i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Note:
Racconto di fantasia, molto liberamente ispirato a situazioni e persone reali. Nomi e luoghi, ovviamente, non corrispondono, i fatti sono stati ampiamente romanzati.
Note dell'autore:
Racconto di fantasia, molto liberamente ispirato a situazioni e persone reali.
Racconto di fantasia, molto liberamente ispirato a situazioni e persone reali. Nomi e luoghi, ovviamente, non corrispondono a quelli delle persone che hanno ispirato la storia. I fatti sono stati ampiamente romanzati.
Fantasticare una situazione e trovarla eccitante, non implica che la si desideri sempre sperimentare davvero, od almeno, non con il primo che capita...

Prefazione

E' raro che una donna confessi le proprie fantasie erotiche al partner, vero che molti uomini sarebbero disposti a pagare, pur di venirne a conoscenza. Ritenendo erroneamente che i meccanismi femminili della sessualità siano simili ai propri, s'illudono e pensano che, disponendo di tali informazioni, potrebbero escogitare tattiche e strategie di conquista sessuale, diventando irresistibili oggetti del desiderio erotico femminile.
Per conoscere le fantasie più diffuse fra le donne, basta una ricerca su internet, ma l'utilità di quelle statistiche è tendente a zero. Tra le fantasie più diffuse, quella di passare una notte di sesso sfrenato con un totale sconosciuto, o nell'essere prese con la forza. Insomma, un dato che smentisce platealmente il luogo comune diffuso ed universalmente sostenuto, secondo il quale per far sesso, le donne avrebbero comunque bisogno di sentimenti e coinvolgimento emotivo. Frequentissimo, è anche il rapporto a tre, dove il terzo, è spesso un'altra donna e dove entrambe, sono decisamente “etero”. Analogamente molto diffuse, sono le fantasie di essere dominate e quelle esibizioniste.
La sfera della sessualità femminile è strettamente legata alla mente, più che agli organi genitali, od all'azione. E' impalpabile, invisibile, mutevole, incomprensibile perfino alle donne stesse, troppo complessa da dedurre con una banale statistica. I meccanismi di eccitazione sono legati alla singola, alle situazioni contingenti in cui si trova e dal fatto che l'immaginazione può correre senza limiti, mentre la realtà dei fatti e delle convenzioni sociali, di limiti e dubbi, ne impone parecchi.
Ciò che vale per una, non è necessariamente vero per l'altra, ma soprattutto, anche la stessa donna, in momenti diversi, ha fantasie differenti. Infine, ma non meno importante, fantasticare una situazione e trovarla eccitante, non implica che la si desideri sempre sperimentare davvero, o quantomeno, non con il primo che capita...

Capitolo 1

Estate, caldo "record", sera, Pianura Padana, attico.
Master A era seduto all'estremità del lungo e pesante tavolo di rovere, in attesa che lei gli servisse la cena. Non considerando le calze autoreggenti e le scarpe tacco dodici che calzava, Eleonora era completamente nuda. Portava un collare di cuoio borchiato, era imbavagliata con un gagball rosso di grandi dimensioni ed aveva le braccia legate con una corda di canapa dietro la schiena, all'altezza dei gomiti, che risultavano quasi uniti fra loro.
La sala da pranzo dell'appartamento dove incontrava Master A, era molto ampia, mentre la cucina era stretta, circa due metri di larghezza per quattro di lunghezza. Poco più alto della porta, fra le pareti più strette ed opposte della cucina, Master “A” aveva teso un robusto cavo di acciaio. Agganciata a quel cavo con un moschettone da alpinismo, scendeva una robusta catena, lunga circa un metro e venti, che poteva essere spostata liberamente, da un'estremità all'altra della cucina.
Durante la fase di preparazione della cena, con un lucchetto, Master A bloccava il collare di Eleonora all'estremità di quella catena. Lei poteva, spostarsi nella cucina, raggiungere il lavello, il piano cottura e quello di lavoro, aprire e chiudere il frigorifero e la dispensa. Tutto era facilmente accessibile, benché con le braccia legate a quel modo, Eleonora fosse obbligata torcere il busto ed a lavorare di fianco, per preparare e cucinare, costretta ad usare una sola mano per volta. Se qualcosa le fosse caduto a terra, però, la catena era troppo corta per consentirle di recuperarlo, Master A se ne sarebbe accorto e la sua punizione era certa, inevitabile conseguenza della distrazione, o dell'essere stata maldestra.
Per consentirle di uscire dalla cucina e servire la cena, a fine della preparazione, Master A liberava il collare di Eleonora dalla catena, così che lei potesse spostarsi tra i due ambienti. Con le braccia legate a quel modo, fare la cameriera era un'operazione complessa ed Eleonora doveva compierla in più fasi, sempre con una sola mano e torcendo il busto, sul fianco.
Fra i suoi compiti, quello di rabboccare di vino il calice di cristallo del Master, ogni volta che lui beveva. Per eseguire l'operazione, Eleonora afferrava il calice con la mano destra, mettendosi sul fianco, lo portava sul bordo del tavolo, quindi, mettendosi nuovamente di fianco, afferrava allo stesso modo la bottiglia del vino e riempiva il bicchiere a metà, infine, rimetteva al loro posto sia il calice che la bottiglia.
Quando non aveva nulla da fare nell'immediato, Eleonora sapeva di doversi inginocchiare, seduta sui talloni e se il Master estraeva il suo pene dai calzoni, allora doveva prontamente andare sotto il tavolo e dispensargli piacere con un lungo pompino, fatto con passione e maestiere, iniziando non appena lui le aveva estratto la pallina di bocca.
Non era la prima volta che Eleonora cucinava e serviva Master A, ma non era mai accaduto che la tovaglietta all'americana fosse collocata tra le gambe aperte di una ragazza nuda e legata sul tavolo. Anzi, era proprio la prima volta che una terza persona era presente durante le loro sessioni.
Mentre cucinava, Eleonora aveva sentito strani rumori in sala, ma non aveva idea di cosa stessa facendo Master A. Vide la ragazza solo quando la cena era pronta e le venne concesso di uscire dalla cucina.
La sensazione che provò Eleonora, a quella vista, fu di disorientamento. Quella ragazza poteva avere la sua stessa età, sui trent'anni ed anche fisicamente le assomigliava, un metro e settanta scarso, molto formosa, capelli lisci, scuri, che arrivavano alle spalle.
Era supina, imbavagliata e completamente nuda, in autoreggenti e scarpe a punta con tacco dodici, bendata con una di quelle mascherine, che alcune persone usano in aereo, per dormire quando c'è luce, allo scopo di minimizzare gli effetti del cambio di fuso orario. Fra le gambe, aveva uno di quei minuscoli vibratori per clitoride, a forma di farfalla, che Master A accendeva e spegneva a sua discrezione, durante la sua cena.
Vista dall'alto, la ragazza aveva la forma di una Y, poiché era immobilizzata con le braccia tese sopra la testa, i polsi uniti e legati per mezzo di una corda doppia. Le due funi andavano parallelamente fino all'estremità del tavolo, quella opposta a dov'era seduto Master A e formavano, insieme alle braccia della ragazza, il gambo della Y. Quelle corde si dividevano appena sotto il tavolo, proseguendo ognuna fino alla caviglia della ragazza, che così, era obbligata a piegare le gambe indietro, all'altezza delle ginocchia, che finivano bloccate contro il bordo del tavolo.
Due cappi, creati da altrettante sottili corde di canapa, diametro un paio di millimetri al massimo, le imprigionavano i capezzoli. A loro volta, quelle piccole funi salivano verticalmente fino ad una minuscola carrucola, fissata al soffitto, proprio sopra al tavolo. Le estremità che scendevano dalla carrucola erano legate ad un peso, probabilmente un chilo e mantenevano quelle sottili corde, sempre in tensione.
Quando Master A attivava il vibratore al massimo della potenza e la ragazza inarcava la schiena, per via della forte stimolazione ricevuta, i cappi restavano ben serrati ai suoi capezzoli, che in quel modo, erano costantemente sottoposti alla stessa forza di trazione. Tra tra le altre cose, quella trazione provocava anche un leggero allungamento dei suoi abbondanti seni, verso l'alto.
La cena era stata ormai servita ed Eleonora era in ginocchio, seduta sui suoi talloni, attenta a non perdere quell'equilibrio precario. Guardava la grande croce di legno, piazzata al centro della stanza e si domandava se fosse destinata a lei, od alla sconosciuta. Per un attimo, Eleonora si domandò anche cosa ci facesse lei, giovane donna con un lavoro importante e sposata da sette anni, in quella situazione ed in quelle condizioni.

Aveva fortemente voluto Carlo, sin dai tempi delle scuole superiori, quando lei aveva quindici anni e lui stava per fare l'esame di maturità ed alla fine, lo aveva sposato. Sarebbe ingiusto parlare di un capriccio, perché Eleonora, i suoi obiettivi se li conquistava sempre. Per volontà, abnegazione e determinazione, ben poche potevano rivaleggiare con lei e se voleva qualcosa, alla fine, riusciva ad ottenerlo.
Volontà, abnegazione e determinazione, però, non escludono la possibilità di prendere abbagli, anzi, è sottilissima la distanza che separa determinazione e ostinazione. L'idea che Eleonora si era fatta del marito, era sempre stata una totale costruzione mentale, che non corrispondeva minimamente alla realtà della persona. Aveva rincorso un uomo “spento, passivo e stanziale”, quasi un vecchio in un corpo giovane, le cui passioni si riducevano al possesso di oggetti da collezione, da mostrare agli amici. Come tante, Eleonora aprì gli occhi solo parecchi anni dopo averlo sposato, rendendosi conto che per lui, lei contava probabilmente meno dell'auto storica che Carlo aveva in garage. Diventò fredda nei suoi confronti, ma lui, non fece caso neppure a questo cambio di attitudine, agli “slanci” di Eleonora che erano scomparsi.

Prima di incontrare Master A, Eleonora aveva già avuto altre relazioni extraconiugali. Una di queste, con un sedicente master, che si definiva molto cerebrale. Troppo cerebrale, anzi, solo cerebrale, discutibilmente cerebrale. Nella sua posizione di responsabilità, Eleonora non poteva essere distratta da richieste ridicole, incompatibili agli impegni del un ruolo dirigenziale che ricopriva. Sarebbe bastato un QI nella norma, per capire che non poteva abbandonare su due piedi riunioni di lavoro in cui relazionava di budget, strategie e piani industriali, che poteva essere con clienti importanti. Mollare tutto all'improvviso, per colpa di un sms e telefonare ad un egocentrico insicuro, che nulla voleva da lei, se non veder confermata la sua possibilità di interrompere qualunque cosa stesse facendo, era un boomerang che si sarebbe presto ritorto contro il “Master cerebrale”. L'aggiunta di incontri dal vivo, che definire sporadici era un eufemismo, quindi anche di poco sesso reale, furono la ragione che portò Eleonora, qualche mese dopo, ad incontrare Luca ed inevitabilmente, anche Master A.
Note finali:
Ringrazio anticipatamente chi volesse commentare, suggerire e fornire spunti. Per contatto: ipsedixit@tutanota.com