i racconti di Milu
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Lei aveva sempre sentito quel concetto affermarlo, dichiararlo e sostenerlo di continuo, però non aveva giammai sospettato che le prostitute non baciassero in bocca. Aveva preso la decisione e la netta fermezza che non avrebbe mai baciato in bocca un uomo senz’amarlo. Lei non era una sgualdrina, tuttavia le piaceva molto fare del sesso e oltre ciò era anche estremamente impacciata e insicura, una combinazione quest’ultima alquanto dannosa e distruttiva. Lei non sapeva dire di no, non sapeva negare con coerenza né con linearità, in particolare quando l’uomo l’attraeva e l’affascinava anche se in minima parte. A dire il vero non importava che tipo d’attrazione o di richiamo fosse, se intellettuale, se fisico o soltanto animale, l’importante era che dopo una breve insistenza ci finiva a letto irrimediabilmente con chiunque.

Quella notte non era diversa dalle altre, in quanto quell’uomo fisicamente non l’attraeva e l’intesa intellettuale era sfumata non appena si erano ritrovati nudi nello stesso letto. Lei lo detestava, ciononostante pur biasimandolo sapeva che si sarebbe trattato d’una sola notte, esclusivamente una. Lei era informata e lui aveva compreso che lei non avrebbe compiuto nuovamente quello svarione, tenuto conto che sarebbero rimasti unitamente ed esclusivamente per una nottata, indubitabilmente voleva delineare e trasformare a suo modo quella notte rendendola impareggiabile e unica, in quanto aveva preso in affitto un dispendioso alloggio nell’albergo tra l’altro in uno dei più rinomati della città. Per quell’unica notte, lei aveva deciso di non baciarlo in bocca, di certo non lo avrebbe fatto, anche se quell’uomo ogni tanto ci provava, per il fatto che le agguantava la testa tra le mani e se la portava verso di sé, malgrado ciò lei per fortuna era sempre riuscita a divincolarsi. Per rimediare e per supplire sennonché comodamente a questo grattacapo, lei aveva stabilito di stringergli insieme le mani all’ottomana e per buona sorte la tapparella aveva due belle tende con degli altri robusti cordoni per mantenerle bloccate.

Lui era nudo sul letto e lei si era alzata per prendere le corde, mentre camminava osservandolo bene s’accertò squadrandolo in quanto non era poi così male, per il fatto che la corporatura dell’uomo non era tanto mostruosa e orrenda quanto la persona, perché le sue braccia erano muscolose, la pancia normale e le gambe ben modellate, giacché in quel momento non avevano nessun’importanza. La cosa basilare e primaria era il suo pene che per sua fortuna era benfatto, largo e anche circonciso, comodo peraltro da maneggiare, dal momento che non si poteva aspettare niente di meglio da un energico e prestante tunisino di trentacinque anni. Mentre lei lo legava agevolmente all’ottomana, lui sembrava confuso e disorientato, come se non capisse che cosa gli stesse realmente succedendo, poiché aveva assunto un’espressione tanto demoralizzata, quanto depressa e desolata da sembrare un crocefisso nudo. Per tutto quel tempo lui non aveva fatto altro che conversare cercando di convincerla per non legarlo, ma lei non sopportava quell’acuta parlantina, per il fatto che non si degnava nemmeno d’ascoltarlo. Lei aveva stabilito che quella notte sarebbe stata la sua personale notte, poiché si sarebbe dedicata e offerta completamente al suo piacere, ma anche egoisticamente, perché ce la poteva fare. Lui continuava a parlottare in quanto stava diventando impaziente, visto che era desolato e rapito dalla paura arcaica dell’abbandono, dal momento che aveva paura che lei lo lasciasse lì da solo, frustrato, insoddisfatto e per di più legato.

Come al solito l’uomo non aveva intuito né compreso, perché lei non era di questo temperamento, in quanto pur denigrandosi e disprezzandosi per quello che faceva, era scrupolosamente decisa a lasciare un’impronta indelebile e profonda nei suoi pensieri. Lui in tal modo non l’avrebbe in nessun caso scordata. Nel tempo in cui pensava queste cose s’ammirava opportunamente attraverso la specchiera e esaminava la sua corporatura di femmina, che non le fruttava né le procurava al presente un’adeguata equità: poteva notare un volto fiacco e un aspetto corpulento, sennonché proporzionato e moderatamente tonico, perché iniziava a quel punto a non sopportare più né a reggere le sue chiacchiere, così aveva cominciato a baciarlo. Un bacio dapprima sopra un occhio, poi sull’altro, in seguito sul naso e infine una lunga leccata sul collo. Lui già s’agitava e fremeva oltremodo mentre lei gli baciava il collo massaggiandogli il torace con una mano. Adesso la sua ostilità e la sua resistenza all’essere legato era diventata molto più debole, dal momento che la sua bocca semiaperta accarezzava il corpo della donna. Lei arrivata al seno si fermava e se lo massaggiava, con la bocca leccava il destro, nel frattempo l’altra mano era digradata per toccare il cazzo che s’ingrossava prendendo sempre più vigore. Dopo alcuni minuti saltava infine cavalcioni sull’uomo sfregando la sua pelosissima e nera fica sul pube del maschio, mentre con la testa era chinata sul suo torace, giacché si dedicava con la bocca all’altro capezzolo. L’uomo intanto penava sforzandosi e soffrendo all’idea di non poter sfiorare quei seni prosperosi, mentre lei godeva rallegrandosi e sfregandosi il clitoride sul cazzo dell’uomo mandandolo in visibilio.

Lei era audace e risoluta, perché cercava di far durare quella mansione più a lungo possibile, perciò si era posizionata cavalcioni sul suo torace e si era chinata in modo tale che lui potesse succhiarle il seno. Lui non voleva dissipare quell’opportunità, in quanto si dava energicamente da fare per ottenere il meglio. Lui si baloccava e lei continuava a spostare la cavità pelvica gemendo sul petto dell’uomo, mentre mugolava di piacere, poi quando al termine si era spostata lui le aveva chiesto di rimanere, però lei aveva deciso di non dargli ascolto, per il fatto che aveva iniziato a leccarlo dal centro della fronte fino all’ombelico. Una volta arrivata al pene lei si era improvvisamente fermata e aveva cominciato a manipolarsi, sfiorandosi i seni con una mano e la pelosissima fica con l’altra. Lui guardava, gemeva, soffriva e silente subiva, perché voleva fare qualcosa, eppure non poteva mentre si stava eccitando terribilmente, così mentre continuava a toccarsi con la mano che accarezzava il seno lei aveva sfiorato intenzionalmente quel pene eretto. Le mani erano in perfetta sintonia: una strimpellava il clitoride come se fosse una corda d’una chitarra, l’altra invece si muoveva su e giù per l’asta. Il ritmo cresceva e poi diminuiva altalenandosi, siccome la velocità era dettata dal piacere, inizialmente piano e successivamente più veloce. I loro sospiri seguivano il ritmo delle mani e più s’andava avanti più crescevano d’intensità, arrivando a essere ansimi, mugolii e strilli, eppure prima di raggiungere il culmine del piacere lei si era fermata, perché aveva deciso e in conclusione fortemente preteso che lui non l’avesse mai più dimenticata. Per fare questo, aveva deciso di prendere il suo cazzo carnoso e violaceo in bocca, dato che glielo avrebbe risucchiato fin tanto che non gli fosse rimasta nemmeno una minima parte di sperma.

Lei aveva iniziato con accortezza pigliandolo completamente, andando su e giù, in seguito lo aveva allontanato, aveva messo in bocca i testicoli uno per volta in modo da inzuppare tutto, più tardi con la mano aveva continuato a giocare con i testicoli e con la lingua girava intorno al cazzo leccandolo dal basamento fino alla sommità. Con le labbra aveva agguantato la cappella e aveva iniziato a succhiarla delicatamente mentre lui ansimava contorcendosi smoderatamente, mandando maledizioni sboccate, sconce e impronunciabili, siccome non la poteva esplorare né tastare. Lei però non badava a tutto ciò, per il fatto che era appagata, tenuto conto che lui non poteva afferrarla per la testa, di questo andare con la bocca lei continuava a lavorarselo massaggiandolo deliziosamente, succhiandolo e soffiandoci sopra leggermente. Le sue gambe continuavano a tremare e a vacillare, perché lei sentiva lucidamente che lui stava per sborrare, perché agguantandolo tutto fino alla base senza lasciare niente fuori andava sempre più veloce, cercando così di fargli raggiungere il culmine massimo del piacere. Fino all’ultimo momento lo teneva caldo nella bocca, eppure poco prima che lui sborrasse lei si era adagiata sistemandosi con la faccia proprio lì davanti, dato che nel momento dell’eiaculazione si sarebbe convenientemente trovata con lo sperma dell’uomo cosparso su tutto il viso. Fu un attimo: quel potente getto denso di sperma le annaffio il viso ammantandola, lui attualmente era visibilmente sfiancato, ansimava e tremava, lei non poteva però ritenersi realizzata né soddisfatta appieno, almeno non del tutto. In quel momento aveva deciso, seppur senza nessun altro nettare di vita da offrirle, lei lo avrebbe sfruttato e utilizzato fino all’osso per il suo intimo e personale godimento.

Dopo essere andata in bagno per risciacquarsi e aver bevuto un sorso d’acqua, aveva proseguito ancora una volta a svagarsi con quel cazzo che a ben vedere non voleva saperne di raddrizzarsi. Lui si sentiva leggermente imbarazzato e turbato, però cercava ogni giustificazione in quanto reputava che fosse più che comprensibile aver necessità e tempo per poter agevolmente recuperare, però lei fremeva dal momento, giacché stava albeggiando e la loro era solamente una notte. Lui la guardava, lei era già vistosamente eccitata, perché ansimava, si contorceva e muoveva le gambe in modo scomposto e smodato, lui la osservava sbalordito, siccome stava ricominciando ad accendersi e ad animarsi, perché lei vedeva che il cazzo aveva iniziato a pompare sangue, però non smetteva. Dopo aver tolto le mani dalla fica aveva iniziato a toccarsi il clitoride velocemente producendo e procurandosi forti urla. Lei aveva iniziato a fargli un pompino e lo succhiava con rilevante desiderio. Adesso era soltanto un lavoro di bocca e senza togliere la mano dal clitoride aveva iniziato a succhiare la cappella, poi quando aveva visto che stava diventando duro lo aveva pigliato tutto in bocca e aveva fatto su e giù con le labbra con molteplici abilità. Effettivamente era il suo avvicendamento, sennonché quando il cazzo era diventato alquanto attraente e chiaramente robusto, lei gli si era avventata di sopra cominciando a issarsi per montarlo. Spostava la cavità pelvica in tutte le direzioni facendo lievemente su e giù con le cosce e per non lasciare le mani alla totale coincidenza, perché con una continuava a tastarsi il clitoride, mentre con l’altra si sfiorava i capezzoli ancora consistenti.

Lei si dirigeva avanti e indietro, sentiva che il calore la pervadeva dalla punta dei piedi fino sulla testa, non capiva più niente, non sapeva dove e con chi fosse, avvertiva unicamente il bollore e l’impeto del godimento e seguitava ad affrettarsi, rimanendo irresponsabile di tutto quello che succedeva intorno. Di frequente scrutava lui, visto che era palesemente allietato e piuttosto felicitato, lei era effettivamente accalorata, quasi al vertice, dato che continuava a gridare e a nominare santi dei quali normalmente avrebbe ignorato l’esistenza. Il suo movimento era sempre più veloce, giacché non riusciva più a controllarsi, con le mani si teneva i capelli, la cavità pelvica si muoveva da sola e le gambe avevano perso la compattezza, non sapevano se serrarsi, se arrampicarsi, non avevano idea di come spostarsi. Alla fine, con un fragore accomodante e conciliante lei era venuta con un’inattesa e straordinaria gioia, esultando e tremolando, in quanto pure lui era esploso totalmente dentro di lei. Dava sensatamente l’impressione d’essere in una situazione tale come se stesse pigramente tirando le cuoia, dal momento che si era distesa sopra di lui ancora vacillante e sopraffatta da quel febbrile e intenso godimento. Lei aveva continuato ad ansimare con gli occhi chiusi su quell’uomo per i dieci minuti successivi e lui era rimasto là a contemplarla con ammirazione e con grande considerazione.

In conclusione lei fine si era alzata allontanandosi, lasciandolo ancora coperto di quel liquido vaginale e di quello sperma cosparso sulla sua corporatura. Dopo una calda e tonificante doccia si era rivestita e con lentezza era rientrata nella camera. Lui nel frattempo si era addormentato e lei era al presente più che felice e giuliva di non doverlo ulteriormente salutare né di dovergli dire né manifestare più nulla.

Dopo averlo slegato, aveva lasciato quella camera d’albergo più che contenta, esausta e soddisfatta d’aver trascorso là solamente una notte.

{Idraulico anno 1999}