i racconti di Milu
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Personaggi:
IO
Gino: mio figlio

La conca
È estate. Sono in montagna a fare una passeggiata. Sono su un sentiero che porta verso l’interno di un bosco di faggi. Mi addentro. Sento lo scorrere dell’acqua. Mi dirigo in quella direzione. Giungo su uno spazio abbastanza ampio e coperto da erba non molto alta. Davanti ho un corso d’acqua che scorre impetuoso e si getta in una piccola conca circondata da rocce bianche e levigate per poi proseguire. È il posto ideale per riposare e fare un bagno di sole e, se ci riesco, realizzare un desiderio che mi assilla già da qualche anno. Nella passeggiata mi accompagna mio figlio ed è con lui che intendo realizzare il mio desiderio. L’ho partorito che ero molto giovane. Suo padre, qualche anno dopo la sua nascita, ci lasciò perché innamorato di un’altra donna. Persi la fiducia negli uomini. Riversai su mio figlio tutto il mio amore. Cresceva e con gli anni diventò un bel ragazzo. Un giorno lo sorpresi a masturbarsi. Fu per puro caso. Era notte. Mi accinsi ad andare a letto. Raggiunsi la mia camera e prima di entrare guardai verso la camera di mio figlio che stava di fronte alla mia. La porta era semiaperta. La luce era accesa. Mi affacciai e lo vidi. Stava, nudo, seduto sulla sedia davanti allo schermo del PC e si stava menando il cazzo con frenetico vigore. Restai per un po a guardarlo e non potetti fare a meno di notare che era fornito di una notevole mazza. Vidi il grosso glande luccicare. Mi incantai a guardare quella meraviglia della natura. Fu in quel momento che presi coscienza che mio figlio non era più un cucciolo ma stava diventando un uomo. Mi ritrassi e mi ritirai nella mia stanza. Mi spogliai indossai la camicia da notte e mi infilai sotto la coperta. Davanti ai miei occhi si proiettò l’immagine di mio figlio, nudo e con il suo fantastico cazzo svettante come un palo. Un brivido mi attraversò il corpo ed insieme al brivido anche una domanda::. Con questo pensiero nella mente mi addormentai. Il sonno fu spesso interrotto da un sogno. Mi vedevo nuda inseguita da un uomo anche lui nudo che cercava di raggiungermi e si dannava perché non ci riusciva. Mi svegliavo ed il sogno svaniva. Riprendevo a dormire ed il sogno si ripresentava. Fu una notte agitata. Il mattino dopo mi svegliai che era tardi; mi alzai ed andai in cucina. Sul tavolo trovai un biglietto con su scritto: < Mamma. dormivi.ed ho preferito non svegliarti. Sono uscito. Rientrerò ad ora di pranzo: Sono andato a fare una partita di calcio con gli amici.> Sorrido. Mi preparo un caffè e mentre lo sto sorseggiando ecco che l’immagine di mio figlio che si masturba mi si presenta davanti agli occhi della mente seguita subito dopo dal sogno fatto. Che cazzo mi succede? Vedere mio figlio spararsi una sega mi ha coinvolta fino a farmi fare sogni mai fatti? Ho bisogno di una doccia. mi alzo e mi dirigo verso il bagno. Nel farlo mi fermo davanti alla porta della camera di Gino. È aperta. Entro. Faccio spaziare gli occhi per tutta la stanza. Il disordine che vi regna è indescrivibile. Mi accorgo che il PC è in funzione. Mi ci siedo davanti e premo un tasto. Una foto compare sullo schermo. Resto sorpresa. È la mia immagine. La sorpresa non è l’immagine che mi rappresenta ma è dal come sono ritratta. Sono semi nuda ovvero in topless; con le tette al vento. Per un attimo resto sconcertata. Quando mi ha fotografata in quella posa? Decido di proseguire l’esplorazione delle immagini. Sono tutte dello stesso tenore. Ce ne sono anche di me completamente nuda. Poi un particolare mi porta alla mente il periodo. Sullo sfondo di una di esse si notano altre persone anche loro nude. Il ricordo si affaccia. Sono una serie di foto fattemi da suo padre quanto frequentammo, per curiosità, un campo estivo di nudisti. Fu un esperienza che ebbe seguito. Diventammo naturalisti ed ogni anno trascorrevamo un periodo di vacanze in quel campo. Poi nacque mio figlio e non ci andai più. ProseguiI l’escursione delle foto. Ce ne erano di tutti gli anni e mi ritraevano in tutte le posizioni. Alla fine notai una cartella nominata: . L’aprii e scoprii che la donna che vorrebbe ero io. Mie foto, passate e presenti, vestita di sola pelle o con abiti di stoffa componevano un album fotografico. Alla fine dell’album c’era una cartella. L’aprii. Conteneva una foto ed una lettera. La foto mi ritraeva seduta su una poltrona completamente nuda e con le gambe accavallate ai braccioli della poltrona in modo che le mie cosce fossero dilatate al massimo. Una posizione che permetteva a chi guardava di vedere il centro del mio inguine coperto da una folta foresta di peli neri tra i quali si intravedeva il rosso vermiglio delle mie piccole labbra e l’inizio dell’entrata dell’antro della mia vagina. Era una foto ben riuscita. Avevo dimenticato quella foto. Mio marito me la fece e dopo averla trasferita sul PC concordammo di pubblicarla su internet. Scegliemmo un sito porno e, dopo aver modificato i lineamenti del viso in modo da non farmi riconoscere, la postammo. Ancora oggi è la più visitata. Bei tempi. Poi aprii la lettera e quello che vi lessi mi sconcertò e mi commosse. Era una lettera a me dedicata. Vi era descritto l’amore che lui nutriva per me e del desiderio di avermi nel suo letto. Mio figlio era innamorato di sua madre. Piansi. Erano anni che un uomo non mi dedicava pensieri cosi dolci. Il guaio era che quest’uomo era mio figlio; come fargli capire che il suo era un sogno irrealizzabile? Chiusi la cartella e rimisi il PC nella posizione in cui l’avevo trovato ovvero con la mia foto in topless. Uscii dalla stanza. Più di prima avevo bisogno della doccia. I giorni passano ma quel giorno mi si presenta puntuale. Comincio a prestare più attenzione al comportamento di mio figlio nei miei confronti e mi accorgo che i suoi occhi spaziano sul mio corpo soffermandosi sulle mie gemelle e sulle mie chiappe. Dopodiché c’è la corsa in bagno. Cosa ci vada a fare non c’è bisogno della zingara per indovinare. Mi sono arrovellata le meningi per trovare la soluzione al suo problema che è diventato anche il mio. Sono sua madre e non posso far finta di niente. Mi sento coinvolta. Giorno dopo giorno un pensiero perverso si fa strada nella mia mente. Comincio a guardarlo non più come figlio ma come uomo. E più lo guardo e più mi convinco che non ci sarebbe niente di male se realizzassi il suo sogno. Basti che la cosa non esca dalle mura domestiche. Sono troppi anni che un uomo manca dal mio letto. È ora che quel vuoto venga nuovamente riempito. Sarà mio figlio a prendere il posto che fu di suo padre. Comincio a corteggiarlo; prendo a provocarlo. Cambio il mio modo di vestire. Quando sono in casa mi faccio sempre trovare con abiti che mettono in risalto le mie forme. Le camice che indosso non sono più abbottonate fino al collo ma le lascio sbottonate in modo da far risaltare il solco che divide in due le mie tette. Niente più reggiseno chiusi ma di quelli a coppe aperte; in questo modo i miei capezzoli saranno messi in evidenza dalla spinta che eserciteranno contro la stoffa delle camice. Niente più mutandine ma degli striminziti tanga bianchi o rossi in modo che quando siamo seduti uno di fronte all’altra, allargo le gambe quel tanto che basta da sbattergli in faccia il mio inguine peloso. Spesso mi faccio sorprendere seminuda oppure lascio la porta del bagno aperta in modo che lui possa vedermi mentre faccio la doccia. In conclusione sto seducendo mio figlio per spronarlo a dichiararmi il suo desiderio di fottermi. Ma lui niente. Continua a masturbarsi. Lo capisco. Sono sua madre e questo lo frena. Ha bisogno di una spinta. Deve capire che se gli salta il grillo di violentarmi non mi ribellerò. So cosa fare. Lo porterò in un posto che conosco solo io e una volta arrivati staremo a vedere gli sviluppi. Di una cosa sono certa: a casa ritorneremo per stare nello stesso letto. Giunge l’estate. Siamo a fare una passeggiata in una foresta di faggi. Siamo su un sentiero che porta verso l’interno. Ci addentriamo. Sento lo scorrere dell’acqua. Mi dirigo in quella direzione. Giungiamo su uno spazio abbastanza ampio e coperto da erba non molto alta. Davanti abbiamo una piccola conca circondata da rocce bianche e levigate. È il posto ideale per riposare, fare un bagno di sole e, realizzare il desiderio che mi assilla già da qualche anno, ovvero fare di mio figlio il mio amante. Dovessi violentarlo ma da quel posto non andrò via se lui non mi avrà riempito la pancia della sua forza.
“Dai Gino. È un bel posto. Fermiamoci. È l’ideale per riposare.”
“Era ora che ti fermassi. Non ce la facevo più.”
“Sei un pappamolla, Avessi i tuoi anni ti farei vedere di cosa sarei capace di fare.”
“Io so cosa vorrei fare in questo momento.”
“Davvero? Potrei sapere?”
Mi guarda dalla testa ai piedi. Forse si sbilancia. So che sono il suo sogno proibito.
“Stendermi su quest’erba e schiacciare un sonnellino.”
Non ha il coraggio. Peccato. Sarebbe stato tutto più facile. Non mi scoraggio.
“Ti accontenti di poco. Tira fuori dallo zaino il telo e stendilo. Anche a me piace farmi un bagno di sole.”
Nel mentre mio figlio tira fuori il telo io mi sfilo la camicia ed i pantaloncini. Resto con il solo reggiseno e con il solo tanga. Sono praticamente nuda. Guardo mio figlio per sollecitarlo a stendere il telo e vedo che ha gli occhi fuori dalle orbite. Seguo la direzione del suo sguardo e mi accorgo che punta al mio seno. Capisco il suo turbamento. Il mio piano funziona. Il mio intimo è di quelli hard. Le mie mutandine altro non sono che due triangolini di stoffa che mi coprono a stento la foresta di peli sul davanti e lo spacco del culetto dietro. Inoltre il mio reggiseno, essendo di quello a coppe aperte, pur sostenendo le mammelle, non le coprono affatto. Le mie tette sono completamente al vento. I miei capezzoli sembrano due proiettili che puntano nella sua direzione. Nonostante l’età sono fisicamente ancora ben messa. Le misure? Presto detto:altezza 177 cm, peso 60 kg, circonferenza seno:102 cm; (non vince più la forza di gravità cosi come quando di anni ne avevo 20 ma è ancora fonte di attrazione. Gli sguardi di mio figlio ne sono la prova.) con capezzoli grossi come lamponi, giro vita: 63 cm; fianchi 91 cm. il ragazzo che mi sta mangiando con gli occhi oltre ad essere mio figlio è anche un uomo. Sto provocando l’uomo che è in lui. Spero in una sua reazione per me positiva. Decido di approfittarne e continuo nella provocazione. La cosa mi diverte. Sono anni che un uomo non mi vede nuda (l’ultimo è stato suo padre) e che quest’uomo fosse mio figlio poco importa. È pur sempre un uomo. Porto le mani dietro la schiena e sgancio il reggiseno facendolo cadere a terra. Metto le mani sotto le mammelle e le scuoto facendole sobbalzare. Poi infilo le dita nei bordi del tanga e lo faccio scorrere fino a sfilarmelo del tutto. Mi metto dritta e gli mostro il mio pube peloso. Gino lancia un lamento.
“Mmmmhhhh!”
Ci siamo.
“Cosa c’è? Ti senti bene? Non hai mai visto una donna nuda?"
Nel frattempo che tu riesca a stendere questo benedetto telo io vado a rinfrescarmi un po’.”
“Di donne nude ne ho viste tante ma tutte in foto o su internet. Dal vivo mai e mai avrei pensato di vedere nuda mia madre.”
“Ora mi stai vedendo e spero non ti dispiaccia.”
Continuo a guardarlo e vedo il suo pomo d’Adamo salire e scendere. Inghiotte saliva e nello stesso tempo inghiotte anche desiderio. Mi avvio verso l’acqua.
“Mamma cosa fai? Se viene qualcuno ti vede nuda.”
“E allora? Comunque stai tranquillo. Qui oltre noi due non verrà nessuno. Dimmi un po’: non è che ti da fastidio vedermi nuda?”
“Al contrario. Vederti nuda mi fa apprezzare di più la tua bellezza.”
Insisto.
“Davvero mi trovi bella? Non è che fai anche cattivi pensieri su di me. Guarda che sono tua madre.”
“Anche se fosse sei comunque una donna con un corpo meravigliosamente eccitante e bello. Ed io in questo momento sto guardando la donna e non mia madre.”
“Sei uno stupidone. Dai raggiungimi facciamo il bagno e poi ci stenderemo al sole.”
“Nudi?”
“Eccome se no. I vestiti ci serviranno per quando ci saremo asciugati ed a questo ci penserà il sole.”
Un secondo dopo è in acqua. Si porta dietro di me; mi abbraccia e mi stringe a se. È in quell’attimo che avverto il suo cazzo insinuarsi fra le mie chiappe. Mi giro di scatto. Lo guardo negli occhi. lui arrossisce. Metto la mano sul suo petto e lascio che scivoli verso il basso. Raggiungo il suo inguine e tocco il suo cazzo. Lo impugno. Lui geme. Ci sono riuscita. Mi vuole.
“Mammaaaaaa.”
“Però! sei ben messo.”
Ha un cazzo lungo e grosso. È duro come granito. Continuo a tastarlo ed intanto gli parlo.
“Questo che sto toccando sono io a fartelo venire duro? Hai detto che stai guardando una donna e non tua madre. Che ci faresti con una donna come me?”
“Sì, sei tu che me lo hai fatto venire duro. Primo: le direi che sono innamorato di lei e non da oggi. Secondo: le chiederei se vorrebbe ospitarmi nel suo letto.”
“In parole povere la vorresti scopare?”
“Sì.”
“E se questa donna è tua madre la scoperesti lo stesso?”
”Più di qualsiasi altra donna.”
“Allora è vero che fai cattivi pensieri su di me? Tu vuoi accoppiarti con tua madre. Mi vuoi chiavare.”
Impallidisce. Mi stringo al suo corpo. Porto le braccia intorno al suo collo. Sollevo le gambe e le porto dietro la sua schiena. Gli stringo le cosce sui fianchi. Mi muovo quel tanto che basta da far si che il suo glande entri in contatto con la mia vulva e si posizioni fra le grandi labbra della mia polposa gnocchetta. Potrei infiocinarmi ma voglio che sia lui a farlo.
“Perché non me lo dici?”
“Cosa devo dirti?”
“Che vuoi chiavarmi. Dimmelo. Voglio sentirtelo gridare. Di: mamma ti voglio chiavare.”
“Sei mia madre. Come faccio a dirti che ti voglio chiavare.”
“Se non lo gridi non mi avrai. Io sono pronta a riceverti. Gridalo ed io ti farò entrare nel mio ventre. Realizzerò il tuo sogno”
Un silenzio che dura qualche secondo.
“Si, mamma, ti voglio. Bramo mettertelo dentro alla pancia fin da quando ho incominciato ad avere le mie prime polluzioni notturne. Sei la donna dei miei sogni erotici.”
“Voglio sentire la frase magica. Gridala.”
Non si fa ulteriormente pregare. Grida.
“Mamma, MAMMA TI VOGLIO CHIAVARE.”
Finalmente. Era ora. Appena l’eco di quel grido si spegne mi lascio andare ed il suo cazzo sprofonda nel mio ventre.
“Bravo il mio cucciolo. Ora cerca di portarmi fino a quella roccia inclinata. Credo che sia il posto adatto per stantuffare il tuo pistone nel mio cilindro.”
Mi mette le mani sotto al culo e si muove per raggiungere la roccia. Io mi tengo aggrappata al suo collo e avvinghiata con le gambe alla sua schiena. Durante il tragitto non posso non sentire il randello di mio figlio muoversi nel mio ventre.
“Fa presto che non ce la faccio più a resistere.”
Finalmente arriviamo alla roccia. Lui mi fa mettere il culo sulla nuda pietra. Abbandono il suo collo e mi adagio con la schiena sulla pietra bianca.
“Finalmente ci siamo. Dai figlio di puttana. Ora datti da fare. Metti in funzione il tuo ariete e sfondami l’utero. Volevi chiavarmi? Lo stai facendo. Di al tuo sparviero che la mia passera ha pronto il cibo per sfamarlo.”
“Ed io ho la crema che farcirà il tuo utero. Mamma, non ti facevo così cagna. Credo proprio che noi due oggi ci divertiremo.”
“Brutto bastardo. C’è ne voluto di tempo ma alla fine ci sono riuscita. È da quando mi sono accorta che facevo parte dei tuoi sogni erotici che ti sto corteggiando. I primi tempi mi sono detta che si trattava di una infatuazione. Spesso i figli sognano di giacere con le loro madri. Poi, giorno dopo giorno, ho capito che la tua non era una infatuazione ma qualcosa di più serio. Mi volevi. Non parlavi perché avevi timore della mia reazione. Avevi ragione a pensarlo. Se solo mi avessi detto che volevi entrare nel mio letto ti avrei fatto ricoverare. Non hai parlato. Il silenzio ha giocato a tuo favore. Ho cominciato a guardarti con altri occhi. Mi chiedevo a cosa sarei andata incontro se ti facevo entrare nel mio letto. La risposta era sempre la stessa: - lui è un uomo ed io sono una donna e cosa ci può essere di più bello che giacere insieme se tra loro due c’è amore oltre che desiderio. - Il fatto che fossi mio figlio non mi impedì di bramarti. Ho cominciato a provocarti ma tu niente. Non ti decidevi. Allora ho organizzato questa escursione. Questo posto lo conosco da anni. Qui ho deciso di giocare la mia carta ed è stata quella vincente. Ora niente più potrà separarci. Sei mio come figlio e da oggi anche come uomo. Sarai il mio amante e dormirai nel mio letto.”
Comincia a muoversi. Il suo bacino indietreggia ed avanza. Movimenti che permettono al suo fantastico cazzo di entrare ed uscire dal mio ventre. Un dentro fuori fatto con lentezza esasperante ma infinitamente ricco di sensazioni indescrivibili. Mio figlio mi sta chiavando come nemmeno suo padre l’ha fatto. Sentire quel favoloso vomere arare il mio giardino mi manda in fibrillazione tutto il mio essere. Pochi minuti ed il mio corpo mi annuncia la venuta del primo orgasmo. Mi avvinghio alle sue spalle infilandogli le unghia nella schiena. Urlo e vengo. Lui non smette di martellarmi l’utero con il suo martello di dura carne. È da un secolo che la mia terra non viene arata. Ci voleva mio figlio ad indossare i panni di contadino ed affondare il vomere del suo aratro nel mio ventre e rovistarlo. Un secondo orgasmo mi fa tremare tutta. Un urlo da maiala sgozzata mi esce dalla gola e si propaga nell’aria. Speriamo che non ci siano orecchie ad ascoltare. Mio figlio continua, imperterrito, a stantuffare il suo pistone nel mio cilindro. La mia vagina è tutta un lago.
“ Ti amo, ti amo. Non credevo che mi sarebbe piaciuto cosi tanto farmi chiavare da mio figlio. Dai, dacci dentro. Sfondami il ventre; spaccami l’utero. Picchia, picchia. Non stancarti. La senti come ruggisce? Frustala con il tuo nerbo. Devi domarla.”
Non smette e non si stanca. Brividi di piacere mi attraversano il corpo. Le mie tette si sono indurite e sembrano voler scoppiare. Le mie dita hanno artigliato i capezzoli e li stanno torturando. Una sua mano si è insinuata fra i nostri pubi. Le sue dita vanno alla ricerca del mio clitoride. Lo trovano. Lo circondano e prendono a segarlo. Lo sta trattando come fosse un piccolo cazzo. Un altro suo dito prende a picchiarmi l’uretra. È il vertice del piacere. Ancora un grido e vengo. Dalla mia uretra esce uno zampillo di liquido denso e giallognolo. Sto squirtando. Inondo il suo ventre del mio nettare e nel mentre glielo scarico sulla pancia lo sento grugnire. Un colpo più forte mi dice che il treno è arrivato al capolinea. Bordate di denso e caldo sperma si riversano nella mia pancia innaffiando il mio utero di miliardi di spermatozoi. Meno male che ho preso le dovute precauzioni altrimenti ci sarebbero state conseguenze non gradite. Dopo alcuni secondi sento il suo cazzo affievolirsi fino ad uscire dalla mia vulva. Lui è steso su di me.
“Mamma, ti amo. Avevo perso ogni speranza. Oggi è il giorno più bello della mia vita. Grazie per avermelo fatto vivere.”
Fu così che feci di mio figlio il mio amante. Ogni anno andiamo in quel posto per festeggiare la ricorrenza del nostro primo contatto. Da allora non ci siamo più lasciati. Oggi ho 54 anni. Gino si è sposato ed ha due magnifici e bellissimi figli. Il matrimonio non gli ha impedito e ne gli impedisce di continuare a frequentare il mio letto. La moglie sa del rapporto che ho con suo marito. L’ha accettato. Io, oltre a prendermi cura dello sparviero che alberga fra le gambe di mio figlio, mi sono anche improvvisata, con il consenso di mia nuora, maestra di educazione sessuale dei miei nipoti che si stanno dimostrando degli ottimi allievi. Sono diventati due scalpitanti puledri che niente hanno da invidiare al loro focoso genitore. Ma questa è un’altra storia.