i racconti di Milu
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#numero 1


Fui svegliata, nel cuore della notte, da una voce che mi chiamava per nome. La voce di uno sconosciuto che aveva un tono flautato e suadente.
Mi sfregai gli occhi, tirandomi poi le lenzuola fino al mento, forse era solo l'eco di un sogno. La voce continuò a chiamarmi, da qualche parte, nel buio. «Samantha, svegliati. Devi venire con me.»
Sobbalzai, spaventata, il cuore che rullava nel petto. «Chi... chi c'è?» I miei occhi si stavano abituando all'oscurità, e mi allungai verso il tavolino da notte tastando alla ricerca di qualcosa con cui difendermi. Mi ritrovai con il cellulare in mano. «Chiamo la polizia!» quasi urlai.
La voce rispose con una risatina sommessa. Controllai il cellulare, non c'era campo! Come era possibile? «Cazzo!» dissi in un impeto di rabbia. «Guarda che sono cintura nera di... (di che cosa, maledizione, ero solo cintura di shopping!) di tutte la arti marziali!» dissi per poi sentirmi una perfetta idiota.
«Cerca di restare calma, Samantha. È solo un esperimento, sono un alieno e ti porterò sulla nostra astronave...» iniziò a dire la voce, in tono quasi sensuale.
Oh, questa poi!
«Ah sì? Be' se tu sei un alieno io ho dei poteri paranormali e adesso te li farò provare prendendoti a calci nel culo prima in modo normale, e poi quando cerchi di parartelo anche in modo paranormale!» Lo interruppi cercando di mascherare il mio panico con un'uscita arrogante. Sapevo che spesso i pazzi maniaci avevano questa predilezione per il controllo, per le vittime indifese, be' c'era ancora da vedere chi sarebbe stata la vittima, fra noi. Non volevo mostrargli tutto il mio terrore.
«No, no. Non c'è bisogno di usare la violenza, verrai con me, ma non farai niente che non vuoi fare.» Individuai da dove proveniva la voce: lì accanto alla porta della camera da letto. Ovvero l'unica mia via di fuga a meno di non gettarmi dall'ottavo piano.
«E se non ci volessi venire?» dissi incrociando le braccia sul petto.
«Ti teletrasporterò!» disse come se fosse la cosa più logica del mondo.
«Oh, ma davvero? Vieni un po' qui che ti teletrasporto anche io. In ospedale però: reparto traumatologico!»
«Oh, sei così passionale, per questo abbiamo scelto proprio te.» Disse la voce dell'essere che si spacciava per un alieno. (Un alieno! Ma si può?! Sii almeno onesto, depravato notturno, dimmi che sei qui per violentarmi e facciamola finita, abbi almeno le palle per dirlo!)
«Be', “Alien” inizia pure a teletrasportarmi allora, se ci riesci! Vediamo un po'!» Lo canzonai.
«Sicura? Non vuoi prima vedermi, magari venire qui accanto a me? Sarebbe meno traumatico.»
«Sei così cesso?»
Una risata. «Intendevo la sensazione del teletrasporto.»
«Scusa ma i raggi luminescenti, l'astronave aliena, la luce bianca che entra prepotentemente dalla finestra e tutte quelle robe lì?» domandai sardonica.
«Roba da film!»
«E il teletrasporto no!?»
«Non è colpa mia se i registi ci scopiazzano le idee» rispose. Poi udii uno schiocco di dita. La luce della mia camera da letto si accese e io mi avvolsi ancora di più nelle lenzuola, sotto indossavo una camicia da notte di pizzo che non avrebbe fatto altro che alimentare le malsane voglie di quel demente che si credeva alieno. Di certo aveva acceso la luce semplicemente pigiando sull'interruttore, era proprio accanto a lui. Uhm. Lo guardai: era una ragazzo più o meno della mia età, sulla trentina, alto, biondo, forse un po' androgino. I capelli gli sfioravano il collo e aveva gli occhi di un blu molto intenso. Le labbra sensuali piegate in un sorriso.
Okay, se proprio mi voleva violentare giocando all'alieno... be', non mi era andata tanto male. Forse lo avrei violentato io, era da un pezzo che non avevo un ragazzo!
«No, resto qui» dissi sistemandomi i capelli con una mano.
«Come vuoi, Samantha.» Seguì uno schiocco di dita e sentii il mio corpo formicolare. Era come se ogni particella fosse viva, e pulsasse. Come se dell'energia mi brulicasse sulla pelle, nel corpo, nel capelli e nella testa. Poi avvertii una sensazione strana, mi stavo sgretolando, la vista mi si offuscò. Gridai e cercai di aggrapparmi al materasso. Poi ci fu il buio totale per qualche istante. Chiusi anche gli occhi, l'unico modo per non vedere quella fredda oscurità penetrare in ogni mia cellula.
Quando li riaprii ero in un'enorme stanza, algida, azzurrognola, di freddo acciaio. Al centro campeggiava un letto dalle lenzuola di raso rosso. Sollevai lo sguardo: in alto c'era una sorta di balconata dove c'erano centinaia di persone, dall'aspetto vagamente simile a quello dell'”Alieno” che era venuto a prendermi.
«Visto?» disse quella voce ormai familiare alle mie spalle.
Deglutii, tornai a guardare il letto per un attimo, poi mi voltai di nuovo verso “Sexy Alien”. «Ma che è 'sta cafonata?!»
Lui rise di cuore. Un mormorio serpeggiò fra il “pubblico”.
«È l'Esperimento, Samantha. Vogliamo capire per bene come funziona il sesso fra voi umani. È chiaro che non è solo un metodo per riprodursi, c'è qualcosa di più... qualcosa che ci sfugge. Vogliamo cercare di capire meglio di cosa si tratti.»
Sta a vedere che ieri sera ho esagero con la Tequila. Sta a vedere che è un incubo.
«Ti va di provare?» mi chiese Sexy Alien, mettendomi una mano sulla spalla nuda. Sentii la pelle formicolare nel punto dove mi stava toccando, mi ritrassi. E mi accorsi di essere nuda. Completamente.
«Ma non li hai... ehm... teletrasportati i miei vestiti, imbecille?»
«Sarebbero stati inutili.»
«Erano solo pochi grammi di pizzo, demente! Che ti costava?» Mi coprii le tette con una mano e il sesso con l'altra. Dall'alto serpeggiarono delle risatine.
«Rilassati, Samantha. Voi umani vi vergognate della nudità, ma la utilizzate come arma di seduzione, la utilizzate nelle pubblicità, la utilizzate in mille modi... è inspiegabile.»
«Ora te lo spiego a scafazzoni!» Cercai di dargli uno schiaffo. Lui si spostò così in fretta che per un attimo pensai che si fosse smaterializzato. Mi avevano drogata! Di sicuro!
Riportai la mano sulle tette e sibilai: «Cagasotto alieno!»
Una voce metallica invase la stanza: «Unità Milletrecento, lascia il laboratorio e fai entrare l'umano di sesso maschile. Procedere, prego.»
«Devo andare» disse Sexy Alien stringendosi nelle spalle. «Ordini superiori» aggiunse puntando un dito in alto.
«No, aspetta, checcazzo!»
Si smaterializzò “per sul serio”. E io rimasi a fissare il punto dove era stato fino a poco tempo prima come una cretina. Le luci si abbassarono, mi voltai verso il centro della stanza: solo l'enorme letto era illuminato, come fosse sotto a un riflettore, in più c'era anche una luce sotto, azzurrognola. Come fosse il letto di Fast & Furious. Il pubblico era nascosto dal buio. Il silenzio totale. E io dissi, quasi cantilenando per prenderli in giro: «Ehi, “alieni”, se pensate che 'sta roba sia sexy siete fuori strada!»
Nessuna reazione. Ma si accese un nuovo riflettore, tipo occhio di bue. Illuminava un uomo all'altro lato della stanza, prestante, dal fisico statuario, i capelli scuri, corti. Lo guardo attento e la mascella volitiva. Sembrava un gladiatore. Okay, quello era sexy. Era nudo anche lui ma non sembrava imbarazzato quanto me, mi sorrise quando i nostri sguardi di incontrarono.
Gli feci un cenno di saluto con una mano, inebetita. Per poi ricordarmi che ero nuda e coprirmi di nuovo le tette. «Cazzo!» sussurrai.
«AVVICINATEVI» tuonò la voce metallica.
«Ehi, vacci piano, “Voce del Padrone”!» risposi.
L'uomo “illuminato” scoppiò a ridere e prese ad avvicinarsi al talamo con piglio sicuro, i suoi passi rimbombavano sul pavimento di acciaio. Si muoveva come se stesse sfilando e l'occhio di bue lo seguiva. Avevo anche io un riflettore puntato addosso. La sensazione era piuttosto strana. Anzi estraniante.
«Quel... quel tipo... il palestrato, è vero?» domandai incerta.
«VERO COME TE» rispose la voce.
«Posso parlare con l'altro? Il Sexy ehm... l'alieno coraggioso che è venuto a prelevarmi? No perché questa tua voce metallica mi fa sentire proprio a disagio...» provai a dire.
«Sono qui, Samantha» disse la voce di Sexy Alien, da qualche parte, praticamente in filodiffusione. «Fai come ti è stato detto e ricorda: non sei costretta a fare nulla che tu non voglia.»
«Eh, ma io lì non ci voglio andare, c'è un conflitto in quello che mi dici!»
Lui rise. «Fai almeno un tentativo, non ti piace quell'uomo?»
Guardai il palestrato. Be' dire che non mi piaceva sarebbe stato un azzardo (e una bugia). Il manzo in questione si stava arrampicando sul letto con movimenti sensuali, senza staccarmi gli occhi di dosso.
“È solo un sogno, di sicuro è solo un sogno indotto dalla mia scelleratezza alcolica, e quindi non c'è nulla di male” mi dissi.
«Okay» mormorai avvicinandomi anche io al letto, l'occhio di bue a seguirmi. «Non è che si può spegnere questo riflettore? Mi sento ridicola.»
La luce si abbassò diventando più fievole. Apperò! «Non è che potrei avere un drink? Qualcosa di forte? Magari un cocktail con un ombrellino dent...» non feci in tempo a finire la frase che accanto al letto comparve, come per magia, un tavolino di acciaio sui cui c'erano due bicchieroni di un cocktail non meglio identificato, completi di ombrellini, fiori, e ghiaccio tritato.
«Grazie! Grazie mille!» Ne afferrai uno, sapeva un po' di menta e un po' di zenzero. Era molto alcolico, mi scaldò lo stomaco, incendiandomi le viscere, ma lo tracannai fino in fondo, guardando il palestrato da sopra al bordo. L'ombrellino a solleticarmi una guancia. Il palestrato sorrise senza aprire la bocca, il suo guardo si posò sulle mie tette, e io tolsi anche la mano dal pube. Mi ero fatta la brasiliana da poco, era giusto che avesse anche lei il suo attimo di gloria -nel mio sogno- mentre mi stavo praticamente ubriacando.
Poi ebbi un'illuminazione! «Potrei avere anche un milione di euro, per caso? Vanno bene anche senza ombrellino!»
La voce metallica disse: «NO.»
«Merda!» Il Palestrato sollevo un sensuale sopracciglio.
Poi sentii la voce di Sexy Alien: «Però ci sarà un compenso per te, per ogni terrestre con il quale ti accoppierai ti accrediteremo trentamila euro. Ti va bene?»
Mi sentii subito eccitata, eccitatissima. La passera già si bagnava all'idea dello shopping. Poi i miei tabù presero il sopravvento. «Eh ma così mi sentirei una puttana...» dissi appoggiando sul tavolino il bicchiere vuoto con l'ombrellino sconsolato, come me.
Sexy Alien disse: «Sentirsi una... “puttana” è una fantasia comune a molte femmine terrestri. Ti stuzzica?»
No! No, no, no, no! Be'... forse un pochino. Magari l'idea di essere “costretta” a fare sesso con quel manzo supersensuale non era tanto male.
«Uhm... no, mi fa sentire svilita come donna!» affermai decisa.
«Cinquantamila?» rilanciò Sexy Alien.
Okay, non c'era nulla di male a sentirsi un po' svilita, e poi era solo un sogno...
«Okay, andata. Però lo faccio solo perché così potrò saldare il mutuo.»
Non seguirono commenti. Il palestrato mi fece cenno con un dito di raggiungerlo. Mi sedetti sul letto e gli diedi un bacio sulla guancia, tipo terza elementare. «Pagano anche te?» sussurrai.
«Sì, anche a me cinquantamila. Per un massimo di tre donne. Erano partiti con diecimila, quindi ritieniti fortunata. È stata una lunga trattativa.» Aveva una bellissima voce, un po' roca, profonda. E profumava di mirra indiana, ma non troppo.
«E io sono la numero... ?»
«Tre» rispose lui baciandomi una clavicola. La sua lingua era calda e il mio stomaco pieno di quel cocktail esplosivo. «E la più bella.» La mia passera mi disse che in fondo non sarebbe stato un gran sacrificio. Occhieggiai il cazzo già in tiro dell'uomo, non era mica male. Mi avrebbero anche pagata! Mi eccitai ancora un po'. Ma mancava qualcosa... ecco sì!
«Si potrebbe avere della musica?» domandai guardando in alto.
Seguì un istante di silenzio, il palestrato mi disse: «Mi chiamo Jack». Poi si abbassò a sfiorarmi un capezzolo con le labbra, mentre con una mano prendeva a segarsi lentamente. A quel punto partì la colonna sonora di “Momenti di Gloria”.
«Un po' troppo!» Quasi gridai. La bocca di Jack sorrise sui brividi dei miei capezzoli. «Qualcosa di meno impegnativo?»
Stop a Vangelis, e partì “Andiamo a Comandare”. Spinsi via Jack e la sua bocca. «State scherzando?» Jack sorrise rovesciando indietro la testa. Era davvero figo.
La musica si interruppe e partì “Careless Whisper”. «Un po' meglio» farfugliai mentre Jack iniziava ad accarezzarmi il ventre con movimenti pigri.
«Eh meno male» borbotto Sexy Alien, in filodiffusione. «Non è che abbiamo tutta la discografia terrestre!»
Sorrisi di nascosto. Sì, però avevate “Andiamo a Comandare”, mi vergognai per il genere umano ma solo per alcuni istanti, perché poi Jack si impadronì della mia bocca e della mia lingua e un po' anche dei miei pensieri. Oh, baciava bene, talmente bene che iniziai a toccarlo. Dapprima un po' impacciata, ma poi in modo sempre più audace. La pelle setosa, le spalle muscolose, i pettorali scolpiti, gli addominali sodi... il cazzo così duro! Continuammo a baciarci finché lui non mi spinse fra i cuscini di raso rosso. «Dimmi il tuo nome...»
«Amanda» mentii come facevo sempre con quelli con cui mi facevo una sveltina.
«SAMANTHA!» specificò la voce metallica.
«STRONZO!» dissi guardando in alto, in un punto imprecisato.
Jack rise e sussurrò: «Non importa. Sei fantastica, Amanda-Samantha!» Mi baciò di nuovo, forse con la bocca impegnata dalla sua lingua ero più sexy. Non sapevo bene cosa fare, ero frastornata, eccitata e un po' indecisa, di certo non ero del tutto a mio agio e l'intervento della voce metallica aveva contribuito a spezzare il momento magico. Ma Jack prese subito il comando (forse la canzone precedente lo aveva ispirato) e iniziò a masturbarmi. Staccò la bocca dalla mia solo per dire: «Sei pronta? Scopiamo?»
Cinquantamila euro, una bocca sexy, un bel cazzo e una folla di pseudo alieni a guardarci. Okay, era imbarazzante e anche un po' eccitante, quindi... perché no?
«Sì» mormorai in un gemito strozzato. Mi penetrò subito.
Due colpi ai quali feci appena in tempo ad abituarmi, poi mi rigirò come se fossi un fuscello fra le sue mani e mi mise a pecorina. Avrei voluto ribellarmi... forse essere un po' più attiva, magari scoparlo a smorzacandela (tanto per essere certa di godere) ma non ne ebbi il coraggio. “Cinquantamila euro”, pensai, “non fare troppo la schizzinosa!”.
Lui mi penetrò di nuovo e prese scopare come un dannato, mi teneva le mani sui fianchi e mi stantuffava dentro a tutto spiano. “Okay, dai, magari vuole solo caricarsi. Non deve essere facile neanche per lui”, pensai. Non mi sentivo molto coinvolta, continuavo a sbirciare l'altro bicchiere, quello ancora pieno, e la mia voglia cresceva. La voglia di bermelo tutto, intendo!
Mi accorsi che la prestazione di Jack il Manzo, stava per concludersi dai suoi gemiti e dai movimenti sempre più convulsi. No! Io non ero venuta. Merda, merda, merda! Non che mi fregasse molto, ma per una questione di orgoglio prettamente terrestre volevo che anche lui -seppure non lo meritasse- facesse una bella figura. Per il genere umano intendo. Dopo “Andiamo a Comandare” non potevamo fare credere a una razza, più evoluta, che non capiva il sesso, che nemmeno i terrestri erano poi tanto bravi a capirne appieno il funzionamento.
Presi a sgrillettarmi furiosamente, alla ricerca di qualcosa di tremendamente eccitante a cui pensare. Mi vennero subito in mente i cinquantamila euro, che puttana (svilita!)! Che terrestre, poi! Cercai di pensare a qualcos'altro e, non so perché, mi sovvenne l'immagine di Sexy Alien. Così androgino, sicuro di sé ma un po' particolare, come se nascondesse un'innata sensibilità difficile da scorgere, solo suggerita. Immaginai che la mia mano fosse la sua, che mi toccasse, curioso di scoprire come fosse masturbare una passera terrestre... quelle dita lunghe e delicate come quelle di un pianista dentro di me e il suo viso impegnato da un'espressione sensuale, gli occhi di quel blu così intenso velati dalla passione... e godetti proprio mentre lo faceva anche Jack il Manzo. Si lasciò ricadere affannato accanto a me, la fronte e il petto imperlati di sudore. «Piaciuto?»
Ero ancora quattrozampata, e anche un po' infastidita. Quella storia del patriottismo terrestre mi scocciava, ma ancora di più ero scocciata dall'essermi dovuta autoeccitare pensando a un alieno, mentre scopavo con un tipo come quello. Un bell'uomo, un bel cazzo, un bel fisico, ma se non sai utilizzare bene le tue armi... be' è un po' come essere quasi disarmato. Mi inginocchiai e mi coprii pudicamente con le lenzuola di raso rosso, anche se ormai avevano visto -tutti quanti- tutto quello che c'era da vedere. Annuii. «Certo, è stato fantastico» dissi con un sorriso. Quante altre volte lo avevo detto a un terrestre?
Sentii un capogiro, forse il cocktail, forse il sogno era un po' troppo vivido.
«Hai goduto, Jack?» chiese la voce suadente di Sexy Alien.
«Ah-ha! Di brutto!» rispose lui alzandosi senza neppure accennare a salutarmi. Mi morsicai un labbro.
«Hai goduto, Samantha?» chiese Sexy Alien.
«Sì» mormorai un po' immusonita, e bagnata fra le cosce.
«Benissimo. Jack, credo non ci vedremo mai più, grazie per il tuo contributo» disse la voce di Sexy Alien e io pensai : “Sì, spero di non rivederti più nemmeno io e grazie di niente!”.
Jack si smaterializzò in un istante, a pochi minuti dalla scopata, come del resto è spesso tipico dei maschi terrestri, seppure non dotati di teletrasporto.
A quel punto mi venne un dubbio prettamente femminile: e se fossi rimasta incinta?
«Ehi... voi, lassù, non c'è mica il rischio che io rimanga incinta?» domandai un po' piccata.
La voce di Sexy Alien spiegò: «No, Samantha. Abbiamo preso le necessarie precauzioni, non ci saranno conseguenze.»
Rilassai le spalle e la voce di Sexy Alien disse: «Fra poco ci sarà un altro esperimento, desideri farti una doccia?»
Come? Un altro? Subito?
Altri cinquantamila euro facili facili!
«Va bene, e okay per la docc...» non riuscii a finire la frase che sentii di nuovo tutta la solfa delle pelle che formicolava, un attimo di buio, un momento di panico e smarrimento e mi trovai in un bagno tutto in acciaio; era di foggia futuristica, con accessori che non avevo mai visto, ma ingentilito da un vaso di fiori terrestri. Sorrisi. Individuai la doccia, ci entrai. Ogni parete era d'acciaio tranne il vetro smerigliato. C'erano un sacco di pulsanti e provai a premerli a caso finché l'acqua non prese a scorrere. Ghiacciata!
«Cazzo!» urlai.
«Pulsante giallo per regolare la temperatura» disse qualcuno aldilà del vetro. Era la voce (e la sagoma smerigliata) di Sexy Alien. Ovviamente era appena comparso, come si usava lì.
«Grazie» dissi premendo il pulsante. «Un po' di intimità no, eh?» Misi la testa sotto al getto tiepido.
«Non guardo mica, c'è il vetro. E poi non penso tu abbia parti del corpo che ancora non ho visto. Pulsante azzurro per i detergenti» mormorò divertito.
«Oh, lascia perdere» borbottai insaponandomi per bene.
«Hai goduto, Samantha?»
«Ti ho già detto di sì» risposti un po' stizzita.
«Ma c'erano anche gli altri, adesso te lo sto chiedendo io.»
Sentii una sferzata di adrenalina, del tutto indesiderata e anche del tutto immotivata, sferzarmi il bassoventre.
«Sì, ho goduto.»
«Ti sentiresti di spiegarmi in che modo?»
Mi andò il sapone negli occhi e mentre cercavo di ripulirmeli risposi di getto: «Con un orgasmo!»
«Questo lo so, ma cosa lo ha fatto scattare? Il coito o la tua mano che...»
Avvampai, insaponata, imbarazzata e un po' accecata.
«La seconda.»
«L'uomo non era di tuo gradimento?»
Riuscii a ripulirmi dal sapone, e restando ferma sotto al getto dell'acqua, fissai la sagoma di Sexy Alien attraverso il vetro smerigliato. Era come se ci guardassimo negli occhi anche se, oggettivamente, non era così.
«Sì, lo era. Ma non è quello, cioè l'orgasmo per una donna è una cosa fisica ma anche un po' mentale.»
«Cosa intendi dire?»
L'acqua mi scrosciava attorno, la sua sagoma si mosse come se si appoggiasse al muro, una gamba ripiegata.
«Saperlo fa parte dell'esperimento?» domandai con le mani sui fianchi.
«No, l'esperimento è tutto quello che avviene nel laboratorio. È solo che io vorrei capirci qualcosa in più.»
«Su di me?» Sentii il cuore rullare in modo sconsiderato.
«No, sulle donne terrestri» rispose come se fosse ovvio.
Il cuore si calmò. Appoggiai i palmi al vetro. «È stato tutto un po' troppo veloce, ha pensato solo al suo piacere e poco al mio. E poi il piacere parte dal cervello. Sapevo che lui mi desiderava ma solo fisicamente, e che... che era solo un vostro esperimento capisci?»
«Più o meno. Ti avevamo anche messo delle sostanze afrodisiache nel drink, anche il suo profumo lo era. Non è bastato?»
«Credo di no.»
«E la tua mano, sì?»
«Sì.»
La sagoma si avvicinò e appoggiò il palmi sul vetro, in corrispondenza ai miei. Li sentii fremere, e sentii la mia pelle fare altrettanto.
«Hai usato anche il cervello quindi? Dei ricordi, forse?»
«Più o meno. Forse più qualche fantasia.»
Strinse le mani a pugno, poi le staccò dal vetro.
«Sei pronta per il nuovo esperimento? Pulsante viola per asciugarti.»
Sospirai. Pigiai il bottone e in un attimo fui investita dall'aria calda. Asciutta. «Altri cinquantamila?» chiesi in un soffio.
«Sì.»
Sentivo ancora i palmi brulicare di energia. Sentivo anche il mutuo da saldare e una bella vacanza avvicinarsi.
«Sono pronta.»
… Continua ...
Note finali:
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