i racconti di Milu
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Serafina gettò alla svelta i vestiti bagnati e sporchi in un angolo della sua tenda e si lasciò cadere su quelle morbide pellicce che coprivano il suolo. Lei era andata per lavarsi dall’immondizia accumulata a seguito di quella disputa quotidiana di dosso nel ruscello vicino, dato che adesso indossava soltanto una leggera veste da camera in tessuto di lino. Attualmente era tutta appesantita, cionondimeno si sentiva bene dopo il bagno, sbarrò sollecitamente gli occhi, allungò le gambe nude assaporando il soffice contatto delle pelli morbide sotto i suoi piedi, in conclusione s’allungò rotolandosi lentamente sulle pellicce e poi rimase completamente rilassata. Sentiva chiaramente le palpebre diventare progressivamente pesanti, fuori s’avvertivano soltanto i canti degli uccelli notturni e il vociare dei soldati sparpagliati di qua e di là in lontananza, peraltro adeguatamente affievolito dal pesante tessuto della tenda.

La giovane spostò con cautela la mano e indolentemente la condusse per rasentarsi il capezzolo, eseguì debolmente questo movimento senza sollecitare nessun altro muscolo, iniziò in tal modo a toccarlo delicatamente con i polpastrelli, si toccò delicatamente le dita sul piccolo rigonfiamento poi cominciò a impugnarlo pressandolo con cautela con alcune dita, si lambì a fatica quel piccolo capezzolo sodo e percepì un cedevole e tenero brivido percorrerla nell’intimo. Lei a quel punto gemette, successivamente iniziò a stimolare il clitoride con la punta delle dita, chiuse gli occhi e sorrise mentre l’altra mano scivolava tra le sue cosce, successivamente infilò la scaltra mano di sotto iniziando flemmaticamente ad accarezzare la morbida e foltissima peluria scura, giocando a tirare i piccoli riccioli e avvicinandosi con cautela all’imboccatura della fica.

Serafina si contorse lievemente per il piacere sussultando brevemente, dopo cominciò a respirare più forte con le labbra socchiuse, visto che in conclusione le dita della sua mano sinistra incontrarono la fessura torrida e ben inumidita tra le sue gambe, mentre con l’altra mano si pizzicava lascivamente il capezzolo tra il dito indice e il pollice. Lei spalancò in quel momento di grandiosa voluttà con finezza le pieghe inzuppate della sua fica, inaugurando dapprincipio adagio e manipolando avvedutamente con le dita il clitoride già ben ingrossato per l’occasione. Successivamente lo manovrò per parecchio tempo in modo fluente e sciolto, scorrendo dall’alto verso il basso, accarezzandosi all’interno e spingendosi intimamente lentamente a tratti, finché in modo istantaneo avvertì limpidamente una fiammata di puro godimento squassarla per bene scompaginandola, a quel punto trattenne con enorme difficoltà il grido di delizia finale, poiché non voleva venire in così brevissimo tempo. In quel preciso istante estrasse delicatamente il dito dal suo fiore e tentò di portarselo alle labbra dischiuse, brevemente si fermò, in quanto aveva avuto un’idea adorabile e alquanto deliziosa.

A quel punto s’accomodò muovendosi in maniera affabile e silenziosa, afferrò una caviglia tra le mani e avvicinò il piede al suo viso, dopo lentamente si bagnò la pianta candida e le belle dita con il suo intimo fluido. Appena ebbe finito di spalmarsi delicatamente il piede se lo portò ghiottamente alla bocca, ne degustò il liquido leccandosi la pianta morbida e godendo al contatto della sua lingua vellutata con il piede indolenzito, in seguito ghiottamente succhiò il resto del suo liquido dalle sue dita cingendosele una per una tra quelle labbra carnose. Nel momento in cui s’accarezzava i polpastrelli con la lingua, lei percepiva piacevolmente quella lieve essenza odorosa dei suoi piedi rimasta addosso persino dopo il bagno, mescolarsi opportunamente con quello della sua persistente eccitazione, infatti, con un ultimo colpetto della lingua Serafina si pulì accuratamente tra due dita poi lasciò il suo piede e tornò a sdraiarsi.

La ragazza si portò ancora la mano all’inguine e iniziò ad accarezzarselo di nuovo, attualmente più determinata e poco a poco avvertì spiccatamente il fuoco bruciarle dentro, alla fine spinse più a fondo le dita nella fessura di quella pelosissima e nera fica, nel tempo in cui un improvviso torrente di piacere l’investì invadendola facendola uscire di senno sbraitando, trasportandola e travolgendola in maniera ansimante, visto che s’adagiò di nuovo sulle pellicce morbide di quella tenda radicalmente spossata.

Serafina sospirò a lungo per l’acme del piacere appena raggiunto, in seguito di colpo s’addormentò lì gratificata e alquanto sfibrata, visibilmente beata in viso con l’espressione entusiasta e vivida sul pavimento di quella tenda.

{Idraulico anno 1999}