i racconti di Milu
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Il desiderio quel giorno si era trasformato tempestivamente in un pensiero fastidioso, insistente e petulante, per il fatto che penetrava in tutte le sue azioni infiltrandosi nelle sue riflessioni, poiché rettamente non l’abbandonava mai, perché mentre lei era seduta in aula s’affannava di frequente stentando ad ascoltare le parole che gli alunni interrogati le riversavano addosso, dato che la sua mente la distraeva completamente creando e suscitando immagini varie del corpo maschile nudo di Alessandro, un collega che lei ammirava notevolmente senz’inibizione né insicurezza alcuna. Lei vedeva le sue mani accarezzarla lentamente e quasi ne avvertiva distintamente il calore sotto le dita, la pelle tesa dei muscoli delle braccia, le sue labbra che la percorrevano assaggiandone la levigatezza.

Lei si scuoteva di soprassalto da questi pensieri manifestamente imbarazzata, con l’impressione che i suoi alunni fossero riusciti a indovinarne presagendone in ultimo perfino le sue lussuriose fantasie. A fatica, lei riprendeva ad ascoltare accogliendo svogliatamente quelle lezioni sempre uguali, assorbite e inglobate ormai a menadito, visto che ogni tanto interrompeva i presenti con qualche domanda provocando un inusuale e un insperato sorprendente silenzio. L’immagine di quel corpo mai realmente palpeggiato, ma soltanto desunto e intuito sotto i vestiti, sfiorato unicamente da qualche rapido abbraccio, ritornava sennonché a stimolare esortando quel bisogno di diletto che riposava sonnecchiando oziosamente nella sua carne. Da quanto tempo non faceva più l’amore? Da troppo tempo, rispose subito a sé stessa, nel momento in cui s’allontanava dall’aula evitando e cercando d’altronde assennatamente di non farsi sommergere dagli alunni, che nel frattempo si erano riversati sgarbatamente nei corridoi per l’ora d’intervallo. Ripensò nel frattempo alla sua ultima difficoltosa relazione terminata peraltro rudemente e all’improvviso dentro un ospedale, dove i suoi sogni e l’uomo che con probabilità assieme a lei li avrebbe realizzati persero in maniera impensata il loro fluido vitale, dato che per svariati mesi si confondevano sovvertendosi in modo alterato e convulso nella sua memoria intenzionalmente e talvolta per libera scelta, in quanto lei aveva cercato alla svelta di dimenticare.

“Ciao Armida”.

Sentendo il suo nome lei si girò stupita, poiché ebbe quasi un repentino mancamento: era Alessandro, talmente vicino che riusciva a percepirne la debole traccia del profumo nascosta dall’odore della sigaretta, era così accanto che se avesse allungato la mano avrebbe potuto accarezzarne il viso:

“Come stai, come te la passi? Che piacevole sorpresa, dai racconta un poco”.

Il suono leggermente nasale della sua voce la distolse alla svelta dalle sue deliranti e forsennate fantasie, il viso si velò di rosso e mentalmente s’augurò che lui non avesse intuito nulla addentrandosi nei suoi pensieri:

“Sto bene, grazie. Sono solamente un po’ stanca, giacché le sedute di scrutinio sono pesanti e talvolta noiose, poiché sembra che non debbano mai finire”.

Gli scrutini di fine anno erano iniziati quella mattina, perché a parte una breve pausa per il pranzo si erano prolungati per tutta la giornata. Quando era uscita sotto il porticato lei si era concessa un momento per respirare a fondo e per scrollarsi l’attrito e quella lunga tensione che aveva progressivamente accumulato durante la giornata, poi guardando l’orologio si era accorta che erano già diventate le diciannove:

“Sorseggiamo qualcosa insieme?” - fu il suo inatteso e allettante invito, mentre il suo battito aspramente per poco non s’interruppe:

“Sì, ben volentieri, è davvero un’ottima idea” - ribatté subito lei, con un ammonimento che risuonò pressappoco come un tono malfermo e per di più vacillante per l’insperata sorpresa.

In quell’occasione s’avviarono verso una birreria vicino all’istituto, dove scelsero un vino bianco frizzante per accompagnare i loro discorsi, giacché rapidamente divennero più schietti e conditi nondimeno con commenti e considerazioni scherzose e piacevoli indirizzate verso i loro colleghi, appresso, quando il suono delle loro parole venne sopraffatto dal rumore degli altri avventori, decisero in quella circostanza d’alzarsi, poiché s’allontanarono immergendosi nella frescura della sera che nel frattempo era calata sulla città. Il lungo viale alberato era rischiarato a tratti dalla luce dei lampioni, visto che i rumori della giornata si erano spenti in un silenzio coperto d’una morbida oscurità. Lei si fermò per respirare gustandosi l’aria frizzante di quella serata di fine maggio, con gli occhi chiusi per assaporare quel momento d’agiatezza e di benessere in cui sentiva una corrente d’energia passarle sotto la pelle, poi quando li riaprì avvertì chiaramente Alessandro accanto a sé, girò il viso e vide che la stava osservando con la testa reclinata di lato e le labbra schiuse avvolte in un benevolo sorriso. Il suo sguardo incontrò gli occhi scuri di lui, il tempo si fermò in un istante, intanto che una carezza di vento passò sui loro volti e portò via con sé i pensieri. Lei sorrise, lo prese sotto braccio e vicini s’incamminarono lungo il viale, al presente i suoi recettivi sensi avvertivano acutamente la vicinanza del corpo di Alessandro, la sua mano appoggiata sul suo braccio percepiva sotto il tessuto leggero della camicia la forma definita dei suoi muscoli per la loro compattezza ricercandone l’entusiasmo:

“Avverti per caso freddo?” - le domandò Alessandro interrogandola in maniera interessata, cingendola e polarizzandola volontariamente nella sua direzione.

Lei appoggiò la testa sulla sua spalla e girando il viso verso di lui socchiuse gli occhi, aspirando sensualmente il suo profumo. Una definita percezione di calore l’avvolse investendola, mentre immaginava di allungarsi fino a sfiorare con le labbra la sua nuca, a tal punto sollevò istintivamente le palpebre e i loro occhi s’incontrarono. Per un breve istante rimasero fermi ad assaporare sospesi quel momento sovraccarico di puro desiderio, Alessandro s’avvicinò lentamente, lei avvertì la carezza del suo alito caldo sul suo viso prima che le loro labbra si sfiorassero e un brivido netto le scese lungo la schiena, provocandole contrazioni estreme di piacere e un forte senso d’inattesa e di piacevole umidità tra le gambe. Girò leggermente per aderire meglio con il suo corpo a quello di lui, appoggiando una mano sul suo petto e con le dita, iniziò ad assaggiare quel primo frammento del suo corpo. Con la bocca sicché s’avvicinò a quella di Alessandro: la punta della sua lingua percorse il sentiero disegnato dalle sue labbra con lentezza, facendo suo ogni piccolo dettaglio, gustando la loro interna umidità, scostò quindi la testa per incontrare i suoi occhi, vide le sue iridi scure accese dal desiderio, infine con la fronte s’appoggiò sulla sua guancia bevendo attraverso la sua bocca il suo corto respiro. Con la mano si spostò sul suo torace accarezzandolo, finché le dita trovarono le asole e lentamente liberarono quei bottoni scoprendo i lembi di pelle che guardava incantata, con la bocca arsa dal desiderio per gustarne il sapore.

Le dita iniziarono a giocare con i suoi foltissimi peli scuri e s’allargarono a possedere con il loro tatto quel corpo sodo che riempiva le sue fantasie, il respiro divenuto sempre più affannoso, mentre il perizoma che le cingeva i fianchi era completamente intriso della sua libidine. La mano di lui scivolò lungo la sua schiena magra, provocandole un nuovo eccitamento che la scosse facendole rabbrividire notevolmente la pelle gonfiando i capezzoli, mentre con l’altra mano le afferrò un fianco e si chinò per baciarla. Il tocco morbido delle sue labbra le annebbiò istantaneamente la mente, rendendola consapevole solamente del bisogno fisico di possederlo che la dominava. Reclinò in quell’occasione la testa di lato e permise alla sua lingua di penetrare nell’oscura umidità della sua bocca esplorandola, frugandola, confondendone il suo sapore con quello del fumo. La lingua ghiotta di piacere di lei iniziò a leccare il disegno duro della sua mandibola, con avidità succhiò il lobo del suo orecchio strappandogli gemiti di piacere, mentre le sue braccia serravano più vicino a sé il corpo di lei, che attraverso il tessuto dei pantaloni captò chiaramente la sua erezione e trasse di nuovo una rinnovata foga per la sua eccitazione.

Con la bocca scese allora lungo il collo assaporando ogni frammento di quell’epidermide, mentre le dita corsero a sbottonare la camicia, perché in tal modo lei poté finalmente accarezzare senza più impacci né impedimenti il suo corpo. Le sue mani godettero di quel contatto tanto sospirato nel tastare captando sotto di sé quella carnagione liscia, i muscoli tesi, la peluria che diventava più fitta verso il pube, lì dove l’odore del suo sesso diventava più intenso e pungente. In seguito s’appropriò avidamente di quell’odore con rilevante godimento, sentendolo scivolare lentamente dentro di sé, per farsi sangue nelle sue vene e carne nei suoi muscoli. Sollevò lo sguardo per ammirare e per fissare quel corpo alla luce della luna, gli occhi scuri di Alessandro la osservavano incantati, mentre dalle sua fronte gocce di sudore scendevano verso le labbra:

“Sei piuttosto ammaliante, decisiva e per di più fatale” - le riferì lui baciandola, questa volta però con indulgenza accarezzandole il viso.

Più tardi, quella stessa notte, distesa nel suo letto Armida ritornò ai momenti vissuti poco prima, divenne rossa in viso con un inatteso stupore si rese perfettamente conto di sorreggere dentro di sé una parte fino a quel momento sconosciuta, però libera, licenziosa e piena di vita, palpitante di delizia, di grande squisitezza e d’inatteso piacere, come un vaso vuoto che null’altro chiedeva se non d’essere riempito con i frutti del desiderio.

In conclusione, sorridendo brillantemente verso sé stessa, spiritosamente spense la luce, si rannicchiò comodamente nella sua posizione preferita e in tal modo s’addormentò.

{Idraulico anno 1999}