i racconti di Milu
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Note:
Veronica71Racconti@gmail.com
Freme, si gira, si rigira nel letto. Si mette seduto, passa dal lato destro al lato sinistro. Ribalta il cuscino. Infila un braccio sotto e uno sopra. Si scopre, si ricopre con le coperte. Si tocca, si masturba. Prima piano. Poi veloce. Velocissimo. Viene sulle coperte. L’eiaculazione però non porta sonnolenza, non porta soddisfazione. Vuole di più, attende di più. Bruno aspetta trepidante l’alba del giorno dopo. Guarda la sveglia sul comodino. Ancora le tre del mattino. Finalmente il corpo si rilassa. La mente si concede il riposo meritato. Si lascia trasportare nel mondo dei sogni.
Il giorno dopo si alza pieno d’energie. Sei ore di sonno gli bastano. Di meno sarebbero poche, di più sarebbero troppe. L’ansia non lo ha ancora abbandonato. E’ trepidante. L’attesa lo logora.
Si veste. Vestiti scelti a caso dall’armadio. Sa che non sono importanti. Sa che non è quello che lei vuole. Al contrario però, la casa deve essere accogliente. Così Bruno prepara il campo di battaglia. Serve atmosfera. Servono candele profumate. Servono coperte pulite, vicine al letto e al divano, perché non sa dove lei vorrà stare. Servono i cuscini, tanti cuscini morbidi, soffici e confortevoli. Infine serve la musica. Concilia tutto la musica. Unisce i corpi, unisce i sensi. Crea un collegamento mistico tra ideale e reale, li capovolge e li fa compenetrare. L’aria è intrisa dell’odore di vaniglia. E’ perfetto per lei. E’ il suo preferito. Ben presto però Bruno sentirà un odore diverso, più pungente. L’odore agrodolce degli umori di una donna. Una miscela di esplosività sensuale.
Sopra le note della musica, si alza il suono del campanello. Bruno si precipita alla porta con il battito a mille, il cuore che sembra voler uscire a forza dal petto.
Elena entra senza salutarlo nemmeno. Bruno le ha riservato il miglior buongiorno che le sue labbra potessero esprimere. Poi le prende il cappotto e lo appende all’attaccapanni.
Elena scruta il territorio, come una predatrice, come un falco che prima di avventarsi sulla vittima, controlla la conformazione del terreno, se gli alberi sono troppo fitti e se il vento gli è favorevole. Finalmente poi, Elena parla.
“Bravo Bruno, hai imparato.” Fa Elena con superiorità.
“Vuole qualcosa per colazione?” Chiede Bruno remissivo.
Elena finalmente si gira e lo guarda negli occhi. Per poco Bruno non ci rimane secco. Gli occhi di Elena sono come due porti affacciati su un oceano immenso.
“Voglio la tua specialità.” Tuona Elena.
Bruno l’accompagna delicatamente verso il divano cingendole la vita e posando la mano sul sedere di Elena. La donna si accomoda e finalmente accompagna al gesto anche un sorriso.
“Non ho messo le mutandine Bruno.”
L’uomo è pervaso dall’eccitazione. Alza la gonna di velluto della donna con lentezza quasi chirurgica. Non vuole certo rischiare di danneggiare il sacro Graal. La vulva di Elena difatti assomiglia ad una reliquia. E’ sacra. E’ rara da avere. Tutti la desiderano. Ma lei ha scelto Bruno, un comune mortale. Questo Bruno lo sa bene e ne è grato, tanto grato da far tutto ciò che gli viene chiesto.
Bruno sa bene come deve muoversi. Sa dove deve baciare, sa con che intensità, sa con quanta saliva. Comincia quasi dal ginocchio. Risale lentamente ma altrettanto inesorabilmente verso la figa di Elena.
“Grazie, Padrona.” Pronuncia Bruno.
Uno scossone pervade tutto il corpo di Elena. Ama essere chiamata così. Gode nel vedere gli uomini servili e Bruno è il più servile di tutti. Più Bruno omaggia la sua donna in quel modo, più lei si eccita.
Bruno arriva pian piano fino al clitoride. Lo bacia, lo succhia, lo lecca lentamente. Si inebria degli umori di Elena, si ubriaca del liquido che la donna espelle. Sniffa tutto quell’odore che ormai ha preso il posto della vaniglia delle candele profumate.
Elena si contorce, si irrigidisce, si contrae in spasimi di goduria. Il pensiero del suo servo che la lecca la pervade completamente. Desidera essere chiamata ancora padrona, lo vuole intensamente. Infila una mano tra i capelli di Bruno e li stringe.
L’uomo sa bene cosa significa. Sa bene che Elena è una donna che non chiede, è una donna che esige, è una donna che non dice ma si fa intendere.
“Le piace Padrona?” Rincara Bruno.
Elena non è ancora soddisfatta, vuole osare di più, vuole affermare ancora di più il suo ruolo di dominatrice.
“Sei un uomo fortunato Bruno, lo sai? Guarda di cosa hai l’onore di nutrirti.”
“Grazie mia Padrona, ha ragione.”
“Continua a leccare schiavo, continua a soddisfare la tua padrona.”
Bruno non se lo fa ripetere due volte. La condizione di servaggio lo eccita terribilmente. Il suo pene nei pantaloni è completamente di marmo. Ma deve continuare a tutti i costi. Deve concludere il lavoro cominciato o ne risentirà il suo privilegiato ruolo di servo.
Bruno è inesorabile: attacca il clitoride consecutivamente senza lasciargli tregua. Ora la Padrona geme, quindi sa che è sulla buona strada, sa che cosa deve fare.
Elena si contorce. Il suo bacino comincia a vibrare, prima a scatti poi come quando una gatta fa le fusa. Le gambe si chiudono intorno alla testa del suo schiavo. Proprio in quel momento Bruno sa che deve dare il tutto per tutto leccando quanto più possibile. Ora ha poco spazio d’azione, ma non importa, sopperirà al problema intensificando il ritmo. Poi finalmente Elena alza il tono di voce e si lascia andare ad un mugolio di piacere. Il suo corpo si rilassa e si riaccascia sul divano, tra i soffici cuscini.
Seguono alcuni momenti di silenzio. Bruno continua a baciare la vulva e l’interno coscia con delicatezza, come a voler lasciare una firma all’opera d’arte appena conclusa. Elena riapre tenendo gli occhi socchiusi, come le sue carnose gambe, si raddrizza per sfilarsi la canottiera e per liberare i seni dalla scomoda morsa del reggiseno.
Bruno l’ammira affascinato, completamente perso dalla manifestazioni di cotanta bellezza sul suo divano.
“Rimarrò tutta la mattinata e, forse, anche per il pomeriggio.” Dice Elena con il tono di voce di un’imposizione più che di un’educata richiesta di asilo sessuale.
“Come desidera, mia Padrona.” Acconsente Bruno, con la felicità di un bambino che a natale ha appena ricevuto una nuova playstation.