i racconti di Milu
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Quest’oggi Piero è giunto a casa mia, ed è in ultimo “venuto” in tutti i sensi, perché già da molto tempo quello scostumato, sporcaccione e turpe individuo di Piero mi sta molestando e ossessionando appassionatamente in modo inconsapevole, per il fatto che ogni qualvolta giri lo sguardo me lo ritrovo di fianco pronto ad attaccare bottone con discorsi convenzionali, usati male e insipidi pur di restarmi accanto. Io e Piero siamo invero colleghi di lavoro, dato che ci conosciamo da quasi tre anni: all’inizio il suo atteggiamento da superuomo m’infastidiva innervosendomi un poco, però con il passare del tempo frequentandoci quotidianamente ho meglio intuito e compreso il suo reale temperamento. In fin dei conti lui mi è simpatico e il debole che nutre nei miei riguardi mi lusinga, m’incanta e allo stesso tempo mi eccita notevolmente.

Io sono Ester, ho trentanove anni e convivo da tre anni con il mio compagno Egidio in un alloggio nel pieno centro di Perugia. A dispetto dell’esteriorità da virtuoso ragazzo Piero è un dissoluto libertino di prim’ordine, perché laddove chiama per bere qualcosa assieme o per andare nel refettorio mi rivela le sue creatività impudiche e lussuriose, le sue intime riservatezze e i suoi veti erotici, in buona sostanza si racconta, in quanto verso di me ha un totale affidamento e una piena considerazione. Io d’altro canto non ho mai riferito a nessun individuo ciò che Piero mi riporta, perché ritengo sia giusto e onesto in tal modo, inoltre non rinnegherei in nessun caso l’attendibilità d’un compagno di lavoro, anche se a volte devo costringermi impuntandomi assennatamente di restare in silenzio, soprattutto con Beatrice la mia migliore alleata. Più volte Piero ha affermato e proclamato ponderatamente la volontà di venirmi a trovare, allorché l’altro ieri io gli ho risposto candidamente e senza malizia di sì: dovevate vedere la faccia che ha fatto il modesto, perché non credeva ai propri orecchi quando l’ho chiaramente invitato a casa mia. Egidio attualmente svolge la rotazione notturna come da fase programmata, perciò rientra ogni volta molto tardi, sempre che non si fermi per recarsi a incontrare le prostitute. Piero è viceversa disciplinato e rigoroso, preciso come un cronometro, visto che all’orario stabilito è già di fronte all’ingresso offrendomi un involucro di dolciumi e un mazzo di fiori assortiti:

“Ester cara, accetta questo per solennizzare il nostro primo appuntamento lontano dalla ditta”.

Lui prontamente m’accoglie sfiorandomi la mano mentre io lo faccio entrare: non so realmente che cosa sia, eppure il suo abito, il suo odore e la suggestiva dimensione di quest’evento accende stuzzicando profondamente dentro di me il desiderio di farmi scopare a più non posso, perché m’accorgo d’essere particolarmente lasciva e scrofa, dato che non voglio perdermi l’occasione di scoparmi Piero, perché scommetto che anche lui sta pensando l’identica questione. Il fuoco divampa, poiché infuria rovente e silenzioso tra le mie cosce:

“Piero accomodati, mettiti a tuo agio, fa’ come ti pare” - gli rivelo io con lo sguardo languido e sfibrato.

Le confessioni e i desideri sessuali che m’aveva riferito tempo addietro, disfano smantellando radicalmente la mia mente, facendomi dissipare e smarrire ogni regola inibitoria imposta, inflitta a ragion veduta peraltro dalla comune morale e dai soliti e insensati insegnamenti.

“Hai voglia di scopare?” - gli chiedo io senza mezzi termini punzecchiandolo.

Piero mi squadra confuso, sbigottito e forse un po’ turbato, dal momento che dopo l’istante di glaciale silenzio irrompe nella stanza, dopodiché in modo bizzarro e al tempo stesso brillante mi risponde:

“Ester cara, io ti garantisco e ti giuro che sono qui per questo motivo. Non vedevo l’ora che mi capitasse un’analoga opportunità.”. Io nel frattempo incito Piero ad accomodarsi nella stanza da letto.

“No, io bramo tantissimo scoparti invece sopra il tavolo, qui in cucina, adesso” - ammette e confessa lui in modo risoluto senza scorciatoie né tentennamenti.

Io inizio frattanto a sbaciucchiarlo con irruenza e intanto lo denudo, dopo lui m’innalza di peso deponendomi sopra il tavolo, mi bisbiglia termini inverecondi, osceni e scurrili mentre scopre le mie membra, in quanto sono seduta con le gambe divaricate a dismisura, in quel momento Piero avvicina il cazzo alla mia pelosissima fessura acciuffandomi saldamente mentre afferma:

“Ho un’impazienza, una smania di fotterti davvero a più non posso” - mi rivela lui in modo accalorato.

Io sono eccitatissima, agguanto in mano il suo cazzo incominciando a sfregarlo per tutta la lunghezza.

“Ah però, com’è diventato duro” - gli comunico io già pronta a dovere.

Piero mia bacia bruscamente, dopo io faccio penetrare il cazzo nel mio addome facendolo slittare garbatamente, da ultimo scopiamo come delle belve senza contegno, senza padronanza, beneficiando della circostanza per saziare l’incontentabile appetito sessuale di ambedue e dopo quasi mezz’ora di focoso amplesso io raggiungo l’acme del piacere strepitando il mio piacere:

“Da come vedo t’ho fatto inzuppare per bene” - mi ribatte lui appagato.

Io mi sento una vera mala femmina, sono altamente esaltata e infervorata, perciò decido di farmi trafiggere anche lo sfintere:

“Infilamelo ancora, su dai, perché ho ancora voglia del tuo cazzo”.

Io lo scongiuro mettendomi nella posizione della pecorina sul ripiano e aprendo bene le chiappe con entrambe le mani, per il fatto che Piero non se lo fa ribadire: in un baleno il suo cazzo è stabilmente agganciato nelle mie viscere, mentre le sue mani circondano le mie tette. Lui mi scopa con grande maestria e consumata professionalità, poiché io non avverto sofferenza alcuna, poiché sento il suo scroto battere contro le mie chiappe quando s’insinua in fondo, dato che è una vera e propria libidine. A dire il vero Egidio non è mai stato così garbato né determinato allo stesso tempo, Piero al contrario mi buca il didietro come se stesse trapanando un muro per posarci un rinforzo, un tassello.

Io colgo e percepisco il cazzo di Piero imbottirmi facendomi vivere un godimento esorbitante, smisurato, in quell’occasione io sono la sua femmina, la sua spasimante, la sua baldracca. Io godo nel farmi fracassare in quella posizione, eppure è un godimento chiaro e marcato, del tutto diverso da quello vaginale, perché farmi inculare in quella maniera completa ritoccando al massimo il mio essere donna, per di più agli uomini piace molto introdurre il cazzo nel pertugio rettale della propria partner, perché è un’esperienza che li riempie di millanteria, d’orgoglio e di vanagloria.

In conclusione persino Piero raggiunge l’acme del piacere sborrandomi nell’ano impiantando in quell’abisso il cazzo, in maniera tale da trarne il maggior beneficio possibile. Io avverto il suo seme che si riversa dentro di me, giacché una porzione di Piero s’introduce nelle mie budella sotto il braccare di fugaci ma rabbiose contaminazioni, che causano al mio organismo un’insperata e meravigliosa soddisfazione:

“Ester, tu sì che sei una femmina verace” - mi mormora lui all’orecchio in modo appassionato leccandomi il lobo.

Io ho la smania, ho l’ossessione di regalargli un pompino, tuttavia esigo che sia interamente sottoposto alla mia fermezza e alla mia ghiotta rigorosità, cosicché gli prospetto l’idea che mi piacerebbe impacchettarlo alla mia maniera e serrarlo con le manette al termosifone. Piero accetta, pertanto lo trascino verso il termosifone immobilizzandolo con gli arti superiori e fissandolo con le manette, sennonché mi dispongo tra le sue gambe e inizio a impegnarmi con abnegazione e solerzia, ripulendo meticolosamente il suo glande a seguito della sborrata dai residui dello sperma rimasto. Proprio in quel preciso istante avvertiamo un rumore di chiavi provenire dalla porta d’ingresso: è arrivato Egidio il mio ragazzo, dal momento che ha deciso di rincasare prima del consueto e non appena chiude la porta io mi precipito per salutarlo:

“Ciao amore, come mai a quest’ora?” - gli chiedo io in maniera coinvolta e abbastanza incuriosita, Egidio mi squadra dalla testa fino ai piedi:

“Tu piuttosto, perché sei nuda?” - mi domanda lui con la voce rimbombante. Io ed Egidio siamo una coppia moderna, d’ampie vedute e nonostante alloggiamo nello stesso edificio non siamo diffidenti né invidiosi l’uno dell’altra, perché ci piace disporre e decidere di condurre a modo nostro una vitalità erotica intensa, audace e sfrontata, libera da legami e da vincoli d’ogni sorta.

“Sì tesoro, in verità ho ammanettato il mio collega Piero al termosifone nel bagno” - gli rispondo, intanto che Egidio mi scruta con addestrata e organizzata malizia.

“Ammanettato? Oggi che ho deciso di non andare a puttane tu mi porti in casa l’amichetto?” - lui fingendo s’infuria, incamminandosi speditamente in direzione del bagno.

Dal momento che Egidio esamina lo sventurato ospite, peraltro tutto nudo, immobilizzato con le spalle al termosifone, è già in preda a un attacco di deplorevole e smodata cupidigia.

“Ciao Piero. Riesci al momento a pensare che cosa t’accadrà esattamente tra qualche istante?” - gli manifesta lui sorridendogli allusivamente.

“Ester, vieni qua, dai libera una mano al tuo collega, in maniera tale che possa mostrarmi il suo bel culetto e ammanettalo con la faccia rivolta verso la parete” - m’ordina repentinamente Egidio.

Io adempio sottostando alla sua volontà, notando però che Piero si rifiuta di cooperare, perciò Egidio lo acciuffa fermamente per i testicoli comprimendoli con forza, finché lo sfortunato non assume la postura richiesta.

“Bene, per il momento questi qua non ti servono” - gli svela Egidio ridendo sonoramente, riferendosi agli attributi del malcapitato sotto le sue grinfie.

Il mio ragazzo agguanta dal mobile un panetto di margarina ungendosi di seguito bene il cazzo, dato che m’ordina d’imbrattare l’ano di Piero, azione questa che io mi precipito a compiere con gradito piacere.

“Ester, che cosa fai? Questo qui mi vuole inculare, non capisci? Non voglio perdere la verginità anale” - grida Piero inorridito e sbigottito, poiché intuisce chiaramente che adesso non si tratta più d’uno scherzo.

Egidio accosta il possente membro in prossimità dello sfintere di Piero, poiché è sufficiente una leggera pressione per far scivolare il pene nell’organismo del bersaglio desiderato. Nel frattempo io osservo gustandomi quella stravagante scena con ambizione, interesse e rivendicazione, iniziando a manipolarmi con lussuria sia la fica sia le tette. Egidio agguanta Piero alla vita, mentre impartisce al proprio bassoventre poderose stilettate rompendo e sfracellando in tal modo le proprie chimere e le visioni omosessuali che aveva in mente:

“Sì, ecco così, ah come mi piace, che meraviglia” - bisbiglia Piero, godendo con entrambi gli occhi socchiusi.

Nell’udire quei termini il mio ragazzo accelera e incalza la cadenza dell’amplesso, facendo uscire di senno per il godimento ancora di più la propria preda, dato che dopo pochi minuti Egidio sborra senza restrizioni nel retto di Piero rimanendo totalmente soddisfatto.

A seguito di quella vicenda appena trascorsa, per me è stata realmente un’autentica sventura, uno schietto e un veritiero sgarro, un inatteso boccone amaro, direi davvero insperato, perché il giorno seguente il mio compagno m’ha irrimediabilmente piantato in asso, ritirandosi convenientemente e scappando giustamente con il suo nuovo amichetto.

{Idraulico anno 1999}