i racconti di Milu
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Sono passati la bellezza di tredici anni, ma non ho mai dimenticato cosa accadde in quel periodo.
Eh sì… sto parlando dell'estate del 2003. Quella famosa lunga estate torrida.
Tre mesi di temperature sempre al di sopra dei 35°C di giorno e che di notte non scendevano mai al di sotto dei 25-26°C. Insomma… caldo di giorno e caldo di notte. Si boccheggiava ovunque e non si poteva nemmeno andare in montagna per avere un po' di fresco e al mare si stava bene solo se si stava immersi in acqua.
Mancavano pochi giorni alla fine delle scuole quando iniziò il caldo. Tutti speravano che finisse presto ma era già passato il mese di giugno e faceva sempre più caldo.
I primi giorni soffrii veramente, ma poi lentamente mi abituai al caldo. Superata la prima settimana, attuai tutte le strategie possibili per sopravvivere. Ovviamente con i dovuti accorgimenti:
1. eliminare il reggiseno (altrimenti sempre zuppo di sudore)
2. vestire con abiti chiari, leggeri e non aderenti
3. evitare di stare fuori da metà mattina a metà pomeriggio
4. bere tanto!
In casa c'era sempre caldo e non serviva tenere le finestre aperte di notte per rinfrescare.
Papà non aveva mai voluto mettere il climatizzatore in casa (anche perché non ce n'era mai stato bisogno veramente, prima) perciò in ogni stanza c'era almeno un ventilatore in funzione.
La mamma era partita già da un paio di settimana perché con questo caldo la nonna (sua madre) non stava bene. Perciò stava a casa sua ad accudirla ma ogni due o tre giorni ci telefonava per informarci su come andava.

Era la notte tra l'11 e il 12 luglio quando capitò.
Erano le due o forse le tre. Non ho mai guardato l'ora. Mi ero alzata per andare in bagno e poi in cucina a bere.
Come dicevo faceva caldo anche di notte, per cui dormivo solo con le mutandine.
Mi ero alzata senza accendere le luci e dopo essere andata in cucina, stavo tornando in camera, con la speranza di riuscire a riaddormentarmi.
Buttai un'occhiata verso il patio e lo vidi. Mio padre, in piedi, appoggiato ad una colonna della veranda che guardava il cielo.
La luna era quasi piena (ne mancava giusto un pezzettino) e illuminava il giardino. Era tutto nero e grigio. Molto suggestivo…
Insomma, mio padre era lì in giardino che prendeva il fresco. Stavo per avvicinarmi a lui quando mi ricordai che non avevo niente addosso.
Rimasi ferma per qualche minuto ad osservarlo. Alto, robuste spalle da uomo navigato, vita stretta, gambe muscolose per via delle biciclettate settimanali. Era proprio un bell'uomo, affascinante e anche attraente.
Era un tipo così che avrei tanto voluto per marito.
Stavo per allontanarmi silenziosa, quando inciampai nella sedia del tavolo da pranzo.
— Ahia — strillai, saltellando dolorante su un solo piede. Avevo pestato le dita del piede contro la gamba della sedia.
Papà mi sentì e accorse, sostenendomi per un braccio.
— Ti sei fatta male, Sara?
— Non più di tanto… sta già passando, papà.
Stavo guardando il pavimento e nel sollevare lo sguardo lo vidi.
Un possente cazzo eretto! Quello di mio padre! E che cazzo… almeno 20 cm e anche bello largo…
Il mio sguardo rimase calamitato proprio lì. Non riuscivo a smettere di guardarlo.
Papà se ne accorse e volò a prendere un cuscino dal divano per coprirsi, lasciandomi ad oscillare su un solo piede per un breve momento.
— Credevo stessi dormendo. Scusami. Stavo prendendo un po' di fresco… — disse imbarazzato.
La situazione era piuttosto imbarazzante ed eccitante per entrambi. Vedevo che papà aveva difficoltà a restare, ma qualcosa gli impediva di andarsene. Scostai la sedia dal tavolo e mi sedetti.
Ci fissammo negli occhi per un lungo istante e nessuno dei due parlava. Papà mi teneva ancora il braccio con una presa salda (anche se ero già seduta) ed io mi sostenevo al suo.
Si accovacciò davanti a me, senza smettere di guardarmi. Tolse la mano dal cuscino, che cadde a terra, mostrando il suo pene ancora eretto. Allungò quella stessa mano verso il mio viso, sfiorandolo appena.
Le sue dita si muovevano lente a tracciare il profilo. Il suo sguardo seguiva quelle dita. La mia pelle bruciava dove le sue dita passavano.
La sua mano scese lentamente sulle labbra, sul collo, poi sulle spalle, fino ad arrivare al seno. Toccò il capezzolo, già eretto e duro per l'eccitazione. Coprì con l'intera mano il mio seno.
L'altra mano lasciò il braccio per posarsi sul mio fianco.
Appoggiò le ginocchia sul pavimento.
Non avevo nessuna voglia di interrompere questa alchimia che si era creata. Mi morsi il labbro pur di non emettere suono.
Papà sollevò di nuovo lo sguardo nei miei occhi. I suoi erano lucidi, con le pupille dilatate.
Aprii leggermente le labbra per permettere al mio respiro accelerato di avere più aria. Anche lui aveva il respiro accelerato.
Avvicinò il viso al mio, lentamente.
E mi baciò.
Un bacio lento, sensuale, di quelli che ti tolgono il fiato. Infilò la lingua nella mia bocca cercando la mia. Una sua mano si infilò tra i capelli, spingendo la nuca verso di lui.
E poi accadde…
La frenesia ci prese entrambi. I baci divennero furiosi.
La mano che era sul fianco spinse il bacino contro il suo addome. Sentivo il suo cazzo tra di noi, rigido e duro come un pezzo di legno.
Non so come riuscì a strappare le mutandine che avevo addosso.
In un unico movimento, si alzò in piedi e mi penetrò, avido di sensazioni. Sentii un po' di dolore, ma mi sentivo piena di lui.
Io allacciai le gambe sulla sua schiena. Mi appoggiò alla parete e prese a scoparmi con irruenza. Il suo pene entrava ed usciva dalla mia fica ad un ritmo vertiginoso.
Un formicolio travolgente si diramò dal mio ventre e i gemiti di entrambi si susseguivano uno sull'altro al ritmo delle penetrazioni del cazzo di mio padre.
Papà mi morse il collo, senza farmi veramente male.
I nostri respiri e gemiti si facevano sempre più accelerati. I nostri corpi scorrevano uno sull’altro, col mio seno schiacciato contro il suo petto. Era piacere allo stato puro, non riuscivo a pensare ad altro se non che il suo pene era dentro di me, ai nostri corpi scossi dal godimento e dalla frenesia di arrivare al culmine.
L'orgasmo mi colse all'improvviso, mentre papà non accennava a rallentare.
Tremavo ancora per l'ondata che mi aveva appena travolto, quando mio padre venne, spruzzandomi dentro il suo seme in un getto incontrollato, violento, seguito da innumerevoli altri.
Il tutto non era durato neanche cinque minuti.
Restammo a lungo allacciati nella stessa posizione, appoggiata alla parete con le gambe strette dietro la sua schiena, e con il suo pezzo di carne ancora immerso nella mia fica sbrodolante.
Quando il mio respiro si calmò un po', aprii gli occhi. Il suo volto era a pochi centimetri dal mio. Allungai leggermente il collo verso di lui e lo baciai.
Lo sentivo ancora duro dentro di me. Tenendomi ancora in braccio, mi portò nella sua camera. Senza uscire da me ci sdraiammo sul letto.
Lui era sopra e dentro di me. Eravamo entrambi sudati per la furiosa cavalcata di prima, ma non ce ne importava niente.
Ricominciammo a baciarci mentre papà si muoveva lento dentro di me. Sembrava volersi gustarsi appieno la scopata, ma non resistette molto. Dopo pochi minuti, si fermò un attimino per alzarmi le gambe e ricominciò. Sbatteva violentemente la cappella sull'utero. Le spinte che a cui mi sottopose erano davvero potenti. Ogni colpo era un delirio di dolore e di eccitazione. Si appoggiò con le braccia al materasso, sollevandosi per vedere il suo membro sparire dentro di me.
Era tutto dentro la mia fica, e ricominciò a martellare con ritmo cadenzato.
— Bellissimo… è… bellissimo… è grosso anche… e lungo… — balbettai eccitata.
— Lo so — rispose lui.
Alternava movimenti rapidi e lenti, cambiando più volte posizione. A volte restava fermo dentro di me e premeva con forza il bacino contro il mio.
— Oh, sì. Sei fantastica Sara. Sì… adesso ti riempio ancora col mio seme… ancora un poco e ti riempio… sì… bambina mia… ti riempio… arriva… sì… arriva… eccolo…
Sentii distintamente quattro copiosi schizzi di sperma entrarmi direttamente nell'utero. La lunghezza del suo cazzo era tale che ogni colpo che mi dava, mi allargava la cervice e la cappella entrò direttamente nell'utero, quando schizzò il suo seme dentro di me.
Anche se era già venuto due volte, era ancora duro ed era ancora dentro di me. Riprese subito a scoparmi di nuovo. Andò avanti ancora un bel po' a scoparmi con la stessa irruenza. Incalzò il ritmo, sempre più veloce. Era talmente violento che il letto sbatteva contro il muro, seguendo il ritmo del suo pompare. Urlai e ansimai furiosamente.
Era dentro tutto, con forza, sentivo le sue palle sbattermi contro, aumentando il piacere che stavo provando. Percepivo il movimento delle pareti vaginali che si stringevano come morse infuocata attorno al suo cazzo.
— È meraviglioso! Ti prego, non fermarti! Sto venendo, vengo, vengo, vengo, vengo!
Venni urlando, di nuovo.
Anche lui era al limite. Mi afferrò i fianchi e, imprimendo l’ultima spinta, mi tenne a stretto contatto col suo bacino, liberando dentro di me tutto quello che si era accumulato.
— Oh!!! sì! E’ bellissimo! Mmmmm! Oh, sì… Tesoro… sei fantastica. Sì… adesso ti riempio col mio seme… — mi disse un attimo prima di venire per la terza volta.
Ormai la cervice era dilatata e quando venne, inondò ancora una volta l'utero di sperma. Una sensazione incredibile. Restò fermo così, dentro di me, fino a quando riprese fiato ed il cazzo gli si smollò ed uscì da solo.
— Mi spiace Sara… non so che mi sia preso. Ma, a quanto pare, sembra che siamo fatti l'uno per l'altra. Resti con me? Ti va di restare qui stanotte? — mi chiese.
— Sì papà … resto qua… con molto piacere…
Ero indolenzita. Mi faceva male dappertutto, ma ero appagata. Non avevo mai goduto così tanto. E glielo dissi.
— Sono contento che tu abbia apprezzato. Vieni qua, tra le mie braccia. Dormi, ora.
Mi addormentai subito, con la testa appoggiata al suo torace e una gamba di traverso sulla sua. La mia fica umidiccia era appoggiata alla sua coscia.
Anche lui si addormentò tenendomi abbracciata a sé.

La mattina dopo mi svegliai ancora abbracciata a mio padre. Avevo la testa appoggiata al suo petto e la sua mano era dolcemente appoggiata sul mio fianco.
Lui stava ancora dormendo e mi misi a guardarlo. Non ci potevo credere: avevo fatto l'amore con mio padre e mi era piaciuto un sacco! E avevo goduto un sacco…
Sì, certo, non ero più vergine da un po', ma non era capitato che due volte solo. L'avevo fatto con due ragazzi che, dopo aver avuto il loro “premio”, non si erano più fatti sentire né vedere.
Quello che si dice: non c'è due senza tre. E la terza volta è stata davvero fenomenale… E poi… così… al naturale… con l'uomo che ti viene dentro… era molto più eccitante ed appagante che usando il profilattico.
Mi riaddormentai ancora. Quando mi risvegliai, verso le 9.30, ero sola a letto. I postumi della notte passata cominciavano a farsi sentire, soprattutto con un dolorino al basso ventre.
Mi sentivo ancora bagnata dentro, sebbene fossero già passate alcune ore, ma le mie gambe erano imbrattate del suo sperma ormai secco. Era venuto talmente tanto che durante la notte era scivolato fuori dalla mia fica, sporcando le lenzuola. C'era anche qualche goccia di sangue, a riprova di quanto sia stato impetuoso.
Mi toccai la pancia, ripensando a tutto il seme di mio padre che mi aveva irrorato e che ora giaceva lì dentro. Il mio primo pensiero fu che ero a metà ciclo. “Chissà se…” pensai eccitata alla sola idea di avere un figlio da mio padre.
Non vedevo né sentivo mio padre. Mi alzai a fatica, dolorante. Frugai nei cassetti di mamma e presi una delle sue sottovesti di seta. Me la infilai e andai in cucina. Sul tavolo c'era un biglietto. “Sono andato a prendere la colazione. Torno presto.”
Perciò andai in bagno, mi feci una veloce doccia con l'acqua tiepida, giusto per lavarmi via il sudore e tutto il resto. Indugiai col soffione della doccetta in mezzo alle gambe. Una volta terminato mi infilai di nuovo la sottoveste di mamma, senza nient'altro sotto.
Osservai l'immagine allo specchio. Sembravo più grande con quell'indumento addosso.
Trovai mio padre in cucina. Sul tavolo c'era un vassoio di pasticceria con sei brioche, ognuna di tipo diverso. Due tazze di latte erano già pronte e la macchina del caffè accesa.
— Ciao papà — dissi quasi sottovoce.
Lui si girò verso di me quando sentì la mia voce. Quando mi vide, sgranò letteralmente gli occhi e spalancò la bocca. Lo vidi deglutire un paio di volte, poi mi venne incontro. Mi prese il volto tra le mani e mi baciò. Poi mi prese per mano e mi fece accomodare sulla sedia. Facemmo colazione senza quasi parlare. Io ero affamata e mi mangiai tre delle brioche.
All'improvviso papà disse — Vai a vestirti che andiamo a fare spese.
Annuii, bevendo l'ultimo sorso di latte, lo ringraziai e andai in camera. Mi tolsi la sottoveste di mamma e mi misi il coordinato più sexy che avevo, un vestito scollato, un leggero trucco (perché faceva già caldo) e lo raggiunsi.
Nel frattempo lui aveva sistemato in cucina. Mi sorrise e approvò il mio vestito con un altro bacio.
— Dove andiamo? — gli chiesi quando eravamo già in macchina.
— Sorpresa — fu l'unica parola pronunciata.
Guidò con una sola mano, mentre l'altra era intrecciata alla mia. Parcheggiò al centro commerciale. C'ero già stata molte volte con le mie amiche e sapevo bene che negozi c'erano. Scesi dall'auto e papà intrecciò ancora la mano con la mia.
Essendo sabato, era un po' affollato.
Mi portò fino al negozio di biancheria intima, che sapevo essere il più costoso della città. Molte volte avevo guardato quelle meraviglie in vetrina desiderandoli, perché non potevo permettermi l'acquisto. Eravamo gli unici clienti; la commessa ci fece passare in un vestibolo nascosto alla vista del corso del centro commerciale. Ci mostrò diversi prodotti e papà ne acquistò cinque. La sosta successiva fu dall'orafo. Mi comprò una fedina con brillanti, che mi mise subito all'anulare della mano sinistra. Nel negozio di abbigliamento mi comprò diversi vestiti, più o meno simili a quello che indossavo ora e tre paia di sandali con tacco alto, ma non tali da spaccarmi le caviglie.
Nel supermercato, invece, fece la spesa normale. Nella corsia dell'igiene personale, papà stava per prendere un paio di scatole di preservativi. Lo fermai subito.
— No, papà. Ti voglio dentro come stanotte — sussurrai per non farmi sentire dagli altri clienti.
— Ma tesoro, così…
Gli misi un dito sulle labbra, inducendolo al silenzio.
— Lo so. Lo voglio. Ne riparleremo a casa.
Nella corsia delle offerte speciali, c'erano in vendita le piscine in kit di montaggio. Ne comprò una non troppo grande. Faceva troppo caldo per stare in casa e agosto (tempo di ferie) era alle porte.
Finimmo il giro e tornammo a casa.
Una volta entrati in casa e sistemata la spesa, ci sedemmo sul divano e mi chiese senza mezzi termini cosa volessi dire al fatto che lo volevo.
— È molto semplice papà. Questa notte con te, quando abbiamo fatto l'amore, per me è stata solo la terza volta che lo facevo. E mi è piaciuto molto. Soprattutto quando hai spruzzato il tuo seme. Le due volte prima, avevo fatto indossare il preservativo e non avevo goduto così tanto come con te. Avere sentito il tuo sperma che… non so se mi spiego bene papà, ma quando ho sentito che sei… che mi sei venuto dentro, mi sono eccitata di più. Ho goduto di più.
Prese le mie mani tra le sue.
— È una cosa naturale, tesoro mio. Ma così… senza protezione… andrà a finire che rimarrai incinta… Lo so che non prendi la pillola, la mamma me lo ha detto che preferisci evitare di prenderla, ma… sei ancora così giovane… e per di più sei mia figlia. Non pensi alle conseguenze?
— Sì che ci ho pensato, papà. Ma non mi interessa. Davvero, non mi importa. E poi… che sarà mai un figlio? Chissà quanto hai fantasticato… su di me… di mettermi incinta… Lo so che è il sogno proibito di molti uomini. Ora hai l'occasione di mettere in pratica il tuo sogno… Scopare con tua figlia e metterla incinta…
Ci fissammo a lungo negli occhi.
D'improvviso i suoi vestiti volarono via. Mi tolse il mio, lasciandomi solo con l'intimo.
Si mise in ginocchio sul pavimento, di fronte a me, mi fece uscire il seno dalle coppe, senza togliermi il reggiseno. Così restava più alto e più grosso, sospinto in alto. Piegò attentamente una parte della coppa sotto il seno, facendolo risultare ancora più alto e coi capezzoli sporgenti.
Lentamente abbassò le mani sugli slip. Avvicinò il bordi, facendone risultare un cordone che infilò tra le labbra della fica. Sentivo quel cordone che schiacciava il clitoride, eccitandomi.
Mi tirò verso di lui, facendomi sentire il suo cazzo eccitato. Si chinò un po' e prese in bocca un capezzolo, mentre le sue mani mi accarezzavano la schiena e il sedere.
Succhiava forte, a volte mordeva, ma mi faceva eccitare sempre di più. Arrivai persino ad implorarlo di mettermi dentro quel suo meraviglioso cazzo. Sentivo i brividi di piacere che mi correvano per tutto il corpo e la fichetta bruciava di desiderio.
Poi papà si staccò da me e si alzò in piedi. Avevo quel bellissimo cazzo eretto davanti alla bocca. Feci per leccarlo, ma papà si allontanò ancora di più.
Non riuscivo a capire che cosa volesse che facessi.
— Papà…
— Solo un momento, Sara. Ancora un minuto solo.
Mi alzai e lo raggiunsi.
— Papà, che hai? Perché ti sei fermato?
— Ho desiderato che nelle tue tette ci fosse il latte.
— Ed è un così brutto desiderio, papà?
— Beh, sì… l'ultima volta che mi è successo è stato quando la mamma era incinta di te. In tutti questi anni, da che sei nata, non è mai capitato che lo desiderassi. E ora, tutto ad un tratto, voglio ancora il latte.
— Ma papà, te l'ho già detto, non me ne importa niente se mi ingravidi… Anzi, se capitasse potrei allattare anche te, no? Avresti di nuovo il latte da bere dai capezzoli di una donna… — gli dissi mentre gli accarezzavo il petto e contemporaneamente spingevo indietro le mie spalle, per esporre ancora di più il seno.
Papà mi prese per mano e andammo in camera. Mi tolse gli slip ed il reggiseno prima di sdraiarci sul letto. Imboccò ancora uno dei capezzoli e riprese a succhiare. Sentivo formicolare dentro o forse dietro, non so. Contemporaneamente mi masturbava con due dita dentro. Ero eccitatissima all'idea di fare ancora l'amore con papà.
— Papà… ti prego… mettimelo dentro… non resisto più… — lo implorai ansimando ad un certo punto.
Non mi ascoltò. Continuò imperterrito a succhiare, prima uno e poi l'altro capezzolo, per almeno mezz'ora. Poi, quando ormai non facevo che ansimare da tempo, si mise tra le mie gambe. Si segò per una decina di secondi e finalmente entrò, con un sospiro soddisfatto.
Fece avanti e indietro, si fermava, mi faceva cambiare posizione, mi baciava, leccò ancora i capezzoli, e alla fine venne con innumerevoli bordate di sperma che si infransero nel profondo dell'utero.
Eravamo entrambi distrutti. Restammo sdraiati sul letto sfatto per almeno un'ora prima di alzarci.
Poi ci alzammo. Papà montò la piscina ed io preparai il pranzo.
Me ne stavo in cucina, con solo un grembiule addosso per ripararmi dagli schizzi delle pentole, quando all'improvviso papà mi abbracciò, facendomi sussultare. Sentivo le sue mani accarezzarmi e mi tornarono i brividi. Qualcosa di duro premeva sul sedere. Mi lasciai cullare dal suo abbraccio.
— Uhm, tesoro… come sei sexy… — mi sussurrò all'orecchio con voce roca.
— Tra poco è pronto, papà. Vai a darti una lavata — dissi dopo qualche minuto di coccole.
Pochi minuti dopo ci sedemmo a tavola. Papà mi fece i complimenti per il cibo, anche se avevo preparato un semplice piatto di pasta al sugo.
Parlammo del più e del meno per buona parte del pranzo, poi gli argomenti divennero più seri.
— Sai tesoro mio… avevi perfettamente ragione quando mi hai detto che io avevo fantasticato su di te… È da parecchio tempo che mi ecciti… Anche questa notte, quando mi hai visto in giardino, stavo pensando a te. Avevo una voglia immensa di venire in camera a svegliarti, di scoparti, di venirti dentro… — poi abbassò lo sguardo, quasi imbarazzato — perfino ad ingravidarti… Il fatto, poi, che mamma non ci sia, ha facilitato tutto. Per noi due… intendo. Non mi sarei mai permesso di farlo se la mamma fosse stata qua.
Mi alzai dalla sedia e corsi a sedermi a cavalcioni sulle sue gambe. Lo abbracciai.
— Oh, papà… Davvero ti piaccio così tanto?
Iniziai a sentire gonfiarsi il cazzo di papà.
— Certo, tesoro…
Le sue mani presero a scorrere sul mio corpo. Mi tolse il grembiule, restando nuda. Sentivo il suo cazzo sempre più grosso e duro. Papà si abbassò leggermente i pantaloncini che indossava, lasciando che il suo cazzo si muovesse libero da impedimenti.
Appoggiai la mia fichetta sul quel bendiddio, strusciandomi leggermente su di esso.
Papà prese in bocca un capezzolo e iniziò a succhiare forte, mentre con una mano impastava l'altro. L'altra mano era sul mio sedere.
Mi stavo eccitando. Brividi di trepidazione mi scorrevano dentro. Mi alzai sulle punte dei piedi e, aiutandomi con la mano, mi infilai sopra il cazzo eretto di papà. Lo sentii scivolare dentro. Lentamente si fece spazio tra le mie carni frementi di desiderio. Anche se stavamo immobili, sentivo il suo cazzo muoversi dentro.
La bocca di papà si spostava da un capezzolo all'altro. Sentivo i capezzoli ingrossarsi a causa della suzione. Continuò a succhiare per più di venti minuti.
Poi, con una manata, allontanò i piatti, si alzò in piedi e mi fece sdraiare sul tavolo.
L'altezza era proprio al punto giusto. Mi sollevò le gambe, facendomi appoggiare i piedi sul bordo e prese a scoparmi furiosamente.
Il tavolo e le stoviglie traballavano sotto le sue vigorose spinte. Il suo cazzo entrava ed usciva ad un ritmo vertiginoso.
E alla fine venne, gridando il mio nome.
Rimase fermo dentro di me fino a che gli si smollò.
Mi aiutò a scendere dal tavolo, e mi baciò.
— Sara…
— Anche io ti voglio bene papà…
Mi aiutò a sparecchiare e a caricare la lavastoviglie.
Poi andammo in camera. Eravamo accoccolati abbracciati, cercando di dormire. La mano di papà mi accarezzava le spalle e la schiena.
Poco dopo squillò il telefono. Risposi io. Era la mamma. Cercavo di rispondere normalmente, ma stare nuda accanto a mio padre che si stava eccitando di nuovo non era il massimo.
Per fortuna parlò quasi sempre lei ed io rispondevo a monosillabi, mentre papà mi accarezzava e mi baciava per tutto il corpo. Poi si sdraiò tra le mie gambe e prese a leccarmi la fichetta, mentre mamma era ancora al telefono.
Era lentissimo con la lingua, la sentivo percorrere tutta la lunghezza, dal clitoride fino all'ano. Mi mordevo le labbra per non gemere al telefono. Quando chiusi la comunicazione, papà mi entrò di nuovo dentro.
— Ti detesto quando mi costringi a soffocare i gemiti. C'è mancato poco che mamma scoprisse tutto.
— Fa nulla… tanto prima o poi lo scoprirà ugualmente… — disse mentre mi scopava impetuoso. — Quando nostro figlio comincerà a notarsi capirà subito che cosa è successo.
— Ah… ma allora vuoi davvero ingravidarmi…
— Diciamo che sono rassegnato. Non posso fare a meno di sborrare dentro di te — disse poco prima di inondare ancora il mio utero col suo sperma.
Alla fine ci addormentammo, un po' per il caldo, un po' per la stanchezza. Quella notte avevamo davvero dormito poco. Dormimmo quasi tutto il pomeriggio.
Quando ci svegliammo, papà finì di montare la piscina e la riempì d'acqua. Appena pronta ci immergemmo immediatamente. L'acqua era ancora fredda e mi si rizzarono i capezzoli. Papà li notò subito. Mi si avvicinò e si sedette sul fondo. L'acqua era alta poco più di 50 cm e si stava bene seduti in ammollo.
Mi fece sedere sulle sue gambe e prese a succhiarli, come aveva fatto a pranzo.
Inutile dire che scopammo di nuovo. Papà stava dimostrando una notevole capacità e resistenza.
Verso sera mi chiese di andare a farmi bella che mi portava fuori a cena.
Indossai uno degli intimi sexy, un bellissimo vestitino di pizzo bianco semitrasparente e anche i sandali, tutta roba che mi aveva comprato quella mattina, e misi il collier d'oro che i miei mi avevano regalato per il diciottesimo. Andammo sul lago, in una elegante pizzeria da cui si vedeva il bellissimo panorama, e alla fine passeggiammo per le vie della città vecchia tenendoci per mano come due fidanzatini. Ogni tanto si fermava a baciarmi. Era tutto molto romantico e mi sembrava di vivere in un sogno.
Tornammo a casa che era la una passata.
Appena dentro, si moriva di caldo. Aprii la finestra della camera di papà, mi spogliai e mi sdraiai nuda sul letto.
Non presi nemmeno in considerazione di andare a dormire in camera mia…
Ero ancora stanca per la notte quasi insonne precedente. Mi addormentai ancora prima che papà mi raggiunse.
Mi svegliai verso le cinque. C'era appena un accenno dell'alba. La camera era ancora buia, ma la poca luce che entrava dalle persiane era più che sufficiente a farmi vedere l'uomo che dormiva al mio fianco.
Non eravamo coperti nemmeno dal lenzuolo, faceva troppo caldo. Rimasi a fissare il suo volto per molto tempo, chiedendomi cosa avessi fatto per meritarmi un uomo così passionale, anche se era mio padre.
Iniziai a riflettere sul mio futuro. Se davvero papà mi mettesse incinta, come reagirebbe la mamma? Accetterebbe un ruolo secondario? E se non scoprisse mai chi sia il padre, in tal caso accetterei io un ruolo secondario? E se non resto incinta? Sarò in grado di tenere papà legato a me? Dopotutto ha ancora la mamma, e lei è ancora una bella donna…

La domenica fu una esatta ripetizione del giorno precedente. Scopate sparse per tutto il giorno e la bocca di papà quasi sempre attaccata al mio seno.
Eravamo diventati amanti; stavamo fianco a fianco, a letto, con i corpi ancora caldi della passione della notte precedente e soprattutto avevamo ancora tanti giorni a nostra totale disposizione.