i racconti di Milu
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Il giorno della consegna dei diplomi alle scuole superiori è stato in realtà un periodo indimenticabile, azzarderei definire memorabile, da migliore prestazione e a dire il vero straordinario, in quanto nella mia sezione, invero, era la prima volta che tutti gli studenti si diplomarono entro i diciott’anni d’età, nessuno escluso. Per la mia migliore amica Nives, era la prima volta che avrebbe avuto il coraggio e la fermezza di confermare dimostrando al suo patrigno che lei non aveva fallito né sbagliato pressoché nulla. Per me, invece, era stata la prima volta che avevo fatto sesso con un ragazzo, nondimeno era anche la prima volta che avevo fatto sesso con una ragazza. In fin dei conti, era la prima volta che avevo fatto sesso e provato quest’esperienza con più d’una persona per volta, non so se raffiguro per bene l’idea. Tutto, a dire il vero, era iniziato il giorno prima del diploma, io e Nives eravamo in camera mia, ci stavamo disponendo e organizzando per andare alle prove, quando d’improvviso lei iniziò a piangere, io avevo repentinamente riposto giù il vestito che volevo indossare e prima d’uscire le misi le mani sulle spalle:

“Nives, che cosa c’è che ho sbagliato? Ti ho detto forse qualcosa di male, qualcosa che ti ha offeso?”.

“No, non c’è niente di male, io non ce l’ho con te, perché sono così distesa, felice e spensierata”.

“Nives mia cara, piccola cucciola”.

Io mi strinsi a lei abbracciandola e confortandola, mentre i singhiozzi iniziavano a placarsi e a spegnersi progressivamente.

“Ti devo confidare una cosa, perché è soltanto che, sai con il mio patrigno non va per niente bene”.

Annuii, dato che conoscevo fin troppo bene il suo patrigno. Il padre di Nives l’aveva lasciata quando aveva appena undici anni e lei ne soffriva molto, pativa e si tormentava notevolmente. Sua madre aveva sposato quell’arrogante, crudele e malvagio individuo meno d’un anno dopo, quasi certamente e esplicitamente per non restare in lontananza e in solitudine, per il fatto di non dover pagare l’affitto.

“Va’ avanti, sì, dai continua che t’ascolto” - le dissi io rincuorandola.

“Beh, lui è sempre stato così. Mi dice di continuo che sono una perdente, una fallita e che nulla di buono sarà mai di me, che potrei anche diventare una prostituta o un’attrice di sesso al telefono. Adesso io sono qui in procinto di diplomarmi e d’iscrivermi in autunno all’università, però vorrei agire e realizzare tutto da sola. Devo però ringraziare moltissimo te per il tuo sostegno emotivo e insieme al tuo sempre presente e costante conforto, perché in quei frangenti mi hai veramente tirato su, onestamente non pensavo in realtà che cosa avrei altrimenti potuto fare”.

Io le sorrisi adagiandoci alla fine sul bordo del mio letto. Lei era davvero molto amabile, cordiale e tenera, era bella, divertente e intelligente in una maniera talmente casta e innocente. Neanche lei sapeva né s’accorgeva a tal punto bene d’esserlo, molto probabilmente e innegabilmente per di più a causa del patrigno, che le aveva ininterrottamente compromesso e indebolito per tutto il tempo la sua già fragile, instabile e vacillante autostima, eppure io sapevo e mi rendevo conto che lei era incantevole e grandiosa con delle enormi potenzialità e delle risorse nascoste tutte da far emergere. Io l’avevo stretta e abbracciata ancora una volta, cercando e aspirando il suo profumo, prima che me ne rendessi conto io avvertivo chiaramente il suo respiro farsi pesante come la sua mano, che adesso scivolava gradualmente e delicatamente sotto la cinghia nella parte posteriore del mio reggiseno.

Lei aveva succhiato nel mio respiro, eppure non si mosse, io avevo captato chiaramente la pressione salirmi alla testa, facendomi impennare come una cavalla in calore appena compresi che cosa Nives mi stava facendo. In quel preciso istante io rimasi un po’ sbalordita, però non scontenta, dato che avevo spesso fantasticato e vaneggiato su Nives quando ero da sola di notte sotto le coperte. Non avevo in nessun caso saputo e giammai mi ero resa conto che lei meditava e ponderava allo stesso modo le sue erotiche, lascive e voluttuose attenzioni su di me. La sua mano si mosse perspicacemente sotto il mio reggiseno intorno alla parte anteriore scivolando lentamente fino a quando non salì sopra il mio petto. Il mio capezzolo rimase duro e gonfio di desiderio, lei accennò cercando di ribadire qualcosa, quando si coprì la bocca con la mia iniziando in un lungo e lento scambio d’ingorde e di smaniose lingue. Lei si staccò e mi guardò con gli occhi sbarrati, poi sfregandoci con i nostri reggiseni ci abbracciammo di nuovo. Questa volta, però fu lei, che mi baciò spingendomi in modo definitivo sul letto, lì continuò a baciarmi mentre la sua mano trovò il mio seno destro iniziando a esplorarlo, pizzicandolo e sfiorandolo delicatamente tra il pollice e l’indice.

I miei fianchi stavano cominciando a contorcersi e a dimenarsi un po’, mentre lei fece abilmente scivolare la mano appena sotto l’elastico all’altezza della vita delle mie mutandine, io emisi un lento e involontario gemito, intanto che la sua mano scivolò più sotto le mie mutandine, in quella circostanza sentii le sue dita scivolare sul mio pube e fermarsi appena sopra il mio clitoride, visto che le labbra della mia fica erano già meravigliosamente aperte per accoglierla, perché le mie mutandine gocciolanti ne erano la reale e schietta testimonianza. Io ho cominciato a sentire che i suoi seni e anche i suoi capezzoli erano consistenti, giacché sembrava eccitarla tanto essere palpeggiata in quel modo, in seguito ha iniziato ad accarezzarmi con il dito medio sul mio clitoride sfiorandolo con dei piccoli movimenti circolari prima leggermente e poi ininterrottamente più forte, infine fece scivolare il dito dentro di me e baciandomi con la lingua mi strinse a sé. Io avevo sentito Nives gemere e lamentarsi in modo ampiamente libertino e diffusamente lussurioso con un soave piagnucolio, e questo era più di quanto potessi pretendere eccitandomi così da morire. L’orgasmo imminente era già alle porte, giacché mi scuoteva in maniera sovrastante squassandomi, io fremevo come non mai in attesa dell’onda e di quell’esplosione finale che mi spazzasse via, quando inaspettatamente bussarono alla porta, ambedue balzammo rapidamente in piedi e andammo a rifugiarci nella parte opposta della stanza, ricomponendoci e vestendoci velocemente, finché io non risposi con un debole filo di voce:

“Sì, arrivo, chi è?”.

“Dai che partiamo, sei pronta? E’ ora d’andare”.

“Sì mamma, eccomi, arrivo subito”.

“Va bene, io t’aspetto giù in macchina. Sbrigati però, non tardare”.

In quell’istante Nives mi sorrise, io feci altrettanto, sapendo e intendendo ambedue, che il suo turno sarebbe giunto dopo.

{Idraulico anno 1999}