i racconti di Milu
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“Non sono più una bambina petulante!!!
Questo è stato il primo cenno di ribellione che mia sorella Marika aveva urlato a papà quando aveva solo quattordici anni.
Da allora, e ne sono già passati tre, Marika era cresciuta nel fisico ma soprattutto in bellezza. Gli aspetti fanciulleschi sono scomparsi per lasciare il posto a morbide curve giovanili. Non è mai stata una patita di sport, perciò è un pochino “rotondetta”. Ma non troppo; giusto qualche chilo nei posti dove a noi uomini piace mettere le mani.
Nonostante la giovane età ha un seno florido ed un culetto burroso a completarne il fisico. Ha capelli castani lunghi fino alla vita e occhi verdi.
Ma soprattutto, lei è mia… o almeno lo sarà, se riesco a raggiungere i miei obiettivi.
Io sono Simone e ho 25 anni.
È già due anni che la sto preparando alla fase finale. Parole sussurrate all'orecchio quando siamo soli in casa o quando siamo in camera. Carezze ogni volta più azzardate e in punti dove un fratello non dovrebbe mai toccare.
Sono sicuro che è ancora vergine perché me lo ha confessato. Non lo vuole fare prima che abbia trovato il ragazzo “giusto”.
E ora ho intenzione di prendermi ciò che mi spetta e aspettato.
Tra tre ore i nostri genitori partiranno per un viaggio. Hanno chiamato “la seconda luna di miele” il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio. Si erano sposati subito dopo il diploma, entrambi diciannovenni, e io ero arrivato ancora prima che fosse passato il loro primo anno di matrimonio. Staranno via solo una settimana. Ma per me è più che sufficiente.
Ho già programmato quasi tutto. Devo solo lasciare a mia sorella qualche ora ancora.
Sulla via di ritorno dall'aeroporto sono già eccitato ed in ansia. Marika mi aspetta a casa e solo l'idea mi fa arrapare.
Parcheggio la macchina in garage e salgo le scale di corsa. Sono talmente eccitato che le mani mi tremano e faccio fatica ad aprire la porta. I pantaloni mi stringono troppo e l'inguine mi fa male.
Chiudo la porta dietro di me. Marika canticchia in bagno. Vado in camera a cambiarmi. Mi metterò la tuta, che è più comoda. Tolgo le scarpe, mi abbasso i pantaloni e mi guardo giù. I boxer sono tesi in fuori. Tolgo anche quelli. Ora mi vedo bene il cazzo. È bello duro e la cappella è già completamente snudata. Avrei voglia di farmi una sega, ma voglio risparmiare le energie. Me ne serviranno molte, se tutto va come dico.
Marika ha finito in bagno, perciò faccio in fretta ad infilarmi la tuta e mi sposto velocemente in soggiorno. Accendo la tv su MTV e mi siedo sul divano con il computer sulle gambe, senza tuttavia nascondere l'erezione.
Con la coda dell'occhio, mi accorgo che mia sorella è appena entrata dalla porta. Sollevo lo sguardo e le sorrido mentre sposto il computer.
— Ehi! Ma sei uno splendore! — appena vedo come è vestita. Si è messa uno di quei completini sexy che le avevo detto di comprare. In casa fa un po' freddo, perciò sulle spalle si è messa una leggera vestaglietta di raso.
Si lancia sul divano, di fianco a me. Le do un veloce bacio sulle labbra, senza usare la lingua.
Credevo che avrei dovuto insistere per farle mettere quegli indumenti, invece…
— Dici davvero? Non mi fanno troppo… — gonfiando le gote a mo' di palloncino.
— Ma va… sei bellissima così… e poi… mi stai già facendo eccitare. Guardami. — indicando il mio cazzo — Tocca… senti come è duro…
Marika allunga la mano a toccarmi e io gliela afferro. Tenendo la mia sopra la sua mi accarezzo il cazzo.
— Diamine! Sembra un pezzo di legno! Ma ti viene sempre così quando ti ecciti?
— No. Oggi è speciale. Solo per te — le dico all'orecchio.
Marika arrossisce. Ero sempre stato io a toccarla e non glielo avevo mai fatto toccare prima d'ora. Volevo che fosse ancora un po' inesperta per la sua prima volta. Le avevo comunque assicurato che le avrei insegnato tutto quello che c'era da sapere e da fare.
Tolgo la mia mano dalla sua e le accarezzo i capelli.
— Continua ancora un po'… mi piace come lo fai… Dammi un bacio, ora…
Marika si piega verso di me ed io la tiro a me, prendendola dalla nuca. Appoggia le labbra sulle mie e le forzo ad aprirsi con la lingua. Si irrigidisce sorpresa, ma si lascia fare. Le nostre lingue si scontrano, si accarezzano, si inseguono…
Riprendo ancora la sua mano e la infilo nell'elastico dei pantaloni.
Marika ansima, ma ha capito come fare. Impugna per bene il mio cazzo e fa su e giù con un po' troppa energia.
— Più lento Marika… fallo più lento il movimento.
Obbedisce. Adesso lo fa correttamente.
Mi giro leggermente verso di lei e le metto una mano sul seno. Oh quanto vorrei che fosse nuda sotto di me… a pistonarle la fica…
È un supplizio dovermi trattenere ancora. Non posso essere precipitoso. Devo seguire i suoi tempi…
Lascio la sua bocca. A piccoli baci e leccatine mi sposto lentamente, prima sul collo e poi nell'incavo dei seni.
Le levo la vestaglietta e rimane solo con il reggiseno e gli slip. Sono di pizzo e la trama rada lascia intravedere tutto. Mi sposto sopra un capezzolo e lo metto in bocca con anche il reggiseno. Succhio, fino a che lo sento gonfiarsi e inturgidirsi. Tiro l'elastico del reggiseno, fino a scoprire l'altro seno. Prendo il capezzolo tra le dita, stuzzicandolo fino a farlo diventare duro.
Marika ansima sempre più forte.
Afferro il seno con una mano e imbocco il capezzolo sporgente. Succhio forte. Le strizzo la tetta.
Facendo delle accurate contorsioni, riesco a togliermi i pantaloni, aiutandomi con la mano libera.
Le slaccio il reggiseno, ormai inutile.
— Andiamo in camera, dai… — le dico alzandomi e allungando la mano per invitarla.
Marika annuisce. Mette la sua mano nella mia e la tiro in camera dei nostri genitori.
— Cosa fai! No! Simone…
— E perché no, scusa? Staremo più comodi…
— Mi sembra di essere osservata, qui. Di essere giudicata… per quello che stiamo facendo…
— Non ci pensare. Pensa che sia la nostra camera da letto… la nostra luna di miele…
— Davvero? Anche noi avremo la nostra luna di miele? Come mamma e papà?
— Sì. Sarà esattamente come loro. In tutto e per tutto.
Marika sorride annuendo.
— Va bene. Allora prendimi in braccio, come fanno gli sposini…
Detto fatto. La sollevo per attraversare la soglia e mentre la bacio la appoggio sul letto. Mi tolgo la maglietta, restando nudo. Sposto velocemente ai piedi del letto la trapunta e le lenzuola. Mi sdraio al suo fianco e riprendiamo a baciarci mentre le tolgo gli slip. La accarezzo dappertutto, infiammandola di desiderio.
Mi soffermo sul clitoride. Lo stuzzico con il pollice mentre cerco di infilarle due dita nella fica.
Sì!!!! È ancora vergine! Sento perfettamente l'imene ancora intatto.
Non è ancora sufficientemente bagnata, però. Se entro ora sentirà troppo dolore e poi non vorrà più farlo.
Lascio le sue labbra, scendendo pian piano sul seno, poi sulla pancia, fino ad arrivare al pube. Stiro le pieghe della fica, aprendo la sua apertura ed esponendo il clitoride.
Alterno colpi di lingua e leccatine al dito medio dentro di lei. Si sta bagnando sempre di più.
A quel punto, risalgo in su, restando tra le sue gambe aperte, incuneandomi nella giusta posizione.
— Marika… ti amo.
Lei sorride.
— Anche io ti amo, Simone. Sono proprio felice di questa nostra luna di miele. Ora devi onorare la tua sposa…
— Era quello che avevo intenzione di fare ora…
Mi sposto un po' di lato, impugno il cazzo e lo indirizzo all'entrata della fica.
Mi spingo dentro leggermente. Spingo lentamente il cazzo dentro di lei, risalendo poco per volta. Sento il mio cazzo che viene avvolto dalla sua carne calda e umida, ogni volta un poco di più, quel buchetto stretto che si apre come un fiore per prendermi. Immaginavo da tempo cosa significava avere il cazzo tutto dentro di lei, stretto in quella fichetta caldissima. Mi trattengo a stento dall'affondare di colpo dentro di lei.
Marika fa delle smorfie di dolore. È molto stretta. Ed il mio cazzo è ancora grosso per la sua giovane fichetta vergine.
Quando arrivo all'imene, con deciso colpo di reni, do una spinta più forte, lacerandolo, e affondo il cazzo tutto dentro di lei in un solo movimento. Le infilo dentro tutti i miei 19 cm di cazzo.
Marika urla per il dolore, ma le tappo la bocca con un bacio. Resto fermo per un po', per darle il tempo di riprendersi, e poi inizio a pistonarle la fica.
Ho sverginato la mia sorellina. E ho intenzione di tenermela stretta questa fichetta appena sfondata!
È ancora talmente stretta che sembra rifiutarsi di lasciare uscire il mio cazzo, mi fa quasi male.
Mi muovo dentro di lei, mentre si gode il mio movimento ampio e profondo. I suoi sospiri pieni di piacere e di estasi, ogni volta che il mio cazzo sprofonda dentro di lei, eccitano ancora di più il mio desiderio.
— Sì, ti sento a fondo … Ah … sì…
Pian piano i suoi movimenti accelerano, i suoi sospiri si fanno sempre più profondi… All'improvviso si irrigidisce e si scuote sotto di me. Le contrazioni della fica mi stringono il cazzo in una morsa che quasi non riesco a muovermi.
Rallento il movimento dentro di lei. Appena le passa ricomincio a scoparla con intensità. Tanto ora la sua fica si è allargata abbastanza ed è completamente fradicia per l'orgasmo che ha appena avuto.
La bacio e mi muovo ancora a scoparla, alternando la velocità delle spinte. Sono sempre stato molto bravo a trattenermi. So che se godono la prima volta poi ne vorranno ancora e il mio piacere deve ancora venire.
Sono ancora tutto dentro.
— Marika sei bellissima… — riesco a mormorare tra una spinta e l'altra. — Oddio, che fica meravigliosa che hai!
Lei non mi risponde. Ha gli occhi chiusi, forse per timore o forse sta solo godendosi il mio cazzo.
E ancora — Com'è fare l'amore con me?
— Oh Simone! Com'è grosso… com'è strano sentirti dentro, è bello… e duro, si muove come un serpente…
Mi muovo lentamente avanti e indietro, il piacere che mi da il massaggio della sua fica mi fa impazzire. Lei geme ad ogni mio affondo, accanto al mio orecchio, con me dentro di lei.
Mi tolgo da lei e la faccio mettere a pancia sotto. Le sollevo leggermente il culetto e rientro.
Stiamo scopando da quasi mezz'ora, ormai. Sto per sborrare.
La faccio rimettere sdraiata e rientro immediatamente. Sento la sua giovane fica contrarsi dal piacere attorno al mio glande. Anche lei sta per avere un altro orgasmo.
Sento quel piacere che segna l'arrivo dell'orgasmo. Mi fermo per gustarmi il più a lungo possibile quel piacere che sale, poi sento dentro di me una contrazione che spreme le vescicole seminali, e poi… arriva l'orgasmo, che parte dal mio ventre per poi propagarsi come un brivido in tutto il mio corpo.
— Ah, Ah, Ah…!!!!
I miei occhi si chiudono ed infatti sborro. Scarico quattro potenti getti di sperma nell'avvolgente fica di Marika, liberando tutto il mio piacere. Riverso dentro la sua fica il mio seme… ed in quel momento capisco che la nostra unione è completa.
Lei chiude gli occhi e grida al piacere di quelle possenti contrazioni profonde nel suo ventre… Sento le sue contrazioni spremere il cazzo e potevo sentire come la pancia fosse piena del mio seme.
— Ah!! Ah!… Ah…!!
Ricado su di lei mentre il lungo orgasmo la scuote, lei grida dimenandosi con il mio palo ancora completamente duro dentro di lei. Lei mi abbraccia stretto, sbattendo il suo bacino contro di me.
Mi sento così strano. È stato un orgasmo senza precedenti. Esco da lei e mi sdraio a fianco.
— Oddio Marika com'è bello dentro di te, è così diverso, mi hai fatto godere così tanto, una fantastica scopata…
— Anch'io ho goduto tanto… È stato così bello! Ho sentito nettamente gli schizzi dentro di me! Ma è sempre così? E dentro poi… è così caldo… mi sento un lago… Non sapevo si potesse provare queste sensazioni quando un uomo è dentro di te.
Sdraiato al suo fianco, le bacio il collo, le sue labbra cercano le mie, dolcemente, le nostre lingue si intrecciano e entrano ed escono dalle nostre bocche, le sue braccia mi hanno stretto mentre io accarezzo la sua schiena, la sento avvinghiarsi sempre di più al mio corpo che dimostra di apprezzare.
Il mio cazzo si sta svegliando di nuovo e allora mi tiro Marika sopra la mia pancia.
Le chiedo di impalarsi sul mio cazzo rigido.
Lei lo prende in mano, lo punta alla fica, e si lascia cadere sopra di esso.
Le afferro i capezzoli, stringendoli tra le dita, mentre lei si muove su e giù sul mio cazzo. Osservo bene il suo seno tra le mie mani. Non ci avevo mai fatto caso prima ma le sue areole sono molto grandi, il capezzolo che sporge è molto arrotondato. Sembra un tutt'uno con l'areola.
Che voglia che mi prende… la voglia che quelle due bocce siano piene di latte… e glielo dico.
— Sarebbe meraviglioso se questi tuoi seni fossero pieni di latte… chissà come sarebbero…
Marika si ferma, con il mio cazzo dentro di lei, guardandomi con la testa inclinata di lato.
— Davvero vorresti che ti allattassi?
— E perché no? È un'esperienza anche quella… Ti sto già insegnando come scopare, no? Perché non dovresti provare anche quello?
Marika non dice più niente e riprende a muoversi su e giù. Poi si piega col busto verso di me, appoggia una mano di fianco alla mia testa e con l'altra afferra il seno e mi porge il capezzolo alla bocca.
— Succhia, allora.
Mi sollevo seduto, ancora impalato dentro di lei. Mi aggrappo al suo seno florido e strizzo, strizzo forte mentre succhio con decisione il capezzolo che ho in bocca. Marika si lamenta un poco. Mi stacco un momento, solo per poterlo prendere meglio tra le labbra. Spalanco la bocca e risucchio quanto più posso di quelle fantastiche tettone. Succhio talmente forte che sento il capezzolo ingrandirsi sulla mia lingua. Sto ancora succhiandole la tetta quando vengo ancora, dentro la sua fica già bagnata in precedenza dal mio seme.
Mi lascio cadere sul letto, senza fiato. A quanto pare questa volta non ho resistito molto.
Marika resta ferma ancora un poco, poi si sdraia al mio fianco.
Il tempo di riprendere fiato e già sento che mi sta tornando duro.
— C'è un'altra posizione da provare. Alla pecorina.
— E com'è?
— Ti devi mettere a quattro zampe e appoggiata ai gomiti. E io ti entro dentro da dietro. Non nel culo, però.
— Nel culo?
— Volendo anche lì, ma per ora solo nella fica.
— Davvero si viene anche nel culo?
— E da dove pensi che venga il detto “inculata”?
— Ah… ora capisco.
Marika si mette alla pecorina. Prendo in mano il cazzo per farmelo diventare più duro e poi mi inginocchio fra le sue gambe, lo punto alla fica e spingo. Affondo il cazzo in lei. La scopo con metodicità prendendola per i fianchi, tirandola e spingendola. Il letto sbatte contro il muro al ritmo della scopata mentre i suoi gemiti e urla di piacere si sentono per tutta la casa. Vedo bene che ha la faccia schiacciata contro al materasso e i pugni che stringono le lenzuola.
Con un ghigno soddisfatto, mi piego su di lei e, dopo averle strizzato le tette e i capezzoli facendola gemere e urlare, le masturbo il clitoride. Ben presto un orgasmo la raggiunge, facendole perdere il controllo.
— Sì, sì, così. Oh, sto venendo. Non smettere.
Non ne ho la benché minima intenzione. Al contrario aumento l’andatura del dentro e fuori. Il mio cazzo affonda nel suo corpo con più vigore. I colpi che le fiondo nel ventre non sono mai violenti. Le sue urla di piacere si intensificano. Un sospiro mi dice che il suo piacere è giunto al culmine. Sta godendo.
— Non riesco più a trattenermi. Vengo.
Un attimo dopo anche il mio cazzo schizza in lei.
Sono esausto. Mi sdraio sul letto e Marika si accoccola tra le mie braccia.
Va a finire che ci addormentiamo così.
Ci risvegliamo la mattina dopo, impiastricciati di sborra e sudati. Avevo una fame da lupi perché avevamo saltato la cena. Non abbiamo fatto altro che scopare dalle sei fin oltre la mezzanotte passata.
Prima cosa, mi alzo a fare la doccia, poi in cucina a preparare la colazione. Marika si era alzata dopo che avevo lasciato libero il bagno. Sento l'acqua che scorre. Me la immagino sotto l'acqua, mentre si lava.
Sono ancora soprapensiero quando, silenziosamente, Marika mi abbraccia.
— Amore mio… tesoro mio… grazie. Grazie per tutto quello che mi hai insegnato stanotte.
È ancora nuda. Non ha addosso nulla, nemmeno l'accappatoio.
— Non c'è di che… Allora dimmi… ti è piaciuta la nostra prima notte?
— E me lo chiedi!!! Certo che mi è piaciuta!
— Bene. Perché adesso ti insegnerò a fare i pompini.
— Oh…
— Allora, adesso ti metti in ginocchio qui, davanti al mio cazzo e lo prendi in bocca. Poi muovi la testa avanti e indietro, prima lentamente e poi sempre più rapido.
Mi appoggio al bancone della cucina e Marika fa come le ho detto.
Non ci sa proprio fare… Non riesce nemmeno a farmelo diventare duro.
— No, no, aspetta. Non così… Non devi usare i denti, ma solo le labbra.
Sbaglia ancora.
— Fermati. Non va bene. Lascia perdere. Per il momento leccalo soltanto come faresti per un gelato.
Ah… ora sì che va bene.
— Sì… brava… adesso lecca la punta, dove c'è quel buchetto. E accarezza le palle…
Il cazzo è di nuovo bello duro.
— Adesso mettilo in bocca e muovi la testa avanti e indietro.
Credo che abbia capito la tecnica, perché ora lo fa meglio.
— Sì… continua Marika… non fermarti…
Lei si muove su e giù per l'asta e quasi le viene da vomitare quando arriva in sul fondo della gola.
La fermo dopo cinque minuti.
— Fermati adesso. Per cominciare sei stata brava…
— Non mi piace Simone… Mi veniva da vomitare… — piagnucola.
— È perché cercavi di ingoiarlo tutto. Il segreto per non vomitare è di spingerlo di traverso sulla guancia. O di fermarti prima. Vedrai col tempo imparerai e ti piacerà anche. Adesso continua con la mano… e ogni tanto dagli qualche leccatina.
Marika continua fino a che le sborro in faccia.
— Wow… non avevo mai visto come succede quando uno viene. Mi è andata tutto addosso.
Raccolgo un po' di sborra col dito.
— Apri la bocca e assaggia.
Marika resta lì in ginocchio sul pavimento e mi lecca il dito.
— Che sapore strano che ha… ma dopotutto non è poi così tanto cattivo.
— Bene, perché imparerai anche a berlo.
— Beh, allora devo abituarmi al sapore. Dammene ancora un po'.
Raccolgo tutta la mia sborra che ha sul viso e glielo faccio ingoiare tutto, un po' alla volta.
— Alzati ora. Se no prendi freddo. Che cosa facciamo oggi? C'è la spesa da fare?
— No. La mamma ha riempito il frigo prima di partire, e per un po’ di giorni non sarà necessario.
— Allora che ne dici di tornare a letto ancora? Possiamo divertirci. Oggi è sabato e non devo andare a lavorare. Abbiamo tutto oggi e domani per divertirci… — le dico facendole l'occhiolino.
— Oh sì… C'è ancora qualcosa che posso imparare?
— Allora… — facendo finta di pensarci su — c'è ancora il 69 e l'inculata che possiamo fare.
— Che cos'è il 69?
— Beh… io sto sotto di te, disteso sul letto o sul divano, a posizioni invertite. Io ti lecco la fica e tu mi lecchi il cazzo. Di solito è un buon modo per fare i preliminari, ma non necessariamente. E di solito, quando l'uomo viene, la donna deve ingoiare la sborra.
— Uhm… non so… io preferisco che mi vieni dentro… Adoro quel tuo modo di fare quando stai per venire… E poi… se non mi vieni dentro l'utero come posso rimanere incinta? —
— Eh!? Sei impazzita!!!! Che ti salta in mente!? Dimmi che hai preso la pillola come ti ho detto di fare… Non mentirmi Marika… Ti supplico dimmi che la stai prendendo…
Lei guarda imbarazzata il pavimento.
— No.
— No cosa? Non l'hai presa!
Marika fa segno di no con la testa.
— Ma sei deficiente! Sono tuo fratello! Non possiamo avere dei figli.
— E secondo te come faccio ad allattarti se non partorisco? Credi che le mie tette siano un rubinetto che apri e toh… c'è il latte? Hai detto tu che volevi che ti allattassi! — mi risponde urlando e poi corre via e si chiude in camera.
Cazzo… è vero…
E sì, è vero che gliel'ho chiesto. Una delle esperienze da fare. Cazzo… accidenti a me e alla mia boccaccia… Se solo me ne fossi stato zitto allora…
Però c'è qualcosa che non quadra… se non sta prendendo la pillola adesso, vuol dire che ci ha pensato su già da un po'. Quindi non c'entra niente quello che le ho detto ieri. Devo capire come stanno le cose.
Vado a cercarla. La trovo distesa sul suo letto, ancora nuda e rannicchiata. Vedo il riflesso della luce sul suo viso e capisco che ha le guance umide.
— Marika… — avvicinandomi al suo letto. — Adesso mi spieghi bene una cosa. Io ti ho detto solo ieri che volevo che tu mi allattassi, ma avresti dovuto prendere la pillola già da settimane… Perché non l'hai fatto?
Marika continua a guardare la parete senza rispondere.
— Marika, parlami, perché non hai preso la pillola?
— Non lo voglio fare. Io ti voglio ancora ma…
— Ma cosa?
Marika si volta verso di me, mi prende una mano e se l'appoggia sulla pancia.
— Io lo voglio, Simone. Voglio te. Voglio te come marito. Non mi interessano gli altri ragazzi. Sono innamorata di te da che me ne ricordi. Per me questa è davvero una luna di miele. Anche se non ci siamo sposati in una chiesa, ti considero mio marito già da anni. Fin dalle prime volte che mi hai toccata, mi sono promessa che non avrei avuto altri all'infuori di te. E quando finalmente ieri abbiamo fatto l'amore per la prima volta, ho capito che ho fatto la scelta giusta. Desidero concepire tuo figlio con tutte le mie forze, perché so che è così che deve andare. Papà e mamma ti hanno concepito durante la loro luna di miele. Ho fatto i conti. Perciò è giusto che anche noi abbiamo un figlio. Abbiamo tutta la settimana per riuscirci.
— Ma Marika… sei ancora così giovane… e io sono tuo fratello…
— Non me ne importa niente Simone. Tu sei mio marito. E avrò il tuo bambino.
— E come farai con la scuola, eh? Sei all'ultimo anno.
Sta studiando da estetista e parrucchiera.
— Appunto. Riuscirò a fare gli esami prima che nasca il bambino. Ho ancora quattro mesi di scuola e poi ho finito. Il tirocinio lo posso fare ugualmente anche se sono incinta. Ho già parlato con la signora Sofia, quella che ha il negozio in piazza Roma, e mi prende subito appena ho finito. Ha bisogno di aiuto e non credo che farà storie se mi vede con il pancione. Simone… io lo voglio davvero un figlio tuo.
Sono senza parole. Non avevo capito nulla di mia sorella. Mi ama già da anni e non me ne ero accorto. Che fesso che sono!
— Oh, Marika… scusami… non lo avevo capito. Davvero mi ami da così tanto tempo? E perché non me lo hai detto prima?
Le nostre mani sono ancora sulla sua pancia.
— Perché avevo paura che tu cambiassi idea, che non mi volessi più se ti avessi detto che volevo un figlio tuo.
Intreccio le dita con le sue sulla sua pancia.
— E allora… cosa vuoi fare Simone? Continuerai a fare l'amore con me ora che te l'ho detto?
— Ma certo Marika… va bene… continueremo a farlo.
Mi piego su di lei e la bacio. Va a finire che scopiamo ancora, venendo abbondantemente nella sua fica.

Il sabato e la domenica lo passiamo interamente a scopare e a dormire. Abbiamo spento i cellulari e nessuno dei due esce con gli amici.
Tutte le mattine la accompagno io a scuola con l'auto, non prima di aver scaricato ancora una bella dose di sperma nella sua fica accogliente.
Al lavoro, poi, non riesco a concludere niente di buono. Per fortuna che il mio capo è via per buona parte della settimana e non può accorgersi di quanto ho la testa tra le nuvole.
Quando torno a casa, la sera, Marika mi aspetta nella camera da letto dei nostri genitori, già pronta per essere scopata.
Dopo che sono venuto almeno un paio di volte, ci alziamo a mangiare e poi di nuovo a letto a scopare.

Dopo una settimana di estenuanti scopate, venerdì sera tornano i nostri genitori. La pacchia è finita.
Marika ha cancellato ogni traccia della nostra presenza nella loro camera. Anche se dubito che possano accorgersi di qualcosa. Soprattutto nostro padre. È il menefreghismo fatto persona. Con nostra madre, sono sicuro, non la passeremo liscia. Lei si accorge sempre quando qualcosa non va.

Ad aprile nostra madre ci annuncia che è incinta. A quanto pare hanno festeggiato alla grande durante il viaggio e papà non ha perso un'occasione.
— Oh, mamma… congratulazioni! Che bella cosa… un fratellino… — esclama raggiante Marika. — Meglio così… almeno il mio bambino avrà qualcuno con cui giocare!
Poi prendendo la mia mano, intrecciando le dita con le mie. — Papà, mamma… dobbiamo dirvi una cosa…