i racconti di Milu
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Indice
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Note:
Un' incontro, una confessione, una crescita: la consapevolezza.
Note dell'autore:
Helyn si manifesta e si mette a disposizione.
Helyn: un’allieva perfetta!

Primo giorno di fiera
L’aeroporto di Tampa mi accoglie con una tipica giornata primaverile della Florida, recupero il bagaglio e vado a ritirare l’auto a noleggio già prenotata.
Esco dal parcheggio con una Ford Taunus di dimensioni inutilmente enormi anche per una famiglia numerosa, figuriamoci per una persona sola, arrivo ad Orlando dopo circa un’ora di viaggio faccio il check-in in Hotel e mi lascio cadere sul letto. La lunga giornata di volo si fa sentire. Ho fame ma non ho voglia di scendere per mangiare o di attendere che mi portino qualcosa in camera, mi scolo una coca dal frigo bar, mi spoglio con fatica e piombo in un sonno profondo.
Mi sveglio molto presto, troppo presto, ma soddisfatto per la profonda dormita, la fame ereditata dalla sera prima si fa ulteriormente sentire, mi metto rapidamente in tuta e scendo per la colazione. Come solito negli hotel americani trovo una quantità e varietà di cibo degna di un matrimonio del Sud Italia, ne approfitto, forse anche troppo.
Risalgo in camera, doccia, barba ed indosso un completo blu con rifiniture gialle, oltre al foulard di ordinanza che fa molto “Italiano” e che in genere desta apprezzamenti qui in America.
Dopo pochi minuti di auto arrivo al quartiere fieristico e noto dalla mappa degli espositori che il nostro partner commerciale ha lo stand proprio di fronte all’ingresso, molto bene dico tra me.
Arrivo all’ingresso e trovo una scalinata che porta verso il basso da dove vedo lo stand e la nostra macchina in bella mostra, scendo i gradini lentamente, guardando meglio lo stand ed il padiglione fieristico nella sua interezza, si vede tutto da lì, abbasso lo sguardo verso lo stand ed alcuni colleghi americani mi salutano già da lontano.
Arrivo allo stand incontro le varie persone dell’azienda partner e dopo un po’ si avvicina una signora bionda che non conosco: “Piacere Helyn!” si presenta, mi spiega di essere la responsabile dell’allestimento, mi mostra le macchine e lo stand con fierezza ed entusiasmo e mi dice di essere a disposizione per eventuali mie esigenze. Devo dire che ha fatto un buon lavoro, la ringrazio e mi consegna il programma della settimana di fiera evidenziando alcune serate e cene che ha organizzato con vari clienti ed i colleghi, molto efficiente penso tra me. La ringrazio ancora, mi commiato e vado a parlare con i ragazzi del commerciale per il briefing tecnico.
La giornata passa rapidamente anche per il gran numero di clienti e di incontri, Helyn mi si rivolge spesso dimostrando grande disponibilità, anche troppa, diventa quasi fastidiosa.
A fine giornata Helyn si ripresenta di nuovo chiedendomi se voglio andare alla serata che ha organizzato, ci sarà una navetta che verrà a prenderci in hotel alle 19:00 per andare al ristorante “Portofino”: accetto con piacere.
Arrivo in hotel, mi riposo un attimo e scendo alle 19:00 in punto, trovo già la navetta pronta. Dopo circa 30 minuti arriviamo al ristorante Portofino: è enorme, riproduce la baia della nota località Italiana, comprese varie Vespe e Fiat 500 parcheggiate fuori, case colorate, bandiere italiane, diciamo che si può apprezzare lo sforzo ma nel complesso di cattivo gusto: “Typical American!!”
Localizzo il tavolo all’esterno del ristorante con il mio nome, alcune persone sono già al tavolo, mi siedo, ci presentiamo con gli altri, anche se non colgo tutti i nomi e poco dopo arriva Hely che si siede vicino a me.
Piacevole serata, piacevole conversazione e con Helyn sempre molto appiccicosa, un dubbio si insinua, la osservo meglio, finora l’avevo guardata solo come collega: però ora ne apprezzo la sua figura leggermente generosa, però non è male dico tra me.
Solite portate esagerate dall’aspetto e dal gusto “simil italiano”, la compagnia è di mio gradimento e naturalmente mi subissano delle solite numerose domande sull’Italia, tento di smontare i soliti odiosi luoghi comuni ma mi rendo conto che è un esercizio vano.
Poi dalle terrazze delle case colorate escono 2 cantanti che iniziano ad intonare arie di musica classica, sono bravi, molto bello direi. Poi esce un attore che inizia a recitare la Divina Commedia… in Inglese! Ho una sorta di adorazione per Dante e sentire la Divina Commedia in Inglese stride alle mie orecchie, una delle signore al tavolo nota la mia smorfia di fastidio: “Stefano ma non ti piace la Divina Commedia?” “Veramente la adoro ma come comprenderai, per me che sono Italiano, sentirla in Inglese non mi dà le stesse sensazioni che leggerla nella lingua di origine”. La signora non capisce, cerco di spiegare il valore relativo alla ricerca delle rime e delle parole svolta da Dante, l’importanza della musicalità delle parole stesse in merito allo specifico argomento trattato in ogni canto, cose che inevitabilmente si perdono nel caso di una traduzione in un'altra lingua che può tentare di trasferire il significato del testo ma fa fatica a mantenere le stesse sensazioni. La signora continua a non capire, mi rendo conto che sono parole al vento; un’altra signora al tavolo che dice di essere una professoressa di Letteratura Inglese cerca di darmi manforte, accolgo con piacere lo sforzo ma la percezione generale del tavolo non cambia.
Dopo la recitazione inizia la musica ed Helyn mi invita a ballare, non proprio il mio forte ma accetto. Torniamo al tavolo, lei si assenta per ragioni organizzative e la professoressa di prima mi sorride e sottovoce: “Ma Stefano non hai capito che piaci molto ad Helyn? Tra l’altro è separata!” Rimango parzialmente sorpreso, mi dò dello stupido, seppure avevo intuito qualcosa non avevo avuto l’arroganza di prendere in considerazione la cosa a tal punto. Ringrazio la professoressa sorridendo ed ostentando sicurezza e discrezione.
Finita la serata saliamo sulla navetta e guarda caso, Helyn si siede vicino a me. Mi dice che c’è una seconda parte della serata che però si svolgerà nell’hotel dove è lei ed altri dello staff e quindi non al mio, mi chiede se mi fa piacere andare, le rispondo di sì e le prendo la mano: accoglie la cosa con un largo sorriso.
Arriviamo al suo Hotel, serata di musica in Giardino, la conversazione con Helyn si fa sempre più confidenziale. Si fa mezzanotte passata e se ne stanno andando tutti, ci alziamo anche noi: “Senti Helyn, vista l’ora tarda mi ospiteresti da te?” Lei mi sorride, credo fosse ciò a cui mirava: “Sì con piacere però non farti strane idee!” “Guarda che non ho mai violentato una donna in vita mia!” Scherzo, comunque lancio il messaggio.
Arriviamo in camera e le chiedo di farmi una doccia, esco dal bagno in slip e maglietta e mi stendo sul letto, lei va verso il bagno e si fa la doccia, poco dopo esce in intimo coordinato e “negligée” in seta verde, mi viene da sorridere: e non dovevo farmi strane idee, penso tra me… ahh le donne!!
Viene sul letto e mi bacia con impeto, iniziamo a spogliarci, poi mi sorprende: “Sai, stamattina quando ti ho visto scendere le scale della fiera mi sono detta -questo me lo devo scopare!-“ mi viene da sorridere: “Però sai, io ho avuto 2 mariti, ora sono separata da 2 anni ma non ho grandi esperienze, mi è capitato di sentire molti racconti dalle mie amiche ma i miei 2 mariti non avevano grande fantasia: vorrei conoscere cose nuove!” “Quindi solo posizione missionaria?” chiedo, mi risponde di sì quasi vergognandosi. “Non ti preoccupare, seguimi e non rimarrai delusa e fermami se faccio o ti chiedo qualcosa che non è di tuo gradimento.” “Non credo che ti fermerò!!” mi dice seria.
La cosa mi eccita molto, la bacio, scendo verso il suo seno molto abbondante, scendo ancora fino ad arrivare alla sua fica, prendo il clitoride fra le labbra, lo succhio, lo lecco, lo stringo fra i denti: lei geme rumorosamente, la penetro con le dita, viene con insolita rapidità gemendo a lungo.
“E’ la prima volta così!” mi dice.
Ora devi fare la stessa cosa tu! “Ci provo!” mi dice “ma non l’ho mai fatto.” Sembra una bambina al parco giochi.
Tenta di imitare quello che ho fatto io prima, mi bacia su tutto il corpo fino ad arrivare al cazzo che trova duro, inizia a baciarlo: “Ma è grosso!” mi dice. Le sorrido, lei continua seppure in maniera goffa, le dò istruzioni ed esegue alla lettera: impara in fretta dico tra me.
Poi mi stendo e le chiedo di venire sopra di me, capisce al volo, si inserisce il cazzo nella fica con palese soddisfazione: “Si sente tanto così” mi dice. “Come mi devo muovere?” “Nella maniera che ti provoca più piacere!” Prova in vari modi finché trova chiaramente il ritmo ed il modo di suo gradimento, viene di nuovo gemendo forte e con un’espressione quasi di sorpresa, si stende sopra di me con il cazzo ancora duro dentro di sé.
“Ma è fantastico” mi dice: “Neanche questo l’avevo mai fatto!” “Ma tu non vieni? Come mai? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Con i miei mariti non durava mai così a lungo”. Mi comporto da Italiano medio: “Non hai fatto nulla di sbagliato, anzi sei stata molto brava ma, vedi, Helyn, questo è il motivo per cui noi Italiani abbiamo una certa fama!” Si mette a ridere: “Cosa vuoi che faccia ora?” “Riprendilo in bocca” “Ma è sporco!” Mi dice “Come sporco?” “I miei umori…” “non vedo il problema, dai, prova! Hai detto che non mi avresti fermato.” Accetta riluttante, lo lecca con circospezione, poi ci prende gusto e si impegna molto, la aiuto con la mia mano. “Però dimmi quando stai per venire” “Perché?” “Così mi tolgo” “Ma non devi toglierti, anzi proprio in quel momento devi succhiare forte!” Mi guarda perplessa, io la guardo con espressione seria, si adegua e ricomincia. Sto per venire, le tengo la testa e quando sente lo sperma fa per ritrarsi, la tengo ferma: è costretta ad ingoiare, tossisce. “Sei uno stronzo! Ma cosa mi hai fatto fare?” “Cosa c’è di strano? E’ una cosa molto eccitante per gli uomini, non devi pensare troppo, lasciati andare… ti ha disgustato?” Ci pensa… “In realtà no!” Sorridiamo. “Puliscilo allora!” Fa per prendere dei fazzoletti di carta sul comodino. “No, non hai capito! Con la bocca!” mi guarda quasi offesa, faccio un’espressione seria… ubbidisce.
Poi si stende vicino a me. “Come è andata la prima lezione?” le chiedo scherzando. “Molto bene, molto bene Stefano, credo di aver capito per la prima volta cosa sia un orgasmo!” “Ma come non lo avevi mai provato prima?” “In realtà non ti so rispondere… ma è stato più bello che mai!” “Ma non ti sei mai masturbata?” “In realtà no, ho ricevuto un certo tipo di educazione l’ho sempre vissuta come una cosa da non fare!” Stento a crederle: mi giura che è così.
Continua…..
Note finali:
Un nuovo viaggio, una nuova esperienza.