i racconti di Milu
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La giornata piovosa non assicurava promettendo niente di buono, Maggie era al computer già da svariate ore, giacché le idee per costruire il sito le aveva già da tempo accuratamente pianificate, pertanto mancava solamente l’avvio. Al presente lei guardava il paesaggio dalla finestra, nel tempo in cui una finissima pioggia lavava delicatamente il vetro e faceva diventare illusorio e irreale tutto ciò che si vedeva là di fuori, assieme a un alone che ne alterava distorcendone nettamente la realtà. Come in un sogno, infatti, cominciò a vedere una giornata di primavera appena passata, la stessa finestra illuminata da un raggio di sole tiepido, il profumo dei fiori del giardino sottostante e lui là vicino. Il suo odore in quell’istante riempiva la stanza permeandola, perché una sottile e delicata essenza odorosa si diffondeva là dentro invitandola a rivivere notti indimenticabili e magnifiche, perché quando lui irrompeva nella stanza lei si sentiva scompigliare e sconvolgere le membra, poiché il suo sguardo irruente e sensuale la penetrava scavandole l’anima, visto che aveva un modo caratteristico e particolare di guardarla, perché inclinava leggermente la testa da un lato fissandola con quegli occhi scuri, intanto che le sue labbra pronunciavano in ultimo il suo nome.

Quel contatto, invero, le procurava una piacevolissima scossa facendole vibrare tutto il corpo, lui indugiava, tardava di proposito cercando di non abbandonare né di tralasciare quel contatto così compiacente e piacevole per entrambi. Una mattina lui entrò e s’avvicinò da dietro scrutando il monitor sul quale lei stava lavorando, appoggiò le mani sullo schienale della poltrona e chinò la testa fino a sfiorarle i capelli con le labbra, Maggie sentì il suo respiro caldo, dal momento che quell’emozione le aveva chiuso aspramente lo stomaco, giacché quando lui si era avvicinato lei si era immancabilmente sciolta. In quell’istante desiderò sentire le sue labbra sui suoi capelli, sul suo collo, a un tratto avvertì le sue labbra sui suoi capelli, poi giù sulla sua nuca, sul suo collo, tutti questi gesti la fecero vaneggiare, lei sconvolta si girò e lui la baciò profondamente in maniera sensuale, mentre lei si lasciò scivolare dentro a quell’incalcolabile e a quell’infinita emozione. Le mani di lui si soffermarono in ultimo sopra i suoi seni, giacché in maniera delicata li agguantò attraverso la stoffa della camicetta tastandone opportunamente la consistenza, i suoi capezzoli s’indurirono subito uscendo dal reggiseno, lui accarezzò le punte con evidente avidità.

Maggie si lasciò sommergere dall’onda della passione, le sue mani cercarono il contatto con la sua pelle, perché gliele collocò sotto la maglietta accarezzandone infine quel corpo muscoloso, dato che sotto le sue dita lo sentiva fremere di piacere. Ben presto si ritrovarono nudi, lei sentiva premere il suo cazzo contro la schiena, era eccitata dal suo esuberante e prorompente desiderio, si voltò e afferrandolo con le dita si porto il cazzo alla bocca, lui ebbe un inatteso gemito di sorpresa quando lei glielo ingoiò di colpo. I loro corpi divennero di fuoco, il desiderio e la lussuria li portava a dimenticare tralasciando tutto ciò che era successo intorno a loro, squillò frattanto il telefono, malgrado ciò loro non lo udirono giacché erano unite anche le loro anime, perché stavano volteggiando in un cielo rosso come al tramonto, ardente e infuocato come la loro intensa passione:

“Su dai, prendimi, perché non resisto più, fammelo sentire” - strepitò Maggie accalorata ed elettrizzata più che mai esortandolo.

Lui appoggiò Maggie sullo scrittoio, la sollevò facendola sedere sul piano di lavoro e la penetrò deliziosamente, immergendosi e perdendosi in conclusione in maniera estasiata dentro quella pelosissima e foltissima rossiccia fica. Lei fu pervasa da un immenso piacere, giacché lui affondava profondamente dentro di lei, il ritmo gradualmente aumentò, poi insieme toccarono la cima, il vertice radicale della passione. Un raggio di sole entrato dalla finestra si posò nel frattempo sui quei corpi sazi d’amore, illuminando e ravvivando il loro desiderio appagato, Maggie si riscosse dal torpore, intanto che la sua mente sognava ancora, perché il ricordo di quella prima volta la sconcertava e la sconvolgeva nel profondo. Cercò invano di riprendere il lavoro interrotto, eppure il ricordo di lui era così esuberante e vivo, che le fece desiderare d’essere ancora tra le sue braccia, di poterlo opportunamente accarezzare, malgrado ciò la brusca realtà la fece rudemente riscuotere, il telefono suonava indifferente e neutrale lasciandole aspramente e inevitabilmente l’amaro in bocca.

Quella pioggia insistente la stava nel frattempo bagnando, dato che non s’accorse di non aver aperto in tempo l’ombrello, considerato che era oramai tutta inzuppata e aveva freddo, poiché aveva fatto tutta la strada dall’ufficio a casa a piedi sotto quella pioggerellina continua, s’infilò sennonché nel portone e nella penombra le sembrò di scorgere un’ombra, perché lui aveva l’abitudine d’aspettarla lì un po’ nascosto da occhi curiosi e invadenti, eppure sapeva che non poteva essere che la sua smodata immaginazione a farglielo riapparire ancora lì. Lui sarebbe salito insieme a lei e appena varcata la soglia di casa l’avrebbe abbracciata sollevandola leggermente da terra per baciarla. I suoi baci effettivamente la sconvolgevano in modo disorganico, per il fatto che avevano l’efficacia e l’intensità d’un fuoco d’estate, giacché esprimevano simboleggiando tutta la passione che aveva per lei. Lei lo amava in modo completo e incondizionato, sì adesso lo capiva bene, dato che era un potente e indiscusso sentimento d’amore, mentre per lui era solamente un’emozione del momento, in quella circostanza lei si fermò per fantasticare, intanto che faceva una doccia calda.

Quella sera d’estate con un’afa tremenda l’unico e prezioso refrigerio era farsi ragionevolmente una doccia fresca, cosicché appena arrivata lei s’infilò subito, però non fece in tempo ad aprire l’acqua che lui celermente la raggiunse. I loro corpi si toccarono e quella scossa di piacere li fece rabbrividire, Maggie aprì l’acqua bagnando entrambi, lei avvicinò i seni e li premette delicatamente sul petto di lui, sentì in tale maniera i capezzoli darle un sottile piacere, mentre li faceva andare su e giù sulla sua pelle fremente. Lui le accarezzò la schiena raggiungendo le natiche e scendendo giù lungo le cosce, un brivido di piacere repentino la percorse desiderandolo con tutta la sua essenza. Ambedue si baciarono a lungo, accarezzandosi, assaporando lentamente il crescente desiderio che li univa, dopo lui la fece girare di spalle penetrandola beatamente con piccole spinte, Maggie sentì un gran calore diffondersi nel suo ventre agevolandolo con avveduti e sapienti movimenti.

L’acqua nel frattempo li bagnava come una fresca pioggia ristoratrice, i loro corpi uniti nella passione ne godevano l’effetto, prolungando il momento per arrivare al massimo del piacere. Lei si girò e lui la sorresse con le braccia spingendola verso il muro, la penetrò proprio così in quella posizione, inizialmente piano, in seguito sempre più forte fino ad arrivare alla vetta estrema e finale del piacere.

La pioggia scendeva più decisa e marcata, un piccione si riparava sotto il cornicione del palazzo di fronte, Maggie si sentì da sola, in quanto la sensazione che lui fosse lì nella stanza svanì, perché lei desolata e dispiaciuta rimase lì abbandonata, esclusa e solitaria con la sua malinconia.

{Idraulico anno 1999}