i racconti di Milu
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La chiacchierata su Messenger proseguì nella più eccitante delle maniere. Nel giro di dieci minuti io e Katia stavamo già scambiandoci foto hard; lei mi confessò di essersi già “informata” da Mary per quanto riguardava le mie misure, mentre io ero rimasto molto colpito dal suo enorme clitoride e non vedevo l’ora di succhiarlo. Decidemmo di vederci dopo qualche giorno a casa sua, vicino a Reggio Emilia; i suoi erano fuori casa per il weekend e io potevo fermarmi quanto volevo.

Dato che in quei giorni non potevo vedere Mary (che ovviamente era stata informata del fatto che io e Katia avremmo fatto sesso nel weekend), in quei giorni decisi di non segarmi in modo di arrivare all’incontro con Katia il più carico possibile. Feci un po’ fatica, anche perché la primavera era iniziata in tutto il suo splendore e di belle ragazze/donne scollate iniziavano a vedersene molte in giro, ed io in quel periodo ero particolarmente eccitato. Tant’è che ricordo che in origine io e Katia avremmo dovuto vederci sabato sera, ma io le chiesi di anticipare l’incontro al pomeriggio.

Una volta arrivato scesi dalla macchina con il mio trolley e suonai il campanello. Faceva molto caldo per essere metà aprile e non si vedeva una nuvola all’orizzonte. Katia mi aprì, vestita con un paio di shorts e una canotta bianca molto larga: notai che non indossava il reggiseno e sorrisi di gusto. Mi baciò appena varcato la porta, poi mi mostrò brevemente la casa della quale mi colpì piacevolmente la grande luminosità, il salotto (dominato da un grande divano bianco in pelle) e la sua camera da letto, decisamente poco colorata e vivace per essere quella di una ragazza di 20 anni.

Mi offrì una coca e ci mettemmo seduti sul divano a bere e a parlare. Katia mi raccontò un po’ della sua vita, dei problemi della sua vita di coppia e delle pressioni dei genitori per il rendimento scolastico. Io la ascoltavo, ma ero decisamente deconcentrato dai suoi piedi che mi stavano massaggiando la zona pubica. Ci mettemmo poco ad avvinghiarci e ad iniziare a fare sesso. Potevamo non usare preservativi perché entrambi avevamo fatto i test delle malattie veneree.

Le sollevai immediatamente la canotta e presi a succhiarle i capezzoli, sbattendola sul divano. Nella foga le misi una mano negli shorts e sentii che non indossava nemmeno le mutande. La prima scopata fu qualcosa di simile ad uno stupro. Dopo averle tolto gli shorts le spalancai le gambe e senza nemmeno un mezzo preliminare le ficcai dentro la minchia fino alla radice. Katia urlò e cercò di divincolarsi; normalmente quando sento la mia partner soffrire mi viene da fermarmi, ma in quel caso presi a scoparla ancora più forte: più lei si divincolava e più io le stringevo il collo e spingevo con il bacino. Dopo qualche minuto, lei smise di urlare e piangere, diventando la femmina più mansueta che si possa desiderare. Io però ero infoiato di brutto e le venni dentro poco dopo averla domata.

Solo dopo averlo fatto realizzai che non avevamo parlato del fatto che lei usasse o meno anticoncezionali: “tranquillo – mi disse – uso la pillola da tempo”. Ad ogni modo, non credo me ne sarebbe importato qualcosa anche se così non fosse stato: avevo voglia di sborrarle dentro e lo avrei fatto anche se avessi saputo che lei non usava nulla. Fu una scopata che ancora adesso, a distanza di quasi dieci anni, ricordo con un certo piacere.

Il nostro sabato proseguì tra scopate furiose e film porno. Katia mi aveva detto di avere una certa passione per questi film ma di non essersi mai azzardata a parlarne con il ragazzo. “Con te voglio sentirmi libera, voglio sentirmi femmina e troia, - mi aveva confessato - so quello che fai con Mary e voglio che tu lo faccia anche con me”. Una cosa che mi sorprese positivamente furono i suoi gusti in tema di film porno: “vado matta per i negri e i loro cazzi fuori misura”, mi disse mentre stava inserendo il primo DVD. Katia disse che Lexinghton Steele era il suo attore preferito e che non sapeva cosa avrebbe dato per provare la sua mazza di quasi 30 cm, mi chiese se a me andava bene guardare un suo film e io accettai volentieri. A me questi discorsi eccitavano parecchio, perché anche io avevo una certa passione per i film inter-razziali, anche per quelli dove è il maschio bianco ad accoppiarsi con una femmina nera.

Comunque sia, io il film lo guardai poco, perché vedendo Lex che scopava due MILF da urlo nel culo e Katia di fianco che si masturbava senza ritegno, non ci misi molto a tornare ad eccitarmi e a mettere la mia lingua su per la figa della mia partner. Lei continuava a sgrillettarsi e dopo poco esplose in una squirtata clamorosa che mi finì dritta in faccia; io con il cazzo così duro che mi sembrava esplodesse ricominciai a scoparla davanti mentre iniziavo ad infilarle qualche dito su per il culo.

“Aspetta – mi disse mentre stavo per mettere anche il terzo – dietro sono vergine e voglio usare il lubrificante”. “Vergine? A me non sembra un culo vergine il tuo”, le risposti io sorpreso. “ E infatti non lo è – disse guardandomi in maniera provocante – non mi ha mai inculato nessuno, ma ho provveduto io a masturbarmelo in solitaria con i miei vibratori”. “Ah! Hai capito la troietta! – dissi ridendo – Dai, porta qua anche i vibratori che sono curioso”. “Sì sì, curioso… adesso te ne infilo uno anche a te su per il culo” – e mi fece l’occhiolino.

Io lì per lì non le risposi, anche perché quello che nessuno sapeva era che in passato mi ero già masturbato il culetto con un vibratore (non eccessivamente grosso) e che ogni tanto ripetevo la pratica. Il cazzo mi attraeva, non tanto come la figa, ma mi attraeva, anche se non ne avevo mai preso uno di carne. L’unica volta che mi ero trovato di fronte a un cazzo vero era stato quando ero stato con Gisele, la trans del primo racconto. Ma la voglia di “giocare”, di invertire i ruoli l’avevo da tempo. Semplicemente non avevo ancora trovato la partner giusta… fino ad allora.

E poi, guardando Lexinghton Steele mi rendevo conto che da un lato ero eccitato dalla troiaggine delle su partner, dall'altra mi rendevo conto che un cazzone così lo avrei provato anche io.

(continua…)
Note finali:
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