i racconti di Milu
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Era una notte di luna piena, dalla finestra vedevo una lunga distesa di sabbia bianca delicata e morbida come la mia pelle, mentre i riflessi dorati della luna illuminavano quel mare calmo, in quanto ne esaltavano magnificandone esplicitamente tutto il suo infinito splendore. Io sentivo quel profumo intenso e il rumore delle onde, che con un ritmo lento e ritmato giungevano a riva, dato che questo splendido panorama forniva procurando al tempo stesso emozioni indefinibili e sconosciute a tutto il mio corpo.

Decisi allora d’uscire, aprii la porta e di fronte a me apparve quell’angolo di paradiso incontaminato, in quanto provai una sensazione di completa libertà, sì, perché non avvertivo l’affanno né l’angoscia né l’inquietudine di trattenermi in questo luogo da sola e senza nessuno, bensì per la prima volta, giudiziosamente in vita mia mi sentivo autonoma, decentrata e soprattutto libera, fuori dagli schemi, in parole semplici autosufficiente da castità, da divieti, da problemi, da proibizioni infondate e in special modo da inutili dubbi. Ebbene sì, franca e libera da tutto ciò che durante il giorno bombardava la mia mente, bersagliandomi e impedendomi di sentirmi in pace con il corpo e con l’ambiente in cui vivevo, indipendente dall’esistere e dall’essere.

In quel preciso frangente, infatti, sentii l’acceso desiderio di liberarmi anche dagli indumenti che indossavo per riscoprire semplicemente il contatto con la mia terra, per sentirmi parte costitutiva e integrante di quest’incantevole paesaggio, in tal modo sfilai inizialmente la maglietta, poi i pantaloncini e per concludere il reggiseno assieme al perizoma nero. Dopo mi distesi sulla sabbia e abbandonai il mio corpo a quelle sensazioni che essa mi procurava, in quanto provavo un piacere fortissimo quando rotolavo su di essa o ci giocherellavo prendendone una manciata e distribuendola gradatamente sul collo, sul seno prosperoso e via via sempre più giù su tutto il corpo. Quella pioggia di sabbia morbidissima mi stimolava facendomi quasi un amabile solletico, regalandomi brividi e sussulti inarrestabili via via sempre più intensi che mi portavano alla scoperta d’un mondo dissoluto, intemperante e sfrenato che mi era sempre stato negato e proibito.

Io mi sentivo ladra, predatrice d’emozioni di cui non avevo mai potuto godere, cacciatrice di modici istanti di felicità, che l’arrivo dell’alba avrebbe razziato portandomeli via, così come un individuo che ha sete e che vagabonda nel deserto, poi alla fine dopo mille tragitti trova un’oasi dove può placare soddisfacendo in ultimo la sua colossale arsura. Io mi sentivo ingorda, insaziabile di quelle irresistibili emozioni e in conclusione avevo trovato la fonte della mia felicità, però sapevo che non sarebbe durata a lungo quella sensazione di benessere, eppure non mi preoccupavo di quando potesse finire, dato che pensavo soltanto a godere quei momenti.

La felicità, si sa è breve, però molto energica, intensa e perentoria, tenuto conto che risiede nelle piccole cose e negli episodi di tutti i giorni e va afferrata al volo. Io l’avevo trovata quella notte per la prima volta e l’ho assaporata centellinandola convenientemente sorso dopo sorso. Avrei forse dovuto lasciarla scappare? Sarei stata pazza, magari non l’avrei più incontrata. Così continuai quel gioco proibito massaggiandomi bonariamente il seno a piene mani e poi adagio scivolavo con esse sempre più in basso fino ad affiorare nella mia oasi, centro considerevole, fondamentale e rilevante di tutta la mia voglia, la pelosissima fica assai umidiccia, peraltro eccitatissima e desiderosa di coccole, di carezze sensuali, di sospiri e di miagolii armoniosi che potessero esultare nel silenzio di quel paradiso incantevole. Con la mano cominciai a massaggiare quella zona delicatamente in modo circolare, poi su e giù, a destra e a sinistra, fino a sentire una sensazione fortissima impadronirsi e invadere tutto il mio corpo e la mia mente, fino a perdere completamente ogni brandello di logica, fino a sentirmi beata, contenta, felice e soddisfatta.

Questa era stata per me una grande scoperta, poiché mi sentivo come una ragazzina che s’apprestava a diventare una donna. Per la prima volta, invero, toccai la felicità e la feci scivolare fra le dita come dei granelli di sabbia morbidissima, che solleticavano stimolando accuratamente e coscienziosamente la mia vita.

{Idraulico anno 1999}