i racconti di Milu
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"Non indovinerai mai cos’ho visto !”
La frase di Daniela ruppe il silenzio dell’ufficio, peccato che non avessi nessun interesse al di la del finire il mio lavoro. Perchè già odiavo me stessa per essermi ridotta a dover lavorare il sabato mattina, per poter sistemare una settimana di pratiche, e ora che stavo quasi per veder scomparire quell’ammasso di carta dalla scrivania, volevo solo arrivare alla fine e potermene andare a casa.
“Un marziano che vuole citare la città per la troppa spazzatura.” le risposi senza degnarla d’alcuna attenzione.
“Hai in mente Luca, il tecnico che sta facendo la manutenzione alle stampanti ?”
“Sì perché ?”
“Sono entrata in bagno non sapendo che c’era lui, e così ho scoperto che non ha un ‘semplice’ cazzo, ma una vera e propria proboscide ! Però non è colpa mia perché era lui nel bagno delle donne, anche se credo non se ne fosse accorto.”
“Bene ora che so che il nostro tecnico è un superdotato posso finire il mio lavoro ?”
“No perché andiamo e lo scopiamo.”
Per un attimo volli credere che quella della mia collega fosse solo una battuta, ma erano passati diversi mesi dalla nostra ‘approfondita’ conoscenza, e sapevo che quando parlava di sesso non scherzava mai. Daniela infatti apparteneva alla categoria “Ogni lasciata è persa”, senza dimenticare che il sesso dell’amante era un fattore secondario. Per le andare con un uomo o una donna era perfettamente uguale, anzi se nel rapporto erano presenti entrambi era anche meglio.
“Davvero vuoi farti uno solo perché ha un bel cazzo ?” le chiesi già sapendo la risposta.
Il suo sorriso valse più di qualunque si.
La sua mano tesa verso di me era ben più di un invito a trascorrere qualche bel momento.

Da quando ero entrata nello studio di Manlio avevo avuto rapporti solo con lui, con l’unica eccezione di quello con Nadia e Daniela, che però consideravo più che altro un compromesso anche se era stato molto piacevole. Ora si trattava d’averne uno non tanto con un quasi perfetto sconosciuto, ma soprattutto di soddisfare quello che in fondo era solo un capriccio, e per giunta neanche il mio. Quello che forse mi spinse a seguire Daniela era il desiderio di provare qualcosa di completamente nuovo, per una come me che certamente non era mai stata una ‘ragazza facile’.
Oppure molto più semplicemente volevo sapere se stavo diventando l’amante del mio mentore, del tutto incapace d’avere rapporti con altri.

Mi ritrovai così davanti a Luca, uno che si poteva definire tutto tranne che una gran bellezza, mano nella mano con la mia collega che non vedeva l’ora di alzare la gonna e abbassare le mutandine.
“Ciao Luca, ne hai ancora per molto ?” gli chiese Daniela quasi sfiorandolo sui fianchi.
“In realtà avrei appena finito, perché serve altro ?”
“Sai la mia collega non crede che hai un cazzo superiore alla media, e mi chiedevo se volevi farle capire che si sbaglia.”
Luca diventò rosso fuoco, ma del resto la sfacciataggine di Daniela aveva imbarazzato anche me.
“Scusa ma non ho capito.” farfugliò l’uomo poco prima di ritrovarsi la mano della mia collega proprio sopra la patta dei pantaloni.
“Se non sei frocio hai capito benissimo.” rispose Daniela aprendogli la lampo “Nel caso sia timido stai tranquillo che facciamo tutto noi.”
Dopo pochi secondi un vero e proprio serpente uscì dalle mutande di Luca, lasciandomi senza parole.
“Monica non mi dire che non hai mai visto un cazzo del genere ?” mi chiese Daniela tenendone in mano meno della metà.
“Non saprei quindi è meglio fare delle verifiche.”
M’inginocchiai davanti a quell’uomo quasi ipnotizzata dal suo pene, per poi iniziare a baciarne la cappella, quasi in segno di rispetto. Così mentre Luca spogliava Daniela infilandole le mani ovunque, ricambiato da lunghi baci carichi di lussuria, io cercavo di fare un pompino degno di questo nome.
In realtà mi era del tutto impossibile prendere tutto il membro in bocca, così dopo averlo a lungo leccato per tutta la sua lunghezza, iniziai a masturbarne la base, lasciando che la mia bocca donasse piacere a quel che sporgeva dalle mie mani. Ben presto il pene divenne duro aumentando anche la circonferenza, così potei assaporarlo come meglio credevo. La mia lingua si dedicò esclusivamente alla cappella che avvolgeva con lenti movimenti circolari, mentre la bocca correva su e giù senza però accelerare più di tanto, facendo sì che fosse sempre al limite dell’eccitazione.
Quando Daniela s’accucciò vicino a me era di fatto ormai nuda, ma soprattutto con un’irrefrenabile voglia d’esser scopata.
Le lasciai il posto per alzarmi e prendere il suo a fianco di Luca, il quale non perse tempo nell’infilarmi le mani sotto il vestito, che feci cadere a terra dopo avergli infilato la lingua in bocca.
Non provai nulla durante quello scambio d'effusioni, in compenso crebbe in me il desiderio di fare sesso con Daniela. Il vederla accucciata fra le gambe di Luca, intenta a leccargli il pene ed i testicoli, la rendeva ai miei occhi una vera puttana, ma forse proprio per questo qualcosa da possedere a tutti i costi.
Così non appena lei s’alzò, io m’inginocchiai davanti a lei, per leccarle la passera.
“Guarda guarda, queste due sono anche lesbiche.” esclamò Luca che sicuramente non s’aspettava d’assistere ad uno spettacolo del genere.
Daniela gli prese il pene in mano per mantenerlo ben eccitato, ma soprattutto in piena erezione, forse non molto felice di rimandare la tanto attesa penetrazione, ma allo stesso tempo era ben visibile quanto gradiva le mie attenzioni. Infatti non solo gemeva senza sosta dimostrando così come stava godendo, ma i suoi umori le colavano letteralmente sulle cosce, tanto erano copiosi.
Alla fine Luca mi spostò di lato, e dopo aver alzata una gamba a Daniela, la penetrò completamente facendole scivolare dentro tutto il cazzo quasi senza trovare alcuna resistenza.
Il vederla godere m’eccitò tantissimo, così dopo essermi tolta quel che mi era rimasto, mi misi al fianco della mia collega, per poterla baciare e toccare in ogni dove.
Luca si dimostrò un vero toro da monta con entrambe, ma soprattutto un uomo che non pensava solo al proprio piacere. Ci scopò tutte e due cercando di non fare ‘differenze’, magari non trattandoci come principesse, ma neanche come due troiette vogliose, anche se in fondo c’eravamo comportate come tali. E anche se sentire dentro una mazza del suo calibro era fonte d’estremo piacere, non forzò mai ritmo o tempo, dandoci così la possibilità d’avere il massimo del godimento.
Forse solo quando mi prese da dietro fu un po’ brusco, ma del resto ero così eccitata che come spinse m’entrò dentro più di mezzo cazzo, e le mie urla non erano certo di solo dolore.
In compenso provai una nuova forma di piacere sinora sconosciuta, nella quale non importava in alcun modo chi fosse il mio amante, ma che questi era in grado o meno di farmi godere. E Luca sapeva farmi godere al centouno per cento. Il fatto che non ci fosse alcun trasporto emotivo, o che lui mi considerasse una mezza puttanella, era del tutto irrilevante. L’unico aspetto che davvero era importante era il puro piacere fisico, il trovarsi nuda sdraiata su una scrivania, con un gran cazzo che entrava e usciva dalla mia fica, con Daniela che baciava e toccava tutto il mio corpo.
Alla fine Luca venne sopra la passera della mia collega mentre riprendevo fiato, stupendomi non poco di come si stesse congedando da noi. Solo grazie all’insistenza di Daniela, venne fuori che il ‘bravo ragazzo’ stava correndo a casa dalla sua convivente, chiedendo di non parlare mai dell’accaduto visto che la compagna era molto gelosa.
“Vattene a casa bamboccio.” disse Daniela con tono scherzoso “E stai tranquillo che rimarrà tutto qui dentro.”
Stavo per raccogliere i mie indumenti, quando mi sentii afferrare per i fianchi da dietro.
“Non t’è bastato il cazzo ?” chiesi con ironia.
“Perchè a te la sveltina è bastata ?”
Mi girai e subito le nostre lingue s’intrecciarono fra loro, quasi danzando fra le bocche spalancate, mentre le mani passarono da un caldo abbraccio, all’esplorazione d’ogni anfratto della schiena, finendo inesorabilmente sulle chiappe.
Feci voltare Daniela la quale si piegò ben volentieri sulla scrivania, offrendomi così il suo bel sedere, come se sapesse ciò che desideravo. La mia lingua scivolò dalla parte alta dell’incavo del sedere, sino quasi a sfiorare la fica, facendo numerosi sali e scendi che eccitarono a dismisura la mia amante. Quando poi, quasi per magia, dalla sua scrivania uscirono due vibratori, il nostro gioco erotico era già segnato. Ripassai più volte la lingua intorno a quella rosa di carne che era il suo ano, per poi violarlo dolcemente col vibratore mentre con l’altra mano le massaggiavo la passera evitando di penetrarla in qualsiasi maniera.
Forse perché ancora su di giri per il rapporto precedente, Daniela venne dopo pochi minuti, lasciandomi il dubbio se fossi stata troppo irruenta. Il mio broncio sparì non appena lei s’alzò lasciando che mi sedessi sulla sua scrivania con le gambe ben spalancate.
La sua bocca partì dalla mia bocca per finire la sua corsa all’interno delle cosce, dove s’attaccò come una ventosa alle mie labbra intime. Iniziai a mugolare dal piacere arrivando quasi ad urlare quando mi penetrò prima con tre dita, e dopo con un vibratore. Ero già diretta verso l’orgasmo, quando sentii una pressione contro mio ano, che ben presto s’aprì per far entrare il secondo vibratore.
“No due insieme no.” cercai di protestare senza però alcuna convinzione.
“Taci e godi” mi rispose Daniela mentre mi sodomizzava con ancora più impeto.
Come per un riflesso incondizionato portai una mano sulla mia passera, ma poi lasciai che fosse lei a condurre il gioco, abbandonandomi completamente al piacere. Quella doppia penetrazione ebbe anche l’effetto di ritardare il mio orgasmo, oltre che quella di farmi provare per la prima volta quella perversa forma d’appagamento sessuale, sino allora a me sconosciuta.
Quando finalmente il piacere giunse al suo apice, rimasi quasi bloccata tanto fu violento quell’attimo, ma soprattutto dopo non riuscii a muovermi se non dopo diversi minuti.
“Programmi per il pomeriggio ?” mi chiese Daniela mentre ci stavamo rivestendo.
“Prima di tutto devo mangiare perché ho una fame da lupi. Poi vorrei parlare con una mia collega di una ninfomane che lavora con me, credo si chiami Daniela.” risposi ridacchiando.
“Almeno lei non si nasconde dietro un falso perbenismo come fai tu. Perchè sia chiaro che se a me piace il sesso, tu non è che sei diversa da me, solo non l’ammetti.”
In effetti aveva ragione da vendere, ma forse proprio anche grazie a lei, stava venendo fuori la mia vera identità sessuale, che era molto diversa da quella che credevo d’avere sino a qualche mese prima.

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