i racconti di Milu
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E’ quasi un’ossessione per me e non so come sia nata, so solo che il vedere una donna dai capelli rossi provoca in me reazioni incontrollate di cui una la potete ben immaginare, potenziale fonte di imbarazzo se indosso pantaloni attillati.

Fin da quando ricordo ho sempre cercato una ragazza/donna dai capelli rossi, senza molto successo. Come surrogato ho cercato di convincere la mia ragazza del momento a tingersi i capelli di rosso, cosa in fondo facilmente ottenibile. Meno quando si trattava di tingersi il cespuglietto intimo e sicuramente sono passato per depravato ma non mi importava e non mi importa. Il cruccio è di non aver mai trovato una rossa naturale e mi ero quasi rassegnato fino a quel giorno quando ebbi una visione.

Ero andato in centro per non ricordo cosa e, avendo cinque minuti di tempo, decisi di prendere un caffè al Bar del Corso. Era parecchio tempo che non vi andavo pur conoscendo il titolare. Entrando mi bloccai sulla porta e subii lo spintone di chi era dietro di me oltre un velato insulto per aver bloccato l’ingresso. Ero incantato: nella luce del mattino piovoso che entrava nel bar dalle vetrine, al di là del bancone, vidi una massa ondeggiante di capelli rosso tiziano. Lasciai libero il passaggio e, senza avvicinarmi, ammirai una ragazza forse di 25 anni che speditamente ed agilmente correva da una parte all’altra del bancone servendo i clienti. Pelle bianca, diafana, sorriso sbarazzino ed accattivante.

Mi avvicinai estasiato e ordinando il caffè, ebbi modo di vedere due stupendi occhi verdi che mi fissavano, interrogativi per l’aria da scemo che sicuramente avevo. Dall’apertura della camicetta bianca notai delle efelidi sulle spalle, il che mi faceva fortemente sospettare fosse rossa naturale, inebriandomi a tal punto che quasi nemmeno notai il seno abbondante, almeno una quarta, che tendeva la stoffa. Una volta girata vidi anche un bel culetto tornito avvolto da jeans fascianti a vita bassa.
Sorseggiai il caffè senza smettere di fissare i suoi capelli, mettendoci più del dovuto e attirando la sua attenzione con il mio sguardo fisso e la mia aria imbambolata.

- Scusa, hai qualche problema? –

Anche la sua voce era bella, se pur non proprio cordiale.

- No, no, scusami tu ma mi ero incantato –

- L’ho visto, ma cosa c’è di tanto speciale che mi fissi da due minuti? –

- I tuoi capelli………… non ci crederai ma mi sono innamorato dei tuoi capelli a prima vista –

- Scemo –

Ridacchiò più rilassata

- Come tecnica di abbordaggio non mi sembra delle migliori –

- Però è la verità. Come ti chiami? -

- Tiziana, e tu? –

- Paolo –

Conversammo per qualche minuto approfittando dell’assenza di clienti e la trovai simpatica e spiritosa. Io cercai di farmi vedere dal lato migliore e un certo interesse doveva provarlo anche lei.
Al momento di andarmene osai chiederle quel che avevo in mente dal primo momento in cui l’avevo vista:

- Tiziana………. posso toccarti i capelli? –

Ridacchiò ancora chinandosi verso di me affinché potessi toccarla. I capelli scendevano in morbide onde verso la mia mano tesa, erano morbidi, setosi. Un’erezione quasi dolorosa mi pulsava nei pantaloni. Con difficoltà e rammarico staccai la mano vedendo avvicinarsi due clienti. Non avevo molto tempo e mi buttai:

- Senti, ti va di venire a cena con me stasera? –

Mi parve riflettere mentre prendeva le ordinazioni e preparava i caffè per i due tipi all’altro lato del bancone, poi mi si riaccostò:

- Stacco alle 19 –

- Sarò qui –

Mi allontanai indietreggiando per non abbandonarla con gli occhi ed inevitabilmente il mio inguine apparve al di là dell’orlo del bancone ed i suoi occhi caddero proprio lì. La vidi mordicchiarsi il labbro inferiore e:

- Paolo………… -

Mi riavvicinai per sentirla sussurrare preoccupata:

- Sei un feticista per caso? –

- Non lo so……… lo scopriremo insieme questa sera –

La risposta istintiva le piacque, ridacchiò ancora scuotendo la mano per salutarmi.
Attraversai la sala e andai alla cassa dove pagai salutando il mio amico che mi prese bonariamente in giro dicendomi di non rovinargli le dipendenti.
Uscii dal bar col cuore a mille, tra le dita sentivo ancora i suoi capelli e non vedevo l’ora di tornare a prenderla.
In fretta prenotai per la sera in un locale che conoscevo e che era di sicuro effetto, sbrigai le ultime cose che dovevo fare, saltando anche il pranzo, e corsi a casa per prepararmi alla serata.

Alle 19 meno qualche minuto ero davanti al bar con la mia auto e lei, puntualissima, uscì e, vedendomi, mi raggiunse.
Appena salita in auto si sporse per i classici tre baci sulle guance di saluto ed io mi persi nel suoi capelli, sfiorandoli questa volta con le labbra, inspirando profondamente per coglierne il profumo. Anche questo la fece ridacchiare.

- Ma allora è vero che ti piacciono –

- Da morire –

Le risposi accelerando per immettermi nel traffico cittadino.
Poiché era presto la condussi in un locale dove poter gustare un aperitivo e, comodamente seduti, bevendo due cocktail freschi e gustosi, riprendemmo a parlare approfondendo la nostra conoscenza, dell’essere entrambi single al momento, dei nostri gusti, e di amenità varie.
A cena fu lo stesso. Riuscii a farla ridere spesso e poco dopo sembravamo conoscerci da tempo. Le nostre dita si sfioravano sopra il tavolino casualmente, i nostri occhi si incontravano e restavano legati. Non ricordo nemmeno cosa mangiammo, ricordo solo il delizioso scuotersi della sua testa che metteva in movimento un turbine rosso, i suoi occhi verdi e profondi e il suo sorriso che le faceva apparire una fossetta affascinante sulle gote.
Al termine della serata la riaccompagnai a casa. Si era fatta silenziosa e le domandai il motivo.

- Mi turbano i tuoi occhi sempre fissi sui miei capelli, mi sembri un maniaco –

Mi prodigai a spiegarle che non lo ero e dovetti confessarle la mia passione per i capelli rossi:

- Tu sei tutta deliziosa, ma sono stati i tuoi capelli a colpirmi all’inizio. Non lo so perché ma i capelli rossi………. Mi fanno impazzire. Fin da bambino quando li vedo…… scusami ma……. mi eccito –

- Anche ora…………? –

Lasciai trascorrere qualche secondo prima di rispondere:

- Sì, è da quando ti ho visto questa mattina che…… sto su –

Lei tacque pensierosa. Nel frattempo eravamo giunti all’indirizzo che mi aveva dato e mi fermai. Prima di scendere si tese verso di me porgendomi le sue labbra. La baciai per un lungo minuto. La sua bocca prima esitante si aprì e la sua linguetta guizzante incontrò la mia intrecciandola in una danza prima lenta e poi frenetica. Allungai le mani sul suo seno e lì lei si scostò:

- No, fermo paolo. Stiamo correndo troppo –

A malincuore mi ritrassi lasciandola scendere.

- A domani –

le urlai dietro. Mi rispose agitando la mano prima di scomparire in un portone.

Il giorno successivo mi recai ancora al bar e sotto gli occhi ironici del titolare presi un caffè parlando con lei per un paio di minuti. Lo stesso feci due ore dopo, facendo bene attenzione a non distrarla troppo a lungo dal lavoro per evitare che il mio amico avesse da ridire, ma riuscendo comunque a parlare con lei. Consumai il pranzo ad un tavolino dello stesso bar e al quarto caffè della giornata, sapendo che nel pomeriggio il lavoro mi avrebbe allontanato dal bar, le chiesi nuovamente di uscire a cena.
Non esitò un istante ad accettare.
Lavorai poco e male le ore successive, il mio pensiero era fisso a lei, a quella sera. Appena potei me ne andai a casa per prepararmi e, puntualissimo, alle 19 ero davanti al bar.
Lei uscì salutando il titolare il quale mi fece un cenno tra l’ironico e l’amichevole dall’ingresso prima di rientrare, e si diresse verso la mia auto.

Un turbine di profumo mi avvolse quando salì. Si era anche cambiata e indossava una gonna ampia, nera con balze, ed una camicetta bianca aderente, i primi due bottoni slacciati a far intravvedere la curva del seno prosperoso.

Di nuovo prendemmo un aperitivo e poi andammo a cena, in un locale diverso ma sempre accogliente. Entrambi badammo poco al cibo presi dal parlare fittamente di cose anche frivole. Ero sempre più incantato da quella chioma rossa, estasiato dalla voce gradevole che mi parlava, turbato dall’apertura della camicetta che, molto più eccitante per me della visione del seno, mostrava bene le efelidi perfettamente armonizzate sulla pelle bianca.

Uscendo dal ristorante non resistetti e la baciai, contraccambiato, per un lungo minuto prima di salire in auto. Il tragitto verso casa sua fu silenzioso, non sapevo cosa dire, ero solo conscio della sua mano poggiata sul bicipite, del sapore delle sue labbra ancora presente sulle mie.
Giunti a casa sua restò un istante in silenzio, poi:

- Vuoi entrare? –

Il cuore mi saltò in gola, era quello che desideravo di più al mondo in quel momento eppure ebbi ancora la forza di fare una battuta:

- Non staremo correndo troppo? –

Lo dissi con tono neutro e lei si bloccò all’istante. Poi il mio sorriso la convinse che stavo scherzando.

- Scemo, scemo, scemo! –

Le braccia strette al mio collo, ridendo, mi “insultava” stampandomi baci su qualsiasi parte del mio volto dove riusciva ad arrivare. Poi sulla bocca, e lì si fermò per un lungo minuto.

Scendemmo dall’auto e per tutto il tragitto fino alla porta del suo appartamento ci fermammo ogni due o tre metri per baciarci, incuranti che qualcuno potesse passare per strada o scendere le scale.

Appena chiusa la porta lei pose le chiavi su un tavolinetto all’ingresso e gettò la borsa su una poltrona mentre io facevo fare la stessa fine alla giacca ed alla cravatta. Poi, come due calamite, ci ritrovammo al centro del salotto abbarbicati l’uno all’altra, le labbra unite, le lingue che si rincorrevano nervose.
Mi staccai da lei per slacciarle e toglierle prima la camicetta e poi il reggiseno, percorrendo la sua pelle con le mie labbra, baciando ogni centimetro delle sue spalle, del suo collo, soprattutto dove spiccavano le efelidi. La sua mano corse al mio ventre stringendo la prepotente erezione che avevo. Una sensazione bellissima anche attraverso la stoffa, tanto che rischiai un’eiaculazione precoce. No, non era quello che volevo.

Con dispiacere allontanai la sua mano e mi inginocchiai davanti a lei slacciandole la gonna e facendola cadere a terra in un morbido cerchio. Il suo slippino copriva appena, senza rivelarlo, il suo inguine. Ero tesissimo, quasi impaurito, per la voglia di vedere, finalmente, un cespuglietto rosso naturale. Volli gustare il momento e la baciai attraverso la stoffa sottile, le leccai e succhiai la pelle nella piega tra ventre e gambe, le strinsi le natiche con entrambe le mani per tirarla forte a me affondando la faccia nel suo ventre.

Non ce la facevo più, lei mugolava impaziente strattonandomi per i capelli, ed infine mi decisi: afferrai i sottili lacci e li tirai verso il basso, lentamente, scoprendola poco a poco.
Il cuore mi balzò nel petto all’apparire dei primi peli rossicci dal bordo della stoffa. Era vero, era rossa naturale. Le feci scivolare lo slip lungo le cosce e glielo tolsi alzandole prima un piede e poi l’altro; mi fermai un secondo a rimirare quella meraviglia della natura e poi……. mi ci tuffai inebriandomi dell’odore di femmina che ne proveniva, del sapore uguale eppure diverso nella mia mente. Brucai i peli, che lei teneva non troppo corti in un triangolino il cui vertice era appena sopra il clitoride; li bagnai con la mia saliva, forse li morsi inconsapevolmente ed alla fine le alzai una coscia mettendomela sulla spalla per poter accedere meglio a quel giardino di delizie a cui dedicai anni di desiderio e di aspettative, sotto forma di colpi di lingua e slinguate che andavano dal perineo al cespuglio che mi calamitava irresistibilmente.

Tiziana prese a gemere più forte, a tirarmi contro di sé convulsamente quasi mi volesse far sprofondare nella sua fessura. Godette così, di colpo, perdendo l’equilibrio dell’unica gamba su cui si reggeva, cadendo all’indietro accompagnata da me come potevo e finendo distesa sul divano fuori dalla portata della mia lingua. Dal basso mi fissò stralunata:

- Accidenti, non ho mai avuto uno che mi leccasse così. Aspetta! Fammelo vedere! –

Stavo per buttarmi ancora tra le sue cosce quando la sua voce ed una mano sulla spalla mi bloccarono. In fretta mi spogliai completamente, il mio uccello era una sbarra tesa a novanta gradi per quanto era rigido. Lei se ne impadronì stringendolo forte, esultando al sentirlo duro come un bastone, leccandolo intorno alla punta per assaggiarlo prima di riempirsene la bocca. La sua lingua mulinava impazzita sulla cappella e sull’asta mentre faceva su e giù con la testa. Temetti ancora di venire e la fermai. Non si sottrasse, anche lei lo voleva dentro.

La tirai a me sul divano facendole sporgere il sedere dal bordo. In ginocchio mi accostai e vidi quella grotta rossiccia accogliermi fino all’elsa, fino a quando i suo pelame fulvo si mescolò al mio.

La scopai con passione, assaporando ogni piccola sensazione che la sua micina mi dava stringendomi come un guanto, rallentando per gustarmi a lungo quel pelo rosso da cui non riuscivo a staccare gli occhi. Lo dovetti fare solo all’ultimo, quando lei mi strinse forte a sé scuotendosi nel piacere. Mi abbandonai sopra di lei spingendo forte per gli ultimi colpi prima di fermarmi adagiato sul suo morbido corpo a riprendere fiato.

Fummo amanti per due anni, fino a quando lei decise di sposarsi con un suo ex che si era rifatto avanti e che l’avrebbe portata via dalla città.

L’addio al nubilato lo passò con me, a casa mia, concedendomi ogni suo anfratto del piacere consci che era un addio. Conservo ancora una ciocca del suo pelo rossiccio come una reliquia, oltre a primi piani del suo ventre scattati col telefonino. Ogni tanto vado a rivederli e basta questo per eccitarmi.