i racconti di Milu
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Come ogni anno, la mia famiglia sarebbe andata in montagna in Trentino a passare le due settimane delle vacanze di Natale. Mia moglie aveva ereditato, da uno zio scapolo che le voleva molto bene, un appartamento a Canazei. Da allora non mancavamo mai di trascorrere questo periodo là.
Mia moglie Elisabetta era stata una giovane promessa dello sci, ma alla fine aveva scelto gli studi al posto della carriera sportiva. Anche le nostre figlie, Alice di 12 anni e Megan di 10, hanno ereditato il suo talento. Perciò non saltavamo mai questo appuntamento annuale.
Quest'anno ero anche riuscito a convincere mia sorella Sofia e suo marito Giovanni a trascorrere almeno qualche giorno in montagna con noi con la scusa di festeggiare il Natale assieme. Loro sarebbero stati in albergo però. Il nostro appartamento non è grandissimo. C'è lo spazio solo per noi quattro.
Partiamo il 22 notte, per evitare il traffico di chi parte. Al mattino, per prima cosa Elisabetta telefona ai rifugi per prenotare i posti letto per lei e le bambine. Hanno intenzione di fare l'intero circuito, tornando dopo tre giorni.
Io invece sono una schiappa, perciò me ne starò a casa.
Passiamo insieme (le nostre due famiglie, mia e di mia sorella) la sera della vigilia. Avevamo prenotato la cena presso la rosticceria, per cui si trattava solo sederci a tavola e stare insieme. Elisabetta e Sofia sono sempre andate d'accordo, anche se non c'era un particolare affiatamento. Troppo diverse.
La serata trascorre tranquillamente tra risate e chiacchiere.
— Sai zio, dopodomani noi partiamo — dice Megan ad un certo punto.
— Ma come? Tornate già a casa? — chiede quasi preoccupato.
— Noooo! — fanno in coro Alice e Megan. — Partiamo per il circuito! — continua Alice. — Partiamo il 27 mattina e dormiamo nei rifugi! Vero mamma?
Elisabetta annuisce.
— Perché non vieni con noi, zio? — conclude Alice.
Giovanni e Sofia si guardano.
— Ah… non guardare me, Giovanni! Io non ci penso nemmeno a fare una cosa del genere. Se vuoi andare, vai, ma io non mi muovo da qui! — gli risponde sorridendo.
— Ok. Allora vengo.
— Oh, almeno lui avrà compagnia — dice Elisabetta, riferendosi a me.
Poi si mettono d'accordo su orari e piste da fare.
Al termine della cena apriamo i regali e verso la una ce ne andiamo tutti a dormire.
Natale e Santo Stefano li passiamo sulle piste da sci, ma io come al solito resto indietro. Alla fine rinuncio anche a sciare e mi occupo di fare la spesa e della casa.
Il 27 mattina, Elisabetta con le bambine e Giovanni, partono, lasciando me e mia sorella soli a casa.
— Meno male che se ne è andato! — sbotta Sofia. — Non ne potevo più. Non faceva altro che lamentarsi su quanto ci costa questa vacanza. Non che ci manchino i soldi per farla…
— E allora perché? — chiedo io.
— Perché non voleva venire. Pensava che si sarebbe annoiato, perché io non so sciare bene quanto lui o quanto Elisabetta e le bambine. Ah, tesoro mio… noi due siamo fatti della stessa pasta…
— Già… — annuendo sconsolato — schiappe totali nello sport! Ti va un caffè? Forse la macchinetta si è spenta, ma la riaccendo senza problemi.
— Perché no. Mi va proprio un caffè.
Rientriamo in casa e ci beviamo quel caffè. Poi usciamo a fare la spesa. Gli avanzi del cenone sono finiti e, anche se devo stare a casa da solo, devo comunque mangiare.
— Ehi, Sofia, perché non resti a mangiare con me? Giovanni l'altro ieri aveva detto che in hotel avete solo pernottamento e colazione.
— Sì! Ottima soluzione. Ci sto.
Compriamo roba per una settimana, giusto per non dover uscire tutti i giorni. E calcolando che c'è di mezzo anche il cenone di Capodanno (anche quello prenotato in rosticceria), tutto quel cibo dovrebbe durare per parecchi giorni.
Tornati a casa, dopo aver sistemato la spesa, ci sediamo sul divano.
— Che ti va di fare? Ancora shopping o magari qualcos'altro? — chiedo.
— No, non mi va di uscire. Fa troppo freddo. Magari più tardi, dopo mezzogiorno.
Ce ne stiamo tranquilli seduti sul divano a guardare la tv, facendo qualche commento sulle trasmissioni in corso. Poi metto su un canale che fanno solo cinema, ma non c'è niente di bello.
Poco prima di mezzogiorno vado in cucina per preparare da mangiare e Sofia mi segue. Io faccio una cosa, lei ne fa un'altra, con un sincronismo perfetto. Non ci scontriamo mai con pentole o coltelli in mano. Quando tutto è pronto ci sediamo a tavola.
Chiacchieriamo del più e del meno, ritrovando quell'affiatamento che avevamo da ragazzini. Tra di noi ci sono solo due anni di differenza.
Dopo pranzo usciamo a camminare. Passeggiamo per il centro, osservando le vetrine in cerca di qualche cosa da comprare.
— Devo entrare un attimo in farmacia. Mi serve una cosa — mi dice lei quando ci passiamo davanti. — Entri o mi aspetti fuori?
— No, no, entro a scaldarmi un po'.
Dentro c'è un po' di gente e c'è da aspettare per una decina di minuti. Quando tocca a lei, chiede un test di ovulazione.
— Io e Giovanni stiamo cercando di avere un figlio già dall'anno scorso. Ma per quanto ci mettiamo d'impegno, non è ancora arrivato — mi dice quando siamo fuori. — Ora dovrei quasi essere nel periodo giusto. Speriamo che capiti presto perché sto spendendo un capitale in questi test.
Riprendiamo a passeggiare. Passiamo davanti a un negozio di biancheria intima.
— E hai provato a stimolarlo con cose del genere? — le dico prendendola in giro, indicando un bellissimo coordinato di pizzo nero.
— Oh, sì… Non è certo la voglia di scopare che ci manca. Comunque mi piace e lo compro lo stesso.
Entriamo. Ne prova alcuni, chiedendo la mia opinione di uomo su alcune cose. Le rispondo con sincerità, dicendole che è veramente seducente con quegli indumenti addosso.
— Allora uno me lo tengo su.
Sofia è davvero bellissima con quel coordinato addosso. Paga e usciamo.
Sapere che lei cammina al mio fianco con quel perizoma e quel balconcino, mi fa arrapare da maledetti. Anche se è mia sorella.
Torniamo a casa poco dopo. Lascia le borse in cucina, prende la scatola della farmacia e va in bagno, mentre io vado in camera a cambiarmi.
Sono ancora con i pantaloni a mezza gamba quando lei appare sulla porta, solo con l'intimo addosso.
Cammina lentamente, ancheggiando vistosamente.
Si mette davanti a me e mi guarda negli occhi.
— Mi trovi bella?
Annuisco. Non ho il coraggio di parlare.
— Mi trovi seducente?
Annuisco ancora.
Lei prende le mie mani e se le posa sui fianchi.
— Hai voglia di scoparmi?
Il mio pomo d'Adamo va su e giù per la tensione. Sento il cazzo che comincia a gonfiarsi.
— Vuoi scoparmi, Davide?
— Sì…
Pronuncio quel sì come se fosse una liberazione ed insieme una costrizione.
Mi alzo in piedi e attiro Sofia a me.
I pantaloni scivolano a terra e li scalcio lontano.
Afferro Sofia per la schiena e mi lascio cadere sul letto, tirandomela dietro. In unico movimento la metto sotto di me. Struscio il cazzo, ancora dentro gli slip, contro la sua fica.
Mi sento scoppiare dalla voglia e non voglio nemmeno perdere tempo a togliermi le mutande. Perciò sposto il bordo di lato, mi prendo il cazzo in mano e lo punto sull'entrata della sua fica.
Entro subito, senza perdere neanche un attimo per spostare il filetto del perizoma.
Entro tutto, in un sol colpo. Sofia non è molto bagnata, ma non voglio perdere tempo coi preliminari.
Inizio a pistonare con forza ed energia, con il solo obiettivo di fare il più presto possibile, prima che lei cambi idea.
Continuo a scoparla con rapidità e dopo cinque minuti di quell'andirivieni forsennato sborro. Sborro dentro di lei con quattro lunghi getti di sperma che si infrangono sulla sua cervice.
Ho il fiatone e sono ancora immobile dentro di lei. Non ha ancora detto una parola.
Se ne sta lì ferma, con gli occhi chiusi e le mani che stringono le coperte sotto di lei. Ho paura di avere fatto una cazzata clamorosa venendo dentro di lei, ricordando che aveva detto che lei e Giovanni cercavano di avere un figlio da tempo.
Faccio per spostarmi, ma lei serra le gambe dietro la mia schiena. E poi vedo spuntarle un sorriso sulle labbra.
— Grazie Davide.
Poi mi bacia. Le nostre lingue si cercano, si rincorrono, si trovano nella sua bocca. Il desiderio mi prende di nuovo e ricomincio a muovermi lentamente dentro di lei. Le sue mani lasciano le coperte e le sento insinuarsi sotto la maglietta e spostarsi su e giù per la schiena. Quando arrivano verso il basso, sento che mi sta abbassando gli slip.
Mi fermo un momento. Giusto il tempo di togliermi la maglietta e gli slip, e poi rientro dentro di lei. Intanto lei si era tolta il perizoma, ma non il reggiseno.
Ci baciamo lungamente, senza fretta. Ci godiamo le carezze, i baci, le mie lente spinte nella sua fica già bagnata dal mio seme.
Lentamente le mie mani corrono sul suo corpo, infiammandola di desiderio. Le abbasso le spalline del reggiseno, limitandole i movimenti. Afferro uno dei seni. Lo palpo, lo strizzo, lo impasto, sempre tutto molto lentamente.
Lascio la sua bocca per prendere quel magico bottoncino tra le labbra. Lo lecco, facendolo inturgidire. Poi mi giro sotto di lei, tirandomela sopra. Le mie labbra sono ancora sul suo seno e inizio a succhiare con più energia.
Lei intanto si muove su e giù sul mio cazzo duro piantato dentro di lei.
La libero dagli impedimenti slacciandole il reggiseno e lanciandolo da qualche parte nella camera.
Visto da sotto il suo seno sembra più grande di quello che è. Porta una terza.
Sofia si muove con decisione su e giù. Il suo seno balla allo stesso ritmo. Ansima sempre più rapidamente fino a quando la vedo scuotersi con movimenti scoordinati.
Ha appena avuto un orgasmo. Appoggia le mani sul mio torace e si lascia andare su di me.
La lascio riprendersi un attimo e poi ci giriamo ancora. Riprendo a muovermi lentamente, ma pian piano aumento il ritmo. Questa volta voglio proprio godermela la sborrata.
Le stavo pistonando la fica da almeno un quarto d'ora, quando inizio a sentire che mi arriva l'orgasmo. Rallento leggermente il ritmo, per poter godere più a lungo e poi accelero di nuovo, aumentando sempre più fino ad raggiungere un ritmo veloce. Me lo sento anche nel cervello, ogni cellula del mio corpo urla di gioia per il mio bel cazzone piantato nel suo corpo.
Sofia ha ricominciato a fremere e ad inarcare il bacino accompagnando il mio ritmo, gemendo dal piacere con piccole urla soffocate; ho aumentato il ritmo e l’ho inseguita fino a che ha di nuovo un orgasmo. Il respiro si fa sempre più affannato ma non diminuivo il ritmo delle penetrazioni.
Percepivo il movimento delle pareti vaginali che si stringevano come morse infuocate attorno al mio cazzo.
— È meraviglioso! Ti prego, non fermarti! Sto venendo, vengo, vengo, vengo, vengo!
Il mio bacino sbatte contro il suo, accelero ancora di più le penetrazioni, fino a che anch’io ho avvertito che il mio sperma stava per esplodere e, senza indugiare oltre, ho aumentato ancora il ritmo.
— Vengo Sofia, vengo, vengo… Oh, sì. Sei fantastica, amore. Sì… adesso ti riempio ancora col mio seme… ancora un poco e ti riempio… sì… sorellina… ti riempio… arriva… sì… arriva… eccolo…
La afferro per i fianchi e, imprimendo l’ultima spinta, libero dentro di lei tutto lo sperma che si era accumulato.
— Oh!!! sì! E’ bellissimo! Mmmmm! Oh, sì… Tesoro… sei fantastica. Sì… adesso ti riempio col mio seme… — le dico l'attimo prima di venire la seconda volta.
— Resti con me? Ti va di restare qui stanotte? — le chiedo dopo essermi tolto da lei.
Ci abbracciamo e Sofia poggia la testa sul mio torace.
— Sì, Davide… resto qua… con molto piacere… perché ho intenzione di farmi ancora scopare da te. Sono quasi in ovulazione e voglio garantirmi ogni occasione possibile per concepire. Sai una cosa, Davide? Ti ricordi quando lo abbiamo fatto da ragazzi? Se solo penso al rischio che abbiamo corso quella volta, quando abbiamo scopato la prima volta, mi chiedo come mai tu non mi abbia ingravidato prima.
— Hai ragione Sofia… siamo stati dei veri irresponsabili, quella volta. Ma sei sicura Sofia?
— Di cosa? Di avere un figlio o avere un figlio da te? Sinceramente non me ne importa. Anzi no, preferirei che fosse tuo. Se ho fatto bene i conti dovrei avere l'ovulazione tra tre giorni. E se tu farai il tuo dovere di maschio, sano e sempre arrapato, può darsi che uno dei tuoi girini vinca il suo premio. Ho il sospetto che Giovanni abbia dei problemi. Te l'ho detto, è più di un anno che proviamo ad averne uno.
Restiamo a letto a coccolarci ancora qualche ora poi ci alziamo per mangiare. Subito dopo cena torniamo ancora a letto a scopare.
Siamo ancora a letto, quando il discorso cade sulle nostre prestazioni sportive. Ovvero sulla nostra incapacità coi sci ai piedi.
— Già… — annuendo soddisfatto. — Noi due saremmo anche schiappe totali nello sport, ma siamo dei fenomeni in ginnastica da camera!
E giù a ridere come ragazzini.
Anche il secondo ed il terzo giorno, prima che i nostri tornino, scopiamo ancora abbondantemente. Prima di andarsene Sofia fa di nuovo il test di ovulazione, che accerta che quel giorno è fertile. E poi torna in albergo da suo marito con la pancia piena del mio sperma.
C'è ancora qualche occasione per stare insieme io e Sofia, ma solo qualche mezza giornata qua e là.
Trascorriamo insieme anche la notte di Capodanno, poi Sofia e Giovanni tornano a casa.

Ho rivisto mia sorella dopo cinque mesi, al 60° compleanno di nostra madre. In casa c'era molta gente. Erano venuti anche tutti i miei cugini per la festa.
Poi, mentre tutti erano impegnati a festeggiare, noto che mia sorella se ne sta in disparte sulla soglia della cucina e che mi osserva da là.
Senza distogliere gli occhi da me, lentamente si accarezza la pancia, mettendo in evidenza la sua curva rotonda. E poi mi lancia un bacio.
Sapevo già che era incinta, me lo aveva detto. Infatti dopo circa un mese dalla vacanza avevo ricevuto una foto whatsapp da lei. Mostrava il bastoncino di un test di gravidanza, con due barrette evidenziate… e la didascalia diceva “È tuo, ne sono certa”.