i racconti di Milu
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Era ormai la fine degli anni 90 e io avevo poco più di vent'anni, avevo la fortuna di lavorare per una società che spesso mi mandava in giro per l'Italia, dormivo in albergo tutto spesato e spesso, non tanto per risparmiare quanto per la praticità di non dover parcheggiare muovendomi prevalentemente in grandi città ben collegate, mi spostavo con il treno.
Dopo una due giorni in quel di Roma dovevo spostarmi a Venezia e nel pomeriggio di un mercoledì come tanti altri salii alla stazione Termini su un intercity. Non so se sia ancora così perché da molto non prendo più il treno, ma all'epoca i vagoni erano divisi per scomparti, c'era una porta scorrevole che li separava dal corridoio e all'interno di ogni scomparto c'erano sei posti a sedere nei quali, molte volte, si finiva per chiacchierare e intraprendere piacevoli conversazioni con gli inaspettati compagni di viaggio.
Accomodatomi in uno scomparto vuoto misi il mio bagaglio sull'apposita mensola e mi sedetti, all'epoca non c'erano telefonini, social network e tecnologie varie che fanno stare tutti a testa bassa senza nemmeno guardare la faccia di chi ti siede vicino, quindi me ne stavo li, seduto composto aspettando che il treno partisse.
D'un tratto si aprì la porta scorrevole, un uomo sui cinquant'anni, alto, capelli corti e con una barba brizzolata ben curata sul volto mi si rivolse gentilmente chiedendo: “è libero?”.
Risposi ovviamente di si e si accomodò sulla fila di sedili di fronte a me.
Come di consueto dopo un po' cominciammo a conversare e a raccontarci del più e del meno, mi raccontò di essere un perito informatico e di essere anch'egli in viaggio per lavoro, poi la conversazione progredì sempre più sul personale finché mi chiese: “hai la ragazza?”.
Alla mia risposta negativa incalzò: “come? Un così bel ragazzo come te? Non ti piacciono per caso?”.
Risposi che si, mi piacevano le ragazze ma al momento non ne avevo una fissa, poi incalzò parlando del fatto che alla mia età gli ormoni “galoppano” (disse proprio così) e che dovevo darmi da fare per scopare il più possibile, anche coi maschi se fosse capitato.
A quel punto io rimasi un attimo in silenzio, sorpreso della sua affermazione non perché la cosa mi scandalizzasse dato che qualche esperienza con maschi l'avevo già avuta, ma perché non me la sarei mai aspettata da un uomo che a quell'epoca vedevo molto più grande, quasi vecchio, e per il quale assurdamente pensavo che il sesso fosse ormai solo un ricordo. Mentre la mia faccia doveva avere un'espressione fra l'incredulo e l'imbarazzato lui mi sorrideva poi esclamò: “beh? Che c'è? Ti scandalizzi?”, risposi di no ma ormai eravamo sull'argomento. Non capivo ancora bene se ci stesse provando con me o se volesse solo divertirsi a mettermi in imbarazzo, così di colpo gli chiesi: “e tu sei sposato?”. Rispose serenamente di esserci andato vicino ma di essersi tirato indietro all'ultimo poiché era conscio di aver sempre provato una particolare attrazione per i ragazzi, così un giorno ne conobbe uno sui vent'anni dichiaratamente gay, se lo portò a letto e da li decise di non sposarsi più.
Più passava il tempo e più il discorso si approfondiva, lui mi raccontava alcuni particolari delle sue esperienze e io appresi, con un piacere che non gli avevo ancora rivelato, che ricopriva sempre il ruolo da attivo.
Gli confessai di aver avuto un amico al quale per un periodo facevo pompini con ingoio e che una volta avevo anche lasciato venire marsturbandosi mentre teneva la cappella appoggiata al mio buchetto, ma di non averlo mai lasciato entrare. Lui con aria scherzosa commentò: “che cattivo sei, non l'hai nemmeno lasciato entrare? Ti saresti meritato che ti afferrasse per i fianchi e te lo spingesse dentro senza pietà!”.
Io, che l'imbarazzo ormai l'avevo gettato dal finestrino, gli chiesi se era così che trattava i suoi partner e lui mi rispose che potevo decidere io stesso se scoprirlo.
Era una chiara avance che, sinceramente, non mi dispiaceva.
A quel punto abbiamo cominciato letteralmente a flirtare e i ruoli erano chiari da subito: io ero la puttanella, fingevo di non volere il suo cazzo e lui candidamente diceva di volere il mio culo.
“Sai” mi disse, “non ho mai sverginato nessuno un culo”.
“E pensi che questa sia la volta buona?” risposi io.
“Sono molto ottimista” rispose lui, poi aggiunse: “magari finiremo per farlo qua, sul treno, o stasera visto che io devo dormire in albergo, magari vieni a trovarmi”.
“Anch'io dormo in albergo” risposi, “dividiamo la stanza?”
Era ovvio che si!
Il flirt si era fatto pesante, con giochini più o meno oltre il limite della decenza visto che eravamo su un treno, ma lo scomparto chiuso ci dava comunque una certa privacy e la paura che qualcuno entrasse all'improvviso rendeva la cosa ancora più eccitante.
A un certo punto mi chiese di alzarmi in piedi e di voltargli le spalle, io come se non lo sapessi gli chiesi il perché e lui rispose: “voglio guardarti il culo”.
Obbedii, mi alzai, mi girai, mi tirai su i jeans per mettere in risalto le mie forme poi me li slacciai, li abbassai assieme alle mutande e glielo mostrai velocemente, poi mi ricomposi e mi rimisi a sedere.
“Beh? Allora che te ne pare?” gli chiesi.
“Magnifico” rispose lui, “non vedo l'ora di sfondarlo questa notte”.
“E chi ti dice che io te lo lascerò sfondare questa notte?” gli risposi,
“Io non sono il tuo amico di cui mi hai raccontato, sappi che se mi appoggio spingo, sei ancora in tempo a tirarti indietro”.
A quel punto io, molto maliziosamente, gli risposi: “io te l'ho fatto vedere, fammi vedere qualcosa anche te? Voglio rendermi conto di cosa mi aspetta perché non mi tirerò indietro”.
Si slacciò i pantaloni e si tirò fuori il cazzo, era davvero un bel cazzo, già duro a causa dell'eccitazione portata dal flirt, poi mise un piede contro la porta scorrevole e disse: “così non entra nessuno all'improvviso”, io mi inginocchiai fra le sue cosce i iniziai a succhiarglielo come se fosse la cosa più normale del mondo.
Lo spompinai finché mi venne in bocca, non ne lasciai uscire nemmeno una goccia ma mentre veniva e mi teneva per i capelli mi disse: “non mandarla giù”, obbedii in parte perché era davvero tanta e un po' dovetti ingoiarla per non sputarla e rischiare di sporcarci, poi mi tirò indietro la testa sempre tenendomi per i capelli e mi disse: “apri la bocca? Fammi vedere com'è piena”.
Io l'aprii e gli mostrai che era piena della sua sborra calda, in quel momento ci rendemmo conto che qualcuno stava tirando la maniglia della porta, lui si mise via il cazzo in fretta, io deglutii tutto e mi sedetti al mio posto, tolse il piede ed entrò il controllore, controllò i biglietti e se ne andò scuotendo la testa.
Una volta chiusa la porta lo guardai e, parlando chiaramente del controllore gli chiesi:
“ma che aveva”?
Lui scoppiò a ridere, con l'indice mi strofinò il mento poi me lo mise in bocca e mi disse:
“avevi lasciato questa”.
Cazzo! Avevo il suo sperma che mi colava lungo il mento e il controllore aveva capito tutto, che imbarazzo!
Mi chiese se poteva vedere ancora il mio culo, tanto ormai il controllore non sarebbe più entrato e nello scomparto non sarebbe entrato nessuno finché il treno non sarebbe arrivato a qualche fermata, così mi rialzai, mi girai, mi abbassai pantaloni e mutande e cominciai a lasciarmi ammirare, lui allungò la mano e cominciò a toccarmi, mi massaggiava le natiche poi all'improvviso con un dito mi toccò il buco, feci uno scatto e gli dissi: “hey! Non mi sono ancora lavato, è tutto il giorno che sono in viaggio, aspetta stasera, no?”. Lui non disse niente, mi guardò e si mise il dito in bocca, lo succhiò poi mi disse: “credi che mi possa fare schifo? Ora ti mostro una cosa, girati”.
Mi rigirai, mi afferrò per i fianchi, mi trasse a se, affondò la faccia fra le mie natiche e iniziò a leccarmi il buco, non riuscivo a dirgli di smettere anche se la ragione mi faceva pensare che magari qualcuno avrebbe potuto coglierci di sorpresa nel fare quelle cose.
Ero con le mani appoggiate sul sedile, il culo di fronte a lui e mi lasciavo fare tutto quello che gli veniva in mente.
Quando fui ben lubrificato dalla sua saliva iniziò a infilarmi un dito, poi due, e cominciò quello che ancora non sapevo essere il massaggio della prostata, continuò fino a farmi raggiungere l'orgasmo, un fiotto del mio sperma cadde sul pavimento del treno e lui con la scarpa lo spalmò fino a dissoverlo.
Mi risedetti sul mio sedile, il treno si fermò a Bologna e nel nostro scomparto entrò un'anziana signora, non potevamo più fare niente.
Arrivammo a Venezia, io avevo prenotato un albergo distante dal suo, allora mi disse che lui avrebbe chiesto di cambiare la stanza del suo con una doppia e io, per non destare sospetti all'azienda, avrei comunque fatto bene a pagare la stanza prenotata e farmi fare la ricevuta, anche se poi avrei dormito con lui.
Arrivammo in camera, mi spogliai di fretta e anche lui fece lo stesso, tirò fuori i preservativi dalla sua valigia, se ne mise uno sul cazzo già duro e mi disse: “mettiti nella posizione che vuoi, voglio incularti subito, i preliminari li faremo dopo!”.
Mi misi sul letto inginocchiato a pecora, lui si mise dietro di me e puntò la sua cappella al mio buco dopo averlo lubrificato della saliva e averlo lavorato un po' con le dita.
Alla sua prima spinta io scappai in avanti e così feci anche ai tentativi successivi, avevo paura così lui si stese sul letto a pancia in su e mi disse: “fammi vedere dov'è la puttana che mi ha fatto quel magnifico pompino sul treno, sieditici sopra, sarai tu a decidere se, quando e quanto entra”.
Lo ascoltai, mi misi a cavallo sopra di lui e pian piano mi impalai sul suo cazzo, quando fui pronto cominciai a muovermi, lo facemmo così per un po' poi volli cambiare posizione e rimettermi a pecora, per me era quella la posizione in cui immaginavo di farmi inculare la prima volta.
Lui si mise dietro di me, lo infilò e cominciò a fottermi a ritmo sostenuto, poi mi disse: “voglio farti venire”. Mi fece mettere a pancia in su col culo sul bordo del letto, mi fece alzare le gambe e mi penetrò da davanti, provavo una sensazione analoga a quella del massaggio della prostata di prima ma più intensa, dopo un po' che mi sbatteva così venni di nuovo, guardavo la sua espressione soddisfatta, lui raccolse il mio sperma che mi era schizzato sulla pancia con le dita e me lo fece leccare.
Poi mi disse: “adesso tocca a me”, mi fece girare a pancia in giù, mi salì sopra e mi penetrò di nuovo, cominciò a fottermi con forza e io per aiutarlo inarcavo indietro la schiena, a un certo punto mi sussurrò: “posso venirti dentro? Tanto c'è il preservativo, ma sappi che è più eccitante farlo lo stesso se mi dici di no”.
“No, ti prego!” gli risposi io, e così iniziai a fingere di volermi divincolare e lui di tenermi fermo con la forza, la cosa piaceva molto a me e anche a lui, durò pochi minuti poi venne dentro di me.
Ci rilassammo, lui era ancora sopra di me, il suo cazzo un po' ammosciato ancora dentro il mio culo, mi voltai indietro per guardarlo, gli sorrisi e lui mi disse: “grazie, me lo dai un bacetto?”.
Ci baciammo velocemente sulla bocca, poi ci mettemmo su un fianco, a cucchiaio, rimanemmo li per un po' ed in seguito andammo a farci la doccia.
Lo rifacemmo anche li poi di nuovo due volte nel letto, puntammo la sveglia e dormimmo fino al mattino, prima di alzarci, prepararci per andare al lavoro e salutarci fui io a chiedergli di darmi un'ultima “bottarella”, mi portò sotto la doccia e mi accontentò. Anche lui parve esserne parecchio contento.
Uscimmo dall'albergo, ci salutammo e non lo rividi più.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it