i racconti di Milu
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Era una fredda mattina di marzo, in ogni caso spensierata e piacevole, io ero convinto e determinato, dal momento che quella mattina avrei fatto sesso con lei. Andai sennonché in un paese vicino, in una farmacia dove peraltro non sono mai più tornato, in cui mi sembrò che la ragazza alla cassa mi rivolgesse uno sguardo connivente nel tempo in cui infilava la scatola dei preservativi nell’astuccio.

La mia Renault Clio corse verso casa sua, siccome io le avevo telefonato un paio d’ore prima svegliandola, dicendole che volevo parlarle di persona. Lei m’aveva argutamente riferito che potevamo vederci nel pomeriggio però io l’avevo richiamata più volte, perché tanto era l’appetito e quella voglia smisurata di lei, giacché avevo la vista assai offuscata. Rimasi una decina di minuti davanti al portone aspettando ansioso, irrequieto e smanioso che giungesse l’ora dell’appuntamento, in tal modo salendo le scale cercai di darmi un adeguato contegno, visto che ero eccitato e invogliato fino all’inverosimile.

Quando lei m’accolse in casa, dovetti fare rivolto a me stesso una sorta di violenza per non saltarle addosso, perché lei era alquanto turbata e le mie telefonate l’avevano tangibilmente colpita mandandola in subbuglio. Lei mandò brillantemente i bambini in camera dicendomi d’accomodarmi in salotto, nel frattempo le chiesi d’indicarmi il bagno e d’aspettarmi sul divano. Considerevole fu il mio dispiacere e ragguardevole il mio rammarico, quando m’accorsi d’essere entrato nel bagno padronale dove lei non teneva la cesta dei panni sporchi, sì, perché proprio lì sopra io avrei voluto ben volentieri scaricare e svuotare la tensione sborrando gustosamente sulle sue mutandine usate, ma così non fu. Uscii dal bagno con gli occhi fuori dalle orbite, poiché sembravo un assatanato e vedendomi in quello stato lei prontamente mi chiese se avessi voluto un bicchiere d’acqua. Io rifiutai, guardando i suoi seni nascosti da un maglione giallo e le sue gambe chiuse dentro un pantalone blu.

Lei mi chiese che cos’è che volessi dirle di così incombente, eppure io l’immaginavo già curva su di me con il mio cazzo già appoggiato fra le sue polpose labbra. Lei non capiva né immaginava che cosa volessi compiere, per il fatto che era impaurita e sgomenta che le comunicassi delle notizie del marito, visto che due anni prima aveva messo in valigia due camicie assieme al suo sassofono uscendo dalla porta per non tornare più. Quando me ne accorsi, mi resi conto che tutta la tattica che avevo allestito e preparato accuratamente la sera prima per convincerla a fare sesso con me, quest’ultima si era miseramente sbriciolata ed era totalmente svanita. Io le avrei detto che non cercavo un coinvolgimento né un’implicazione sentimentale, ma unicamente tanto, brutale, puro e selvaggio sesso. Io ci avrei messo tutta la mia voglia, tipica di chi considerata l’età lo farebbe dalla mattina alla sera e in cambio avrei chiesto la sua abilità e la sua esperienza, dato che un paio d’anni d’incontri con il vibratore di certo non aveva arrugginito. Ogni volta che la sua fica ne avesse avuto voglia, sarebbe bastata una telefonata per farmi giungere in suo aiuto.

Io mentalmente, per l’occasione, già anticipavo e pregustavo il fine della settimana trascorso a casa sua senza i bambini, spediti dai nonni per poter scopare ancora indisturbati e sereni. Dovetti comunque proseguire con il mio piano, le dissi che la sognavo da un paio di notti e che avrei voluto che quei sogni diventassero realtà. Lei non capì, pensò che le volessi donare il mio cuore, ma era ben altro che volevo porgerle, poi quando s’accorse delle mie intenzioni sussultò e astutamente disse:

“Mi dispiace, conosco i tuoi genitori da qualche tempo, non posso far loro questo, causando un irreparabile dispiacere”.

Io le ricordai d’aver già raggiunto la maggiore età, eppure lei fu inamovibile, infine m’accompagnò alla porta precedendomi. Io alla vista del suo sedere che si muoveva davanti a me non resistetti più e bruscamente l’afferrai per i fianchi tirandola a me e facendole sentire la mia gagliarda erezione. A quel punto lei si girò con gli occhi fiacchi e svogliati, ma controllando e frenando le sue voglie, quasi arrendendosi sussurrò:

“Va bene, questa però, è la prima e sarà pure l’ultima volta”.

Lei mi tirò giù i pantaloni e agguantò il cazzo con la mano attraverso la fessura dei boxer, iniziò un movimento ritmico che mi fece perdere la cognizione del tempo, io m’appoggiai al muro per non cadere, mentre ansimavo con gli occhi chiusi, in quanto ero dominato, schiavo e soggiogato radicalmente dalla sua calorosa mano. Raggiunsi rapidamente l’orgasmo in modo intenso emettendo un grido strozzato, sporcandole a quel punto i pantaloni e la mano.

Quando aprii gli occhi, potei soltanto intuire che cosa stesse facendo l’altra mano immersa nei suoi pantaloni. Lei venne ripetutamente diverse volte nel giro di pochi istanti, i suoi poderosi sussurri giungevano fino al mio cazzo, ancora peraltro bloccato e stretto dentro il suo pugno. In seguito mi tirò su i pantaloni e senza dire una parola, lei aprì la porta d’ingresso e dandomi un bacio sulla fronte, senza troppi preamboli, chiuse velocemente la porta lasciandomi all’esterno della sua abitazione.

{Idraulico anno 1999}