i racconti di Milu
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“Tesoro, era la segretaria del ginecologo. Dice che il dottore è dovuto andare via per un urgenza…”

“Un’urgenza?!”

“Un parto prematuro. È dovuto correre a casa della paziente…”

“Accidenti!”

“Si, però ha detto di non preoccuparti che la visita non sarebbe saltata. C’è un suo sostituto che è al corrente di tutto.”

“Ma io non lo conosco…”

“Neanche lui, così state pari…”

“Non fare lo scemo, ti diverti a prendermi in giro?”

“ Ma no. È che so quanto tieni a questa visita e non vorrei che tu rinunciassi."

“Ah, mi ha detto anche che gli ha lasciato la tua cartella sulla scrivania… e che è una persona di massima fiducia e ti troverai sicuramente bene. Professionalmente, intendo”

“Se mi accompagni anche tu, vado, Altrimenti…”

“E ti pare che ti manderei da sola? In pasto a uno sconosciuto!!!”

“Tu lo faresti. Eccome! Non dici sempre che ti piacerebbe vedermi farlo con un altro uomo?”

A quelle parole, Claudio prova una inedita fitta al basso ventre.

Roberta non s'è mai espressa tanto esplicitamente su questo argomento. O meglio: mai al di fuori dei loro giochi d’amore che includono anche infuocate confessioni. Per questo, non riesce a comprendere dove inizia lo sfottò e dove lei stia parlando sul serio.

E comunque, in entrambi i casi, l’idea di quel che potrebbe accadere da lì a poco lo mette in agitazione e provoca in lui uno straordinario stato di eccitazione. La situazione che si va delineando lo aggrada: la sola idea di esibirla, anche se lei è inconsapevole, lo fa sentire come un animale infoiato.

Il ginecologo in questione è un suo complice. Claudio vuole arrivare a farla ammirare ad un altro. Certo che se lei fosse al corrente, sarebbe meglio. Ma lei vuole continuare a confinare certe situazioni solo al mondo della fantasia.

Da qualche tempo, Roberta, ha preso ad accettare le provocazioni del proprio marito. ma solo come gioco verbale, in intimità e senza mai spingersi oltre.

Qualche volta ha esaudito qualche capriccio di Claudio. Come ad esempio, quando al loro anniversario di matrimonio, ha accettato di vestirsi in maniera provocante: un bell’abitino nero con le spalle scoperte, scarpe col tacco, un bel decolté nero a chiosa di calze autoreggenti, mandarono in fibrillazione il cuore di Claudio. E non solo il cuore… e non solo Claudio

Claudio sta appunto ripercorrendo con la memoria a tutti gli sguardi che carezzavano la sua bella in quell’occasione, quando lei si affaccia di nuovo in soggiorno. indossa una gonnellina bianca e un top nero che lascia scoperto il pancino e le spalle e con uno sbuffo che incornicia la scollatura.

“Bhè! che succede? Non mi hai mai vista, prima?

“Eh?”

“Ti sei imbambolato”

“Ah, si. Stavo pensando”

“Si. A quanto sei maiale. Sicuramente stavi viaggiando con la fantasia, come sempre. Guarda che non puoi sempre scherzare con il fuoco. Se davvero accettassi l’idea di stare al tuo gioco, potresti poi pentirtene…”

“Gioco? Quale gioco…”

“Aspetta. (gli si avvicina e gli sfiora con le labbra, prima un’ occhio e poi l’altro) ecco. Ti erano rimaste le mie tette impresse negli occhi. Ora ti ho resettato il cristallino…”

“Ma dai! Lo sai che ti adoro e che ti trovo la ragazza più sexy del mondo.“

“E’ per questo che vuoi che mi mostri anche agli altri?”

“Bhè, più o meno…”

“Andiamo che si fa tardi…”

Il suo modo di troncare i discorsi, gli lascia sempre l’amaro in bocca. Ma non in questo caso. Forse perché sa a cosa sarebbero andati incontro quella sera.

Si volta e sorridendo chiude la porta.

Arrivano dal ginecologo che sono già le diciannove passate da un pò.

Suonano al campanello e viene ad aprire la segretaria di sempre, quella del ginecologo; la graziosa assistente, che Roberta ha già visto lì altre volte.

"Prego, accomodatevi. Giù… La porta in fondo al corridoio. Il dottore l’attende."

Prende una giacchetta e una borsa dall’appendiabito e si rivolge ad alta voce in direzione della porta indicata poco prima: "Io vado dottore... C’è qui l’ultima paziente che doveva visitare oggi."

"La faccia accomodare." Cosi dicendo si affaccia e gli va incontro.

"Che gran paraculo", pensa Claudio. “Sembra un dottore vero. Eh, si che fa l’ attore di mestiere ma un dottore non è facile da imitare senza cadere nel banale…” e Marco, questo é il nome del suo complice, non sembra affatto banale: un semplice camice, con un paio di penne nel taschino, danno a quell’ uomo un’ aria naturale. Come se non avesse indossato altro nella sua vita.

Un uomo che sembra persino ‘serio’. Attorno ai 45 anni ben portati, tutti i capelli in testa, pizzetto ben curato, occhiale serio ma non troppo.

Si avvicina e con un sorriso rompe subito il ghiaccio.

“Buonasera! lei deve essere Roberta, vero?”

“Si. e questo è mio marito, Claudio”

“Molto lieto. Prego…. Le faccio strada... vuole assistere anche lei alla visita?” rivolgendosi a Claudio.

“Si. Vuole assistere… ed anch'io preferirei...” irrompe subito Roberta.

E' evidente a Claudio che sua moglie è in soggezione davanti a quell’uomo. E quell'affermazione ne è un palese riscontro...

Intanto Marco prende posto alla scrivania e invita Roberta e Claudio a sedersi di fronte a lui.

“Bene, vedo dalla sua cartella che non ci sono particolari problemi. Si tratta quindi di una visita di routine…”

“Si, infatti. Vengo qui almeno un paio di volte l’anno”

“Approccio condivisibilissimo. Vedo che le è stata prescritta anche la pillola… bene. Anche se la pillola che le ha prescritto il mio collega è delle più leggere è comunque prudente sottoporsi a questi controlli. Ciclo? Regolare? ...al bagno? Dorme sonni tranquilli? Bene, se vuole, possiamo iniziare la visita.” Si alza seguito da Roberta.

“Può spogliarsi e poggiare i suoi indumenti, dietro quel paravanto”. Si lava le mani.

Anche Claudio fa per alzarsi. Marco, con un gesto e a voce alta per farsi sentire anche da Roberta che ormai è già dietro il paravento, lo ferma perentorio: “Dove va, lei? Non serve mica che si spogli anche lei”

“No. Non volevo spogliarmi. Solo aiutarla”

“Aiutarla? Me o sua moglie… non credo che sua moglie ne abbia bisogno.”

“Ha ragione, mi scusi.”

“…E se proprio vuole rendersi utile, dal momento che l’assistente è già andata via, più tardi, dopo l’ anamnesi, potrà sostenere questa luce durante la visita che faremo sul lettino”.

E così dicendo, ammicca facendogli l’occhiolino e avvicina una piantana con una luce e una seconda sedia davanti alla poltrona da visita.

Roberta esce da dietro il paravento con indosso solo il reggiseno e le calze autoreggenti.

Claudio cerca di spiare le reazioni di Marco, che getta uno sguardo apparentemente distratto alla paziente e dopo aver collocato una lampada Lux sulla fronte, senza accenderla, prende un paio di guanti di lattice che poggia sul lettino.

Si avvicina a Roberta e da dietro, con un gesto esperto e con una sola mano, le slaccia il reggiseno.

“Questo lo possiamo togliere”

Roberta, con un gesto pudico e spontaneo, si copre il pube con una mano e sostiene il reggiseno ormai sganciato, con l’altra.

Marco è estasiato. Quella posa rasenta quasi il miraggio mistico: vede materializzarsi lo sfondo botticelliano della primavera, attorno a Roberta. Deve riprendersi un momento… reagire…. altrimenti l’abbraccerebbe e la bacerebbe con voluttà incontrollata…

Il bianco dominante nella stanza e la luce vivida proveniente dal soffitto, lo riportano alla realtà.

Roberta guarda il marito, imbarazzata. Capisce che il “medico” non è rimasto indifferente alla sua avvenenza.

“Se la mette in imbarazzo la presenza del mio nuovo assistente, lo facciamo accomodare fuori”

Per un attimo, Claudio, pensando che Marco dica sul serio, sgrana gli occhi e spalanca impercettibilmente la bocca. Roberta sorride.

“Non si preoccupi, Claudio. Scherzavo. E’ la prima volta che assiste ad una visita ginecologica?”

“Si. Cioè, no. No, però… mia moglie”

“Si calmi e si sieda, se vuole… La vedo agitato. Vedrà che faremo presto”

Marco, con la scusa di una prima visita, ora sollevandole le braccia, ora toccandole la schiena, poi insinuando le dita tra i capelli dietro la nuca, le fa piegare la testa prima da un alto poi da un altro, Ha modo di ammirarla davvero, questa splendida creatura. Da vicino e dal vivo. Se potesse le griderebbe che le piace da impazzire; che è più bella delle foto che le ha generosamente mostrato il marito e che la leccherebbe dappertutto… e che le carezzerebbe con l’uccello le belle tettine così a lungo da far diminuire la lieve differenza di dimensione dei due seni… Ma è nei panni del dottore e non può fare magre figure. E nemmeno farle fare a Claudio, che si è prestato ad ‘offrirle’ quella deliziosa divinità. Deve trattenere l’impazienza e continuare a giocare in quel ruolo

La osserva, m i n u z i o s a m e n t e…

Non è questo che volevano entrambe, Claudio e Marco?

Ma Marco vorrebbe già trovarsi oltre questa fase interlocutoria. Magari, assaggiando una spalla, poggiando delicatamente labbra, lingua e denti su quella pelle perfetta… che pelle! Fa vibrare il cazzo e sciogliere lo scroto…

Commenta a voce alta: “Corpo simmetrico, seno piccolo e perfetto”. Omette di dichiarare la differenza che aveva già notato. È Roberta a farne cenno: “Proprio perfetto non direi… piccolo lo è di certo”

Marco fa un passo indietro e nel parlare la guarda negli occhi: “Abituato a vedere forme femminili tutti giorni della mia vita professionale, capita di rado ammirare un seno come il suo. Più che dal punto di vista medico, parlo da un punto di vista estetico ed artistico: mi permetta di dirle che ha davvero un bel seno.”

Marco sta di nuovo sondando le reazioni Roberta, per trovare altri indizi utili a capire se e dove scardinare le sue paure e le sue difese

“Artistico? che c’entra? no. E poi a me non piace”

“A lei, forse… Lei Claudio, cosa ne pensa?”

“Eh, bhè… Io non posso essere che d’accordo con lei, dottore.”

“Vede? La bellezza è un fatto soggettivo ma credo che escluso qualche poveretto, affetto dal complesso di Edipo e quindi ossessionato dalle poppe grandi, lei Abbia oggettivamente un bel paio di seni.”

Quando passa a palparle le due deliziose coppe, la pelle di lei si increspa e non certo per il freddo…

Non è il solito tocco asettico e anonimo dal suo ginecologo. A Marco la cosa non sfugge e alterna momenti di palpazione professionale a uno sfioramento più voluttuoso.

Anche a Claudio risulta evidente l’inedita eccitazione della moglie. La conosce da molto tempo e capisce che sta subendo il fascino della situazione. Come capisce anche che Roberta non vuole tradirsi, non sapendo se sia una sua impressione oppure il dottore ci stia provando sul serio; e proprio davanti a suo marito!

Chi non si preoccupa affatto di nascondere la propria eccitazione, è invece Marco che col camice sbottonato, comincia a mostrare un discreto gonfiore all’altezza dell’inguine. E non è certo un fazzoletto, quel che si intuisce dare forma al tessuto del pantalone.

Marco sorride a Roberta, che risponde con un certo (nel senso di sicuro) imbarazzo.

“Come le dicevo, vedendo corpi femminili tutto il giorno, di tutti i tipi e di ogni età e forma, si affina un senso estetico che serve a noi medici a stemperare certe tensioni. Non dia ascolto a quei medici che dicono di essere insensibili alla vista di un bel corpo… devono necessariamente dissimulare il loro interesse. E non le sto a dire i commenti che facciamo, in pausa caffè durante i convegni di ginecologia.”

“Lei, però, dottore, non sta dissimulando affatto…”

“Ha ragione. Mi permetto di dirle questo, perché c’è anche suo marito qui presente, e perché mi sembra di conoscervi da sempre.”

Torna ad osservarla. Poi, con tono professionale riprende la visita.

“Nessuna cicatrice. Pochissimi e irrilevanti nei. Una leggerissima scoliosi. Vediamo… smagliature? Capillari, vene in vista? Niente… Bene, bene… Ora le farò una leggera pressione tra le vertebre, mi dica se prova dolore o fastidio…”

Roberta scuote il capo in senso di diniego. E dal fatto che non risponda con la voce ma con un gesto, Marco capisce che l’imbarazzo sta lasciando il posto ad una leggera eccitazione.

Ne approfitta per dedicarsi al collo…

La sua esperienza di “porco di lungo corso” lo porta a capire se e come dare affondi e stoccate in questo gioco.

L’osservazione del corpo della giovane donna non è stato soltanto una forma di voyeurismo spinto, mascherato da visita medica, quanto piuttosto il modo più diretto di sondare umori e disponibilità…

La costituzione fisica di Roberta e le reazioni registrate fin qui, gli suggeriscono che sia molto sensibile al tocco impercettibile, di labbra e lingua sul collo. Ma per ora deve limitarsi al solo contatto con i polpastrelli.

E così infatti procede.

Alternando leggere pressioni a sfregamenti appena percettibili, le carezza gran parte del collo fin dietro le orecchie. Si potrebbe pensare che stia facendo un esame della tiroide e delle ghiandole ad essa immediatamente correlate.

Lo sguardo di Roberta, che fatica a tenere gli occhi aperti, investita dal languore, gli conferma che la dimensione ludica della situazione si sta ben indirizzando verso qualcosa di concreto.

Claudio è estasiato nel vedere manipolata la sua femmina e ancor di più nel vedere come Marco la stia lentamente sciogliendo.

Si scuote quando quest’ultimo pone le dita a livello inguinale e facendo pressione invita Roberta a tossire.

E’ il segnale convenuto per far accomodare Roberta sulla poltrona da visita ginecologica.

Claudio deglutisce.

Sente la saliva mancargli.

E’ eccitato.

Lo sforzo di non tradirsi gli costa ancor più fatica.

“Molto bene. Direi che possiamo proseguire… Si accomodi pure”.

E così dicendo porge la mano a Roberta non tanto per aiutarla ad accomodarsi; é la maniera migliore per Marco per sondare la sudorazione.

La mano leggermente sudata e fredda, gli da conferma che sta costruendo bene il percorso che lo porterà a godere “di e con” questa bellissima coppia.

Roberta si distende sulla poltrona con le gambe divaricate.

In un’occasione diversa risulterebbe una posa oscena.

“A gambe spalancate, con la fica all’aria, davanti a uno sconosciuto… Bella roba”, pensa Claudio “Eh, si! Che Marco ma lo aveva detto: il ginecologo è l’occasione più naturale per mostrarmi la bella passerina della tua donna. Si metterà a cosce aperte davanti a me e senza battere ciglio e mi mostrerà la sua accogliente fregna”

Fregna

Fregna… Fregna…

fregnafregnafregnafregnafregnafregnafregnafregna…

Questa parola, aveva continuato a ritornare alla mente di Claudio, nei giorni precedenti. Anche in momenti impensati, inopportuni.

Era una parola che, quando si erano sentiti per telefono, Marco aveva pronunciato con un godimento che gli aveva riempito la bocca!

L’aveva sentito godere nel pronunciarla!

E questo l’aveva scosso. Per parecchio tempo. E ora si ritrovava a pensarla.

Aveva sentito appellare la sua Roberta in mille modi ma mai in ‘quel’ modo..!

Fica, topa, passera, gnocca… erano nulla a confronto.

Nemmeno i più pesanti ‘troia’, ‘zoccola’ o ‘mignotta, gli davano quel senso di sesso. Sesso forte, volgare; sesso elargito, regalato, vissuto con godimento.

Pensava a questo vocabolo, pensava alla sua Roberta e provava un misto di eccitazione e di paura.

Era perso in queste considerazioni, mentre Marco continuava la sua visita…

Palpa; preme con delicatezza in alcuni punti del pube di sua moglie; annuisce, solleva un sopracciglio e poi ripalpa ancora.

Con un gesto chiede a Claudio di avvicinarsi, gli chiede di illuminare la fica della moglie con una lampada e si infila finalmente i guanti di lattice.

Prende una stecca e divarica, prima con la stecca e poi con le dita, le grandi labbra. Si morde il labbro inferiore mentre dalla stecca passa ad allargare le grandi labbra. Allarga le proprie narici e inspira profondamente.

La cosa non sfugge a Claudio, che continua a spiare le reazioni di entrambi, Marco e Roberta

“Qualcosa non va, dottore?”

“No, no. Tutto bene…”

Si lubrifica le dita della mano destra con un gel e inizia a massaggiare la fichetta, poggiando completamente la parte superiore delle dita sulla totalità della passera.

Poi con il polpastrello dell’indice compie un moto circolatorio, appena percettibile alla vista di Claudio, sul clitoride che gonfiandosi si colora di porpora .

“Roberta, inspiri profondamente”

La ragazza non se lo fa ripetere: spera che respiro profondo,attutisca la tensione erotica che sente crescere in lei.

Delicatamente e fino ad arrivare in profondità, Marco inserisce il dito medio nella fica e comincia ad esplorarla.

Poi inserisce anche un secondo dito e, quando vede Roberta mordicchiarsi una nocca della mano, insinua il terzo dito.

La friziona ben benino, con l’intento di ‘visitarla’.

Claudio assiste come in tranche a quella pseudo profanazione.

È lui artefice di tanto generosa e involontaria disponibilità.

Sta per esplodergli dentro un boato misto di sensi di colpa e godimento, quando Marco sfila le dita e afferra con misurata cautela uno speculum.

Ma non quello di perspex trasparente… ne prende un altro, in metallo lucido.

Lo scarta dall’involucro igienico, lo solleva come per verificarne la totale integrità ma il suo obiettivo è mostrarlo a Roberta.

“Userà quello, dottore?”

Era la domanda che si aspettava alla provocatoria esibizione di quello gelido strumento.

“Ci sono altri modi per arrivare ad ispezionare con accuratezza. Se vuole posso farne a meno di questo… strumento.”

“Gliene sarei grata… Non mi farà male, comunque, vero?”

“Cazzo! Ma che è successo alla mia Roberta?! E questa voce da dove le esce?”

Claudio é esterrefatto. Non capisce cosa possa aver cambiato in modo tanto repentino il timbro di Roberta, al punto di connotare la sua voce quasi come un richiamo sessuale.

“Mi dirà lei se proverà dolore oppure…”

Claudio deglutisce in silenzio. Marco ha infilato ora l’indice nella fica e il medio nel buchino rosato del retto di Roberta.

“Oppure? Dottore…”

“Oppure… mi dica lei”

“Non so. è strano. mi sento come…”

Sospira… ha gli occhi chiusi; i muscoli rilasciati.

Il momento è giunto.

Marco lo sa.

La conferma gli viene quando, infilando un secondo dito in vagina, nota il copioso umore scendere dalla vulva ben dilatata e avverte lo sfintere sbuzzare decisamente.

È pronta!

“Non le faccio male, vero?”

“No”

Marco torna a mordersi il labbro inferiore nel tentativo di controllare l’eccitazione che lo sta aggredendo nell’ammirare quel monte di Venere così ben curato: una striscia ben rifinita di peli morbidi che continuano fin alla sua dolce entrata.

“Si accosti, Claudio. Venga a vedere da vicino come sto visitando l’utero e il retto di sua moglie… non vorrà perdersi questo spettacolo. Non fa piacere anche a lei, vedere sua moglie nelle mani di un altro uomo?”

Claudio si avvicina ma non fa in tempo a rispondere perché interviene Roberta:

“E lei… come fa? Come fa a… ” Roberta vorrebbe continuare ma in un attimo intuisce cosa stia davvero accadendo. E non riesce, sul momento a chiudere la frase con un “Come fa a saperlo?”

Le appare chiaro che sarebbe una frase inutile: è stato Claudio a portarla in quella situazione!

Guarda allora Claudio, che ha gli occhi spalancati in attesa di una sua reazione.

Poi, quasi a rimproverarlo con lo sguardo, abbassa di poco e lentamente la testa, senza mai smettere di fissarlo.

E a questo punto che Marco, continuando a ispezionare l’intimità di Roberta, avvicina il viso alla fica di Roberta e delicatamente prende a leccarle il clitoride accompagnando le slinguate a movimenti circolatori fatti con le dita che tiene ancora dentro la vagina e dentro l’ano.

Roberta, ormai ha capito qual è il gioco.

Porta le sue mani dietro la nuca di Marco e comincia a dettargli il ritmo della leccata.

A questo punto il più era fatto.

Si trattava ora di trarre maggior godimento possibile da quel processo che s’era innescato: liberare Roberta e renderla piacevolmente e discretamente troia.

Non era stato facile.

Ma ora nessuno dei tre si sarebbe fermato. Per niente al mondo.

Il gioco del dottore si era concluso per lasciare il posto ad un altro gioco.

“Quel” gioco! Quello del dolce cornuto, come aveva ribattezzato Roberta il suo uomo, mentre godeva per l’ennesima volta del cazzo di Marco e contemporaneamente della lingua di suo marito.

Il gioco di una donna finalmente femmina e di un uomo che ama talmente tanto la sua donna, che sa cogliere la sua necessità di sentirsi desiderata, posseduta, riempita, al di là del normale rapporto di coppia.

Claudio sembra impazzire dalla gioia. Se solo potesse parlare il suo sguardo, sarebbe un urlo di gioia e di piacere intenso, raffinato e tanto agognato.

Un altro la sta leccando!

E lei ci sta!

Cazzo, come se la sta lavorando..!

E come le piace alla mia (FINALMENTE!) troia.

Non resiste più; si libera il cazzo dai pantaloni e dagli slip e comincia a segarsi.

La soddisfazione e il piacere che ne scaturisce, lo ripaga ampiamente della paziente tela tessuta con il suo complice.

Il suo segarsi dapprima lento e poi sempre più ritmato, segue il ritmo imposto da Roberta a Marco

Marco, che sentiva il proprio cazzo pulsare sempre più dal desiderio; avrebbe voluto liberarlo dal giogo dei tessuti, strapparsi i calzoni e gli slip e farlo scivolare a ritmo lento dentro quella vagina delicata, profumata e lucida. Avrebbe voluto anche prenderci a sberle quel fiore rosso rubino, con la sua nerchia.

Stava sudando nel contenere la voglia.

Indietreggiando estrae delicatamente le dita; sfila i guanti e con tono professionale si rivolge a Roberta: “Ecco fatto, signora”

“Eh, no!” Roberta afferra per la cravatta Marco e lo tira verso di se.

“Non può mica interrompere la visita, caro il mio dottore!”

“Non ne avevo nessuna intenzione… solo che vorrei cambiare strumento”

Così dicendo, si slaccia i pantaloni, abbassa la zip e rimane in mutande.

Il membro è gonfio.

Il tessuto delle mutande non ce la fanno a contenere quella carne pulsante.

Lo sguardo di approvazione di Roberta, cade inevitabilmente su quella ciccia ancora coperta dal cotone; si passa la lingua sulle labbra allunga una mano e libera l’asta di Marco, che pulsa ergendosi verso di lei, la moglie di Claudio.

“Mmmh! Che bel cazzo! Avevi proprio ragione, amore mio” rivolgendosi a Claudio, “è un peccato che sia solo tu a scoparmi. Ne abbiamo perso di tempo… Ma rimedieremo, vero, dottore?”

Sempre tenendo Marco per la cravatta, lo avvicina a se.

Claudio si fa ancor più in prossimità dei loro sessi.

Attende il momento in cui vedrà il cazzo di un altro entrare nella sua Roberta.

E vuole essere in prima fila.

Si porta al di sotto del lettino.

Lì la visuale è perfetta.

Vede la fica di sua moglie, spalancata e fradicia.

E vede anche il cazzo di Marco, avvicinarsi inesorabile all’imboccatura. Ne sente i profumi, dell’uno e dell’altro.

“Bravo, il mio amore cornutello. Guarda bene come mi sta per scopare il tuo amico”

Marco ha poggiato la cappellona sull’imboccatura della fica di Roberta e inizia ad entrare lentamente.

A metà si ferma.

Sfila il palo.

Lo passa sul clitoride gonfio.

Poi riavvicina la cappella all’apertura della vulva e riprende inesorabile a ficcare dentro quella massa di carne.

Una massa che a Claudio sembra enorme, vista da lì, a meno di dieci centimetri di distanza dal punto di contatto.

Ne sente il suono ora.

Le sembra quasi che l’aprirsi della fregna di lei emetta un rumore di lacerazione.

Come se la stessero deflorando per la seconda volta.

Il cazzo è dentro.

Tutto.

Fino alla radice.

Un suono gutturale, di piacere sommesso e strozzato, emesso dalla sua donna, indica a Claudio che ora è piena.

Piena del cazzo di un altro maschio.

Un altro che la sta scopando davanti ai suoi occhi.

Ora Marco prende a stantuffarla.

Prima lentamente, poi con sempre maggior ritmo e vigore.

Così vicino, Claudio sente lo sciacquettio della fica grondante.

Sente sua moglie ansimare ad ogni affondo.

Vede le palle di Marco ballonzolarle davanti agli occhi.

“Lecca. Ora” gli ordina Marco.

“Lecca. Il suo buchino. Le mie palle. Lecca. Tutto.”

Claudio è perplesso. Questo non era previsto nei patti.

Però alla fine accetta anche di leccare le palle di lui, incitato dalle esortazioni di Roberta,.

“Dai, dolce cornuto. Fa’ come ti dice…”

Pochi colpi ancora… Marco non ce la fa più: “E preparati a raccogliere con la lingua tutto quel che esce dalla sua fica…”

A quelle parole, Roberta delira.

Ha capito le intenzioni del porco.

Si lascia andare all’ennesimo orgasmo, per esplodere in suoni gutturali quando sente il seme caldo di Marco invaderle copioso la cavità così piacevolmente piena di cazzo.

Anche Claudio da sotto, si accorge che Marco sta sborrando.

Non solo perché vede affondare con maggior decisione gli ultimi colpi.

Non solo perché sente guaire la sua cagna in calore.

Se ne accorge soprattutto perché vede tutte le vene del cazzo, ogni volta che affiora dall’antro meraviglioso, gonfiarsi e poi contrarsi.

Uno, due, cinque, otto schizzi… tutti dentro la sua dolce Roberta.

Poi si fila.

Il cazzo ancora grosso.

“Ora lecca tutto, trattienilo in bocca e baciala …”

Neanche questo era nei patti ma vede Roberta già con la bocca aperta, pronta ad accogliere i suoi umori misti alla saliva del suo uomo e allo sperma del “dottore”…

È un fuoco.

Un terremoto.

Devastante e piacevole al tempo stesso.

Mentre la bacia, da’ gli ultimi colpi al suo cazzo, che schizza libero ovunque…

Aver veduto la carne della sua donna profanata da un altro… aver provato quel misto di sofferenza e piacere gli dice che ha fatto bene ad insistere su quella strada.

Lei ha goduto tanto. Sta ancora godendo.

Tanto.

Come raramente ricorda che abbia mai goduto.

E lui ne è felice.

Sa che lei lo merita.

Merita questo ed altro.

E questo è solo l’inizio.

Lo sa in cuor suo che da oggi il rapporto è cambiato.

Dovrà mettere in campo tanta pazienza, fatica, comprensione e, soprattutto, devozione.

Devozione.

Come ad una dea.

La Sua dea…



per eventuali commenti in privato: Lorenzonottola@live.it
altri miei racconti: confessionidiunerotomane.blogspot.com