i racconti di Milu
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"Ci colleghiamo subito in diretta da Ginevra dove c'è il nostro inviato Davide Politani.
Si, grazie per la linea studio. Vi riporto subito l'esito dei sorteggi per le italiane impegnate negli ottavi di Europa League.

Lazio-Benfica

Inter-Dnipro

Sassuolo-Besiktas

Fiorentina-Celtic Glasgow"
-Sorteggio difficile- pensai tra me e me mentre il treno raggiungeva la piccola stazione di Brest, nord della Francia dove ad aspettarmi c'era mia cugina Daniela che mi avrebbe riportato a Le Conquet.
Ogni volta che tornavo in quella piccola cittadina forti emozioni innondavano i miei sensi. Il profumo dell'oceano, il gracchiare dei gabbiani, la salsedine sulle auto, i pescherecci attraccati al porto e il vociare così differente dal mix eterogeneo a cui ormai ero abituato a Parigi riempivano e riaccendevano le mie sinapsi facendo riemergere tanti ricordi ormai passati da ben tre anni.
Sembrava ieri, quando solo e spaesato mi trasferii qui per iniziare una nuova vita ed in pochi mesi ritrovai l'amore per Daniela, quello nuovo per Margot ed infine l'amore vero e limpido per mia moglie Amelie.
Eran quattro mesi che non facevo più visita a mia cugina e alla sua compagna; il nuovo direttivo Kelion mi aveva assegnato il controllo del reparto logistico di Parigi e quindi i miei viaggi a cadenza settimanale verso Brest furono annullati.
Il caso volle però, che il mio vecchio responsabile di zona raggiunse l'ambito traguardo della pensione e con insistenza volle invitarmi alla cena tra ex colleghi; non potei rifiutare e dopo averne parlato con Amelie (che era in dolce attesa di ormai sette mesi) organizzai il finesettimana. Lei non se la sentiva di viaggiare perciò invitò una sua amica per farle compagnia a casa durante la mia assenza.
Era uno splendido venerdì sera di inizio marzo quando fischiarono i freni del treno interregionale; l'altoparlante annunciava l'arrivo a Brest con 5 minuti di ritardo e in quel momento scorsi il viso di Daniela, sempre giocondo e arrossato sulle guance, in mezzo alla folla di pendolari.
Quando scesi dal vagone mi corse incontro abbracciandomi come avrebbe fatto con un figlio. Mi prese il viso tra le sue dolci mani e mi baciò energicamente le guancie continuando a ripetermi:
-Quanto sei bello Luchino, quanto mi sei mancato, allora come va la tua mogliettina? Deciso il nome? Ti trovo bene! Bello che sei!-.
In mezz'ora circa di automobile raggiungemmo Le Conquet e una volta entrati in casa notai che non c'era traccia della compagna di Daniela:
-Ma Margot non c'è?-
-No, mi son dimenticata di dirti che è partita con il suo gruppo di preghiera verso Santiago de Compostela, e sai che quel genere di cose non le tollero, perciò ci facciamo il weekend separate-
-Cavolo, ti sei trovata proprio una fondamentalista cattolica!-
-Ricordo che me l'hai presentata tu caro Luchino!- e ridemmo all'unisono.
Il tempo di una doccia, mangiammo kebab preso d'asporto e dopo l'immancabile caffè ci sedemmo sui grandi cuscini posti alla base della grande finestra che si affacciava sull'oceano.
Ci aggiornammo su come procedevano le nostre vite, mi raccontò aneddoti sui nostri famigliari rimasti a Firenze e mi ragguardò sugli inevitabili problemi di salute che Margot doveva affrontare per via dei suoi 65 anni.
Io le parlai dapprima della serena gravidanza di Amelie, poi delle nuove responsabilità alla Kelion ed infine anche della Fiorentina.
Poi, senza nessun preavviso, Daniela si protese verso di me baciandomi dolcemente le labbra e pian piano le nostre lingue furono pronte per intrecciarsi e roteare all'unisono.
Era la meravigliosa abitudine che si era instaurata tra noi; senza proferir parola sapevamo quanta libido e quanto desiderio provassimo l'un l'altra.
Il cielo terso e stellato ci invitava a scendere in spiaggia così preparammo un thermos di thè caldo e due coperte.
Il buio più profondo che ci circondava era sfidato da qualche timida luce proveniente da Le Conquet e solo le stelle parevano vincerlo.
La solennità dell'atmosfera ci portò a riflettere sul futuro e a dove ci saremmo visti tra dieci anni:
-L'importante è di averti sempre nella mia vita, anche tra trent'anni- le sussurrai dolcemente all'orecchio e per risposta lei mi baciò riprendendo il discorso accantonato prima. Forse involontariamente, la sua mano toccò la patta dei miei jeans trovandovi sotto una ragionevole erezione. Con l'intesa di uno sguardo abbassò la mia cerniera e prese a massaggiarmi il membro; appena constatata la piena turgidità lo sfilò dai boxer iniziando una lenta sega. Poi, con quello sguardo malizioso che la contraddistingue, smise di baciarmi e prese a lapparmi il pene per poi ingoiarne la punta e gran parte dell'asta.
Si posizionò di fronte a me tra le mie gambe riparata dalla coperta: il calore della sua bocca e della sua saliva lungo il mio cazzo sfidava le rigide temperature di quella notte di fine inverno regalandomi alterne sensazioni.
Quando il pompino fu implementato anche da un massaggio ai testicoli, la domanda della cugina fu inevitabile:
-Luchino, ma da quant'è che non ti svuoti?-
-Tre settimane, quattro giorni e forse dieci ore!- spiegai dopo essermi ripreso
-Amore mio, starai esplodendo! Hai le palle gonfie!- e le spiegai che Amelie ultimamente non se la sentiva più di aver rapporti per via della gravidanza.
-Ma tesoro, nemmeno un bocchino o una pugnetta ti fa la ragazza?-
-Diciamo che non sono il suo forte!-
-E allora tu non ti masturbi? Da ragazzino ricordo che eri sempre in bagno!- e ridendo riprese a spompinarmi abilmente.
Non riuscii nemmeno a veder scomparire in lontananza la luce di un peschereccio che la mia eiaculazione esplose dritta in gola alla golosa cugina che con magistrali movimenti di lingua spremette tutto il succo che da settimane conservavo; riuscì a berlo tutto, lasciandone uscire un rivolo dal lato destro della bocca. Ci risistemammo e dopo una romantica passeggiata tornammo verso casa mano nella mano. Mi anticipò salendo le scale davanti a me; col suo lento ondeggiare di glutei mi ravvivò l'erezione così la presi per i fianchi e cominciai a baciarla. 
Non staccandoci nemmeno un secondo entrammo nell'appartamento e ci spostammo sul divano ma nel momento di toglierle il maglioncino Daniela disse:
-Aspetta Lu! Spegni le luci!-
-E da quando fai la timida?-
-Dai scemo! Voglio il buio, sono ingrassata ultimamente, mi vergogno!-
-Ma lo sai che a me piaci da impazzire- e dicendolo levai la copertura di lana che mi mostrò l'effettiva lievitazione delle già abbondanti forme di Daniela.
I due grossi seni vestiti di pizzo nero, si univano ai rotolini di carne che teneramente scolpivano il busto della donna; estasiato le sflilai anche i jeans fascianti scoprendo cosi anche le voluminose coscie, con più di un filo di cellulite che quasi nascondevano il monte di venere impreziosito da un tanga dello stesso tessuto del reggiseno.
Sulle guancie di mia cugina faceva capolino il tanto famigliare rossore che accompagnava tutti i suoi imbarazzi ed anche tutte le sue eccitazioni.
Ancora una volta come in tutti i numerosi precedenti mi trovavo attratto, magnetizzato ed eccitato dinnanzi alla sua figura; non è la sola bellezza canonica ad incantare, ma è l'incredibile quantità di sfaccettature contenuta nella parola "bellezza" che continua a meravigliarmi.
La feci sdraiare sul tavolo e le sfilai lentamente il perizoma, allargò le gambe mostrandomi finalmente la grossa vagina completamente depilata; mi inginocchiai, e con il viso ad altezza del tavolo iniziai un lento e profondo cunnilingus. Il profumo che emanava era forte e pungente, sentivo vagamente pure il detergente intimo usato forse ore prima; le prime leccate furono abbastanza asciutte, poi già alla quinta e alla sesta,le grandi labbra rilasciarono quel succo paradisiaco che tanto aspettavo. Come in ogni precedente il primo assaggio mi innondò col suo sapore, legandomi le papille gustative come quando si assaggia un frutto ancora un po acerbo; poi abituandosi pian piano, tutto divenne più dolce e sempre più abbondante, finendo quasi per berne piccole sorsate.
Ovviamente Daniela non ne fu indifferente e dimenandosi come una tarantolata raggiunse facilmente il primo orgasmo; provò a scansare la mia testa ma io non ne avevo a sufficienza e come un assetato ripresi con foga la lappata e assestai un'altra serie di leccate che le fecero schizzare seme vaginale finendo per bagnarmi viso e t-shirt. Esausta si raggomitolò sul tavolo mentre io approfittai della pausa per chiamare Amelie ed augurarle la buona notte:
-...buona notte amore mio, riposa bene e fai tante coccole al tuo bel pancione...- e terminai la telefonata.
Sempre sdraiata sul tavolo Daniela si sollevò sui gomiti:
-Quanto vorrei essere io il tuo amore e giacere tutte le notti con te- disse con una punta d'invidia:
-Ma vuoi dire che non ti amo? Forse non ti faccio sentire tutto il mio amore?- e denudandomi sotto gli occhi sbarrati, ammiranti e desiderosi di mia cugina mi avvicinai mentre mi massaggiavo il glande già fieramente turgido.
Le presi dolcemente la mano aiutandola a scendere dal tavolo,le sganciai il grosso reggiseno lasciando libere le spendide ed abbondanti mammelle, la girai di spalle inarcandole la schiena e mentre lei diceva -Ma certo Luchino, so che mi ami, solo che....- le piantai, lentamente ma senza sosta, il mio pene nel suo caldo, burroso ed allenato ano; all'istante smise di parlare ed allargandosi con le mani i glutei, mi aiuto a completare la penetrazione.
Una volta entrato per tutta la lunghezza iniziai a scoparla senza sosta facendola tornare in posizione eretta; muovendoci insieme a piccoli passi mi condusse verso una cassiettiera dove le donne tenevano la loro collezione di falli in silicone.
Subito l'occhio mi cadde in direzione dello storico dildo in silicone trasparente con le gobbette, cimelio di Daniela e "chiave" che ci permise di abbattere ogni barriera tra noi. La mia mente ripercorse velocemente gli ultimi cinque anni della mia vita: la scoperta di Daniela, la perdita del lavoro e Chiara che mi scarica, il trasferimento in Francia e tutti gli amici e parenti lasciati in Italia. Non sò quale collegamento logico il mio cervello stava facendo ma improvvisamente si materializzò davanti l'immagine di Flavia, ovvero la sorella minore di Daniela, che fino a qualche anno fa viveva a Glasgow, in Scozia.
Tornai lucido sull'amplesso e vidi che la mia partner si stava titillando la vagina con un piccolo vibratore in acciaio, così mi sfilai dal suo sfintere e sempre con decisione la portai sul divano. Aprendole le gambe indirizzai il vibratore nell'ano dilatato mentre io mi posizionai alla missionaria e, sprofondando la mia verga dentro la sua calda bagnata ed accogliente tana, ricominciai a stantuffarla facendola urlare dal piacere. Per attenuare le sue urla, mia cugina appoggiò la sua bocca al mio petto così da liberarmi la visuale verso la libreria; lo strano gioco di collegamenti che la mia mente stava architettando mi portò ad osservare il libro fotografico realizzato in occasione degli ottant'anni della società Viola; istantaneamente mi tornò in mente Flavia e subito la associai alla partita Celtic Glasgow-Fiorentina in programma quindici giorni dopo.
Se il mio cervello rimbalzava veloce, il mio pene iniziava ad essere sull'orlo di tracimare così accantonai ogni pensiero e iniziai a baciare Daniela, che rossa e sudata non capiva più come la stavo penetrando. Negli ultimi affondi utilizzai tutta la mia forza fino a schizzarle sborra calda dritta in pancia. Quando ci stendemmo uno fianco all'altro sentivo i muscoli addominali tirati e dolenti, sintomo della poca attività sessuale degli ultimi mesi; Daniela non si reggeva sulle gambe:
-Luchino, la tua Dani settimana prossima fa 51 anni, datti una calmata- così prendendo dei biscotti glieli porsi per recuperare energie.
Ci trasferimmo nel letto matrimoniale e prima di darle la buona notte le chiesi solo:
-Dani, ma Flavia vive ancora a Glasgow?-
-Si amore, perchè?- domandò assonnata
-Curiosità! Dormi ora- e spensi la piccola abatjour.
L'indomani mattina l'inconfondibile aroma di caffè mi riempì le narici.
Appena aperti gli occhi trovai Daniela che, seduta sul letto, stava lavorando al portatile; a fianco la mia colazione aspettava solo di essere divorata così salutai mia cugina con un bacio -buongiorno amore- e iniziai a sfamarmi.
Dal nulla Daniela mi domandò:
-Perchè mi hai chiesto di mia sorella?-
-No, così- glissai
-Luca! Perchè mi hai chiesto di Flavia?- l'espressione severa dietro a quegli occhiali da professoressa mi intimidirono così tanto che dissi la verità:
-Ma no Dani, calma, la Fiorentina gioca a Glasgow fra due settimane e visto che è da un po' che volevo assistere ad una partita.. Beh 2+2..-
-2+2 una sega!- esplose rabbiosa -Luca che cazzo hai in mente?-
-Ma niente! Cosa vuoi che abbia in testa? Mi spieghi perchè sei tanto arrabbiata stamattina?-
-Ho le mie giuste ragioni- tuonò
-Ho una mezza intenzione di farmi la trasferta con un collega. Se vado a Glasgow e non la saluto nemmeno, sarei proprio una merdina, no?-
-No!-
-Dani calmati, è di tua sorella che stiamo parlando-
-Amore sei un adulto vaccinato ed indipendente ma dammi retta, stai lontano da Flavia. Io ti ho avvertito- e così dicendo chiuse il portatile, mi baciò e si diresse in doccia.
Visto che a mezzogiorno sarebbe iniziata la festa di pensionamento dell'ex collega mi affrettai a prepararmi. Ma il richiamo della mia formosa cugina, nuda nella grande doccia, era troppo forte per farmi desistere così mi tolsi i boxer e senza far rumore sgattaiolai dentro approfittando del fatto che lei era indaffarata nel farsi lo shampoo.
Presi il bagnoschiuma e mi insaponai le parti intime poi dolcemente puntai la cappella sulle grandi labbra liscie e bagnate che, senza il minimo attrito, mi fecero scivolare dentro alla vulva di Daniela; ansimando si appoggiò al muro piastrellato della doccia senza avere nemmeno il tempo di sciacquarsi la testa e la faccia. Il forte getto d'acqua rimbalzava sui nostri corpi ancora una volta incastrati tra loro, i grossi seni di mia cugina erano schiacciati contro la fredda parete piastrellata mentre per riflesso il suo sedere sporgeva in fuori spingendosi sempre più contro il mio pube.
Al culmine dell'amplesso ci fermammo, lei si sciacquò via lo shampoo e dopo un lungo bacio si inginocchiò di fronte a me pronta a ricevere, con la bocca spalancata e la lingua protesa, la sborra calda che defluì dal mio pene. Non ne sprecò nemmeno una goccia.
Quando uscimmo dalla doccia non potei far altro che rimanere ancora una volta ammaliato dalle rotondità della mia amante, che lucide e bagnate, raggiungevano il caldo asciugamano posto a due metri di distanza. Lo sbalzo termico le aveva inturgidito i rosei capezzoli che, nonostante la gravita spingesse in basso i grossi seni, puntavano in alto e brillavano alla luce del sole mattutino.
Si asciugò pian piano, facendo scivolare la salvietta lentamente, soffermandosi sui grossi seni e sollevandoli uno alla volta, per togliersi tutta l'acqua di dosso. Prese dal grosso barattolo posto sulla mensola una noce di crema idratante alla vaniglia e sensualmente iniziò a cospargersi braccia, seni, gambe e glutei.
Sapeva che la stavo osservando e sadicamente si soffermava a massaggiarsi le zone più sensuali sottolineando, con dei morsetti sul labbro inferiore, il piacere che si stava donando.
Come una molla mi tornò il membro d'acciaio; saltai fuori dalla doccia pronto ad afferrare ancora quell'abbondante tripudio di carne ma la sua mano tesa stoppò la mia azione:
-No no no no maialino!- ordinò -rimetti a posto il fucile!-
-Ma Dani io ho troppo voglia di te- provai a convincerla per concedersi un'ultima volta -sei la mia dea del sesso, l'eccitazione fatta donna-
-Smettila, paraculo che non sei altro- sentenziò -per oggi le mie mutande chiudono i battenti! Mi hai spaccato in due!- disse mentre inesorabilmente copriva le sue grazie con i vestiti -e poi sbrigati che tra poco devo accompagnarti alla festa-.
Come un bambino rimproverato dalla mamma, orecchie basse e "coda" tra le gambe, mi preparai per uscire.
Mentalmente salutai ancora una volta la tanto amata casa affacciata sull'Oceano Atlantico, con la sicurezza che sarebbero trascorsi parecchi mesi alla mia prossima visita. Presi posto in auto vicino a mia cugina e partimmo.
-Allora Luchino cosa hai deciso per Glasgow?-
-Non lo so Dani, però comunque vada resta serena che non succederà nulla-
-Fai come credi, ma fallo con la testa- e sostando con le quattro frecce dell'automobile vicino al ristorante "Le Maisonette" mi salutò baciandomi appassionatamente.