i racconti di Milu
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Non fu facile avere un appuntamento con l'avvocato Liveni, ma dopo due settimane dall’incontro con Flora, stavo per entrare nel suo ufficio, carica di speranze perché certa di avere delle ottime carte da giocare.
Come mi aveva consigliato Flora il mio abbigliamento era impeccabile, con l’unica eccezione delle mie decolté che avevano un tacco forse non del tutto appropriato, ma che potevano apparire come un vezzo femminile di una ragazza non certo alta.
Dopo le presentazioni mi accomodai sulla poltroncina davanti alla sua scrivania, facendo ben attenzione che potesse guardarmi i piedi, che iniziai a muovere facendo delle piccole rotazioni.
A dispetto della sua fama di ‘grande’, Manlio Liveni era un uomo sui cinquanta molto ‘medio’, leggermente soprappeso, con un inizio di stempiatura. Il suo vestito gli calzava però perfettamente, ma del resto in lui non c’era nessun particolare, per quanto piccolo, fuori luogo.
Fui colpita dalla pulizia della sua scrivania, dove non vi erano che pochi fascicoli ben sistemati, ed il grande monitor di un pc che però non riuscivo a vedere.
Notai subito che al di là delle frasi di circostanza, l’attenzione dell’avvocato era tutta per le mie estremità, così decisi di tagliare via ogni convenevole ed andare dritta al sodo.
“Avvocato perché non la finisce di guardare e fa ciò che vuole.” gli dissi con una voce a dir poco maliziosa.
“Cioè...” mi rispose quasi balbettando.
“Non vede come i miei piedini hanno bisogno d’affetto...”
“Non capisco cosa vuol dire.”
“Strano perché Flora m’aveva detto che avresti compreso e subito !” lo rimproverai con tono severo “Quindi ora o t’inginocchi davanti a me o esco subito.”
Davanti al mio sguardo incredulo, l'uomo che consideravo un esempio da seguire, s'inginocchiò davanti a me, e prese uno dei miei piedi in mano.
“La prego non se ne vada, non m'aspettavo tanta grazia.” disse accarezzandomi la caviglia.
“Ti perdono però adesso hai cinque minuti di parco giochi, ma guai a te se sali sopra le ginocchia. Se poi vorrai andare avanti ci vedremo da te stasera.”
Non so spiegare neanche io come potevo avere un tono di voce così duro, soprattutto senza alcun riguardo verso quello che doveva diventare il mio datore di lavoro. Non capivo neppure come mi potesse divertire vedere un uomo baciarmi i piedi, o strusciare il viso contro la pelle delle scarpe.
Guardai l’orologio posto sopra la sua poltrona, per esser sicura di non concedergli neanche un secondo in più di quanto promesso, e trascorsi i cinque minuti gli spostai la testa per potermi alzare.
“Il tempo è finito.” dissi con un tono che trasudava disgusto “Se vuoi possiamo continuare più tardi, magari in casa tua così nessuno potrà interromperci, ed è inutile che ti dica quali sono le mie condizioni.”
“Si si.” mi rispose quasi in estasi “Questo è l’indirizzo di casa mia, per lei va bene alle nove ?”
Presi il biglietto per leggere dove abitava l’avvocato, scoprendo così aveva una villa sulle alture della città.
“Facciamo le nove e mezza visto che non abiti in centro.”
Mentre uscivo dal suo studio mi parve di camminare senza toccare il pavimento, tanta era la mia gioia per essere quasi riuscita ad entrare come praticante. Ora però arrivava la parte più difficile in quanto dovevo esser in grado di soddisfare le sue attese, pur non essendo in alcun modo una feticista dei piedi. Come mi aveva consigliato Flora avevo visto molti video sull’argomento, ma come si sa un discorso è la ‘teoria’,un altro la pratica.

Per l’incontro a casa sua decisi di cambiare radicalmente look, via il sobrio vestito per un miniabito viola con alcuni inserti neri, che richiamavamo il colore dei sandali e della pochette.
Arrivai con qualche minuto di ritardo dovuto ad un piccolo incidente, ma in fondo non era certo mia intenzione arrivare puntualissima, anzi un minimo d’attesa avrebbe certamente giovato ai miei intenti.
La piccola villa dove abitava l’avvocato era a due piani, e non appena arrivata lui mi fece accomodare a quello superiore.
“Di sotto abita mia sorella.” mi disse quasi voleva scusarsi per avermi fatto salire le scale.
“Pensa che io credevo che fossi figlio unico, sarà forse perché della tua famiglia non si sente mai nulla.”
“In effetti mia sorella Teresa conduce una vita molto ritirata, sai è una pittrice di un certo livello, ma non ama il contato con chi non conosce, o forse dovrei dire proprio col genere umano.”
La sua battuta servì a stemperare l’ambiente, ed infatti dopo fu un seguirsi di frasi sciocche che però ci fecero ridere parecchio, Risate che cessarono quando lui versandomi dello spumante, ne fece cadere qualche goccia sulla mia coscia.
Lui prima si scusò per l’incidente, ma poi non perse un attimo e s’inginocchiò davanti a me, e dopo avermi afferrato dolcemente la gamba, iniziò a leccare lo spumante.
Lo lasciai fare più che altro incuriosita da quello che per me era un comportamento un po’ folle, sino a quando non decisi di prendere in mano il comando del gioco.
“Non pensi d’aver iniziato troppo in alto ?” gli chiesi con tono severo poggiando il mio piede destro sulla sua coscia.
“Scusami hai ragione.” mi rispose prendendo il mio piede per portarselo alla bocca.
Non so dire per quanto tempo leccò la mia estremità, riuscendo a far passare la lingua non solo fra le dita, ma anche fra le sottili striscioline di pelle del sandalo. Quello che è certo è che dopo qualche minuto, iniziai a provare un sottile senso di benessere, che crebbe sempre più col passare del tempo.
“Non credi che dovremmo stare più comodi ?” gli dissi anche perché stanca di rimanere in piedi.
“C’è la camera da letto...”
“Allora andiamo, fammi strada.”

La camera dell’avvocato Liveni era grande quasi come metà dell’appartamento in cui vivevo con i miei genitori. Su un lato era sistemati un paio di grandi armadi, su un altro spiccava un mega-schermo, mentre su quello in cui c’era la porta facevano bella mostra un piccolo divano di pelle e un comò finemente intagliato. Quello che però spiccava oltre ad un gigantesco lampadario, era l’imponente letto a baldacchino, che certamente doveva essere un pezzo d’antiquariato di gran valore, che non so perché mi fece venire in mente le fantasie sessuali più perverse.
“Il letto è antico, ma il materasso è nuovo.” mi disse Manlio distogliendomi dai miei pensieri.
Senza dire nulla m’alzai l’abito sino a scoprire completamente il perizoma, per poi sedermi al centro di uno dei lati del letto.
“Toglimi i sandali e riprendi quello che stavi facendo.” gli ordinai ben sapendo che non aspettava altro che quel comando.
Non so dire se passarono dei ‘veri’ secondi, fra il momento in cui finii quella frase, e quello in cui lui era fra le mie gambe per obbedire al mio ordine. Com’era già successo poco prima, dopo qualche lento passaggio della sua lingua sui miei piedi, scoprii essermi molto rilassata, e quasi senza accorgermene, iniziai a toccarmi la passera pur senza togliermi il perizoma di pizzo.
“Così mi farai impazzire.” mi disse in preda ad una profonda eccitazione.
“Non è quello che vuoi ? Poi dimmi hai dei programmi per la serata senza di me ?”
L’avvocato non rispose preso com’era nel leccare ogni lembo di pelle dei miei piedi, mentre anche in me saliva l’eccitazione, che mi portò a masturbarmi in modo sempre più appariscente.
Sino a quel momento avevo considerato il feticismo per i piedi qualcosa da pervertiti, o ancor meglio per persone incapaci di fare del vero sesso. Manlio però mi stava facendo capire che poteva essere anche un lungo preliminare verso un piacere forse diverso, ma non per questo di minore grandezza.
“Tira fuori il cazzo perché ti voglio fare una sega, ovviamente con i piedi.” gli dissi mentre mi sfilavo quel perizoma che ormai era solo d’intralcio.
Com’era prevedibile lui ubbidì, slacciandosi i pantaloni e tirando giù dei boxer bianchi, mostrandomi così il suo bel pene. Perchè devo ammettere che vedere un cazzo di più che di medie dimensioni per me è sempre un bel piacere, anche se il suo era al momento fin troppo in erezione per pensare d’usarlo per un rapporto sessuale di una durata almeno accettabile.
Fu però lui stesso a capire che ci sarebbe stato più di un singolo rapporto, quindi mi prese i piedi e li portò sul suo pene, per iniziare a masturbarsi usando la loro pianta. Quella che si creò fu per certi aspetti una situazione a dir poco bizzarra, due persone che si davano piacere in solitario, una davanti all’altra, in un silenzio rotto solo dai loro respiri sempre più affannosi. Non so dire se all’inizio mi masturbavo per eccitarlo ancor di più, o se invece era solo per poter godere anch’io. Quando però mi girai per mettermi carponi compresi che volevo si godere, ma anche che dentro di me c’era un piccolo folletto esibizionista che aveva iniziato a venir fuori in casa di Flora, e che con Manlio stava venendo allo scoperto.
Il vedermi col sedere all’aria sempre più impegnata a darmi piacere lo fece esplodere in poco tempo, e il sentire il calore del suo sperma sui miei piedi diede anche a me la spinta finale verso un orgasmo, che non fu certo travolgente, ma liberatorio ed appagante.
Trovai anche del tutto naturale che lui mi ripulisse dal suo seme, ma compresi che non potevo solo essere la donna dominatrice che volevo interpretare, se non altro perché non ne ero capace.
Così quando finì mi alzai per baciarlo con tanto calore da farlo quasi arrossire.
“Ora però spogliati, non vorrei mai che stasera finisse così.” gli dissi facendo cadere il vestito a terra per poi rimettermi al centro del letto.
Quando fu nudo lo feci sedere davanti a me offrendogli i miei piedi per i suoi giochi, tenendo però le gambe ben aperte e senza mai smettere di toccarmi, seppur con molta leggerezza, il seno e la passera. Non appena il pene gli tornò in piena erezione, Manlio aprì le mie gambe e mi penetrò con grazia e passione allo stesso tempo, facendomi sua per la prima volta.
Quello che non m’aspettavo è che ogni tanto lui smettesse di scoparmi per tornare ad eccitarsi con i miei piedi, ma dopo un po’ compresi che quella pratica era anche un modo per prolungare il rapporto, e che quindi non potevo che accettare. Scoprii anche quanto a Manlio piaceva il mio sedere, e che preferiva possedermi da dietro anche per poter tenere i miei piedi in mano.
Fu un’incredibile lunga scopata durante la quale, pur senza dire quasi nulla, raccontammo l’un l’altro molto di noi.
Lui era un feticista del tutto incapace di avere anche un minimo stimolo sessuale senza avere dei piedi a cui dedicarsi. Io una giovane che stava scoprendo molto di se forse un po’ troppo tardi, ma che allo stesso tempo aveva una gran voglia di capire non solo chi ero, ma anche chi potevo diventare.
Non so per quale motivo lo feci venire senza usare i piedi, ma le mani.
Forse volli dimostrargli che non lo consideravo una persona degna solo di stare all'altezza delle mie caviglie, ma che anzi volevo qualcosa più di un semplice amante.
Manlio non comprese quel mio gesto, sino a quando non lo baciai con ancora più passione di prima.
“Non credevo più di poter trovare una donna come te.” mi disse rompendo il silenzio nel quale eravamo sprofondati.
“Non ci credo.”
“E’ invece è vero. Credimi non sei la prima che gioca con la mia debolezza.” mi confessò quasi vergognandosi “Ma con te è stato tutto naturale, anzi direi che s’è sfiorata la perfezione, sempre che questa esita. Ho letto il tuo curriculum e sono felice di prenderti nel mio studio anche se tu non volessi più venire con me. In fondo lo capisco sei giovane e con le tue esigenze, ma quello che mi hai dato stasera rimarrà sempre nel mio cervello, e per questo te ne sarò eternamente grato.”
L’abbracciai tanto forte da fargli quasi male, ma del resto la gioia che era in me non si poteva certamente definire gestibile.
“Non sarà la nostra unica esperienza, anzi voglio che tu sia sempre sincero con me, e se qualcosa non ti piace lo devi dire. Non ti giurò fedeltà eterna o cose del genere, ma hai la mia parola che non ti prenderò mai in giro in qualunque modo o maniera, menzogne comprese. Ora però devo andare, sai domani inizio a lavorare in uno studio di un avvocato che è un tale rompipalle...”
Lui si mise a ridere ed io gli andai dietro, poi con calma mi rivestii per tornare a casa.
Il giorno seguente, alle otto precise, varcai per la prima volta la porta dello studio Liveni per iniziare la mia carriera da avvocato.

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