i racconti di Milu
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Quella volta Mario non ci fece molto caso: mio marito purtroppo è così, si fa sfuggire dettagli importanti come se nulla fosse. Quella volta, mentre io finivo di sistemare il giardino, il nostro vicino – un certo signore Arturo – si avvicinò più del dovuto a me e senza troppi complimenti mi disse “è un piacere averla come vicina a una con il culo come il suo”. Io non dissi niente, continuai a rimanere in ginocchio, rimaneggiando cumuli di erbacce e terriccio.
Arturo era un uomo sui 65 anni, i capelli bianchi ma un fisico che rivelava la prestanza di un tempo. Sua moglie Anna, una donna mite, sembrava molto imbarazzata dai modi di fare del marito, e spesso o cambiava argomento o se ne andava. Dopo pochi giorni che io e Gianpaolo ci eravamo trasferiti lì, in quella villetta accanto alla loro, non era stato così difficile cogliere il signor Arturo mentre si menava il cazzo sul balcone, alla vista di chi capitava. Oppure mentre sorseggiavamo il caffè, ad un tratto gli veniva un’erezione che era impossibile non notare, anche perché lui se lo massaggiava con naturalezza.
Mario non aveva intercettato tutti questi segnali, e io stavo pensando cosa farmene… Anna una mattina mi chiamò, per fare colazione da lei. Io neanche volevo, ero ancora col pigiama coi pantaloncini cortissimi e la canotta bianca sotto cui svettavano i miei capezzoli. “Ma va là, che tu sei come una figlia per noi, vieni che il cappuccino è quasi pronto” mi disse, e non potei sottrarmi.
Arturo da sotto il tavolo non faceva che sistemarsi il cazzo quando mi vide in pantaloncini “Buongiorno signora, che piacere averla tra noi…” lo ringraziai e indugiai a mostrargli il culo mentre facevo finta che le chiavi mi scivolassero tra i piedi. Anna era ai fornelli, e non assistette alla scena. Arturo prese un cucchiaino di marmellata, se lo cosparse su due dita e me le infilò dentro la figa, senza nessun preavviso. Non ebbi il tempo di capire cosa stava succedendo, che sopraggiunse Anna “Con il cacao o senza, cara?” mi disse, mentre io ero già svenuta sulla sedia, fingendo normalità, mentre le labbra della figa mi si incollavano alla marmellata. “Senza, non vorrei esagerare!” le risposi.
La colazione procedette tutto sommato tranquillo, parlammo del più e del meno guardando le notizie del giorno al tg, sennonché ad un certo punto Anna ricevette una telefonata dalla sorella e dovette abbandonarci subito per un’emergenza. “Signor Arturo è stato gentilissimo, io vado adesso…” ma lui, non appena sentì la porta richiudersi alle spalle della moglie, mi fece cenno di accomodarmi sul tavolo del soggiorno.
“Cara Eleonora, lei fa finta di niente ma io lo so benissimo che non vede l’ora di saltarmi sul cazzo. Non lo sa ancora ma la sua natura di troia parla per lei…” e così dicendo prese una banana dal centrotavola e cominciò a strofinarmela sulle mutande zuppe di marmellata. Mi costringeva a guardare, nonostante mi tremassero le gambe per l’eccitazione. Quando me la infilò dentro con tutta la buccia mi disse “Vede come è bagnata? Vede come ha perfettamente imbiancato la buccia?” me la tolse e me la avvicinò al viso. “Lecchi lei stessa quanto è troia…” e non potei sottrarmi neanche questa volta.
Avevo la figa spalancata sul tavolo del soggiorno della signora Anna, e mi stavo facendo scopare da sua marito con una banana. La cosa più assurda era che la maestria di quel vecchio mi faceva sentire davvero troia. Tuttavia quella volta servì solo per infoiarmi di più…
Ad un tratto sopraggiunse un collega del signor Arturo che neanche si scandalizzò a trovarci così: io sul tavolo con lui che mi masturbava con precisione. “Bella troia!” disse tutto allegro. E scambiando uno sguardo di complicità con Arturo, l’uno si sostituì all’altro. Ma il signor Renato ci andò su pesante, perché mi infilò dentro tutta la sua mano, con grande approvazione dell’amico.
Non mi scoparono quella volta, i loro cazzi li vidi solo eiacularmi in bocca e mi restò addosso la frenesia di una giovane mogliettina troia in preda a due over 60 con due cazzi enormi.
La sera non riuscii a prendere sonno, ma mio Marito non se ne accorse. Pensavo a quei due cazzi, e dovevo studiare un modo per ritrovarmeli dentro. Ma forse non c’era neanche bisogno che studiassi qualcosa…