i racconti di Milu
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Indice
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Note dell'autore:
Premessa:
Esiste nella maggior parte di noi una parte che raramente manifestiamo, che non vogliamo manifestare perché ci vergogniamo. E', o meglio sono, i tabù che migliaia di anni di civiltà, di convenienze, di religione ci hanno imposto e senza i quali, ne sono sicura, saremmo più felici.
Sopratutto io sarei più felice e penso anche molte donne come me lo sarebbero. Mi sento oppressa e falsa non potendo esprimere pienamente la mia sessualità e la mia libidine dal momento che abitando, come ho già detto, in un paesino di una valle piemontese, facendolo sarei esposta al ludibrio dei benpensanti.
Solo scrivendo a Milu sono me stessa e metto veramente a nudo la mia natura; fino ad ora i lettori sono stati benigni e mi auguro che lo siano ancora. E ora ecco il racconto:
Ho dormito profondamente fino alle 7. Accendendo il mio cellulare apprendo che Tania dopo avermi cercata mi ha lasciato un sms nel quale mi dice di non dimenticare che quella sera sono invitata a quella “riunione di amici” alla quale avevo promesso di non mancare, aggiungendo che insieme ad Andrea sarebbero venuti a prendermi attorno alle 23 per portarmi in loco. Stranamente non vi erano messaggi da parte di Gianni.

Come avrei potuto dimenticare un appuntamento dal quale contavo di ricavare parecchie soddisfazioni? Il pensiero di quello che speravo avvenisse influenzò per intero la mia giornata di lavoro alla boutique di Tilde, la trascorsi in stato di perenne eccitazione tanto che dovetti cambiare due volte le mutandine.

Tilde se ne accorse e dovetti confessarle la causa del mio turbamento provocando da parte sua un sorriso di simpatia. Alla chiusura del negozio mi chiese di aspettare. Rientrammo all’interno, dopo che ebbe chiuso la porta e acceso le luci disse che mi avrebbe prestato lei stessa qualcosa di adatto alla serata. Scomparve nel retro e rientrò con una scatola piatta; una volta aperta apparve una parure formata da un vestitino rosso semplice ma bellissimo e sotto, quelli che mi sembrarono un reggiseno e una mutandina dello stesso colore. Non riuscii neanche a ringraziarla che mi ingiunse di provarli seduta stante spingendomi nel box delle prove.

Mi spogliai rimanendo in intimo e infilai il vestitino. Subito mi meravigliai della sua leggerezza; non aderiva propriamente al corpo ma si adattava ad esso, ne sentii la freschezza e quella stoffa quasi impalpabile mi fece sentire nuda e desiderabile, una sensazione piacevolissima; apparve il braccio di Tilde con un paio di scarpe rosse come il vestito e la sua voce:
- Mettile, sono sicura che ti andranno bene!

Mi andavano benissimo, uscii dal box e mi incamminai fino allo specchio nell’angolo del negozio dove potevo vedermi a figura intera. In quella settimana mi ero abituata ai tacchi a spillo e il mio incedere non era più incerto. Mi guardai, mio dio, mi sentivo bellissima e sexy! il vestito lasciava scoperte le ginocchia ed era totalmente privo di ornamenti. Semplicissimo, due bande dello stesso colore lo appendevano letteralmente alle mie spalle lasciandolo flottare leggermente attorno a me e questa era la causa della sensazione di nudità che provocava sposando ora questa ora quella parte del mio corpo ad ogni movimento. Tilde si avvicinò con una espressione che ben conoscevo.
- Ma. . . non è un tantino indecente? Chiesi attraverso lo specchio.

- E’ indecente perché segna le mutandine che hai addosso, è un vestito che dovrebbe essere indossato senza null’altro, a culo nudo oppure con un tanga come questo.
Era vicinissima, tanto che sentivo il suo alito contro il collo, trasse dalla scatola quello che era rimasto, quindi le sue mani furono sui miei fianchi e muovendosi verso l’alto trascinarono la stoffa con un fruscio che percepì solamente la mia pelle facendola fremere, sollevai le braccia e lei me lo sfilò lasciandomi in reggiseno e mutandine.



Uno schiocco, il reggiseno si allentò e cadde, le sue dita si infilarono nei bordi delle mutandine e le abbassarono facendole superare la sporgenza del sedere, io stessa le calai e le sfilai del tutto. Quando sento di essere desiderata non provo nessun imbarazzo ad essere nuda, mi piace mostrarmi nuda, lo sanno bene gli uomini ai quali occasionalmente mi concedo. Le labbra di Tilde furono sul mio collo in baci leggeri, le sue mani sposarono la forma dei miei seni accarezzandoli languidamente, poi uno di esse scese al mio ventre e. . .

- Spogliati ti prego. . . Tilde. . . ho voglia!
Non dovevo dirlo, quelle parole ruppero l’incanto, Tilde si scosse, la mano sul mio seno lo lasciò, le dita dell’altra sua mano che si muovevano sul mio clito eccitato lo lasciarono.

- Non oggi… sabato pomeriggio la boutique sarà chiusa. . . ti voglio a casa, ci conto!
Non vi era nulla da aggiungere ne da parte mie ne da parte sua. Prelevò dalla scatola una delle cose rimaste e abbracciandomi lo adattò al mio petto; era una sorta di reggiseno a balconcino che sostenevano le mie tettine lasciandone una buona metà in vista come erano in vista i capezzoli che facevano capolino. Mi guardai e avvampai; senza null’altro addosso mi sentivo oscenamente nuda, contribuiva a questa sensazione il pube che Tilde mi rasava quando andavo da lei ma che ora era ombreggiati da peli non abbastanza cresciuti dall’ultima volta che avevamo fatto all’amore.

Mi appoggiai alla mia amica sollevando prima un piede poi l’altro, mentre lei china, mi infilava quello che non erano mutandine vere e proprie perché la parte posteriore era sostituita da una cordicella che sprofondava nei miei glutei e si congiungeva con la fascia di 4 o 5 cm che faceva il giro delle mie reni e sul davanti scendeva in un triangolo che copriva a malapena il mio sesso. Tilde prendendomi per mano mi fece fare alcuni passi, voltare e ritornare verso lo specchio. Avvampai:
- Sembro una ballerina di qualche spettacolo di night.
- . . . magari del Crazy Horse? Si, é uno dei costumi che ho conservato in ricordo di quei tempi.
- Dovevi essere molto sexy! Dissi ammirando allo specchio il mio sedere che appariva nudo.
- Si lo ero, adesso lo sei tu; vedrai il successo!
Infilai nuovamente il vestitino e. . . si, ero veramente uno schianto!
- Adesso toglilo, so che non lo sciuperai perché prevedo che questa sera non lo terrai a lungo.
Lo sfilai un po a malincuore e rimisi gli indumenti con i quali erano venuta.

La sera cenai pochissimo, non avevo appetito o meglio era di altro che desideravo saziarmi; abituarsi a fare sesso comporta il pericolo (pericolo?) che diventi una droga. Feci la doccia, mi asciugai e mi vestii indossando una gonna elasticizzata che mi arrivava a metà coscia una camicetta e un tanga ridottissimo; volevo cercare la sensazione di nudità del pomeriggio; calzai sandali dai tacchi moderatamente alti. Erano le 19.30 circa, pensai che mi sarei annoiata aspettando le 23. La gestora (si dice cosi?) del B&B interruppe i miei pensieri dicendomi che vi era una telefonata per me. Riconobbi la voce del ragazzo che mi aveva riaccompagnata la prima sera.
- Andrea ci ha chiesto di farle compagnia fino al momento dell’appuntamento, é d’accordo?
- Venite a prendermi adesso? Chiesi sollevata.
- Siamo sotto, siamo appena entrati nel giardino, l’aspettiamo.
Il B & B aveva una sorta di piccolo cortile con alcuni tavolini e un dondolo, il tutto attorniato da pianticelle fiorite, era quello che loro avevano chiamato “giardino”.
Mi vennero incontro appena feci la mia apparizione in cima alla piccola scalinata.
- Buona sera disse il ragazzo si ricorda di me? Feci cenno di si col capo ma non ricordavo il nome che era Luca come appresi in seguito.
- Le presento il Sig. Lattanzio. Disse rivolto all’altro che pur essendo di una generazione più anziano era comunque un bell’uomo che doveva aver superato i cinquanta.
- Giuseppe per gli amici, anzi Giuse. Lo corresse l’altro
- Piacere Giuse, sono Lisa. Dissi porgendo la guancia per il bacio che ricambiai.
- Siamo a piedi, non le dispiace fare due passi vero?

Braccetto fra i miei cavalieri ci dirigemmo verso il centro di Moncalieri che superammo e presto arrivammo in vista di una costruzione bassa con una insegna sopra la porta. Mentre infilava la chiave per aprire disse:
- Sono un antiquario e restauratore; benvenuta nel mio regno. . . o meglio, nel nostro regno dal momento che Luca è mio apprendista e collaboratore.
Accesa la luce vidi che il primo ambiente doveva essere, anzi era, il laboratorio dove venivano restaurati i mobili e alcuni anche costruiti, dal momento che vidi qualche tipico macchinario di falegnameria; il tutto profumava di legno e di pulito. Giuseppe, anzi Giuse ci precedeva illustrando alcuni dei mobili in stile antico in corso di restauro. Attraversammo il laboratorio all’estremità del quale una porta chiusa con una semplice maniglia immetteva nel negozio di antiquariato vero e proprio.

I mobili antichi esprimono una certa sensualità per le loro forme che si protude, rientrano ricordando le curve femminili, le loro incisioni e intarsi li decorano,rivestendoli come abiti; passammo in rivista diversi mobili, tavolini, credenze, cassapanche che il padrone di casa illustrava dicendone il secolo, lo stile ecc. . . Anche se la visita era interessante ed istruttiva cominciavo ad annoiarmi e fremevo temendo che avrei trascorso in quel modo le ore che ci separavano dall’appuntamento con il resto della compagnia, finché ad un certo ponto Giuse disse
:
- Un antiquario è un uomo che ama la bellezza e in lei cara Lisa è racchiusa la sua espressione più sublime. . . per questo l’abbiamo invitata da noi. Aspetti!
Andò ad uno scaffale e ritornò con una cartellina dalla quale trasse una foto formato A4 che mi mostrò.
- La riconosce? Chiese.
- E’ Paolina Bonaparte scolpita dal Canova.
- Cosa ne pensa? Chiese ancora.
- Bella ma fredda. Risposi senza esitare dopo averla osservata per qualche attimo ammirando la bellezza di quel corpo nudo marmoreo.
- Lo ha notato anche lei? Canova ha colto la bellezza di Paolina ma non ne ha colto la sensualità. L’impressione di freddezza non è dovuta al marmo ma all’autore; non per niente Paolina lo definì “vecchio cappone” Si suppone infatti che l’opera sia stata eseguita quando la virilità dell’artista era ormai in declino, al contrario di questa:

Mi mise in in mano un’altra foto.
- Ma. . . è la Maja desnuda dipinta dal Goya Risposi senza esitare aggiungendo: - la donna rappresentata esprime sensualità e anche disponibilità come se si stia offrendo. . .
- Si, la modella era anche sua amante e si dice che prima di ogni posa l’artista facesse all’amore con lei per farle conservare quell’atteggiamento mollemente languido di donna appagata. Completò l’antiquario che a questo punto prese la mia mano, la portò alle labbra e mentre vi deponeva galantemente un bacio disse guardandomi negli occhi:
- Lei è sensibile e colta, mi comprenderà senza offendersi se le faccio faccio rispettosamente una richiesta?
- . . . . .?
- Vorremmo ammirarla nel pieno della sua bellezza come le donne che ha appena visto. . .
Continuava a tenere la mia mano ma adesso mi fissava con espressione diversa, di ammirazione sincera mista a desiderio, arrossii fremendo. Il silenzio totale che seguì era interrotto solamente dai nostri respiri, guardai il ragazzo, anch’egli era arrossito.
- Mi state chiedendo di spogliarmi. . . nuda? Cercai di nascondere la mia esultanza, percepii le labbra della mia vulva gonfiarsi, era dall’inizio di quella conversazione che l’eccitazione si stava impadronendo di me ma adesso che gli eventi stavano prendendo una svolta che neanche tanto inconsciamente speravo, fremevo speranzosa. Giuse sorrise e anche il ragazzo; delizioso nel suo rossore.
- Si, e se ce lo consente vorremmo tributarle l’omaggio che merita la sua bellezza naturalmente con tutto rispetto. Accetti la prego. . .
Salvo con i miei compaesani non sono mai stata ipocrita; ero incantata dalle maniere dell’antiquario, mai nessuno mi aveva chiesto di fare all’amore con maggior garbo. Annuii con il capo.
- Si. Dissi come una liberazione.
- Venga la prego, Mi fece attraversare il rimanente del negozio, trasse di tasca una chiave e aprì una porta dai vetri smerigliati accese la luce spegnendo quella del negozio.
Continua
Note finali:
Rispondo a tutte le mails ad eccezione di quelle volgari o contenenti insulti.
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