i racconti di Milu
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“Eh, già… questa volta c'è davvero mancato poco…” mi dissi quando fui in salvo.
Ero in piedi, accanto al suo letto, con una mano dentro i pantaloni della tuta (che mettevo sempre quando ero in casa).
Lei sembrava profondamente addormentata, coperta da un leggero piumino. Sapevo benissimo però che sotto non aveva nulla, e mi piaceva guardarla dormire proprio per questo. Immaginavo che si scoprisse mentre si girava, mostrandomi la sua bellezza di giovane donna.
Mi ero appena alzato, e come ogni mattina, sono fermato nella sua camera ad osservarla dormire. Penserete che sono uno sconcio guardone, ma non potevo proprio farne a meno. Mia figlia mi faceva eccitare.
Così entravo lì di soppiatto e mi segavo per cinque minuti buoni, prima di andare in bagno a prepararmi per una nuova giornata di lavoro.
Mi immaginavo infilare il mio duro cazzo nella sua giovane fichetta, di farla godere, di farla urlare dal piacere, mentre venivo dentro di lei.
E oggi mi aveva quasi scoperto! Fortuna che quando dorme non chiude la porta della camera, per cui ero riuscito a svignarmela prima che si accorgesse della mia presenza.
Sembravo patetico, tra l'altro. Correre per casa con il cazzo in mano! Una volta al sicuro in bagno completai la sega, spargendo il mio sperma sulle pareti della doccia, e poi mi preparai.
Sdocciato, sbarbato e vestito di tutto punto andai in cucina. Mi aspettava solo una veloce colazione a base di caffè e di una brioche confezionata.
— Ciao papà, mi dai uno strappo alla stazione? Oggi devo andare in università e sono già in ritardo — mi chiede mia figlia Veronica.
Veronica, Vera per gli amici, è la figlia di mezzo. Ha 20 anni. Con mia moglie ho avuto tre figli (due maschi oltre a lei, Marco di 25 e Giorgio di 18). Io e mia moglie ci eravamo sposati giovani, appena ventenni. Avevamo fatto questa scelta coscientemente. Così potevamo goderci il futuro periodo della pensione con i figli già adulti e fuori di casa. Ma poi lei era morta in un incidente stradale.
Mio figlio Marco, ormai vive da solo già da molti anni. È un giocatore professionista di basket. In questa stagione gioca in una squadra romagnola.
Veronica frequenta la facoltà di archeologia e Giorgio frequenta l'ultimo anno di perito chimico. Ha già detto che vuole frequentare l'università per diventare chimico farmaceutico.
Per cui a casa ci sono solo loro due.
— Basta che fai in fretta, perché si esce tra cinque minuti — le rispondo.
— Sì ok. Sono già pronta, devo mettere solo le scarpe.
Giorgio dormirà ancora per una mezz'oretta. Si arrangia da solo ad andare e tornare da scuola.
Io e lei usciamo di corsa. Quando siamo quasi arrivati alla stazione Veronica mi fa una domanda che quasi mi fa venire un infarto.
— Senti, stamattina sei per caso entrato in camera mia?
Panico.
— No. Perché avrei dovuto?
— Mi sembrava che c'era qualcuno, un attimo prima di aprire gli occhi.
— Te lo sarai sognato.
— Sì, forse.
— Dai, scendi. Sei arrivata.
Mi da il solito bacio sulla guancia come saluto — grazie papi — e se ne va.
Ho ancora il battito alle stelle. Allora si è davvero accorta della mia presenza, cazzo… Dovrò fare più attenzione, domani.
Al lavoro, la mattinata passa lenta. In pausa pranzo mi faccio la solita sveltina con una collega sempre disponibile a scopate extra-no-problem, e la sera, dopo una riunione-fiume con il direttore, spengo il pc e me ne vado a casa.
Meno male! Tre giorni di totale relax, per la giornata festiva di lunedì (festa patronale del paese).
Alle 19 apro la porta di casa e c'è solo Veronica.
— Ciao papi! — mi accoglie gioiosa mia figlia. — Ha chiamato Giorgio, poco fa. Ha detto che sta via fino a lunedì. Coi suoi amici vanno in montagna a casa di uno di loro.
— Ah sì? A casa di chi? — chiedo curioso.
— Stefano, mi pare. Quello che ha la casa su al Tonale.
— Ah sì, ho capito di chi parli. E così siamo solo noi due, eh? — commento prima di andare in camera.
Mi cambio con calma. Tolgo il vestito e lo metto accuratamente sull'indossatore, per non sciuparlo. Andrà bene ancora per i prossimi giorni. La camicia la butto da lavare e mi metto tuta e maglietta.
Quando passo davanti alla sala da pranzo, resto sbalordito. È tutto imbandito, con tanto di candele accese.
— Ullallà! Che si festeggia?
— Il mio esame: 29.
— Davvero! È meraviglioso Veronica! Ventinove! Beh, allora bisogna proprio festeggiare!
Mi guardo i vestiti.
— Beh, piccola, questi vestiti non vanno bene con una tavolata così elegante!
— Ma che vuoi che mi importi, papà! I vestiti sono solo pezzi di stoffa! Siediti che è già tutto pronto.
Veronica porta in tavola quello che ha preparato. Roba comunque che mangiamo di solito. Ravioli in brodo e l'arrosto avanzato del giorno prima.
Lei è seduta al mio fianco sinistro.
— Ma come… solo questo? — facendo il finto tondo. — Mi aspettavo come minimo un banchetto.
— Papà… — in tono quasi esasperato.
— Davvero… da come avevi apparecchiato mi sembrava che avessi preparato chissà che cosa.
— Beh, se lo vuoi sapere, ci sarà una dolce sorpresa alla fine — risponde civettuola.
— Vado in cucina a preparare il dolce. Tu aspetta che ti chiami, però.
Veronica porta via i piatti vuoti. È stata una cena piuttosto veloce.
E io aspetto. Aspetto pazientemente per più di cinque minuti, poi mi chiama.
Allora vado in cucina, ma non c'è nessuno.
— Piccola, dove sei?
— Papà. Vieni.
La voce viene dalla mia camera. La mia camera?! Che ci fa in camera mia?
La luce è accesa e la porta è socchiusa. Apro lentamente la porta e la trovo sdraiata sul mio letto con un bikini bianco addosso. Solo che è uno strano costume… non gliel'ho mai visto.
Mi avvicino al letto.
— Ma che stai facendo, Veronica? Che ti sei messa addosso?
Si era spruzzata addosso la panna montata.
— Ma come? Non lo vuoi il dolce? Panna montata con le fragole… e puoi immaginare da solo dove siano le fragole… — mi dice con una voce sensuale da maledetti. — Vieni, assaggia…
Prende una ditata di panna dalla sua fichetta e allunga la mano per farmela assaggiare.
— Piccola… che stai facendo?
— Ma come? Non ti piaccio più? Se vuoi faccio finta di dormire… — Poi abbassando di più la voce — ti ho visto. Ti vedo mentre ti masturbi tutte le mattine. Tengo gli occhi appena appena aperti e ti ho sempre osservato.
Ogni mia barriera cede inesorabilmente.
Mi siedo accanto a lei sul letto e mi metto in bocca il dito che mi offre. Succhio con delicatezza la panna.
— Buona. Ancora.
Veronica, questa volta la prende dal seno e me lo mette direttamente in bocca lei.
— Ancora? — mi chiede.
— Sì, ma questa volta faccio io — le rispondo.
Mi piego verso di lei, sul suo seno. Lecco con voluttà tutta la panna spalmata su un seno, per poi passare all'altro.
Intanto mi sento il pene scoppiare da tanto sono eccitato. Non avrei mai creduto che mia figlia volesse farsi scopare da me.
Ora che entrambi i seni sono puliti, rimane solo la parte sotto.
Veronica allarga le cosce.
— Coraggio, papi, finisci il dolce… È tutto tuo…
Mi sdraio tra le sue gambe. Comincio a leccare la parte sopra, per togliere il grosso. Pensavo di fare fatica a leccarla, ma è completamente depilata… Deve averla pensata da tempo questa cosa.
Ma non ci voglio pensare, non in questo momento. Ora voglio solo leccare quel bendiddio. Finito sopra, scendo a pulirle la fichetta. Anche lì se l'è messa.
— Tesoro! Che hai fatto! Ti sei messa la panna montata dentro? Ma sei matta? E se ti viene qualche infezione?
— Non preoccuparti papà. Tu lecca quello che cola poi mi toglierò tutto con il doccino — mi risponde ansimando.
Ed io obbediente lecco. Contraendo l'addome, Veronica spinge fuori la panna ormai sciolta. Inserendo l'indice nella sua fichetta, la aiuto a togliersi quella roba da dentro. Distendo le pieghe per leccare meglio quello che ha da offrirmi.
Però… l'aveva proprio pensata bene questa storia…
Lei stava godendo sotto l'azione congiunta della lingua e del dito. Ha appena avuto un orgasmo e lecco i suoi succhi mischiati alla panna montata. Non so se sono meglio i suoi sughetti oppure la panna. Ed io mi sento letteralmente scoppiare da tanto ho il cazzo duro.
Sollevo un attimo la testa per osservarla. Ha gli occhi socchiusi ed è bellissima vista da qui.
Con la mano libera mi abbasso i pantaloni e gli slip. Il mio cazzo svetta imponente e tra poco lo infilerò nel buchetto tanto agognato.
Strusciando le gambe sul letto, riesco ad abbassarmi i pantaloni, sfilando poi i piedi. Intanto sono arrivato nella giusta posizione, sopra di lei e incuneato tra le sue gambe, con il glande appoggiato all'ingresso della sua porticina.
— Toc toc — le chiedo.
— Chi è? — mi risponde tenendo gli occhi chiusi.
Con un unico movimento mi fiondo dentro di lei.
— Il tuo papà, amore.
Lei sospira beata, mentre un sorriso soddisfatto le illumina il viso. Prendo a scoparla, prima lentamente, poi accelerando sempre di più. E come mi ero immaginato, lei gode e urla di piacere.
— Scopami, papà, scopami come facevi con la mamma. Più forte papà… fino in fondo… sbattimi… fottimi… Ti amo. Ti amo, papà. Sarò la tua donna, vedrai. Sbattimi forte!
Appena sente il cazzo fare avanti e indietro dentro la fica mi circonda i fianchi con le gambe e con i talloni spinge il mio bacino per coadiuvare la penetrazione… le spinte del mio cazzo dentro il suo ventre cominciano a mandarla fuori di testa…
— Dio santo… che gusto… scopami papà… è stupendo sentirti dentro il mio corpo sì!!! Spingi… uhm! Lo sento contro l’utero… papà… amore mio… ti prego… voglio sentire il tuo cazzo nella fica… non ti fermare…
Ma io non mi sarei fermato per tutto l’oro del mondo… mi stavo godendo quella stupenda fica di mia figlia… e anche il suo corpo risponde con brividi e vibrazioni ad ogni mio colpo di cazzo nel ventre.
La scopo forte, come mi ha chiesto, e lei risponde colpo su colpo… il godimento che prova nella fica la rende aggressiva… mi morde le labbra, i lobi delle orecchie, i capezzoli… più lei mi morde, più io la sbatto…
All’improvviso la sento tremare…
— Dio mio, Dio mio… sto per impazzire… Dio, … sto per venire… papà… vienimi dentro ti prego!!
— Dentro? Sei sicura?
— Non ci pensare! Ti prego!!!! Vienimi dentro!!!
Allarga completamente le cosce, apre il suo ventre al godimento, mi fissa negli occhi, uno sguardo che non scorderò per tutta la vita…
— Ci sono papà, ci sono ti prego!!! Dentro!!! Che vengo!
Reclina la testa all’indietro… spalanca la bocca e mentre continua a fissarmi si lascia andare con un urlo di godimento…
— Sì!! Vengo!!! Papà vengo!! Dai anche tu!!
Non mi faccio ulteriormente pregare… comincio a schizzare nella fica di mia figlia come il più depravato degli uomini…
— Ah! Tesoro ti vengo dentro, dentro come desideri tu… ti riempio…
— Sì papà… ti sento… sento i tuoi schizzi contro il mio utero… riempimi, riempimi papà… riempimi… ti amo!!!!
Restiamo abbracciati, con gli occhi chiusi, spossati dal piacere. Dopo un po’ ci fissiamo…
— Oh papà, quanto è stato bello, stupendo, voglio essere tua per tutta la vita, lo vuoi anche tu, vero? Mi sposerai?
— Certo tesoro, saremo sempre uniti… con il cuore e con il corpo…
— Oh, papà ti amo…
Mi bacia ficcandomi tutta la lingua in bocca e poi mi stringe forte.
Il cazzo torna duro e ancora entro dentro di lei.
Mi circonda il torace con le braccia e le sue gambe vanno ad incrociarsi sulla mia schiena. Due bianche cosce stringono i miei fianchi. Avvicino le labbra alle sue e le infilo la lingua in bocca; lei se ne impossessa e la succhia con avidità.
Ricomincio a pistonarla con forza. Il dentro/fuori del mio cazzo nella sua fica non ha avuto un attimo di tregua. Il mio pene affonda nella sua fica come un palo affonda nella terra. Ad ogni colpo che riceve, mia figlia emette lunghi sospiri che mi eccitano e mi incoraggiano a continuare.
Mai avrei pensato di riuscire a chiavare la donna dei miei sogni erotici.
La sento irrigidirsi.
— Sì, sì, così. Fammi godere. Non credevo fosse possibile. Non smettere, papà.
Aumento l’andatura. Affondo nel suo corpo con più vigore. I colpi che le fiondo nel ventre sono violenti. Le sue urla di piacere si intensificano. Un ruggito mi dice che il suo piacere è giunto al culmine. Sta godendo.
— Non riesco più a trattenermi, Veronica. Vengo.
— Sì papà… Scarica il tuo piacere nella mia pancia. Riempi la mia fica del tuo prezioso seme… riempimi, riempimi…, papà ti amo!!!!
Un attimo dopo anche il mio cazzo schizza nel suo corpo. Bordate di denso e copioso sperma si riversano di nuovo nella sua fica andando ad infrangersi contro il suo utero.
Il mio sperma si unisce a quello di prima, dando così vita ad un lago che le colma la fica fino all’orlo.
Lei mi bacia il viso. Mi sollevo e tenendo il mio cazzo ancora impalato nella sua fica. Com'è calda la sua fica ripiena del mio sperma! Il mio cazzo non ne vuole sapere di smollarsi. È ancora in tiro e allora mi rimetto a scoparla ancora una volta.
Dopo una lunga cavalcata fatta di diverse posizioni, anche alla pecorina, scarico ancora una volta ettolitri di sborra nella sua fica.
Alla fine il mio cazzo si rilassa ed si sfila da solo. Lei si alza mi bacia a lungo e si dirige verso il bagno con la mia sborra che le cola sulle gambe.
Resto solo a rimuginare su quanto è accaduto.
Mi rendo conto di come è cambiata la mia vita oggi…
“Pensavo di non potermi più segare la mattina e invece ho addirittura sborrato nel suo ventre… mia figlia… E me lo ha chiesto lei! Speriamo solo che prende precauzioni…” penso un momento prima che Veronica si sdrai di nuovo al mio fianco, accoccolandosi tra le mie braccia.
Do una rapida occhiata alla sveglia. È mezzanotte passata.
Dopo un po'.
— Papi?
— Sì, tesoro?
— Chiamami Vera.

Per tre giorni non facciamo che scopare e lunedì sera rientra mio figlio Giorgio.
— Ciao papà. Allora com'erano le fragole con la panna di Vera? Erano buone? — mi chiede Giorgio facendomi l'occhiolino, ancora prima di aver posato il borsone in camera sua. — Hai trovato anche tu che erano dolci e succose, le sue fragole?
Io ridacchiai al suo commento.
— E così le hai assaggiate anche tu, eh? Beh… che posso dirti… semplicemente favolose!
— Già. Ed ora come ce le dividiamo, ora che le hai provate anche tu? Ha chiesto anche a te di sposarla?
Ci pensai su un pochino. Se è quello che lei vuole… che sia così.
— Non ce le dividiamo. Saranno di entrambi, figliolo.
E così facciamo. Vera diventa l'amante di entrambi. A volte la prendiamo insieme.
Peccato di una cosa, però. Mi piacerebbe ingravidare mia figlia.
Forse più in là, tra qualche anno.