i racconti di Milu
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Io ammiro venerando in special modo la tua camera, perché ha effettivamente l’ispirazione, il sapore e lo spirito di te: le chitarre sparpagliate qua e là, il computer sommerso da riviste e volantini, quei vari aggeggi elettronici buttati alla rinfusa, la televisione immancabilmente con i tasti rotti, dal momento che persino quel disordine e quello scompiglio ti rende ammaliatore, fascinoso e definirei in conclusione irresistibile. Il letto sovente disfatto, le locandine e gli abbozzi dei pezzi di musica agganciati alla parete, nondimeno anche tutte quelle sveglie, per il fatto che neppure una di esse segna puntuale e veritiera l’ora, poi la penombra, il tuo odore e quel drappo.

Nella tua camera io mi distendo rasserenandomi, visto che non ci sono tanti luoghi dove io mi senta realmente al sicuro, dato che la tua sala è una di quelle, se poi colloco il naso nell’incavo tra il tuo collo e la spalla, in quel momento mi sento veramente calma, distesa e fiduciosa. Per questo la tua camera è il luogo che preferisco per consolare e per sollevare il sipario della nostra passione, in questo momento tu sei lì con lo sguardo languido che tanto mi piace puntato addosso, in seguito tu spranghi la porta alle spalle e mi baci immediatamente senza pronunciare neppure una parola. La tua sapidità assale e conquista rapidamente la mie fauci, le nostre lingue si bramano, indagano, dapprincipio traballano e poi battagliano simultaneamente, perché io non so oppormi alla lusinga di morderti le labbra, dato che delle volte divorerei la tua bocca. Tutto questo lo eseguo avvertendo spiccatamente che la faccenda ti è gradita, lo so molto bene, tenuto conto che c’è una visibile agitazione e un’irrefrenabile smania nei nostri modi, dal momento che sembriamo due marmocchi golosi e voraci che tentano d’assaporare ogni nascondiglio di noi stessi.

Le tue mani slittano indolenti sui fianchi poggiandosi sulle natiche, tu sai molto bene che m’aggrada essere palpata lì, a quel punto le sfiori, le pressi lievemente e allo stesso tempo smuovi la labbra sulla mia collottola, tenuto conto che adesso non sono più le tue labbra a slanciarsi e scorrere, bensì è la tua lingua vorace che sfiora abile ed esperta rubando la scena. La mia respirazione è diventata più scarsa, percepisco un bollore rabbioso sollevarsi verso l’addome, io comprimo d’impulso le gambe e accosto la cavità pelvica alla tua, giacché sono totalmente intrisa, tu mi stringi più forte e mi fai spogliare, io mi sfilo rapidamente gli indumenti, visto che non c’è abbastanza occasione per delle azioni erotiche, perché tutto implora e strepita dentro di noi, la polpa invita, giacché l’ardore e la bramosia esplodono in ambedue i nostri genitali.

Al momento siamo nudi, in un baleno tu mi sproni verso il letto rivoltandomi alla svelta con la pancia in giù, hai degli atteggiamenti virili e morbidi contemporaneamente, prosegui a sbaciucchiarmi e a carezzarmi la schiena, dal momento che la tua lingua scivola amabilmente lungo le vertebre facendomi delirare. Adesso siamo allungati su d’un un fianco, la tua mano s’intrufola tra le mie gambe che si divaricano spontaneamente, la mia pelosissima e rossiccia fica è già traboccante di fluidi e sussulta affamata a causa dei tuoi movimenti, visto che tu ti muovi con oculata fermezza ispezionando ogni curvatura della membrana interna d’ogni mio individuale cantuccio. Io sto già sragionando per il godimento pur sapendo che il magnifico momento deve ancora aver luogo, eppure ormai avverto che l’acme del piacere sta approdando, cosicché sposto la cavità pelvica di fronte a te ogni volta più svelta. Tu mi conosci, perché sai che cosa significa, a quel punto attenui la movenza quasi fino a fermarti, mentre mi sfugge un tenue:

“No, ti prego, ancora, non fermarti, va’ avanti”.

In quell’istante t’impregni le dita e le infili dietro di colpo nel pertugio più intimo, in seguito riacciuffi la manovra e nello stesso momento introduci le dita nel mio deretano affannato e impaziente d’ospitarti. Io sono in quest’istante categoricamente tua, sto testualmente farneticando, visto che ogni unico filamento del mio organismo sta detonando di puro e di schietto godimento. Io sto per godere e tu lo sai, allora incrementi la cadenza, in quanto sei un musicista, dato che hai il concetto sviluppato del passo addirittura nel sesso. Io sono impregnata, boccheggio e sposto la cavità pelvica con un’articolazione indemoniata, gremita delle tue mani che adoro sia di fronte sia di dietro, quel flutto mi eleva investendomi in pieno, visto che erompono frammenti di piacere nel mio raziocinio, mentre il corpo è scosso energicamente da una miriade di contratture poderose, io strillo con tutta la prestanza, mentre l’acme del piacere quasi mi fa dissipare i sensi. In seguito mi tranquillizzo per una quindicina di secondi con il viso sopra il guanciale in quanto annuso la tua fragranza, eppure non mi concedi granché d’intervallo, perché bonariamente mi sollevi e mi fai sistemare nella posizione della pecorina.

In quell’occasione, accanto al ciglio del letto si trova il tuo prodigioso borsello, come affabilmente lo definisco io, perché in quella circostanza tu estrai una confezione di gelatina fresca che io adoro così tanto, gradualmente tu la me la stendi tra la fenditura delle mie chiappe, infine anche tu ti spalmi con cura il cazzo con quell’unguento. Io sto sussultando dal desiderio, tu introduci le tue dita abili e competenti allargandomi ancora, nonostante tu sia a conoscenza che io sono già convenientemente aperta, rilassata e pronta per accoglierti:

“Te l’infilo immediatamente nel didietro, io so che ne hai davvero voglia, perché non vedi l’ora” - esclami tu acutamente elettrizzato ed euforico per l’occasione.

A dire il vero, chiunque non potrebbe supporre né afferrare né tanto meno ideare che proprio dalla tua persona fuoriescono termini di tale portata. Tutto ciò d’alquanto stravagante che m’accade attualmente attorno m’aizza e mi provoca all’inverosimile scompigliandomi, facendomi perdere qualsiasi omogeneità. Tu sai che le tue parole dissolute, lubriche, sconce e oscene liberano sgomberando irrimediabilmente la mia attenzione e il mio corpo da qualsiasi modestia, pudore e sobrietà, perché in modo animoso frattanto aggiungo:

“Sì, dai t’imploro, collocamelo dentro, ecco, così, inculami per bene”.

Tu non te lo fai ribadire, perché con uno studiato colpo tra l’altro deliziosamente determinato t’inoltri focosamente dentro la mia caverna. Io avverto il tuo cazzo compatto e sodo come mai, massiccio e rovente. Tu cominci a spingerti dentro di me, lo estrai e poi lo infili nuovamente dentro flemmaticamente, ostinatamente, in seguito ancora rapidamente battendo la tua pancia sulla mia schiena e penetrandomi interamente con un vigore indicibile e smisurato. Io sto godendo d’un piacere che è astruso e persino difficile da illustrare, dato che s’amplifica di continuo, nel tempo in cui ti sento ansimare alle mie spalle. Con le mani mi tasti la pelosissima e rossiccia fica, giacché è grondante di secrezioni, successivamente i capezzoli s’inzuppano del mio identico fluido, indi ancora la fica e ancora una volta il seno, mentre i colpi che tu assesti sembrano lacerarmi e squarciarmi in due. Io spingo il culo e la cavità pelvica di dietro contro la tua pancia per percepirti ancora più dentro:

“Ti auspichi e pretendi di provalo talmente in fondo?” - mi esponi tu sbuffando.

“Volesse il cielo mio adorato” - borbotto io in maniera di totale trionfo pressappoco boccheggiando, mentre siamo grondanti di sudore così come due belve che si sfidano fino allo spasimo.

In quel preciso momento tu m’innalzi lievemente le natiche imponendomi in tal modo a inclinare la schiena, giacché io sono nella posizione dell’orazione come fanno i fedeli islamici, con il viso conficcato verso il guanciale, gli arti superiori che lacerano i teli dal godimento che sperimento, visto che io sono incondizionatamente nella tua piena autorità. Il ritmo dei tuoi colpi diventa forsennato, il mio anfratto t’inghiotte all’interno ogni volta di più, intanto che l’intestino anela e sospira il tuo liquido impetuoso:

“Sì, sto per sborrare, ecco così piccola, vengo dentro. Dai, comprimi il culo, sì brava, sei una meraviglia”.

Tu mi stai pregando, mi stai supplicando di farti godere al momento di più, benché tu mi stia avendo e dominando così come alcun individuo ha compiuto sinora. Io serro determinata le chiappe per affagottare al massimo il tuo cazzo duro, perché in un baleno mi sento inondata del tuo rovente sperma, poiché avverto e colgo contrazioni muscolari simili all’acme del piacere più tradizionale. In quell’istante avverto nitidamente lo sfintere contrarsi e la mia fica che sussulta di riflesso, per il fatto che pare come se fossi venuta anche davanti, in realtà sono realmente venuta in ugual modo pure davanti. Al momento tu continui a tastarmi, giacché non avevi interrotto di visitare la mia fica con delle sferzate leste e convulse, ciononostante il piacere sperimentato è stato talmente prestante da non assimilare né intuire più niente, da non essere istruita né comprendere in alcun modo da dove potesse concretamente giungere. Tu mi frani sulla persona e rimani in questo modo dispiegato e tranquillo allungato sopra la mie terga, rimaniamo per qualche istante statici ma saldi, il tuo tocco sfiora con cautela la mia chioma e le tua bocca lambisce lievemente il contorno delle mie orecchie. A dire il vero mi sconcerta e mi sconvolge ogni volta la tua dolcezza, perché posteriormente sembri per poco impacciato, pauroso e timido.

Io osservo al presente tutte quelle sveglie disposte su quei ripiani del tuo giaciglio, nonostante non ne compaia una che mostri né che scandisca l’ora esatta, eppure loro stesse ci enunciano riferendoci che al momento l’occasione a nostra disposizione e a nostro proponimento è pressoché limitata. Io mi curvo pigramente schivandoti leggermente, perché attualmente ci troviamo nuovamente di fronte, in quanto sei posizionata sopra di me, visto che mi squadri e ridi a fior di labbra. Io so decodificare e interpretare nel tuo sguardo nell’insieme le definizioni e le parole che non possiamo esprimere né esternare, tu mi dai un bacio e di nuovo i nostri corpi s’accendono incendiandosi. Io agguanto il tuo cazzo, giacché lo sento consolidarsi e irrobustirsi rapidamente, lui è impetuoso e irruente, è compatto e massiccio, io lo tocco delicatamente e ti sento che ti lagni mentre accosti gli occhi. Questa volta sono io che affondo la mano verso il borsello prodigioso, per il fatto che tiro fuori un dildo, sì, quello ridotto dal colore roseo:

“Ammirami” - bisbiglio io, mentre continuo accortamente a manipolarti.

In quell’occasione indirizzo il dildo verso la bocca e lo succhio con cupidigia, leccandolo avvedutamente in modo intenzionale provocandoti:

“Infilamelo dentro” - mi manifesti tu nel frattempo infervorato.

Era esattamente quello che intendevo mettere in atto, a quel punto io proseguo a circuire e a vezzeggiare amabilmente il tuo sesso, mentre con accortezza con l’altra mano introduco con sagacia il dildo dentro il tuo deretano anelante e smanioso, lo conficco interiormente fino a raggiungere il limite che so ti fa ammattire e lo sollecito all’interno, giacché lo faccio mulinare intimamente. Io ti esamino, dal momento che sei bizzarra e capricciosa, adesso sei tassativamente un effettivo e un vero individuo con quell’aggeggio conficcato nel deretano. Io ti sento esultare e gioire, il mio sesso ronza e tremola, per il fatto che s’inzuppa nuovamente, perché in quella maniera io ne traggo un enorme beneficio nel guardarti che te la spassi a dismisura.

In quell’occasione io abbandono il dildo conficcato dentro di te, proseguo a manipolarti a dovere con perizia, però m’accorgo che stai ancora una volta per venire, così mi tocco mentre sono genuflessa di fronte a te. Io mi palpeggio e so d’essere perfettamente lussuriosa, tu mi stai accortamente scrutando, perché percepisci il mio tocco che ti sta facendo venire, il dildo nel deretano raggiunge progressivamente la prostata facendoti testualmente delirare, mentre io dirimpetto mi masturbo magistralmente frignando e spostando la cavità pelvica come la più depravata e immorale delle prostitute, sì, proprio in tal modo, mala femmina felice d’essere tale per te. Tu sborri inaspettatamente, visto che un delizioso spruzzo di sperma vellutato m’invade la mano, m’accorgo che ti lagni più forte ansimando concitatamente, dal momento che corrugato in volto ti conficchi il dildo con maggiore veemenza intimamente nel deretano. Io aumento la manovra del mio dito dentro la mia fica e urlo, strillo intensamente, così come aggrada a te, mentre vengo trasportata da un orgasmo lungo, rabbioso e travolgente.

Al momento siamo precipitati uno nelle braccia dell’altro, ancora irrorati dei nostri fluidi, cagionata dalla fatica e dalla bramosia. Tu mi sorridi, io cerco d’indovinare che cosa vorresti pronunciare, però non puoi. Io ti sorrido a fior di labbra e tu sai che cosa vorrei dirti. Sappiamo di non poterci lasciarci andare ad affettuosità né a tenerezze, giacché non possiamo e non dobbiamo, in quanto è un patto, è un’intesa clandestina e segreta tra di noi.

Quelle lancette sempre inesatte ci richiamano alla disciplina e all’assetto generale del momento, tra poco io uscirò da quella camera, fra non molto saremo di nuovo diligenti e volenterosi individui: tu un musicista affabile, cortese e garbato, io viceversa una professoressa ostinata, rigorosa e scrupolosa.

Tra poco mi mancherà totalmente questo momento, giacché calerà e scarseggerà persino il tuo odore.

{Idraulico anno 1999}