i racconti di Milu
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Indice
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La storia che vi vado a raccontare è vera, i vari personaggi esistono veramente. L'evoluzione dei fatti ha una partenza molto soft ed una evoluzione forse un po' lenta e non ho la più pallida idea di dove porterà, visto che la storia è in evoluzione. Ma il crescendo sembra inarrestabile. Alcune parti sono state romanzate, semplicemente per rendere il racconto più fluente. Ma, e questo è l'importante, le avventure sessuali della protagonista sono assolutamente reali. Normalmente uno dovrebbe dire che i nomi sono stati cambiati, ma in questo caso ho deciso di non farlo. Monica si chiama veramente Monica, e vive in provincia di Cuneo.
Sono un imprenditore della provincia granda, quarantacinquenne, sovrappeso, ma anche allegro, brillante, laureato e con una buona cultura classica. Sposato, un figlio, ottime possibilità economiche, amici e contatti giusti, membro del consiglio pastorale parrocchiale, impegnato in enti di volontariato. Ma anche vero porco. Buon calibro in mezzo alle mutande, usato spesso e volentieri anche al di fuori del talamo nuziale, con buona conoscenza di pratiche di dominazione e sado maso che mi arrivano da anni di pratica fatti con le diverse amanti e segretarie con le quali ho intrapreso relazioni, ma anche da studi e da corsi.
Ho conosciuto Maurizio, il marito, ad una manifestazione sportiva alla quale partecipavano entrambi i nostri figli. Seduto al bar dell'impianto sportivo con amici, sorseggiavo una bibita e vidi passare una bella signora, sui quarantacinque, con una mini da paura, stivali al ginocchio e con un'andatura di quelle che, diciamo, non ti lasciano indifferenti. Passò davanti al nostro tavolo e, tra la battuta ed il serio, dissi a voce alta "in un culo del genere, chissà come mi frullerebbe bene il fringuello". I miei amici si misero a ridere, mia moglie con le amiche era sugli spalti per cui mi potevo permettere apprezzamenti pesanti. E mentre ricominciavamo a chiacchierare delle solite cazzate, mi sentii bussare su una spalla da un tizio enorme che non conoscevo e che mi chiese...
M: "Problemi con la signora? Che poi sarebbe mia moglie."
Cazzo. Ero stato sgamato, anche malamente. Mentre pensavo al fatto che sarebbe finita sicuramente in rissa, cercai di buttarla sulla simpatia e di fare la figura del coglione.
G: "No, assolutamente, anzi, dimostravo ammirazione per la sua camminata. Faccia i complimenti alla sua signora!"
Fiuuuuuuu, schivato l'impeto dell'incazzatura, adesso dovevo cercare di farlo sbollire. Minchia, ma quanto era grosso...
G: "Senta, per farmi perdonare l'impudenza mi permetta di offrirle qualche cosa da bere, tanto qui la giornata diventa lunga. Cosa prende? A proposito, piacere Gianpiero."
M: "Ma non lo so, faccia lei."
G: "Una birra per il mio amico."
M: "Io non sono suo amico"
G: "Per forza, non so neanche il suo nome..."
M: "Maurizio"
E' fatta, nessuno ti mena se ti conosce, e soprattutto con una birra in mano.
M: "Che cosa stava dicendo su mia moglie?"
G: "Stavo apprezzando la sua camminata, che mi ricorda molto quella della primavera di Botticelli, una andatura elegante e sinuosa che ricorda l'ondeggiare dei papaveri nel celebre dipinto impressionista di Monet che forse ancora meglio di Van Gogh ti lascia una sensazione di estasiato riposo, al termine del soffio del vento"
Che cazzo ho detto?
M: "Che cazzo hai detto?"
Minchia, non se l'è bevuta.
G: "Beh, se vogliamo metterla così... che il culo di tua moglie è una vera opera d'arte. Ma senza secondi fini, eh!"
E mentre i miei amici ridevano a crepapelle, ed io stavo cercando come potermi schivare dal pugno che da li a poco pensavo mia avrebbe raggiunto, vidi il mio nuovo amico ridere di gusto per la mia ennesima stronzata, ma anche, nei suoi occhi, una luce strana, come di eccitazione, dovuta alla mia battuta. No, dovevo essermi sbagliato.
Chiacchierammo ancora del più e del meno, dopo di che raggiungemmo il rispettivo pargolame dove ritrovammo le nostre rispettive signore.
dovessi dire che cosa mi ricordo di quella giornata, non mi ricordo il risultato ottenuto dalla squadra del mio erede, non mi ricordo quasi niente, ma quel sontuoso culo e del fatto che avrei voluto piantarci il mio cazzo senza alcun lubrificante invece rimaneva scolpito nella mia memoria.
Passò qualche giorno e dimenticai il mio nuovo amico e la sua Jessica Rabbit solo un po' meno appariscente.
Alla successiva manifestazione ci ritrovammo, io, Maurizio e gentile signora. Solo che stavolta io ero fuori in cortile che stavo insultando un mio dipendente che aveva appena combinato una cazzata.
M: "Buongiorno. Guarda che se urli così forte non hai bisogno del telefono"
Miiiiiiiicazzorompiicoglionitipuzzarespirare?
G: "Che c'è? Ah, piacere... sai com'è... certa gente non sa tenere la bocca chiusa..."
Silenzio imbarazzato.
G: "Già, questo lo sai... E Jessica come sta?"
M: "Jessica chi"
Cazzo, è vero, Jessica è il soprannome che le avevo affibbiato, memore della camminata di Jessica Rabbit, non il suo nome. Zitto mai...
G: "Scusa, tua moglie. Sai mi ricorda molto una mia amica di nome Jessica..." speriamo che se la beva...
M: "Ah, si chiama Monica"
G: "Beh, piacere di averti rivisto"
Taglia corto, ce questo vuole attaccare briga...
M: "Piacere"
Mi svicolai con mosse e risposte evasive peggio di Di Maio davanti ad un libro.
Passa qualche tempo. Mio figlio cambia sport, io comincio ad avere frequentazioni intime con la mia cardiologa, ovviamente all'insaputa di mia moglie, mi passa tutto di mente fino a quando uno dei miei famosi compagni di merende di quel giorno mi invia una mail con l'indirizzo di un sito per adulti dove cuckold ed aspiranti tali mettono in mostra i rispettivi desideri e foto dei partner. E con una segnalazione di un nome utente ben particolare e con un laconico "Ti ricorda qualcuno?".
In un ritaglio di tempo mi collego al sito, mi iscrivo con una mail di comodo, cerco il nome utente e guardo. La faccia oscurata, tanto non sono fisionomista. Ma nuda, in biancheria intima dozzinale, in ambiente casalingo, riconosco quelle due chiappe. Mica male la mammina.
Mando una mail di contatto, complimenti, richiesta di informazioni e poi penso... Figurati se risponde.
E dopo un paio d'ore, invece ecco la risposta che, tradotto in breve, era:
"Io ho voglie cuck e lei non ne vuole sapere"
Man mano la confidenza è aumentata, e sono venuto a sapere molte cose per le quali mi sono fatto il quadro della situazione.
Certamente lei è una bella esibizionista.
Non si è mai tirata indietro di fronte alle richieste del marito di avere foto di lei nuda, neanche mentre succhia il pisello del marito (pisellino, sarebbe meglio dire) o se lo prende in fica. Lui la fa spesso uscire in minigonna e stivali, o con vestiti corti, alle cene con gli amici e soprattutto con i colleghi. E a lei sembra che la cosa non dispiaccia.
Insomma. C'è del potenziale su cui lavorare.
Più che per sfida che per necessità (diviso tra una bella moglie ed una amante che più che una dottoressa sembrava una fotomodella, non è che non sapessi dove farmi una signora scopata), decido di dare una mano al buon Maurizio. Se poi fossi riuscito a sderenare quel culo, tanto meglio.
C'era però quell'intimo dozzinale che mi stava decisamente sui coglioni. Un misto di Calzedonia e biancheria della nonna che faceva molto Bridget Jones. Era come una di quelle pustole bianche sul naso. Non si poteva vedere.
Ordinai una sottoveste di pizzo di buona qualità ed un paio di scarpe con tacco da dieci centimetri, che seppi dopo essere le sue prime decolletèe di quella altezza, al quale unii un completino sexy per mia moglie ed un altro per la mia amante. Feci spedire il tutto in ditta, quindi contattai Maurizio, gli dissi senza tanti complimenti di passare da un mio cliente nel centro di Cuneo a ritirare il pacco, di acquistare una rosa rossa a gambo lungo (un minimo di romanticismo non guasta mai), di godersi la serata di San Valentino, quindi di farmi sapere.
Il giorno dopo ricevetti una lunga mail che mi raccontava lo svolgimento della serata, alla quale erano allegate numerose foto.
"Le è piaciuto veramente il tuo regalo. Lo ha scartato, ed ha voluto subito indossarlo con le autoreggenti. E dopo mi ha chiesto lei di farle queste foto. I figli erano fuori, abbiamo cenato e poi siamo andati in camera. Le ho dato la scatola. E' rimasta molto stupita perché non aveva mai ricevuto regali del genere. Mi ha subito chiesto dove lo avessi preso e, come mi hai detto tu, le ho detto che era un omaggio alla sua bellezza. Mi ha detto di restare fermo, quindi è andata in bagno ed ha indossato la sottoveste, le autoreggenti e le scarpe.
Un po' barcollando perché non è abituata a scarpe del genere, mi ha chiesto se stava bene ed io a momenti vengo nel vederla. Quindi mi ha chiesto di farle delle foto che ti allego, ed infine abbiamo fatto l'amore. E' stato liberatorio, sembrava che non ne avesse mai abbastanza, glie l'ho messo dentro con tutta la forza ed alla fine ha voluto che le sborrassi in bocca. E' stato veramente stupendo."
Il fatto che la sottoveste le fosse piaciuta non mi sorprese più di tanto. Lo so da solo di avere buon gusto, non c'è bisogno che me lo dicano. Fui piacevolmente sorpreso quando scoprii che quella sera la nostra Monica si era lasciata andare più del solito. Rimasi invece contrariato quando scoprii che la stessa dopo la fellatio, invece di ingoiare, era scappata in bagno a sputare, e che inoltre non voleva praticare l'anale.
C'era molta, ma molta strada da fare, per rendere Monica una vera femmina da letto. Cosa che Maurizio da parte sua voleva e che anche io avrei voluto, per goderne le grazie.
Ma Maurizio si rendeva realmente conto di cosa significava essere un cuckold?
Intercorse un lungo scambio epistolare nel quale gli illustrai tutta una serie di problemi ai quali sarebbe potuto andare incontro nonché di un lungo elenco di pratiche, alcune anche abbastanza estreme, alle quali avrei sottoposto sia Monica che lui.
Si, sono un vero porco.
"Quindi, vuoi proseguire o meno?" chiesi.
"Certo", fu la risposta.
Note finali:
Potete contattarmi alla mail superbartoli@libero.it