i racconti di Milu
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Era da un po’ di tempo che la mia fidanzata, madre di Elisa, mi parlava di gite in moto. Era una sua voglia e a dire il vero anche la mia che da ragazzo ne avevo avuto una. Non era una moto potente ma uno dei cinquantini di moda che ormai era andato rottamato.
“perché non pensiamo ad una bella moto potente che ci permetta di fare viaggi?” questa è stata la domanda che Nicole, la madre di Elisa, mi fece.
L’idea era bella. Avrei potuto anche portare lontano da casa Elisa e scoparla a lungo senza il pericolo che la madre ci scoprisse.
Le mie attenzioni si orientarono verso moto di grossa cilindrata che fossero comode per i viaggi e spaziose per ospitare un passeggero.
Indovinate chi fu il mio primo passeggero? Ovviamente Nicole, la mia cara, giovanile Nicole che mi voleva un bene all’anima e che mi esaudiva in ogni mio desiderio. Devo dire che anche in questa occasione mi appoggiò con i miei genitori affinché acconsentissero all’acquisto della Guzzi.
Ritirata la moto dal concessionario e fatto un primo giro di familiarizzazione, mi diressi verso casa dove mi aspettava Nicole. Eravamo d’accordo che saremmo usciti per un giro “capelli al vento”.
Arrivato a casa di Nicole, suonai al campanello e attesi la sua uscita. Lei comparve felicissima, tutta ben truccata, foulard di seta annodato in testa, occhiali da sole, gonna a pieghe, camicetta e golfino per l’aria.
“Fammi vedere questo gioiellino! Stupenda!” disse, girando intorno alla moto “questo colore rosso fuoco è come piace a me. Dai che non vedo l’ora di partire”.
Nelle borse laterali sistemammo l’occorrente per sdraiarci sull’erba, alcune bibite e un po’ di dolci secchi da gustare.
La salita in sella fu subito un piccolo problema; Nicole si rese subito conto che la gonna a pieghe non era certo l’abbigliamento adatto “Mi rendo conto che la mia gonna non va bene. Qui mi sa che devo cambiare look altrimenti dò spettacolo a tutti con le mie gambe”
Rispondo “Forse è meglio Nicole. Un paio di pantaloni sarebbero più adatti”
Lei torna in casa e poco dopo ne esce indossando con paio di pantaloni di lino celesti a sigaretta che si accordavano benissimo con la camicetta che indossava. Il nuovo abbigliamento consentiva a Nicole di salire ed accomodandosi sulla sella con facilità. Per partire mi ha cinto i fianchi e finalmente partiamo.
Durante il viaggio sentivo le tette di Nicole sulla schiena, suscitando in me fantasie e ricordi di sesso senza freni quando Elisa era più piccola e non avevamo remore a farlo senza ritegno.
Nicole ha un corpo, senza falsa modestia, da fare invidia ad una trentenne, seno terza misura, belle gambe tornite, fianchi prominenti, un posteriore di belle forme e dimensioni, un bel viso sempre curato e truccato, mani splendide con unghie curatissime e sempre smaltate con colori raffinati.
Saranno state le vibrazioni della moto quando mi ritrovai con il cazzo ben indurito tanto da dovermi sollevare leggermente dalla sella per sistemarlo meglio.
“Amore cosa fai? Non fare acrobazie! Guarda che ci sono io qui dietro di te!”
“Non preoccuparti Nicole. Mi stavo solo sistemando il cavallo dei pantaloni”
“Capisco!” e spostò le sue mani dalla vita alle cosce; sentivo molto bene attraverso i pantaloni il calore delle sue mani, così come sentivo molto bene i piccoli movimenti verso il mio inguine.
Solo alla fine del viaggio, come fosse stato un caso, una delle mani di Nicole si appoggiò sul pacco dei  miei pantaloni dandomi una scarica elettrica che ha fatto crescere non poco la mia voglia. Non volevo far vedere alla mia donna la protuberanza tanto che una volta arrivati a destinazione mi dovetti sistemare per evitare che Nicole la notasse.
Spento il motore della moto, ci avviammo verso un prato, srotolai la grande stuoia, poggiai bibite e dolcetti e mi sdraiai sopra. Nicole prese dalla sua borsa la gonna a pieghe che si era tolta, se la infilò sopra i pantaloni e rapidamente cambiò look, mostrandomi le sue belle gambe “Così sono più comoda, i pantaloni anche se leggeri mi danno sempre un po’ fastidio in mezzo alle gambe e poi così sono più signora!”
durante il cambio d’abito avevo osservato i suoi movimenti ed essendo sdraiato sulla coperta, avevo potuto scorgere le sue leggere mutandine di pizzo bianco e l’ombra della rada peluria del suo pube.
Nicole si accomodò accanto a me, togliendosi le scarpe, sistemando per bene la gonna e con entrambe le gambe ripiegate di lato esponendole al sole.
“Vieni qui tesoro! Metti la testa sulle mie gambe. Ho voglia di cicciolinare un po’. Mi sembra proprio il momento giusto. Ora non c’è Elisa che potrebbe guardarci”
Così appoggiai la testa sulle sue cosce e Nicole iniziò ad accarezzarmi fra i capelli, lentamente, dolcemente. “non hai niente da dirmi?”
“Beh! Ora sono rilassato e felice con te e le mie conoscenze, anche femminili, come tu sai, sono limitate” “Dai raccontami un po’ le tue fantasie. Non lo hai mai fatto! Lo sai che sono curiosa. Hai sognato di fare sesso con altre?”
Alla domanda divenni rosso come un peperone “Ma dai Nicole! Mi vergogno a raccontarti certe cose!” rivelando implicitamente che desideravo fare sesso con altre donne.
“Ma è normale che tu sogni una qualche esperienza con altre”
Così iniziai a raccontare mentre Nicole continuava ad accarezzarmi fra i capelli. Le parlai dei miei desideri e sogni erotici ed anche dei miei dubbi e incertezze.
Nicole mi ascoltava attenta, ogni tanto mi chiedeva qualche dettaglio anche piccante. Alcuni particolari la divertivano.
Ad un tratto, sorridendo felice, mi fece alzare dalle sue cosce, si spostò dalla sua posizione e si sistemò in ginocchio seduta sui talloni mettendo la mia testa tra le sue gambe.
Fu allora che sentii uno strano profumo, un profumo che penetrò le mie narici, intenso e gradevole che conoscevo bene.
Continuavo nel racconto dei miei desideri ad occhi socchiusi. Sentivo che Nicole muoveva leggermente il bacino e apriva e chiudeva quasi impercettibilmente le cosce; non capivo perché lo facesse. Aprii bene gli occhi e vidi Nicole con gli occhi socchiusi che si mordeva il labbro inferiore, stava silenziosamente godendo mentre io raccontavo particolari piccanti e a volte sconci dei miei desideri sessuali.
Le sue carezze diventavano più intense ed allora sposto la sua mano sul mio petto per farmi accarezzare il torace e titillare con le unghie i miei capezzoli che sono molto sensibili.
Io continuavo a parlare perché volevo vedere dove lei sarebbe arrivata e cosa avrebbe fatto dopo.
I miei pantaloni scoppiavano. Sentivo la sua mano scendere e ad un tratto sentii la mano entrare dentro i miei pantaloni ed il palmo caldo sul mio uccello.
“Nicole!” esclamai e lei si fermò
“Scusa, scusa tesoro mi sono fatta prendere dai tuoi racconti e mi sono eccitata. Scusami ancora ora vado alla fontanella a rinfrescarmi” si alzò per sciacquarsi le mani e i polsi sotto l’acqua fresca della fontanella. Dopo poco ritornò accovacciandosi come prima “Certo che se avessimo portato almeno uno sgabello!”
Nell’accovacciarsi notai che sul retro della gonna si vedeva un alone di umido. Per un attimo pensai che fosse il segno dell’umidità dell’erba ed allora dalla moto presi un cuscino gonfiabile “Ecco qua Nicole! Così forse sei più comoda”
“Oh grazie! Sei proprio un amore” nel dire queste parole prese il cuscino e lo mise a terra sedendosi sopra ed avendo cura di sistemare la gonna coprendo le sue intimità visto che la posizione più comoda la obbligava a stare a cosce spalancate.
Dopo aver mangiato qualcosa mi disse “Scusami ancora caro. Non volevo toccarti lì ma mi sono fatta prendere, mi sono ricordata dei primi tempi con te e non mi sono controllata. Ho anche visto però che non è che ti sia poi dispiaciuto così tanto, almeno il tuo ‘coso’ non sembrava soffrire le mie carezze”
“Si Nicole. Anche a me i racconti e i ricordi fanno qualche effetto e poi sono all’asciutto da un po’. Se non ricordo male da stanotte!”.
“Dovrei andare a fare pipì. Di là c’è un chiosco e penso che dovrebbe esserci anche una toilette. Mi accompagni?”
“Si, volentieri, dai! andiamo” Lasciando tutto sull’erba e dirigendoci verso il chiosco che stava ad alcune centinaia di metri da noi.
Ordinammo un paio di caffè e Nicole chiese della toilette “E’ sul retro del chiosco, signora. La porta però è difettosa e forse è meglio che il suo accompagnatore le tenga chiusa la porta”
“Grazie, Rocco hai sentito? Accompagnami per favore”
Appena entrata nella toilette Nicole mi chiede di tenere chiusa la porta. Sentivo lo scroscio della pipì nell’acqua del water ed avevo voglia di vedere ma non osavo farlo anche se avrei potuto. Per uscire Nicole fece pressione sulla porta. Nicole uscì. “Non c’era carta, mi sono dovuta arrangiare” e tornammo verso la coperta sotto l’albero.
Nicole mi chiese un attimo di pazienza per andare alla fontanella, si lavò le mani e inumidì qualche cosa che al momento non capivo fosse.
Tornati alla nostra stuoia stavamo per sederci quando Nicole mi disse “Rocco coprimi alla vista per favore, devo fare una cosa. Ci metto un attimo”
Così mi posizionai di fronte a lei e rimasi lì fermo immobile.
“Non guardare Rocco, chiudi gli occhi devo fare una cosetta alla mia patatina” mi disse Nicole “devo pulirmi meglio, altrimenti dopo mi brucia”
Feci finta di chiudere gli occhi non resistendo alla tentazione.
La visione fu tremendamente eccitante: Nicole si mise in ginocchio, aprì le gambe, sollevò di poco la gonna e infilò sotto la mano che stringeva quella cosa che poco prima aveva imbevuto alla fontanella, le sue mutande di pizzo. Si stava rinfrescando. Io ero in visibilio, rosso paonazzo come un peperone. Il cazzo mi faceva male da quanto era duro.
“Ho finito, apri pure gli occhi. Mi sono accorta cha hai sbirciato, porcellino!”
Nicole allora si sedette ancora sul cuscino gonfiabile.
“Vieni qui appoggiati alla mia coscia” e nel farlo sentii subito l’intenso profumo che avevo sentito prima. Non sapevo bene cosa fare.
Ero perplesso e lei cogliendo questo mio stato “Stai tranquillo Rocco, ora ci pensa Nicole a te! Vedrai però che quanto succederà è un nostro segreto”
“Giuro” risposi sorridendo.
“Io mi occupo di te e poi tu ti occupi di me, va bene?”
“Certo Nicole! Con piacere! Lo sai che stravedo per te farei qualunque cosa tu mi chiedessi”
“Bene allora apri i jeans, sdraiati e lasciami fare”
Nicole infilò una mano nei jeans, scostò l’elastico dei miei slip e mi afferrò l’uccello; sobbalzai “Calmo tesoro, calmo! Non ti agitare! Chiudi gli occhi e lasciami fare”
Andò direttamente ai testicoli per accarezzarli e scaldarli, valutando il loro riempimento e poi è risalita verso l’alto, sistemando il cazzo che è diventato perfettamente dritto con la cappella che spuntava dalla patta aperta quasi completamente. Nicole iniziò a toccarmi delicatamente sulla parte inferiore della cappella, la cinse con indice e pollice e iniziò a stringerla e rilasciarla. Questo lavorio di dita mi mandò in visibilio.
Lei se ne accorse e da esperta quale era disse “Calmo, falla durare il più possibile. Non venire!”
Con tutte le mie forze mi trattenni.
“Ecco bravo respira profondamente, ora ti faccio godere” e tolse la mano.
Prese dalla borsetta un tubetto di crema per le mani se la spalmò per bene e riprese a massaggiarmi “Così va meglio vero? Non voglio fare male al mio amore!”
Ora era molto meglio di prima ed era difficile non venire. Quando Nicole si accorse che stavo per venire, le afferrai il polso e lei iniziò a stringere andando su e giù con la mano “Vieni amore, vieni nella mia mano. Mi piace sentirti sborrare. Ho voglia di gustarmi il sapore della tua sborra”. Quelle parole furono come un tappo che apre una bottiglia di spumante, così versai sulla sua mano tutto il mio seme che subito dopo Nicole la portò alla bocca e leccandola avidamente “Ottima, stupenda! Era da molti giorni che non ne assaggiavo di così buona!”
Mi sarei voluto sollevare per baciarla ma lei “Stai giù rilassati, ora sei più tranquillo vero?” ed io annuii con la testa.
Mi aveva ucciso! Avevo avuto un orgasmo molto forte.
Durante quel suo massaggio ho pensato a lei in tante posizioni ma anche a Elisa, sua figlia che per farmi arrapare e poi venire non era certo inferiore alla madre.
Passarono alcuni minuti e Nicole mi chiese “vieni qui davanti a me, sdraiati a pancia in giù. Non preoccuparti tanto non ci nota nessuno” e così feci.
Mi sdraiai di fronte a Nicole che tese la sua gonna a pieghe tanto quanto bastava per farmi vedere la sua figa ben tenuta come sempre “Ti piace amore? Non è quella di una ragazzina ma come ben sai è ancora attiva. Che te ne pare del profumo?”
Non potevo creder ai miei occhi; avevo davanti a me una figa splendida. Era diversa da quella figa che la notte prima avevo visitato ma non visto. Era perfettamente curata, solo una piccola striscia di peli non lunghi castani poco sopra le grandi labbra carnose che alla loro congiunzione superiore mostravano un significativo rigonfiamento.
“La vedi bene Rocco? Vedi in alto poco sotto i peli? Vedi quel rigonfiamento? Aspetta che ti faccio vedere meglio”
Nicole infilò una mano sotto la gonna e con due dita allargò le grandi labbra “Vedi il bottoncino? Quello è il clitoride, come sai godo molto quando me lo tocco, diventa più lungo e duro come un piccolo cazzettino”
Stamane prima che venissi a prendermi sono andata da un estetista maschio che mi ha fatto un piccolo trattamento e me lo ha ingrossato un pochino. Ti pare che il risultato sia soddisfacente?”
Risposi “Mi sembra che abbia fatto un lavoro eccellente”
“Ora toccami lì ti prego!”
Allungai una mano sotto la gonna e sfiorai con un dito il clitoride di Nicole che sospirò profondamente “dai Rocco più forte, vai su e giù!”
Feci come lei mi chiedeva e titillai il clitoride salendo e scendendo con un dito. Più che vedere sentivo il profumo degli umori della figa al momento il cui si spandevano sulle grandi labbra.
Nicole portò le braccia dietro e si poggiò con le mani a terra “Dai Rocco, dentro e fuori, dentro e fuori come hai sempre fatto! Che bello! Non fermarti daiiiii! Continua così daiiiiii!”
Nicole era partita, non capiva più niente e pensava solo a godersi quel momento di sesso esibito sul prato e faceva fatica a controllarsi “Vieni, leccala voglio sentire la tua lingua, vuoi?”. Non era necessaria una risposta.
Lei sollevò leggermente la gonna ed io potessi avvicinarmi in modo da arrivare alla sua figa. Il profumo intenso e particolare della sua figa mi era entrato nelle narici ed era bello averlo sempre lì. Per come si era distesa riuscii a passare la lingua sul clitoride.
“Vengoooooo, non smettere vengoooooooo!!” detto non urlando ma voce soffocata. Così mi ritrovai con il viso bagnato degli umori di Nicole che si lasciò andare distesa sul prato ed io sotto la sua gonna. Chi fosse passato lì mi avrebbe ritenuto molto fortunato e se fosse stato un puritano mi avrebbe bollato come erotomane.
Lei distesa non si muoveva si godeva la fase post orgasmica. Ancora pochi minuti per riprendersi dall’orgasmo e Nicole era già pronta per venire un’altra volta. Questa volta però voleva il mio cazzo dolorante per la rigidità e ben voglioso di accoppiarsi con lei.
“Rocco, mettiti giù e abbassati un po’ i pantaloni”
Nicole era già senza mutandine, mi scavalcò e si abbassò sul mio ventre con la figa umida e scivolosa; si alzò un poco tanto quanto bastava per impugnare il mio cazzo e infilarselo in figa, strabuzzando gli occhi e gemendo di piacere. N non seppe resistere alla tentazione di cavalcarmi furiosamente, facendo comunque attenzione che la sua gonna coprisse bene le nostre parti intime da sguardi indiscreti.
Andava su e giù, si strusciava sentivo i suoi spruzzi, sentivo colare il suo succo
“Rocco cazzo! vieni sborrami nella figa! Senti come è bagnata! Fammi sentire la tua sborra calda! Poi a casa voglio berti tutto”
Ero pieno di sborra ed eccitatissimo. Non mi trattenni più, presi la Nicole per i fianchi e cominciai ad agitarmi, amplificando i suoi movimenti, inarcai la schiena e schizzai potenti getti di sperma.
Nicole si mordeva le labbra per non urlare ed infine si lasciò andare sul mio petto. Rimasi dentro di lei fino a che il mio cazzo non fece capolino all’esterno della vulva.
Nicole si sdraiò al mio fianco “Grazie tesoro, era da tempo che non mi facevi godere così” e dicendo queste parole si infilò una mano sotto la gonna per raccogliere qualche goccia di sperma che leccò lascivamente.
“Adesso andiamo a casa perché non crederai di aver finito! Sei giovane e forte. Chissà quanta ne hai ancora e io voglio berla tutta”
Ci sistemammo, raccogliemmo le nostre cose e via in moto verso casa.
All’arrivo trovammo Elisa che ci fece l’interrogatorio di terzo grado su ciò che avevamo fatto e dove eravamo stati.
“Rocco devi portarmi dove sei stato con la mamma. Deve essere un posto magnifico. Quando ci andiamo?”
Mi disse con il suo sguardo complice ed ammaliatore.
“Presto, Elisa, prestissimo. Vedrai che ti piacerà”
“Mi farai guidare la tua moto? Sono abituata ai motorini dei miei amici e guidare una moto potente è una vera figata!”
Nicole non vide il volto di Elisa e così la mia piccola troietta me la potrò scopare ancora.