma non questo. Ti farò da schiava, ti darò tutto ciò che ho, ti seguirò dovunque, farò un altro figlio con te... Tutto ciò che vuoi. Ma non questo. Ti prego.

L'uomo si alzò con un moto di stizza e afferrò il cappotto appoggiato sulla sedia accanto vuota.
- Niente da fare. O così o niente. Credi di potermi prendere in giro? Pensi di poter fare quello che vuoi senza pagarne le conseguenze? Mi hai sempre mentito! Per chi mi hai preso? Credi che possa allevare il figlio di qualcun altro? Neanche per sogno! Addio.
- No! Aspetta! Non te ne andare! Potremmo...
- Non c'è nulla che possiamo fare e aspettare non cambierà le cose. È tutto così chiaro, ora. Abbiamo chiuso. Tu hai fatto la tua scelta e io faccio la mia. Torna da lui. Torna da tuo marito. - disse rassegnato mentre si avviava verso l'uscita del bar.