i racconti di Milu
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Una sensazione di soffocamento, questo è quello che ricordo. Dopo pochi minuti o almeno penso, aprii gli occhi, avevo il corpo immobilizzato, braccia e gambe legate ed ero seduto sulla poltrona della mia camera da letto. Non riuscivo ne a muovermi ne a parlare ma riuscivo a vedere leggermente ombrato e a malapena sentivo. La scena che mi ritrovai davanti fu quella di due persone che frugavano nella mia stanza alla ricerca di soldi, oro o qualsiasi oggetto di valore. Mia moglie era legata anche ella mani e gambe, oltre però aveva un bavaglio che le impediva di parlare. Sedeva sul letto e di tanto in tanto si dimenava come a volersi ribellare, solo uno schiaffo di uno dei due malviventi la fece calmare, anzi lo schiaffo fu così forte che da seduta la fecero cadere stesa sul letto. Nessuno faceva caso a me, io sarei dovuto essere anestetizzato e dormiente, tanto meno mia moglie che stesa sul letto, in posizione fetale, tremante, mi dava le spalle. I due dopo aver messo a soqquadro la stanza si fermarono avanti al letto guardando mia moglie, avevano una busta nera della spazzatura in mano presumibilmente con tutti i nostri gioielli all’interno. Come dargli torto, mia moglie era uno spettacolo, aveva in dosso una cortissima camicetta da notte di raso che le arrivava a malapena a coprire il pube e che metteva in evidenza le sue affusolate gambe scolpite dalla palestra, le maniche erano delle bretelline che non riuscivano a contenere il suo abbondante seno, una quarta naturale leggermente scesa ma molto soda, coperta in parte da lunghi capelli nero corvino, il tutto impreziosito da uno splendido visino da angioletto impaurito. Borbottavano tra loro parole a me incomprensibili ma non toglievano lo sguardo da mia moglie, che ancora più tremante si era seduta di nuovo, poggiava le spalle alla spalliera del letto e le gambe tirate a se. Uno dei due tirò fuori una pistola, il terrore pervase la mia mente, avrei voluto fare qualcosa ma non potevo. Agitava la pistola verso mia moglie e verso di me, senza mai rivolgermi uno sguardo. I gesti erano inconfondibili, ci avrebbero sparato questo voleva dire l’agitare la pistola. Quello armato si avvicinò a lei, dal lato sinistro del letto e sporgendosi le appoggiò il ferro alla tempia continuando a parlare. Vedevo mia moglie che, sempre più impaurita piangeva e muoveva il capo come a dire no. Più lei faceva no con la testa più la pistola spingeva la sua tempia e pian piano il no divenne un si. Ora annuiva, il suo annuire era incerto ma inconfondibile, era un si ma sarebbe voluto essere un no. Da qualche secondo il suo sguardo non era rivolto più a quello che le parlava ma bensì a quello ai piedi del letto, quello posto di fronte a lei. Girai lo sguardo e lo vidi senza maglietta mentre si toglieva i pantaloni. Il terrore di prima si era trasformato in ansia, avevo una stretta allo stomaco e la rabbia iniziò a salire nella mia mente. Quello nudo salì sul letto e si avvicinò a mia moglie iniziando prima ad appoggiarle una mano sulla gamba per poi cominciare a palpeggiare tutto il suo corpo. Lei impietrita, rigida non si muoveva, subiva inerme il trattamento per il momento delicato dell’uomo. Senza nessuna fatica, fece uscire le tette abbondanti dalla camicetta e prima con palpate profonde e dopo con la bocca, quel lurido essere si stava approfittando del procace seno di mia moglie. Intanto l’altro uomo si era anch’egli svestito ed accomodato al suo fianco sempre con la pistola in mano. La fecero girare pancia sotto mettendo in mostra il suo marmoreo sederino oggetto del mio desiderio che tanto era restia a concedere, vuoi per la piccola dimensione del suo ano vuoi per le misure del mio arnese di tutto rispetto. Si fiondarono senza attendere un’istante con le mani a tastare il culetto di mia moglie, uno di loro le diede anche un morso facendo dimenare dal dolore Giovanna. Si, Giovanna è il suo nome, mentre io mi chiamo Michele. Girata di nuovo pancia a l’aria la fecero stendere e le sciolsero il laccio che aveva stretto alle caviglie. Appena libere, iniziò ad agitare le gambe colpendo uno dei due uomini. Prontamente e suo malgrado con due forti schiaffi in volto la fecero calmare e, riprendendo la pistola appoggiata sul letto per agguantare il suo sedere, gliela piazzarono dritta al centro degli occhi. Complice anche la forza degli schiaffi Giovanna non potette far altro che tranquillizzarsi e subire il trattamento dei due uomini. Le divaricarono le gambe e strappato con forza il minuscolo perizoma che indossava uno dei due avvicinò la testa al sesso di mia moglie, che qualche istante dopo si irrigidì. Quel gesto era inequivocabile quel maiale stava leccando la patata di mia moglie. Il suo irrigidirsi durò poco, il maiale doveva saperci fare con la lingua perché il viso ed il corpo di Giovanna da teso che era diventò rilassato che quasi nella penombra della mia vista notavo il suo bacino muoversi verso di lui per accogliere meglio la sua lingua. L’altro uomo piazzando sempre la pistola in prossimità della sua tempia le tolse il bavaglio permettendole di respirare meglio. Prese fiato potentemente, si vedeva che quel bavaglio le era stato legato talmente stretto da impedirle di respirare. Ma il motivo della liberazione non era per agevolare il suo respiro ma anzi le sue dolci labbra stavano per essere tappate di nuovo, stavolta non da un bavaglio di stoffa ma da un batacchio di carne. Non avevo fatto caso prima a come erano piazzati tra le gambe i due approfittatori. Quello intento a leccarle la fica era steso a pancia sotto e non riuscivo a vederlo mentre l’altro aveva un cazzo di notevoli dimensioni che svettava già rigido in direzione della faccia di Giovanna. Ovviamente le avvicinò il cazzo alla bocca e lei non potette fare altro che accoglierlo. All’inizio, facendo caso all’espressione che gli spuntò in viso, non sembrava apprezzare il suo sapore o forse era male odorante, ciò nonostante l’uomo tentava di scoparle la bocca, ma con poco successo, data la posizione a pancia a l’aria che aveva Giovanna. Fatta mettere in ginocchio al centro del letto i due le si piazzarono ai fianchi, da dove stavo io riuscivo a malapena a vedere il suo volto perché ero coperto da uno dei due uomini che mi dava le spalle e mi copriva la visuale. Quel poco che vedevo mi bastò per capire che i due si alternavano nella bocca di Giovanna che, da grande pompinara quale era, li accoglieva senza opporre resistenza. Dovete sapere che i pompini sono una sua specialità, nonostante le mie dimensioni non ha mai disdegnato ad accoglierlo tutto in bocca, anzi cercava di spingersi sempre più in fondo per avvolgerlo sempre di più. Visto la collaborazione di mia moglie gli sciolsero anche le mani permettendole, di sua spontanea volontà, di afferrare i due arnesi e contemporaneamente al pompino iniziò a segare con maestria i due cazzi. Dal movimento del braccio anche l’altro uomo, quello che mi dava le spalle e che non ero riuscito a vedergli l’uccello prima, doveva essere ben piazzato. L’impegno che Giovanna stava mettendo in quei due pompini non bastava, perché, sempre l’uomo che mi dava le spalle le raccolse i capelli con la mano e spingendola verso il compagno di giochi costrinse mia moglie ad accogliere ancora più in fondo il suo cazzo. Tanto in fondo che con le mani libere cercava di divincolarsi dalla presa, presumo per il senso di vomito che le stava costringendo il cazzone dell’uomo in bocca. Tanto erano profondi gli affondi che il suo naso era arrivato a toccare la pancia dell’uomo. L’uomo allentò la presa e muovendogli la testa all’indietro vidi perfettamente gli occhi lucidi dallo sforzo ed una quantità enorme di saliva che le colava dalla bocca. Tenendo sempre i capelli in mano le girò il volto e le pianto il suo arnese in bocca. Con un movimento repentino Giovanna riuscì a divincolarsi dalla presa e rivolgendosi all’uomo disse una cosa tipo: “me ne occupo io!”, o “Ci penso io!”. Tanto che l’uomo le lasciò i capelli ed alzò le mani. Non vedevo cosa stesse facendo e con quanta maestria, ma mi resi conto che si stava impegnando quando notai che giratasi completamente difronte all’uomo gli aveva messo le mani sul sedere per spingersi meglio il cazzo in bocca. Spingeva forte perché vedevo il bacino dell’uomo andare avanti ed indietro comandato dalle spinte di mia moglie. Smesso con quel interminabile pompino a due, la fecero scendere dal letto e dandole una spinta cadde in avanti regalando una meravigliosa vista del culo e della figa al porco che era alle sue spalle. Appoggiata con le mani sul letto e con il culetto a novanta gradi prontamente l’uomo con la pistola le piazzò il cazzo in fica e con la mano libera le raccolse i capelli per garantirsi una maggiore profondità ai colpi le tirò indietro il capo. Non fù molto piacevole per lei perché per quel poco che sentivo emise uno strillo e parte del viso che riuscivo a scorgere, tirato indietro dall’uomo, era visibilmente dolorante. L’uomo la scopava con colpi costanti e profondi ed i suoi lamenti pian piano si fecero sempre più deboli per poi cessare definitivamente. L’altro impostore sempre con le spalle rivolte verso di me si stese sul letto ed avvicinandosi da sotto gli presento di nuovo il cazzo che lei doveva succhiare. Da steso vidi di che pasta era fatto. Aveva un cazzo enorme, più lungo e soprattutto più largo di quello dell’amico ed anche del mio. Tra me e me pensai come avesse fatto prima a piantarsi tutta quella mazza da baseball in gola. La mia curiosità fu subito esaudita. Non costretta più dalla mano dell’uomo nei capelli che le impediva i movimenti iniziò prima con leccate lungo tutta l’asta per poi impugnare il cazzone e facendo una lenta e sapiente sega si dedicò a leccare e succhiare le palle. Non vedevo più il volto di mia moglie completamente coperto dal cazzo dell’uomo, ma solo la sua mano che saliva e scendeva su quel palo di carne, immaginai quale bella sensazione stesse provando quel maiale, io conoscevo i pompini di mia moglie e come scrivevo prima era una vera professionista. Dopo essersi dedicata per un tempo infinito a quelle due noci di cocco iniziò succhiare dapprima la cappella, era come un enorme lecca lecca, la baciava, la leccava e la succhiava, questa combinazione di movimenti si susseguirono molte volte. Nel mentre procedeva con la sequenza di movimenti, arrivata di nuovo al momento di succhiare, invece di riprendere a baciare scese con la testa fino in fondo facendo sparire la maggior parte di quell’asta nella sua bocca. Spingeva fino in fondo, poi risaliva lasciando tutta insalivata quell’asta e senza farsi uscire la cappella da bocca si rificcava di nuovo tutto in gola. Questo trattamento lo ripetette quattro cinque volte ma non riusciva ad arrivare con il naso vicino la pancia come fece con quell’altro, così il bastardo nel momento di massima profondità dei suoi affondi le mise una mano dietro la testa e tenendola ferma alzó un po' il bacino riuscendo a far sparire completamente il suo cazzone nella gol. Gli occhi le uscirono fuori dalle orbite, ma non si perse d'animo e sparita la prima sensazione di soffocamento rilassó la gola e senza soffrire più fece risiedere stabilmente quel grosso cazzo nella sua gola. Gli affondi continuarono per un po' fin quando l'uomo, scocciatosi solo di scoparsi la sua bocca, desiderava anch’egli scoparsi la fica. Così fece un cenno all’amico che si staccò da Giovanna. Lei senza subire ordini salì a cavalcioni sull’uomo steso e si impalò tutta d’un colpo. Questo gesto mi fece rimanere di sasso, non capivo quanto stesse subendo questa situazione o quanto le stesse piacendo. Pensavo stesse assecondando le voglie dei due semplicemente per evitare ripercussioni, ma forse mi sbagliavo. La conferma del mio errore fu data dal fatto che subito dopo essersi impalata su quel enorme palo di carne si abbassò sull’uomo lanciandosi in un voluttuoso bacio. Le lingue si intorcigliavano tra loro come mai avevo visto fare prima. Il rumore del sedere che sbatteva sulle gambe dell’uomo era talmente forte da riuscire a sentirlo anche io stordito e com’ero. Quel modo di scopare non era della mia Giovanna. E così mi misi a scrutarla meglio. Prima non avevo fatto caso a tante sfumature perché preso dalla preoccupazione che mia moglie stesse subendo il trattamento dei due. E osservando notai un gesto che aveva ripetuto più volte. Stringeva con una mano le lenzuola e con l’altra il suo seno. Questo gesto era inequivocabile, era venuta, un altro cazzo aveva fatto godere mia moglie. In quella posizione avrebbe potuto vedere che i miei occhi erano aperti e che io stavo assistendo a tutta la scena, ma niente non mi degnò di uno sguardo, era troppo intenta a godere. Non ce la facevo più avrei voluto spaccare tutto. Fin quando però, l’uomo che era rimasto dietro di lei godendosi la scena deliziosa di Giovanna che saliva e scendeva da quel cazzo con una mano fece fermare il movimento, e mettendosi alle sue spalle, e con non poca forza, dato la resistenza che stava facendo il povero culetto di mia moglie, entrò con irruenza nel suo ano, stantuffando da subito come un forsennato. Leggevo la sofferenza dalla faccia di Giovanna che a nulla servì cercare di dimenarsi, per evitare l’inculatura, che subito le brandirono le mani ai polsi ed a suon di schiaffi sul culo ed in faccia placarono la sua ribellione. Una sensazione di soddisfazione era sopraggiunta in me. Vedere quella puttana di mia moglie soffrire mi faceva piacere. La scopata in due non durò molto. L’uomo che la inculava venne quasi subito riversandole la maggior parte della sua sborra nell’intestino e qualche schizzo sulla schiena. Appena finito di venire uscì dal suo culetto, immagino completamente aperto e si sedette sul letto. Anche l’altro uomo le uscì da corpo e alzandosi la tirò a se facendola mettere a pancia a l’aria. Si inumidì la cappella con la saliva e puntando il cazzone in direzione del suo coletto le entrò dentro. Da dove ero io vedevo l’uomo di faccia che scopava, ma mi accorsi che l’aveva inculata perché nel momento in cui spinse Giovanna inarco la schiena e si aggrappò al letto. L’uomo ci andava giù pesante. Vedevo anche da stesa le enormi tette di Giovanna ballare ad ogni affondo. Dopo un po' anche l’altro malvivente venne però stavolta estrasse il cazzo dal culo e tirandola a se le riversò tutto il suo caldo nettare sul viso. Pulendosi fino all’ultima goccia sulle sue fantastiche tette, come si fa con un pennello. Non ci misero molto a vestirsi e raccogliere la refurtiva, ma prima di andare si avvicinarono a me. Io chiusi gli occhi come a far finta di essere ancora completamente svenuto e mi diedero due forti schiaffi. Al primo aprii gli occhi. Quei ceffoni erano troppo forti per non avere una reazione. L’unica cosa che mi dissero fù: “meno male ti sei svegliato. Grazie di tutto!!!” E scapparono via. Quei due schiaffi mi avevano fatto svegliare dal torpore, riuscendo a muovere addirittura la testa. Il mio sguardo fu rivolto subito al letto dove doveva essere Giovanna, ma lì non c’era. Dopo qualche istante uscì dal bagno, aveva un candore mai visto, si avvicinò a me e prima sincerandosi delle mie condizioni, intanto più il tempo passava più mi riprendevo, mi disse, mentendo spudoratamente, che i due ladri si erano approfittata di lei costringendola a fargli un pompino ed a scopare. E che lei per loro era stata solo una carcassa. Solo dolore aveva provato, fisico e mentale. E dopo questa farsa iniziò a piangere. Io decisi di non dire niente. L’unica cosa a mio vantaggio era che i due erano riusciti a sfondarle il culo così da poterne approfittare anche io.

Per consigli, pareri o solo per sapere se vi è piaciuto potete scrivermi a: maxxximissimo@gmail.com
Note finali:
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