i racconti di Milu
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Note dell'autore:
La devozione inizia a crollare
Premo il pulsante di accensione della mia BMW ed avvio il motore.
Accelero lentamente lasciandomi alle spalle, almeno per una serata, la mia vita abituale e mio marito Stefano.
Guido nel traffico della sera e finalmente esco dalla città per prendere la strada che porta fino al mare, ora finalmente inizio a rilassarmi per godermi una serata in libertà: questa sera sono stata invitata, da una delle mie migliori amiche, a festeggiare il suo quarantesimo compleanno in un locale sulla spiaggia. In realtà lei avrebbe invitato anche Stefano ma lui, come ogni sera, lavorerà fino a tardi.
La strada è finalmente libera ed io, che adoro guidare e amo le auto potenti, inizio a divertirmi superando un po’ il limite di velocità. Se Stefano fosse al mio fianco mi redarguirebbe subito e mi ordinerebbe di rallentare ed io, come sempre, obbedirei senza discutere.
Provo quasi piacere nell’infrangere una piccola regola, ora che l’uomo, che non ne ha mai infranta una, non mi può controllare. Poi penso al rischio di prendere una multa e rallento subito.

Niente da fare, nemmeno quando sono sola riesco a non obbedire a mio marito. Chiamato “uomo di acciaio” dagli amici e l’Ingegnere da tutti gli altri. Uno tra gli uomini più potenti della città, stimato, temuto e rispettato da tutti, da suoi dipendenti come dai politici locali. Una vita interamente dedicata al lavoro come la mia è stata totalmente dedicata a lui.
Da quando l’ho conosciuto ha sempre fatto qualsiasi scelta al mio posto: volevo diventare un’architetto ma lui decise che dovevo studiare legge, volevo poi provare ad entrare in magistratura ma lui decise che dovevo fare l’avvocato, volevo lavorare in uno studio ma lui decise che dovevo lavorare in casa per lui e solo per lui. Nessuno, eccetto lui, sa che, nonostante tutto, sono brava nel mio lavoro e che gli riesco a fornire ogni giorno pareri legali su qualsiasi atto che lui debba sottoscrivere, dimostrando sempre maggiore professionalità del suo intero studio legale. Parere che, tra l’altro, non sempre segue ma questa in fondo è il suo carattere e la sua forza.

Anche la nostra vita sociale è frutto delle sue decisioni: lui ha deciso quando e come sposarci, lui ha scelto i nostri amici, lui ha scelto dove vivere, ha scelto di non avere i figli che tanto desideravo, le vacanze in barca e la domenica a messa.
Io invece soggiogata dalla sua forte personalità ho sempre accettato qualsiasi sua decisione trasformandomi in suo grazioso orpello, un ornamento alla sua vita perfetta ed impeccabile.

Decido di impostare il navigatore che mi conduce esattamente di fronte al locale: sorrido pensando che prendo ordini anche dal navigatore dell’auto!
Parcheggio e finalmente entro nel locale: si tratta di una specie di disco bar tutto sommato abbastanza carino e conosco molti degli invitati.
Sorrido e parlo un po’ con tutti e provo anche a ballare anche se, in fondo, mi sento un po’ a disagio. La vita monacale, che mi fa condurre mio marito, mi rende un pesce fuor d’acqua in questo ambiente. Non bevo alcolici, non fumo più da anni e non sono nemmeno molto interessata agli uomini. Anche se... Il sesso mi manca davvero tanto, con mio marito non facciamo più l’amore da anni e certi giorni sento di averne davvero bisogno. Lui dice che non ha tempo, energie e voglia per pensare a queste cose anche se io, sebbene non ci sia mai stata l’occasione per avere qualche dubbio sulla sua moralità, ogni tanto, penso che abbia un’amante.

La musica assordante e il caldo mi diventano sempre più insopportabili e decido di uscire qualche minuto fuori a guardare il mare. A breve inizierà la stagione estive e il locale tornerà, almeno di giorno, uno stabilimento balneare affollato e chiassoso. Ora però è notte e le cabine vuote, anche per la paura che provo camminando da sola al buio, fanno un po’ di impressione.
Mi fermo all’ultima cabina prima della sabbia e resto ferma, per qualche istante, a guardare le onde che si infrangono sulla battigia.

“Vole fuma’?”
Una voce alle mie spalle mi distoglie dai miei pensieri ed appare un ragazzetto alle mie spalle. Mi sorride e mi porge un pacchetto di sigarette “di fronte ar mare na bella sigaretta ce sta tutta”. Sono da sola al buio con uno sconosciuto e capisco che dovrei correre per rientrare nel locale, dovrei essere terrorizzata dalla sua presenza e invece il suo sorriso e forse la sua giovane età, chissà perché, mi rassicurano. Rispondo con gentilezza “Molto gentile, grazie. Però ho smesso di fumare da tanti anni” “vabbè pure io ho smesso de fa ‘n sacco de cose, però ogni tanto ‘a faccio ‘n eccezzione...”.
Questa volta sono io a sorridere. Il ragazzo è evidentemente molto più giovane di me e il suo lessico da borgata lascia intuire l’appartenenza ad una fascia sociale non proprio elevatissima. Questo mi porta stupidamente ad un ingiustificato senso di superiorità “Forse sbaglia, magari tra qualche anno scoprirà che gli impegni presi si rispettano sempre, senza fare eccezioni” “Po esse’. Secondo me però se uno sta sempre a penza’ all’artri ‘nse gode gnente e campa male. Tutti c’hanno bisogno de quarche piccola eccezzione. Pure ‘na bella donna come lei”
Quanto ha ragione! Un coattello di periferia mi permette di mettere a fuoco il disagio che provavo nel locale: da tempo sono diventata insofferente della mia incapacità nel prendermi una qualsiasi libertà che possa offuscare l’immagine perfetta che mio marito ha creato per me, l’immagine che devo dare a tutti per mostrarmi degna di essere sua moglie.
“Daje Signo’, pijate sta sigaretta che tanto qui ‘nte vede nessuno. Chi lo vie’ a sape’ che hai fumato?” Ecco la frase magica che, sommata al bisogno di libertà che provavo ad inizio serata, mi mette in testa strani pensieri per tanto tempo sopiti... Mi rimbomba nella testa “non ti vede nessuno”; quante rinunce per paura di essere vista da qualcuno, penso “non ti vede nessuno”; quanti piaceri mi sono negata per compiacere mio marito, penso “non ti vede nessuno”; come ho annullato la mia personalità per essere, agli occhi di tutti, perfetta per lui , penso “non ti vede nessuno”.

“Hai ragione, puoi darmi la sigaretta?” Il ragazzo sembra contento, mi porge la sigaretta e mi fa accendere. La prima boccata di fumo mi dà immediatamente un senso di benessere. È la prima volta che disobbedisco a mio marito ed è veramente piacevole. So bene che una sigaretta non è un gran che come trasgressione ma ha lo stesso effetto di un tappo di champagne: una volta saltato, il vino non può fare altro che uscire dalla bottiglia ed è difficile poi richiuderla. Mi sento padrona di me stessa e ho voglia di regalarmi qualche altro piccolo piacere.

Assorta nei miei pensieri, finisco la sigaretta senza accorgermi che Il ragazzo si è messo dietro di me. Mi inizia ad accarezzare le spalle e lo lascio fare, penso “non ti vede nessuno”, poi mi accarezza i fianchi, penso “non ti vede nessuno”. Scende lentamente con la mano fino all’orlo della gonna. Ora è troppo, sono una signora... penso “non ti vede nessuno”. Decido di lasciarlo fare qualche minuto, giusto qualche altra carezza e poi andrò via senza che nessuno immagini cosa abbia fatto, penso “non ti vede nessuno”.
La sua mano scivola sotto la gonna e risale tra le mie cosce, penso “non ti vede nessuno”. Penso che appena sale troppo scappo via, giuro a me stessa che non mi lascerò toccare le mutandine! Adesso vado... Appena sfiora le mutandine vado... Continua ad accarezzarmi e infila la mano tra le mie cosce... penso “non ti vede nessuno”. Aspetto che mi tocchi le mutandine per andarmene e staccarmi da lui che invece infila anche l’altra mano tra le mie cosce, penso “non ti vede nessuno”
Mi tira a se e sento chiaramente sotto i suoi pantaloni il suo pene eccitato che preme tra le mie natiche, penso “non ti vede nessuno”.
Sentirsi dire che “sei bella” fa piacere ma sentirlo non con le parole ma provocando un’erezione è ancora più gratificante. Sono anni che non ho un rapporto e non ho mai sfiorato un uomo che non sia mio marito, penso “non ti vede nessuno”.

Penso che in fondo non sto facendo nulla di male, in fondo non voglio mica fare sesso con lui, solo qualche piacevole carezza. Dopo tanti anni di sacrificio lo merito qualche istante di piacere.
Ora mi sta toccando le mutandine ma non vado via... Ancora un minuto... massimo due...
Le sue mani iniziano a frugarmi nelle mutandine per accarezzarmi il clitoride “non ti vede nessuno”. Che bello “dai, adesso devo andare... Ti prego” lo dico però senza crederci davvero e mugolando per l’eccitazione ed il piacere che sto provando.
Mi stringe forte a se masturbandomi la figa e strofinando l’uccello turgido nei pantaloni contro la mia gonna “sei bella signo’, sei bellissima. Te meriteresti proprio de gode’ un po’ e me sa che ce n’hai pure bisogno... Solo un po’, tanto nun ce vede nessuno”
Ancora quella frase “non ti vede nessuno” e lo lascio fare mentre mi toglie le mutandine lasciandole sfilare a terra e mi solleva la gonna, penso “non ti vede nessuno”. È bravo, mi masturba il clitoride e mi infila un dito nella vagina, penso “non ti vede nessuno”
Mi bacia sul collo e, senza smettere di masturbarmi con una mano, con l’altra sfiora tutto il mio corpo che trema di piacere, mi accarezza il seno sussurrando “Te piace, ve? Quanto dev’esse bello fatte gode’ tutti i giorni... Se tu fossi a donna mia te lo farei ogni momento” “si, mi piace ora però devo andare...” “Se vai da uno che te fa gode’ de più va pure. Sennò fatte tocca n’antro po’ e poi vai. To meriti”. Nel frattempo si sbottona i jeans e sento subito qualcosa di caldo e duro scivolarmi tra le gambe. Non faccio in tempo a rendermi conto di cosa stia succedendo che mi ha già penetrata e la punta del suo cazzo è dentro di me.

Vorrei urlare “basta, vattene non sono una puttana da strada” ed invece l’unico suono che esce dalla mia bocca è un “Siiiiiii”
Sento di essere completamente bagnata e il suo pisello scivola facilmente dentro di me. La mia testa mi continua a dire di fuggire subito mentre il mio corpo, contro la mia volontà, inarca la schiena e apre le cosce per offrire la mia intimità al ragazzo.
Sono confusa e non riesco a rendermi conto di cosa stia facendo, come se guardassi un film, come se non fossi io in piedi vicino le cabine sulla spiaggia a lasciarmi scopare da uno sconosciuto dietro di me. Il piacere che provo invece è reale facendomi riscoprire meravigliose sensazioni che credevo di aver dimenticato.
Ripenso che tutto sommato“non ti vede nessuno” e mi abbandono completamente al piacere che il ragazzo mi regala accarezzandomi il clitoride e il seno con le mani e scopandomi la figa con il cazzo. Entra ed esce dolcemente dal mio corpo, ripetendo “quanto sei bella” ogni volta che me lo infila dentro. Non mi ero mai sentita così donna, così desiderata, così femminile ed attraente: tutto grazie a uno sconosciuto di notte su una spiaggia.
Adesso vuole farmi impazzire di piacere e mi afferra forte per i fianchi per sbattermi. Mi scopa sempre più forte assestandomi sul sedere violenti colpi di bacino che mi fanno quasi saltare sui miei tacchi e urlare per la lussuria. Adesso sono io che infilo le mani tra le cosce per masturbarmi il clitoride ed abbandonarmi ad un lungo ed insperato orgasmo.
Anche il ragazzo sta godendo e sento, dentro di me, le contrazioni del cazzo che schizza il suo piacere, mi sta venendo dentro. Mi sembra quasi di svenire e mi lascio completamente andare mentre lui mi scarica dentro fino all’ultima goccia di sperma.
“Sei na donna meravigliosa, te magnerei de baci”

Non riesco più a pensare a nulla, tremo per il piacere che provo e gli lascio fare quello che vuole: esce dal mio corpo e mi fa girare su me stessa. Mi guarda negli occhi “bella, che bella che sei...” Poi prende il mio viso tra le mani e mi bacia sulle labbra. Lo abbraccio senza curarmi del fatto che ho la gonna ancora sollevata o dello sperma che cola lentamente tra le mie gambe. Ricambio i sui baci ringraziandolo.
Non so cosa fare, dovrei andare ma lui mi abbraccia di nuovo da dietro e mi mette tra le labbra un’altra sigaretta accesa “fumamose n’artra sigaretta e guardamo er mare insieme”. Mi stringe forte da dietro mettendomi il pisello, ancora bagnato dei miei umori e del suo seme, tra le natiche nude..
Mi piace, mi piace davvero e passerei altre due ore tra le sue braccia forti, stretta e protetta dal suo corpo di giovane uomo.

Finita la sigaretta mi spinge con la schiena contro una cabina “’sta vorta te vojo guarda’ ‘n faccia, vojo vede’ quanto sei bella quanno godi”, mi apre le gambe e poi mi passa il cazzo, di nuovo in erezione, sulla figa: vuole ricominciare subito a scoparmi. Non credevo nemmeno che fosse possibile farlo due volte di seguito, mio marito nemmeno da ragazzo mi scopava due volte. Nemmeno in una settimana!
Questa volta lo accetto subito senza alcuna preoccupazione, ormai il mio peccato l’ho commesso, tanto vale goderne il più possibile. Senza mai smettere di baciarmi ed accarezzarmi il viso, mi spinge le spalle contro il muro della cabina. Poi mi solleva una gamba e mi fa poggiare il piede su una panca facendomi, in questo modo, spalancare le gambe e lasciandomi in bilico su un piede.
Temo di rovinare a terra a causa dei tacchi alti ma lui mi sostiene: prima con le sue braccia forti stringendomi sulla vita, poi con il petto muscoloso che mi schiaccia il seno e mi spinge contro il muro, poi con le gambe e il bacino che si insinua tra le mie gambe ed infine, finalmente, impalandomi con il suo cazzo duro come il marmo.

Mi entra subito tutto dentro fino sollecitarmi il clitoride, non più con la mano ma con il pube. Lo spinge forte dentro, quasi a schiacciarmi l’utero, e poi lo fa uscire, quasi tutto, lentamente, molto lentamente. Mi lascia appena il tempo di desiderarlo ancora, per poi sbattermelo di nuovo dentro, con un colpo di bacino che mi fa mugolare come una gattina. Nel silenzio della notte si sente solo il rumore delle onde, lo schiocco dei suoi colpi tra le mie cosce e i miei mugolii appena attenuati dalle sue labbra incollate alle mie.
Non credo di aver mai provato tanto piacere in tutta la mia vita: sto godendo! Mi fanno godere le sue carezze sul viso, mi fanno godere i suoi baci appassionati, mi fa godere sentirmi schiacciata contro il muro, mi fa godere strusciare i capezzoli sui suoi pettorali muscolosi, mi fanno godere le sue gambe tra le mie, mi fa godere sentirlo sbattere sul mio clitoride, mi fa godere il suo cazzo che mi scopa sempre più forte, mi fa godere la forza e il ritmo sempre crescente con cui il ragazzo mi sta facendo sua. I miei mugolii sono diventati un rantolo di puro piacere, sento salire il piacere che, dalla figa, si irradia come un onda il tutto il corpo. Lo stringo forte a me, affondo con forza le unghie delle mani nelle sue natiche, quasi a voler fondere il suo corpo al mio. Sento l’orgasmo salire lentamente ma inesorabilmente, sempre più forte, sempre più intenso. Mi muovo freneticamente su e giù per farmi penetrare sempre più forte e per strofinarmi su tutto il suo corpo fino a lasciar esplodere tutto il mio piacere stringendo le dita delle mani e rattrappendo quelle dei piedi per i brividi incontrollati. Il ragazzo è meraviglioso e accompagna il mio orgasmo sbattendomi sempre più forte fino a esplodere anche lui subito dopo me.
Mi lascio schizzare di nuovo il suo piacere tutto dentro ma questa volta ne sono felice. Continuo a stringerlo forte a me e a baciarlo sulle labbra “Grazie... Grazie... Bellissimo... Grazie...”.

Ho il respiro corto, sono in affanno e non riesco a riprendere il respiro regolare. Cerco di recuperare il mio normale stato stringendomi ancora a lui “Quanto sei bella, te scoperei tutti i giorni. Sei sempre bella ma quanno godi sei ‘na favola”

Riesco a staccarmi da lui con un’ultima carezza e, all’improvviso, torno in me e mi rendo conto di cosa ho appena combinato “che famo? Voi fuma’ ancora?” “No, ti prego... Devo andare... Devo tornare dentro... Mi staranno cercando... Dio mio come sono ridotta...”
La gonnellina, arrotolata sulla vita, è completamente sgualcita, la mia vagina è piena di sperma che cola lungo le gambe, non trovo più le mutandine, credo di essere sporca sulle spalle e non oso immaginare come sia ridotto il trucco sul viso.
Mi assale il panico e cerco di ricompormi nel più breve tempo possibile. Trovo le mie mutandine in terra sporche di sabbia, cerco di pulirle e le indosso bagnandole di sperma. Poi mi sistemo la gonna mente il ragazzo mi aiuta a sbattere via la polvere del muro dalla mia schiena.
Raccolgo la borsetta da terra e cerco di correre via da lui e dal mio “peccato”.
“Aspe’ n’attimo” “Scusami devo scappare” “Te volevo dì ch’è stato bello e che me chiamo Fabbio, tu?” “Grazie Fabio, sei davvero carino” “Non me dici come te chiami prima de scappa’ via?” “Valeria, mi chiamo Valeria” “Vale’ te prego, solo un secondo e poi scappi. Damme ‘na penna”
Mentre frugò nella borsa per cercarla e dargliela, lui strappa un pezzo del pacchetto di sigarette, ci scrive il suo numero di telefono e me lo porge “te prego famme felice e fatte ‘n po’ felice pure te. Chiamame”

Lo metto nella borsa senza guardare e corro verso l’ingresso del locale. Entro e, cercando di non farmi notare, raggiungo la toilette dove tento di ricompormi. Cancello ogni traccia dal mio corpo e mi rifaccio velocemente anche il trucco. Spero che Fabio non mi abbia seguita e che io possa dimenticare in fretta quello che è successo. Si è trattato di un errore, l’unico della mia vita che non si ripeterà mai più. Mentre esco dalla toilette recupero finalmente la mia lucidità e mi prende un colpo al cuore. Mi è venuto dentro! Potrebbe avermi messo incinta!
Dio mio, come ho potuto farlo senza pensare, come è stato possibile perdere la mia forte razionalità e freddezza? Cosa potrei mai dire a Stefano? Come potrei nasconderlo? Sarebbe la fine della mia vita! Poi penso anche che potrei aver preso qualche malattia, si trattava di un coatto di periferia, chissà che faceva da solo sulla spiaggia, chissà chi era, chissà quante donne avrà scopato senza alcuna protezione...
Sono paralizzata dalla paura per le possibili conseguenze del mio errore. Non sono in grado di restare in mezzo alla gente e vado subito dalla mia amica scusandomi e fingendo un malore che mi costringe a tornare a casa. Lei mi guarda in faccia e non fa alcuna fatica a credermi e si offre di farmi accompagnare dal marito. Insisto un po’ per lasciarmi andare e per farle godere la sua festa e finalmente esco dal locale.

Prima di riprendere la macchina mi accerto che non ci sia Fabio nei paraggi, non voglio che legga la targa e che possa in qualche modo risalire a chi sono. Metto in moto e scappo via.
Appena mi allontano dal locale scoppio a piangere e continuo a farlo, piena di angoscia, fino alla porta di casa. Non faccio altro che pensare alle possibili conseguenze del mio errore; tra tante, la morte per qualche malattia mi sembra la più accettabile. Ho troppa paura di mio marito per riuscire ad immaginare una vita accettabile se scoprisse il mio tradimento...
Entro in casa e scopro con sollievo che non è tornato. Mi spoglio subito e getto tutti i miei vestiti nella lavanderia eccetto le mutandine. Quelle le metto in una bustina e le nascondo nella borsetta per gettarle domani direttamente in un cassonetto, poi faccio una bella doccia calda sperando di lavare ogni traccia e il mio peccato. Prima di mettermi a letto, recupero il biglietto con il numero di Fabio e lo strappo in mille pezzettini che poi getto nella spazzatura. Ovviamente differenziata come vuole mio marito.
Note finali:
Sono graditi commenti e pareri.
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