i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy webcam Chat  | ChoCam Mature webcam  |  Live18 |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Aprì gli occhi a fatica, era così stanco, ma era come se gli fosse suonata la sveglia in testa ed ora non poteva far altro che alzarsi. Dalle feritoie delle persiane entrava una luce giallognola, si sentì solleticare il petto nudo
“Buon giorno… Stavi sognando qualcosa di bello?”
Il suo sorriso di prima mattina era davvero un toccasana, soprattutto a quella distanza estremamente ravvicinata. Si sentì afferrare il membro, dalla forza della stretta capì quanto era duro ed a cosa alludeva Luana, le sorrise
“Sognavo te… naturalmente.”
“Bravo!”
e dopo essergli salita sopra a cavalcioni si piegò fino a baciarlo. Un lungo bacio appassionato e voglioso che gli permise di accarezzarle tutta la schiena nuda fino a fermarsi sul culetto tondo, unica parte davvero carnosa di quel corpo tonico, ed afferrarlo con forza
“Dopo stanotte hai ancora voglia?”
“Ho sempre voglia di te – ruotando il bacino strusciò il suo sesso caldo contro quello di Emilio – e da quello che sento qui hai voglia anche tu…”
Risero entrambi e coordinandosi nei movimenti fecero scivolare il pene duro nella fessura carnosa. Era tutto così naturale e facile che sembrava fosse l’unica chiave per quella serratura e che loro avessero trovato l’incastro perfetto
“È tardi? Che ore sono?”
“Shh… Facciamo in fretta…”
lo zittì con un altro bacio ed iniziò a muovere ritmicamente i fianchi. Emilio smise di cercare la sveglia con lo sguardo che invece portò su di lei e rimanendo steso, rilassato ed appagato contemplò le sue abilità di cavallerizza.
Senza farsi distogliere dal continuo movimento lento ed esteso del bacino, continuava a fissarlo negli occhi dall’alto in basso, più passava il tempo e più la loro connessione aumentava riuscendo a percepire i pensieri dell’altro. Dischiusero le labbra quasi all’unisono per far uscire i primi mugolii di piacere. Quella distanza non era più accettabile, si tirò su ed afferrandola dalla nuca, baciò quel bocciolo rosato appena aperto. I movimenti pelvici si fermarono per concentrarsi unicamente su quell’atto molto più intimo e passionale. Quando separarono le labbra i loro respiri bollenti si fusero. Era il momento di fare il cavaliere e prendere l’iniziativa.
Aiutandosi con le mani sostenne quel corpo esile e poi dettò il proprio ritmo col bacino. La penetrazione profonda ad ogni affondo vigoroso faceva risuonare le carni con il loro schiocco distintivo di sesso frenetico. Con i loro visi distanti pochi centimetri continuavano a respirare il respiro dell’altro e spesso le loro labbra erano costrette ad incontrarsi nuovamente per affievolire la nostalgia per la loro separazione.
I mugolii diventarono lamenti di piacere cadenzati dai colpi dei loro bacini che cercavano di raggiungere un punto profondo nel corpo di Luana.
Dal portoncino d’ingresso arrivarono dei rumori
“Sono a casa!”
“Cazzo! Mamma!”
Saltò giù dal letto e da lui come fosse una molla carica e corse fuori dalla stanza finché sapeva che la curva del corridoio le avrebbe concesso riparo dagli occhi dell’intrusa.
Dopo il primo istante d’allerta Emilio si tranquillizzò immediatamente vedendo Luana uscire dalla porta, si sedette sul letto e poggiò i piedi a terra, il pavimento freddo lo aiutò ad abbassare l’erezione. Senza preoccuparsi di cercare i boxer prese dal bracciolo della poltrona i pantaloni del pigiama e se li infilò, con passo lento e ciondolante si avviò verso la cucina.
“Buon giorno…”
“Ah, sei sveglio! Dai che la giornata è cominciata da parecchio!”
“Ma è sabato mattina… hai fatto il turno di notte… dove le trovi tutte queste energie?”
“Ormai ci sono abituata. Dov’è tua sorella? Dorme ancora?”
Fai l’indifferente, fai l’assonnato, questo gli passò per la testa prima di rispondere
“Non lo so… probabilmente in bagno…”
Rimasero un attimo in silenzio, temé di non aver recitato per bene la parte, poi la madre riprese a muoversi
“Sì, sento l’acqua della doccia… Volevo andare io…”

Dopo qualche minuto, quando ormai il caffè aveva finito di uscire dalla moka si sentì canticchiare in corridoio, insieme al profumo di mandorla e fiori d’arancio arrivò anche Luana in accappatoio ed infradito con un asciugamano in testa a mo’ di turbante. Tutta raggiante si avvicinò alla donna
“Buon giorno mamma!”
e le stampò un grosso bacio sulla guancia
“Come è andata al lavoro?”
“Al solito… Ecco come si da il buon giorno…”
Rivolgendosi al figlio che fingendo di essere offeso arricciò il naso
“Buon giorno fratellone!”
e piegandosi anche su di lui che stava seduto a tavola lo baciò sulla guancia.
“… ‘giorno”
“Ok, ora è il mio turno per il bagno”
si alzò ed uscì dalla cucina. La ragazza, che era rimasta appoggiata contro il bordo del tavolino di fronte ad Emilio, aspettò di sentire allontanarsi i rumori e poi sparire al di là della porta del bagno e, riacquistando l’atteggiamento che aveva solo quando erano sicuri di essere soli, gli si avvicinò al viso fino quasi a sfiorargli le labbra, ma non lo baciò bensì gli accarezzò da sopra la stoffa l’asta del pene
“Stai attento… il nostro piccolo amico non è ancora tornato a dormire.”
la spinse indietro per farla stare dritta e poi con estrema sicurezza le infilò una mano tra le cosce e l’afferrò dalla figa
“Pensa piuttosto a controllare le voglie di questa – contraendo le dita le fece scivolare dentro medio ed anulare – per poco non ci siamo fatti beccare!”
Era una lotta di sguardi per capire chi dei due dominava l’altro. Dopo qualche lungo istante di completa immobilità e silenzio Luana non resistette
“… ma non è successo… quindi siamo apposto!”
Aveva perso, lo sapeva, ma quelle dita dentro che non si muovevano la stavano torturando mentalmente. Soddisfatto la liberò da quella presa ferma e si portò le dita alla bocca per ripulirle dagli umori femminili.
Note finali:
Per commenti, chiarimenti o anche due chiacchiere mi potete contattare ad:
akai_aka@yahoo.it